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TEMPIO DI APOLLO
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Poco a est del ponte che unisce l'isola alla terraferma, nel largo XXV luglio, sono i resti imponenti del tempio di Apollo. L'identificazione del culto è assicurata dall'iscrizione incisa su uno dei gradini, ma nonostante questo l'edifìcio è stato attribuito anche ad Artemide, in base a un passo di Cicerone già citato in precedenza, secondo il quale tra i molti templi che esistevano nell'isola i più notevoli erano quelli di Diana e di Minerva. Tale notizia è stata meccanicamente riferita alla situazione attuale di Ortigia, dove esistono in efletti i resti di due templi, il nostro e quello incluso nella Cattedrale, identificato con il tempio di Atena. È però evidente che Cicerone può benissimo riferirsi, quando parla del tempio di Diana, a un edificio scomparso. Sulla questione torneremo a proposito del tempio di Atena: in ogni caso, non v'è motivo di conservare, per il nostro tempio, l'attribuzione a Artemide, e neppure è accettabile la soluzione di compromesso che collega l'edificio ad ambedue i culti, sulla base di una presunta affinità tra di essi. È nota l'importanza del culto di Apollo a Corinto, madrepatria di Siracusa (dove si conserva un tempio del dio assai simile a quello di Siracusa). II complesso centrale del tempio (sekós), lungo 37,20 e largo 11,60 m, era preceduto da un secondo colonnato, che sottolineava enfaticamente la facciata principale: come in molti templi arcaici della Sicilia, infatti, l'aspetto della frontalità è molto accentuato, e corrisponde all'assenza dell'opistodomo, simmetrico al pronao nei templi greci, che è sostituito da un àdyton aperto verso la cella. Questa era anch'essa molto allungata (24,60x11,60 m), e suddivisa in tre navate da due file di 7 colonne su due piani, delle quali sono stati scoperti pochi resti. Sulla faccia verticale del gradino più alto del lato est, a sinistra, è incisa un'iscrizione arcaica, lunga circa 8 m, certamente contemporanea alla costruzione (la scala,, centrale di accesso ne tenne conto, ed è quindi posteriore). Il testo, che presenta alcune difficoltà, si può tradurre così: « Kleomede fece per Apollo (il tempio), il figlio di Knidieidas, e alzò i colonnati, opere belle». Si tratta di uno dei rari casi in cui si conosca il nome dell'architetto, il quale sottolinea l'importanza del colonnato in pietra, opera per quell'epoca eccezionale. Il tempio, infatti, è certamente il più antico periptero dorico della Sicilia, e uno dei più antichi conservati in assoluto, ispirato, con varianti locali, all'architettura di Corinto (assai vicino è, appunto il tempio di Apollo di Corinto). La cronologia può essere fissata al primo quarto del vi sec. a. C. | ![]()
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| Testo tratto da: GUIDA AI MONUMENTI ADOTTATI Ediprint |
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Forse non tutti
sanno che Siracusa custodisce le vestigia del più antico edificio templare
dorico lapideo dell'Occidente greco: ovvero del tempio di Apollo. | ||||