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Si trovava in
via Cavour ai numeri civici 13 e 15 e dal Privitera sappiamo che fu
costruita nel 1427 per porre un argine al malcostume dilagante nella zona in
cui "per tradizione esisteva il postrìbolo in cui il Proconsole Pascasio
aveva comandato che la S. Vergine Lucia venisse condotta per esservi
brutalmente violentata". Nel 1872 divenne parrocchia in sostituzione di S.
Giacomo maggiore, demolita in quell'anno. La descrizione del suo stato la
ricaviamo dalla relazione di stima fatta dall'ingegnere G. Capodicasa,
inserita nell'atto di vendita redatto dal notaio Felice Romano il 2 febbraio
1935. Era di forma rettangolare e confinava ad est con via Cavour
e ad ovest con la sacrestia e il giardino, a nord e a sud con le proprietà
Aliotta e Rodante. L'altare principale era sul lato sud, i due più piccoli
nei lati lunghi. Gli elementi decorativi erano di scarso pregio, cioè
ricavati da impasto, poco adoperata la pietra da taglio.
Il pavimento era di mattonelle di argilla smaltata a colori con disegni
geometrici. Il giardino aveva una superficie di mq 15 ed aveva aiuole,
alberi da frutta e una grande cisterna.
La chiesa, già sede della parrocchia di S. Giacomo maggiore, venne messa
all'asta al prezzo di L. 40.711,52 secondo la stima fatta dall'ing. Luigi
Rizzo. Andata deserta l'asta, il Ministro Segretario di Stato per gli affari
dell'Interno permise la vendita a trattativa privata per il prezzo non
inferiore a L. 25.000, somma offerta dal Cav. Antonino Piga che si
aggiudicherà l'immobile.
La somma ricavata servirà ai restauri della chiesa dei Miracoli, nuova sede
della parrocchia di S. Giacomo maggiore. Nell'atto di conferma dei Capitoli
dei Maestri Bottai da parte del Senato a favore della Cappella di S.
Giuseppe dentro la chiesa di S. Lucia dei Disciplinati, detta la Piccola, si
legge che i Maestri Bottai avevano l'obbligo di pagare 4 tari ognuno nel
mese di settembre di ogni anno. Per quanto riguardava la fissa sul guadagno
del proprio lavoro era così ripartita: 2 grana per ogni botte costruita, 1
grana per ogni barile di polvere; se i barili erano per uso delle tonnare si
dovevano pagare 4 tari per ogni 1000 botti. Chi accatastava legna doveva
dare 2 tari per ogni onza di guadagno. Per chi volesse aprire una bottega la
tassa da pagare-alla chiesa era di 18 tari, per coloro che contravvenivano a
questa regola la multa era di 2 onze.
Non erano esenti dall'obolo neppure coloro che mettevano i cerchi alle
botti, infatti dovevano pagare nel mese di settembre un tari ciascuno. Se
qualche Bottaio non versava quanto prescritto ai Consoli, questi ultimi
dovevano pagare di tasca propria. Il denaro raccolto dai Consoli prò tempore
doveva essere speso solo per la cappella di S. Giuseppe dentro la Chiesa di
S. Lucia la Piccola e non per la festa del Santo che invece gravava tutta
sui Consoli. Se qualche lavorante voleva aprire una bottega doveva prima
sottoporsi all'esame dei. Consoli, se non obbediva a tale norma doveva
versare alla Cappella 10 onze. Ai Maestri Bottai, con deliberazione del
gennaio 1799, il Senato di Siracusa concedeva il privilegio di portare il
Simulacro di S. Lucia in occasione delle festività in suo onore.
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