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L'incendio nella Chiesa di S. Andrea
Un altro
incendio avvenne nella Chiesa degli ex Padri Teatini, in S. Andrea. Morto il
Cavaliere D. Luigi Francica Nava, la moglie Signora D.a Raffaela Bonanno e i
figli eredi, dopo aver fatta molta elemosina ai poveri, facendolo in gran
pompa accompagnare processionalmente al camposanto, il giorno 10 Marzo 1868
nella gran Chiesa di S. Andrea Apostolo gli fecero i magnifici funerali. Il
gran catafalco fino al tetto era tutto illuminato di torchi di cera e vi
erano a somma tre grandi lucerne a gas, che formavano una grossa fiamma.
La Chiesa ben addobbata a nero era tutta illuminata, e in ogni colonna degli
archi delle cappelle eravi situata un'ardente lumiera alimentata dallo
stesso gas. Si era preparata pure una grande orchestra : il tutto sotto la
direzione dell'ingegnere siracusano signor Pasquale Bonanno. Le Messe furono
generali. La Messa cantata, nella quale v'intervennero un gran numero di
artisti, fu celebrata dall'ex-Teatino Padre Gaetano Bonanno, fratello
dell'ingegnere.
Terminata la funzione, si chiuse la Chiesa. Non era passata un'ora, quando
videsi innalzare un gran fumo. Avvedutasi la gente del pericolo, senza
aspettar che si aprissero con le chiavi le porte, urta, sforza, entra a
furia, volendo spegner le fiamme che aveano bruciato il catafalco e s'erano
insinuate fino al tetto; subito, senza aspettar tempo, si portano alla
vicina Parrocchia di S. Giacomo l'immagine del Crocifisso, la statua
di Maria Santissima dai raggi e il bei monumento del venerdì santo ;
trascinando sedie e panche nel monastero di Santa Maria..
Si chiama aiuto a spegnere il fuoco... accorrono i soldati di guarnigione ;
non bastano ; si chiamano i marinai delle corazzate ; e questi dalla marina,
fino alla Chiesa, messi a poca distanza l'uno dall'altro, a spegner
l'incendio, e far presto, si passano di mano in mano grossi mastelli pieni
d'acqua di mare che versano su le fiamme... Tolgono, le tegole, rompon le
canne, secano le travi... in un momento, peccato! la gran Chiesa fu senza
tetto, e non fu più Chiesa!
Di tutto questo alcuni incolparono l'ingegnere per aver disposto di
mettere le lucerne fino al tetto ; altri il Sac. Colomasi che non fu pronto
a toglier la cera dal catafalco ; altri, che non furon pochi, la
sospettarono opera furtiva dei frammassoni come nemici della Chiesa, e di
ogni civile ordinamento.
A dimane dell'incendio giunse la disposizione governativa di poter passare
la parrocchia di S. Giacomo Apostolo nella Chiesa di S.Andrea. Molto si
fece, e si scrisse molto, supplicando il Governo a permettere di poter
rifare e ridurre ad uno stato migliore di prima la Chiesa di S. Andrea.
A questo si mostrò impegnatissimo il Canonico D. Mario Landolina che si
portò a Catania per parlare col Direttore Demaniale. Si attendeva qualche
risoluzione; ma senza che si avesse alcuna novità, la Chiesa restò chiusa
senza più il culto e la frequenza di prima ; con la certezza di un maggiore
deterioramento a causa delle piogge invernali
Or così come sono avvenute queste tristi vicende ho creduto di notarle, e
come sfogo all'animo mio profondamente addolorato, e come memoria per quei
che verranno. Non è cosa così lieve, che pensandovi sopra non debba
sciogliersi in pianto amaro chi abbia viscere di cristiana pietà!
Vedere i luoghi un tempo asili di sapienza, di purezza, di preghiera, dove
uomini consumati nell'amor di Dio e negli umani studii tanto bene
arrecarono' alla religione ed alla società : or abbandonati o ridotti a
ricovero di mala gente, e peggio. Quelle Chiese dove alla magnificenza
accoppiavasi la finezza delle arti, lo splendore dell'oro, la ricchezza
degli ornamenti, ora spogliate, disadorne, silenziose, e lasciate parte
mezzo dirute, parte a rovinar da se stesse per manco di restauro e di
riparo. Oh come l'uragano rivoluzionario infuria a tutto distruggere! Non
più il brio ed il contento del popolo cristiano nell'avvicendar delle annue
feste cattoliche ; e come in Siracusa celebravansi devote e liete!
