|
da: TESSUTI E ARGENTI DEL MONASTERO DI S. LUCIA
a cura di Michele Romano
La Chiesa
L'antica fabbrica, prospiciente la piazza del Duomo, venne totalmente
distrutta dal terremoto del 1693 e alcuni mesi dopo riedificata nello stesso
sito.
Al capomastro siracusano Luciano Caracciolo fu affidato il compito di
ridigere la perizia tecnica delle cose più disastrate e nel 1695 di
ricostruire dalle fondamenta la chiesa di S. Lucia.
Il tempio e l'annesso monastero sorgeranno di fronte alla piazza del
Duomo, su cui fu trasferito nella ricostruzione l'ingresso principale.
Il sisma vi aveva seminato la distruzione, al punto che nessun elemento
della vecchia fabbrica venne utilizzato, si fa anzi obbligo specifico nel
contratto di appalto "... di gittare a terra tutti li mura che si trovavano
nel sito dove si deve fabbricare detta nuova chiesa sino al pavimento del
solo della chiesa antica... "
Luciano Caracciolo firma i capitoli di appalto della costruzione dove
appare in qualità di "capo maestro delle regie fabbriche della città" e
quindi, probabile elaboratore del progetto. Il caput-magister entra nel
ruolo dell'architetto civilis e l'artigianato partecipa alla ricostruzione
della chiesa, dove al Caracciolo non vengono posti vincoli per le precedenti
forme.
È del 1694-95 l'atto del notaio Pietro Spucces in cui dice: ",.
.primieramente lo sito di detta nuova chiesa per essere stato l'antico
stretto, cinto e non capace, si deve voltare; cioè la facciata della porta
maggiore si deve situare nel prospetto del 'chiane' verso tramontana... "
. Il prospetto della chiesa, che si apriva nella stretta via della fontana
Aretusa, viene trasportata nella piazza del Duomo, e la forma basilicale
verrà del tutto modificata. L'altra facciata presenta due ordini sovrapposti
e suddivisi da una grata metallica sorretta dalla trabeazione del primo
ordine, richiesta dalla regola della clausura, e conclusa da un alto
coronamento. La semplicità dello schema compositivo, con un ordine di lesene
aggettanti, viene riscattata al centro dal portale d'ingresso le cui colonne
tortili libere sono concluse da un frontone spezzato, che ospita i simboli
figurati del mar- tirio della Santa. Nell'ordine superiore la nota di
rilievo architettonico è il frontone triangolare, sotto il quale si apre una
parte ricoperta da una elegante e funzionale grata. Il coronamento si
conclude con un belvedere altissimo che si piega come leggera spiovenza
accompagnato da una cornice fra- stagliata che ospita teste di putti e la
croce conclusiva.
Ai lati del portale d'ingresso dominano due stemmi parietali che ricordano
le Reali Case di Castiglia, di Leon, di Aragona, di Aragona di Sicilia e
delle Due Sicilie, quasi a ricordare che ne sia stata la fondatrice la
regina Isabella moglie di Ferdinando II di Castiglia, XXV Re di Sicilia,
alla quale fu affidata la camera reginale con il regio Diploma del 9 luglio
1470.
Interno
La navata unica accoglie quattro altari laterali mentre la volta fu decorata
nel 1783 con modanature a stucco e affreschi, di cui quello centrale, opera
di Marcello Vieri da Pisa, narra il Miracolo di S. Lucia con la
raffigurazione di un bastimento carico di frumento mentre ai lati quattro
medaglioni rappresentano scene sacre. L'altare maggiore sormontato da una
cupola ospitava una pala d'al- tare con il Martirio di S. Lucia (1579) opera
di Deodato Guinaccia. L'arco trionfale, con stucchi, angeli e teloni separa
la navata dall'abside, mentre sul portale d'ingresso domina una grata lignea
che serviva alle monache per le celebrazioni eucaristiche. Uno degli altari
ospita dal 1929, grazie all'arcivescovo Carabelli, la statua di S.
Sebastiano, compatrono della città aretusea e venerato dalla Fratellanza dei
portuali di Siracusa'.
Il
Monastero
Dal XV secolo si documenta a Siracusa la presenza delle monache di S.
Lucia che scelsero successivamente di ospitare il simulacro della Santa
patrona per ricordare la fine di una lunga carestia festeggiando con il voto
delle colombe o quaglie'. Oggi, del grande e antico monastero rimane ben
poco, fu rimaneggiato dopo il disastroso terremoto del 1693 e sono ancora
visibili alcune parti, la parete muraria a conci squadrati di via S. Lucia
alla Badia, il cantonale ad angolo con via delle Vergini e all'interno
un'ampia sala che comunica con un corridoio luogo d'ascolto e d'incontro
delle monache con i familiari. A differenza della chiesa quest'area è
completamente disadorna, con finestre in alto e sguanci profondi, un'idea di
semplicità in un monastero di grandi proprietà artistiche.
Il
parlatorio
Di forma ovale ospita una serie di colonne doriche che sorreggono una
pseudocupola con lacunari che decrescono in profondità. Il riferimento
classico,: la copertura con lacunari e l'intonaco bianco suggeriscono un
gusto neoclassico di fine Settecento. Inoltre, negli intercolonni si
alternavano, le grate per le monache, la ruota per i doni e le due entrate,
una per la chiesa e l'altra per il monastero. ' La pavimentazione originaria
dipinta a mano, segue l'andamento curvilineo della sala e rappresentava al
centro un pellicano, simbolo di pietà e carità verso il prossimo'". |
|