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IL TEMPIO DI ATHENA
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Il complesso sacrale più importante dell'isola è quello che sorgeva proprio al centro di Ortigia, nel, punto più, elevato, dove il Duomo ne ha conservato in parte i resti. È da sempre visibile, inglobato nelle strutture della chiesa il grande tempio, dorico identificato con l'Athenaion. Scavi effettuati tra l'inizio del secolo e anni recenti nei paraggi del Duomo, del retrostante Arcivescovado, e sotto il vicino Palazzo Vermexio, sede del Municipio, rendono oggi possibile una conoscenza sufficientemente dettagliata dell'area sacra e delle sue fasi. Fin dall'inizio dell'insediamento greco una parte di questa area sembra essere stata riservata a scopi di culto.
| La scelta del tempio di Atena fu certamente determinata anche da altre considerazioni: la dea, protettrice delle arti e degli artigiani doveva essere particolarmente cara ad Agatocle, che in gioventù aveva esercitato il mestiere di vasaio. Sappiamo che nel corso della prima grande battaglia vinta contro i Cartaginesi in Africa (probabilmente rappresentata nel grande quadro esposto nel tempio, che doveva costituire una sorta di enorme ex-voto) il favore della dea si manifestò con il calare sull'esercito siracusano di alcune civette, uccello sacro ad Atena (Diodoro, XX 11, 3-4). L'utilizzazione del tempio quasi come santuario dinastico (da parte di Agatocle, ma forse anche di Gelone) rende probabile la sua collocazione nei pressi del palazzo di Ortigia, che infatti era negli immediati paraggi dell'odierna Cattedrale: ciò che costituisce un'ulteriore conferma nell'identificazione del tempio con quello di Atena. tratto da: |
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IL TEMPIO DI MINERVA di Gustavo Chiesi | |
Il tempio di Minerva, trasformato nell'era cristiana in Cattedrale, è uno dei più antichi monumenti dorici che si conoscano. Fu edificato durante il governo dei Geomori, sei secoli avanti Cristo, più di un secolo prima che Atene avesse il suo Partenone.
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Colonne del Tempio affioranti dal muro | |
IL TEMPIO DI MINERVA
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Il tempio di Minerva è uno dei templi più antichi della città e, nonostante ciò, è il, meno deteriorato rispetto agli altri di cui restano soltanto pochi ruderi. Aveva sei colonne frontali e quattordici su ogni lato, incluse quelle angolari. All'interno delle colonne c'era uno spazio circondato dai muri del santuario del tempio. All'esterno del santuario erano poste due colonne, più grosse di quelle perimetrali. Tra di esse era posto l'ingresso da dove si entrava nella prima stanza. Il santuario era composto da tre parti; ad ogni estremità interna c'era una piccola anticamera che bisognava attraversare per entrare nella parte centrale dove si trovavano l'altare e la divinità. In pratica dall'esterno del tempio, si accedeva, prima, in queste anticamere e, attraverso tre intervalli o intercolumni, ci si immetteva nel santuario collocato dietro una porta chiusa.
tratto da: |
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LA CATTEDRALE Trasformazione del tempio di Athena in chiesa cristiana Gli intercolunni del peristilio dei due fianchi nord e sud furono chiusi da una cinta muraria di un metro di spessore (le colonne doriche avevano circa due metri di diametro). Tuttavia è ancora leggibile la struttura del colonnato, soprattutto sul lato nord, lungo via Minerva. Il versante sud si apre invece su alcune cappelle laterali di varie epoche, che confinano col palazzo arcivescovile. Nei muri della cella si tagliarono per ciascun lato otto grandi archi a pieno centro, sorretti da pilastri squadrati, cercando di non compromettere la statica dell'edificio. La cella fu elevata in altezza per permettere di ricevere la luce esterna dalla parte superiore. Le navate laterali rimasero basse con un soffitto in muratura, mentre la sopraelevazione della navata centrale fu chiusa da un soffitto ligneo. Il portico posteriore venne lasciato ed utilizzato come nartece da parte dei catecumeni. Dopo aver modificato l'orientamento dell'edificio, ponendo l'ingresso della chiesa ad ovest, anziché ad est come nel tempio, sul lato opposto all'entrata, all'estremità di ciascuna navata, vennero elevate tre absidi semicircolari che in periodo normanno vennero decorate con mosaici.
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La costruzione dell'attuale facciata, opera di Andrea Palma su disegni di Pompeo Picherali, fu iniziata nel 1728 ed il primo ordine fu compiuto nel 1731. Dopo una sosta di venti anni il proseguimento dei lavori si ebbe nel 1751 ed il prospetto fu completato nel 1753. Il campanile costruito contemporaneamente alla facciata presenta due grandi arcate senza ornamenti. La facciata é abbellita dalle statue scolpite da Ignazio Marabitti. In basso ai due lati della gradinata, le statue marmoree di S. Pietro e S. Paolo e nel secondo ordine del frontespizio al centro l'Immacolata al centro, San Marziano sulla sinistra e Santa Lucia sulla destra. Nel primo ordine prospettico si nota una lapide commemorativa che ricorda i due vescovi Tommaso Marini e Francesco Testa che molto si adoperarono per la restaurazione della chiesa. Sopra la porta maggiore una grande aquila reale di pietra bianca collocata nel 1757 dal vescovo Requisens. Nell'arco della porta il blasone del vescovo Marini. | |
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