Giusti i fini di Dio! i peccati degli uomini hanno così offeso il cuore di
Lui, che ha dato in mano degli empii ed ai suoi nemici gli strumenti della
sua giustizia. Ma guai a costoro, poiché non sanno e non credono che, finita
la prova, Iddio sfogherà su di essi la sua collera, e li disperderà in un
istante!
E si, che verrà indubitatamente questo giorno, e si vedranno le Comunità
Religiose di perfetta osservanza ripopolarsi; si vedranno le Chiese comparir
più belle e più rispettate dai veri cristiani ; ed i Sacerdoti saranno tali
da divenir veramente la luce che smaglia su i candelabri del tempio del
Signore.
Datemi, o mio Dio, la grazia di poter vedere questo desideratissimo giorno!
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VICENDE DELLA CHIESA DI S. ANDREA
Avvenuto
l'incendio nella Chiesa di S. Andrea, incominciò a diffondersi la voce di
volerla atterrare. I congregati marinari dolentissimi dell'infausto
avvenimento e indispettiti di quanto andava vociferandosi, reclamando al
Governo, pretendevano che per nessun conto si molestasse la detta Chiesa ;
molto più perché attaccata ad essa, nell'interno del fabbricato, esisteva la
chiesiuola della loro Congregazione sotto il titolo di S. Andrea Apostolo. A
questo era molto impegnato il Canonico Landolina, il quale desideroso di
ridurla ad uno stato migliore di prima, avea l'intenzione di volervi fare
anche la volta ; ed avea perciò trovato delle persone, che, all'avvenante
delle proprie forze, offrivano delle somme; non mancando pure di quelli che
si obbligavano ad una contribuzione mensile, desiderosi di vederla
restaurata e riaperta. I rapporti dell'Arcivescovo Robino al Governo erano
continui ed efficacissimi ; e perché se ne ottenesse la pronta permissione
si fece una petizione a nome del Clero e dei buoni cittadini ; non mancando
da parte loro i Parrochi di fare pure le loro istanze.
Or mentre con anzietà si attendeva il richiesto permesso, il Municipio, a
cui non ageniava tanto impegno, riunitesi in consiglio, profittando
dell'assenza del Prefetto ch'era di sentimento contrario, nell'Agosto del
1869 decise diffìnitivamente che si gettasse a terra la Chiesa di S. Andrea
con tutto il fabbricato, cioè a dire con la casa dei Padri Teatini e con le
botteghe terrene, insiememente alla contigua Chiesa parrocchiale di S.
Giacomo Apostolo, per formarne un aperto piano. A questo fecero grandissimo
plauso i liberaloni ; e perché si venisse alla pronta esecuzione, dai
maestri componenti la Società degli Operai fu girata una carta che fecero
soscrivere da non pochi dei frammassoni ; colla quale carta supplicavano al
Governo a voler approvare quanto era stato deciso dal Municipio ; e il
Governo stando a quello che se gli era fatto sentire, cioè che la Chiesa era
quasi totalmente rovinata e che non era giusto tenerla più in piedi ; nel
Settembre dello stesso anno die la sua approvazione, permettendone la
demolizione. Il Governo però che, oltre delle botteghe, dal fabbricato di S.
Andrea ricavava il suo vantaggio per averlo dato ad affitto alla Provincia
che se ne serviva poi locali dell'Archivio Provinciale, della Telegrafia e
della Questura, non die il suo assenso per la chiesta demolizione, se non a
patto che la Comune 10 indennizzasse in tutto con un'annuale obbligazione.
Quest'onere governativo, che a dir vero giunse inaspettato, fu un colpo che
disturbò tutti i disegni dei Municipali, i quali perciò furono dolentissimi
; e siccome si trattava di dover assoggettare la Comune ad un peso assai
grave ; così alcuni proponevano di lasciare piuttosto le cose come stavano;
ma il maggior numero dei fanatici, che voleva seguir la moda di distrugger
le Chiese, si oppose; volendo a tutto costo eseguito il progetto dello
spianamento. Fra questa varietà di pareri la cosa restò sospesa, senza che
si avesse il suo effetto. Temo però che non sia questo un fuoco coperto
dalla cenere ; mentre vi è la proposta di volere con la pietra di S. Andrea
innalzare un teatro nel locale dell'Annunziata!
I nemici della Religione però non vollero perder tempo: desiderosi di
veder profanata la Chiesa di S. Andrea, la spogliarono di ogni cosa, ne
venderono i sacri arredi, e dopoché le ossa dei morti furono trasportate nel
convento di S. Francesco di Paola... la cangiarono in Politeama (teatro
scoverto)! ; e la sera stessa in cui solca darsi cominciamento alla novena
di S. Gaetano, che fu il sabbato 29 Luglio 1871, ebbe luogo la prima
rappresentazione, seguita dalle danze di numerose ballerine.
