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dalla rivista PROVINCIA DI SIRACUSA
ANNO IV, n:1
Gennaio-Febbraio 1985
FU ISTITUITA NEL
1652 ED È UNA DELLE PIÙ ANTICHE DELLA SICILIA
Ha 333 anni l'Arciconfraternita dello Spirito Santo
Nella omonima Basilica, che il Comune di Siracusa sta restaurando, vive
ancora questa Istituzione che cerca di non far morire gli antichi splendori
e le caratteristiche usanze religiose e popolari
Uno sparuto
manipolo di quindici siracusani tiene in vita, con passione e speranza,
l'Arciconfraternita dello Spirito Santo: una antica istituzione laicale,
cristiana e cattolica, la quale, aperta ai soli uomini, fu istituita nel
lontano 1652 da Mons. Giovanni Antonio Capobianco, allora Vescovo di
Siracusa e successivamente resa legale da un decreto del Re di Spagna il
primo agosto del 1652.
Sono in moltissimi, i cittadini siracusani e della provincia che ancora si
ricordano dei riti della Settimana Santa, quando il venerdì gli
«incappucciati» dell'Arciconfraternita sfilavano maestosamente per le strade
di Ortigia con i caratteristici costumi e la lampada ad olio e quando, la
sera prima, il Giovedì Santo, i fedeli ed i curiosi si recavano in quella
Basilica vicino al mare, nei pressi del Distretto Militare, per vedere e
visitare il «mistero», che era la rappresentazione di una tappa della Via
Crucis, allestita con statue a grandezza d'uomo dai Confratelli dello Spirito
Santo, i quali ogni anno variavano il tema.
Ma il «mistero» per il popolo rappresentava sempre un momento di intensa
religiosità e di preghiera, frammisto anche ad una certa curiosità, per
quelle statue e per quegli scenari preparati e addobbati sapientemente dai
Confrati, al fine di offrire un effetto scenico e spirituale notevole ai
fedeli e ai visitatori di tutta Siracusa che si recavano nella Basilica
dello Spirito Santo con i figli e con le persone anziane, dopo essere stati
nelle altre Chiese a «visitare» i tradizionali sepolcri.

Sacra Rappresentazione allestita il Giovedì
Santo del 2004
Le cause della decadenza
Certo le tradizioni popolari e significatamente quelle religiose stanno
perdendo a poco a poco il loro lustro esterno, ma per fortuna non quello
interiore: colpa dei tempi moderni e del disinteresse quasi totale delle
famiglie, le quali non educano più i loro figli, non diciamo alla pratica,
ma neppure alla conoscenza del passato e dei valori sociali, simbolici e
culturali che la tradizione popolare ha offerto per decenni ai cittadini. Ed
è così che dai primi degli anni Sessanta, la processione degli
«incappucciati» dell'Arciconfraternita non avviene più e che il Giovedì
Santo non si rappresenta più il «Mistero» della Via Crucis nella Basilica
dello Spirito Santo.
I Confrati si sono sempre più assottigliati; dagli oltre duecento che erano
nel periodo precedente e susseguente la seconda guerra mondiale, quando era
Governatore il Cavaliere Berovaldo Lo Bello e Rettore della Basilica
l'Assistente spirituale, Monsignor Vito Gianninoto, sono andati via via
diminuendo, sino a raggiungere l'attuale «minimo storico» di quindici.
Da qualche anno, l'Arciconfraternita è retta dal Governatore, dottor
Gaetano Macca, il cui bisnonno, nonno e padre hanno fatto parte attiva
dell'Istituzione.
L'attuale Padre spirituale è Monsignor Francesco Cavarra, che è anche
Rettore della Basilica, succeduto al sacerdote Michele Caldarella, che resse
la Basilica e la Confraternita per alcuni anni dopo il decesso di monsignor
Gianninoto.
Ai due qualificati responsabili di oggi abbiamo chiesto di illustrarci le
cause della decadenza dell'Arciconfraternita; questo il loro pensiero.
Dr. Gaetano Macca: «All'inizio degli anni Sessanta, la popolazione di
Ortigia cominciò ad emigrare in massa verso le zone del corso Gelone, della
Borgata, di Akradina e di Grottasanta, quindi, nel giro di pochi anni
l'isoletta si spopolò, E poiché coloro che reggevano l'Arciconfraternita
erano proprio le classi popolari e gli appartenenti alle arti e ai mestieri
(falegnami, carpentieri, muratori, sarti, fabbri e artigiani vari), ecco che
approntare «un Mistero» costava soldi, quando prima ognuno apportava
gratuitamente la sua opera per realizzare tutte quelle attività che la
Confraternita svolgeva.
«Più gli anni passavano e più si assottigliava il numero delle famiglie
che gravitavano in Ortigia e nella sfera della Basilica, per cui si è
arrivati alla situazione odierna che io reputo solo transitoria, in quanto
sia in tutti i confrati che in larga parte dei cittadini vi è l'interesse
verso una riscoperta di quei valori altamente sociali, cristiani e semplici
che erano la vita stessa dell'Arciconfraternita».
Mons. Francesco Cavarra: «Quando mi fu affidata la missione di
Assistente spirituale dell'Arciconfraternita e la rettorìa della Basilica,
nel gennaio del 1971, dopo qualche settimana dal decesso di Padre Caldarella,
constatai che la vita religiosa e sociale dei Confrati era in declino per
diversi fattori: l'età avanzata e la malferma salute del Governatore Lo
Bello; l'attività del culto in Basilica limitata alla sola domenica;
l'assottigliarsi dei soci a seguito dello spopolamento di Ortigia.
«Subentrato, con la morte del Cav. Lo Bello, il Governatore Chimirri, ancora
in giovane età, si adoperò fattivamente per un risveglio della
Confraternita, Chimirri fece anche gli opportuni passi presso
l'Amministrazione comunale al fine di ottenere un congrue contributo per il
ripristino del tradizionale «mistero»; ma la morte lo colse improvvisamente
e non potè portare a termine quanto egli desiderava. Da allora, a parte i
rapporti sempre ottimi tra Confrati e Assistente spirituale e il tentativo
dell'attuale Governatore, dottor Macca, di riorganizzare la confraternita,
la vita dell'Associazione va molto a rilento, sia per il numero ristretto
dei soci e sia per la impossibilità di riunirsi nella Basilica, da qualche
anno pericolante in alcune parti ed ora chiusa per i lavori di restauro, per
cui i Confrati non hanno potuto attuare l'essenza stessa dei loro doveri
statutari che, in breve, sono quelli di: prestarsi aiuto reciproco materiale
e morale, beneficare i poveri, visitare e assistere gli infermi, onorare i
defunti, intervenire alle festività dell'Arciconfraternita, alle processioni
disposte dall'Autorità ecclesiastica, partecipare ai riti della Settimana
Santa, assistendo alla messa nella Basilica e comunicandosi.
«Con il restauro della Basilica, si spera di far rinascere queste
tradizioni religiose e laiche che nel passato hanno rappresentato una parte
non indifferente della vita religiosa e sociale di Siracusa, in generale e
dell'Arciconfraternita, in particolare».

L'unica cupola esterna di Siracusa
Una strettissima scala a chiocciola, tutta costruita con l'antica pietra
da taglio con cui fu adornata la facciata della Basilica nel 1727, ci porta
sul tetto della Chiesa, da dove si sente e si vede subito il mare attraverso
gli archi che reggono le due campane e poi, a sud, il disegno perfetto della
cupola che, con i suoi otto metri circa di diametro, è l'unica che si
staglia sui tetti di Siracusa.
Se si spazia con lo sguardo sul panorama offerto dal campanile della
Basilica dello Spirito Santo, si possono osservare i vari tetti della Chiesa
del Collegio, della Cattedrale, di S. Lucia alla Badia, del Teatro Comunale
e della Chiesa di S. Giuseppe.