Il concorso delle persone, aumentato dai forestieri che vi si trovavano in
occasione dell'Esposizione agraria, fu numerosissimo; e furon pochi quei
soli che, avendo riguardo alla santità del luogo, si astennero di andarvi.
Le rappresentazioni durarono fino ai primi di Settembre. I componenti la
compagnia teatrale furon molti ; ed essi venuti in dissensione fra di loro
si pigliarono a bastonate, e alla prima recita furon fischiati.
L'incarico a costruire i palchi in questo nuovo teatro fu dato ad un
Messinese, che ebbe somministrate le somme dal Direttore della Posta di
Messina; il qua! Direttore, scoverto di un gran fallimento, fu fatto
prigione, e non ebbe il piacere di veder mutata in teatro la magnifica
Chiesa.
Terminate le recite furon tolti i palchi e fu lasciato in abbandono
l'intiero locale, così compera, spoglio e disadorno, dopo che ne fu fatto il
sacrilego saccheggio per l'avvenuto incendio, Dio sa per qual mano.
Finalmente il giorno di Giovedì 21 Marzo 1872 incominciarono a gettare a
terra questo magnifico tempio. Peccato!
La Chiesa di S. Andrea Apostolo una delle prime e delle più belle che
fossero in Siracusa, insiememente alla magnifica casa dei Padri Teatini
venne fondata l'anno 1610 dal benemerito Sacerdote D. Girolamo Stìtica, il
quale venne coadiuvato nella opera dai buoni cittadini. Essa non tanto
distante dal Collegio gesuitico, era posta auasi nel centro della città.
Mirabile [era la struttura, eccellente il disegno, con archi delicatamente I
lavorati in pietra bianca cavata dalla sottoposta petriera.
In essa vi erano nove altari, con sei cappelle disposte con simmetria, e
fornite di sacre immagini. Esse erano nove : a man destra, entrando per la
porta maggiore, quella di S. Irene, e S. Lucia, quella di S. Michele
Arcangelo, quella di Maria delle Grazie detta dei Raggi, e quella di S.
Andrea Avellino. A sinistra quella di Maria Santissima con alcuni Santi
dell'Ordine teatino, quella del Crocifisso, e quella di S. Gaetano di Tiene.
In fondo l'altare maggiore col bel quadro di S. Andrea apostolo.
Bellissima e grande era la sagrestia. L'entrata della porta maggiore era ad
oriente, e a mezzodì quella della piccola che metteva alla via Amalfitania.
La chiesiuola della Congregazione dei marinari era nell'interno, dietro il
muro dell'altare maggiore, e ad essa erano attaccate le grandi botteghe che
in lungo si estendevano dalla parte di mezzogiorno con magazzini a
tramontana e ad oriente. Il culto era continuo, e oltre delle feste che si
celebravano in onore di S. Gaetano, di S. Andrea Apostolo, di S. Andrea
Avellino, e di tante altre meno solenni, erano magnifiche le due che vennero
introdotte dal degnissimo Preposto Padre Mariano Vaccaro, cioè quella della
Madonna dai Raggi, al 2 di febbraro e l'altra di S. Filomena.
Questo degno sacerdote, che, come notai altrove, morì in Roma in odore di
santità, fu assai benemerito di questa chiesa. Per lui si ebbero la statua
del Crocifisso, della Madonna dai Raggi, di S. Filomena, e il preziosissimo
monumento del Gesù morto che serve per la processione del Venerdì Santo.
Egli vi fece l'altare maggiore di marmo, la grandissima tela per la
quaresima, il bell'organo, e, oltre alle tante e varie cose, abbellì di
pittura le cappelle che fornì di cancellate e di porte di ferro apposita»
mente lavorate.
Questa Chiesa, essendo situata in un luogo centrale, era frequentatissima
dai fedeli, i quali di bei mattino vi andavano ogni giorno ad ascoltare la
Messa, recitando a coro il rosario con altre orazioni. In essa erano
frequenti le confessioni; alle domeniche, quando vi si trovava un Preposito
solito a predicare, vi tenea le concioni catechistiche ; e alla quaresima si
facevano gli esercizi spirituali che terminavano alla Domenica delle Palme.
Era bello il santo sepolcro che si innalzava pel Giovedì santo, e alla sera
del venerdì si facea la lunga ed edificante processione dei marinari che
associavano il Monumento.
A pochi passi della porta maggiore della Chiesa, scendendo per la via S.