Sulla campana grande è marchiato a fuoco l'anno in cui fu forgiata, il 1799,
mentre in quella più piccola c'è il 1811.
Conservate abbastanza bene le due guglie che adornano il campanile, fatte
sempre con la stessa pietra della facciata e che, come questa, a sei metri
dal mare, ha resistito perfettamente alla salsedine ed ai venti marini per
ben 258 anni, conservando chiaramente disegni, capitelli, intarsi e stemmi.
E a proposito di stemmi, si possono ancora ammirare nitidi e quasi intatti
quelli raffiguranti il simbolo dell'Arciconfraternita: una doppia croce
latina.
All'interno, però, i segni del tempo si notano maggiormente: il maestoso
organo a canne è in completo abbandono; sulla destra della tastiera vi è
incisa la firma dell'ultimo accordatore, un certo Emanuele Battaglia, che ne
curò la revisione sonora nell'ottobre del 1886; poi, gli stucchi e gli
affreschi del tetto sono cadenti, come alcune parti dei cornicioni interni
ed esterni, a causa delle infiltrazioni d'acqua dal tetto; la sagrestia e la
sala-riunioni dei Confrati sono da rinnovare totalmente, come anche il
ripostiglio con i pochi resti dei cimeli storici e religiosi
dell'Arciconfraternita (pettorali, croci, statue, luminari, ecc.); ed infine
la caratteristica ed unica scala a chiocciola (quasi integra) è da ripulire
ed illuminare.
A causa dello stato pericolante del tetto, dei cornicioni e delle
decorazioni interne, specie quelle a stucchi che adornano la volta, soggetti
a continue e numerose infiltrazioni d'acqua, la Basilica, da qualche anno si
è resa inagibile; pertanto, l'attuale Assistente ecclesiastico, Mons.
Francesco Cavarra, d'intesa con il Governatore, dr. Macca, si è adoperato
per l'ottenimento dei fondi necessari al restauro, passati attraverso il
vaglio della Sovrintendenza ai Monumenti di Catania, della Commissione
provinciale di controllo e del Comune di Siracusa che gestisce l'importo
erogato dalla Regione per i restauri dei monumenti di Ortigia.

Particolare della facciata
Furti e migliorie
Oltre al progressivo decadimento dagli anni Sessanta ad oggi, la Basilica
subì nel 1974 un furto che impoverì ancora di più il suo patrimonio: fu
asportato un calice d'argento massiccio con lo stemma dell'Arciconfraternita
(autentico del '700), oltre a numerosi oggetti preziosi e a una tela di
valore, un grande quadro attribuito alla scuola di Antonello da Messina.
Dopo il restauro, ci sarà ancora tanto lavoro sia per Mons. Cavarra e sia
per i Confrati, i quali sembrano animati da seri propositi di rinnovamento:
vogliono, infatti, far rifiorire i tempi floridi degli anni '50 del
Governatore Lo Bello e del Rettore Mons. Gianninoto, che tanto prestigio
dettero alla Basilica e alla Confraternita. Ricordiamo, che Mons. Gianninoto
effettuò, tra l'altro, la pavimentazione della Basilica (così come ora si
vede) e fece costruire gli attuali inginocchiatoi, le sedie e le panche.
Ma questo restauro è soprattutto indirizzato ai cittadini, al popolo, alle
istituzioni della città, alle famiglie del luogo, che vogliono una fetta
della loro Ortigia non abbandonata, ma spolverata e rimessa a nuovo per
offrirla così, prima a se stessi e poi ai forestieri e ai posteri, con
quell'amore che gli uomini del passato le hanno dato da 300 anni.
E proprio il Comune, d'altronde, sta dando una mano per valorizzare quella
zona, che vedrà, forse, la caserma vicina alla Basilica, prima sede del
Distretto militare, prossima sede dell'Istituto internazionale di Scienze
criminali di Siracusa e dell'Archivio storico comunale.
E, quindi, pensiamo, non sarà impossibile che sotto l'unica cupola
esterna di Siracusa ritorni il calore delle tradizioni, volute da questo
sparuto gruppo di siracusani, i quali vogliono consegnare ai loro figli il
germe cristiano di una delle più antiche confraternite della Sicilia.
Restauri e
speranze
Come abbiamo prima accennato, la Basilica dello Spirito Santo, che è di
proprietà dell'Arciconfraternita, è in fase di restauro ad opera del Comune
di Siracusa; il direttore dei lavori è l'architetto Enrico Reale e l'impresa
cui sono stati affidati i lavori è la MAE Spa; l'importo dei finanziamenti
regionali ex art. 5 legge regionale n. 70 del 7/5/76, resi operanti dalla
delibera c.c.. n. 788 del 14/11/83, è di quasi 170 milioni, non certo
sufficienti ad un restauro totale, ma ad un buon 80/90 per cento.
Al riguardo, il vice sindaco e assessore all'Urbanistica e a Ortigia ci ha
detto:
Dr. Salvatore Formica: «Superando molte difficoltà siamo riusciti ad
avviare questo restauro, inserendolo fra quelli prioritaria perché crediamo
che la Basilica dello Spirito Santo rappresenti uno degli assi portanti di
una ricostituita comunità di quartiere. Rinnovare quello che resta del
nostro passato, restaurare palazzi, chiese, strade, eccetera, è un senso di
omaggio agli artigiani dell'epoca, alla loro inventiva e alla loro
straordinaria capacità realizzatrice: ad esempio, la scala a chiocciola che
porta sul campanile della Basilica, costruita in blocchi di pietra
concatenati magistralmente fra di loro. Secondo me, Ortigia è sempre il
cuore della città ed il fatto che gli Enti locali stiano operando da un lato
e che, dall'altro, anche i privati possono effettuare la manutenzione
straordinaria delle loro abitazioni in Ortigia per renderle abitabili e
moderne, senza modi- ficarne la facciata e la struttura originaria, è
estremamente positivo, anzi rappresenta il primo passo verso un consistente
ritorno di cittadini in Ortigia o in parte di essa. Il restauro della
Basilica creerà sicuramente un nuovo centro di aggregazione di quartiere che
trascinerà altre iniziative similari per la rinascita della vita sociale e
popolare nel nostro "scoglio"».
Quindi, si muove qualcosa di positivo da parte degli Enti locali al fine di
conservare il patrimonio artistico e religioso di Ortigia, di cui la
Basilica e l'Arciconfraternita dello Spirito Santo costituiscono una parte
non trascurabile da salvare e valorizzare.
Sia il Governatore Macca, sia Mons. Cavarra che il vicesindaco Formica,
hanno espresso voti affinchè, dopo il restauro (che dovrebbe terminare verso
giugno '85), la Basilica e l'Arciconfraternita ritornino al loro antico
splendore, con un accresciuto interesse dei cittadini verso questa
Istituzione, tenutaria di una tradizione religiosa e popolare che non può
morire per incuria o disinteresse.
Indubbiamente, la prima cosa che dovrebbero realizzare questi quindici
«paladini» rimasti a testimonianza di una tradizione socialmente autentica,
è quella di riorganizzarsi, magari rivedendo, tra l'altro, alcune parti
dello Statuto che, per esempio, prima fissava la tassa di ammissione in lire
cinquanta e il contributo mensile in lire 100 (diconsi lire cento!); da
qualche anno il contributo è stato portato a lire duemila annue: una cifra
irrisoria per contribuire a mantenere in vita «un fatto religioso e sociale
siracusano» che dura da 333 anni e che, con gli sforzi e la volontà comune
(come ora sta accadendo), può ritornare alla grandezza e alla intensità
sociale e religiosa di un tempo.
Giuseppe Aloisio
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