Cristoforo vi era Pentrata della gran casa dei Padri Teatini. Per una
scalinata esterna si saliva in un amplissimo androne ornato di quadri, a
dritta del quale vi erano le entrate di cinque camere a suolo ; a sinistra,
in fondo vi era la porta che metteva alla Chiesa. Camminando più in dentro
vi era un bell'atrio a ciclo scoperto ; passato il quale, ti si offrivano i
primi gradini della scala che piacevolmente girando conducea fin sopra l'edifizio.
Era codesta scala mirabilmente costruita, formata a due salite, con scaloni
di pietra bianca, larghi, riposati, stupendi, i quali stringendosi allo
stipite, quasi a ventaglio, si allargavano magnifici al muro. Sia che tu
salivi a destra o a sinistra sempre riuscivi nei medesimi pianerotti
intermedi, finché senza stancarti ti trovavi fin sopra all'entrar dei
corridori. Non vi è palazzo fra noi che si abbia il vanto di avere una scala
simile a codesta : essa era singolare. Lunghi erano i corridori, erano
numerose le camere dei Padri, ed era graziosa la cappella che vi era a loro
uso. Salendo più sopra il fabbricato vi erano grandi e spaziosi locali; uno
dei quali, essendo noi bambini, era stato destinato ad uso delle
scuole lancastriane, che frequentammo. Il campanile era a sommo dell'edifizio,
in un angolo accanto alla porta piccola della Chiesa, messo a cavaliere
della Maestranza, dove vi erano due grandi e sonore campane ; in esso, sotto
alla gran croce di ferro, il Municipio nel Dicembre del 1867 vi fé costruire
un orologio a trasparente per uso di notte 0. La gran cucina era a pian
terreno, unita a grandi stanzoni per uso di refettorio e di magazzini. Vi
era un piccolo giardino ed era attaccato al muro della Chiesa parrocchiale
di S. Giacomo Apostolo, che venne diroccata il giorno 22, e seguenti, del
mese Novembre 1872.
Codesta casa ordinariamente veniva retta da un solo Preposito, il quale si
avea un laico a suo servizio. In tempi nostri almeno non vi fu mai una
numerosa comunità : e, pria della soppressione dei Corpi Religiosi, appena
ricordiamo d'esservi stati insieme tre Padri con qualche laico fratello.
Noi nati in Siracusa, in tempi quieti e cristiani, avvezza a godere della
solennità delle feste cattoliche, con frequentar le Chiese, insieme ai buoni
abbiamo provato il massimo dolore nel vedere sotto i nostri occhi gettarsi a
terra così bello e magnifico edifizio; e siccome di ciò che più non esiste
non può formarsi un adeguato concetto, così per quanto abbiamo potuto ci
siamo impegnati di dare una idea di quel che vi era, per potere al- meno
quei che verranno dire un giorno : « Qui sorgeva la magnifica Chiesa di S.
Andrea insieme alla gran casa dei Teatini ». Oh tempi tristissimi! Oh
veramente dobbiamo saper grado al nostro Municipio, il quale amante delle
cose patrie, si è degnato regalare alla Comune il peso perpetuo di un
cospicuo annuo canone a vantaggio del Governo, dal quale ottenne di poter
demolire l'inutile ingombro di S. Andrea; potendo così i cittadini a loro
piacimento godersi di un largo piano sotto il novello nome di Piazza
Archimede !
Aggiungiamo infine, che dopo l'incendio avvenuto nella Chiesa suddetta, e
pria che venisse profanata con mutarla sacrilegalmente in politeama, i sacri
arredi furono venduti a conto del Demanio : che le campane e l'organo furono
venduti alla chiesa di S. Anna di Floridia : che l'altare maggiore di marmo
fu posto nella chiesa di S. Teresa : che il grande e bei Crocifisso, per
poche lire, fu venduto in Napoli: che il quadro di S. Andrea fu situato
nell'altare maniere di S. Francesco d'Assisi .: che alla Chiesa di S.
Francesco di Paola, insieme all'altarino di marmo di S. Gaetano, vi furono
regalati due quadroni, uno che rappresenta Maria col bimbo Gesù ed alcuni
Santi dell'Ordine teatino, e l'altro, quello della Madonna, che a lumi
trasparenti solca mettersi all'entrar della porta maggiore la sera dei
vespri : che la Via Crucis è nella Chiesa del Carmine : che la Madonna dai
Raggi, costruita dal Sac. D. Vincenzo Cassia, fu data alle Suore della
Carità che ogni anno ne solennizzano la festa nella Casa degli Esercizi ; e
che della pietra della Chiesa diroccata se ne sono serviti per la
costruzione del nuovo teatro, innalzato nel locale dove esisteva il
Monastero della Santissima Annunziata.
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