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Siracusa
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direttore artistico  Corrado Brancato

 

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L'INSIDIA CARTAGINESE

Sfruttando la situazione precaria in cui si trovava Siracusa — dissanguata dalla guerra — e la condizione di debolezza in cui finiva inevitabilmente per cadere tutto il mondo greco con la sconfìtta di Atene, i Cartaginesi ripresero i loro tentativi di occcupazione della Sicilia, con un poderoso esercito. Distruggendo e devastando città i Cartaginesi si rivelarono, un pericolo grave anche per Siracusa dove, nel frattempo, veniva ucciso Ermocrate, artéfice della vittoria su Atene,  dai suoi avversari politici.
 Di questa morte approfittò Dionisio , un suo partigiano, che liquidò gli avversari, si nominò tiranno (407 -a/C ) e concluse una tregua con Cartagine. In tal modo guadagnò il tempo necessario per approntare la difesa di Siracusa attraverso la costruzione di imponenti mura lungo i ciglioni dell'Epipoli « città che sta sopra »; al sommo dell'altura fu innalzato il grandioso castello Eurialo mentre gli abitanti  di Ortigìa venivano espulsi e l'isola  trasformata in fortezza.


Castello Eurialo

 

Le mura dionigiane

ERMOCRATE

 Statista e stratega, partecipò nel 424 a. C. al Congresso di Gela per trattare la pace generale. Prese parte alla guerra contro Atene e nel 415 - a.C. fu a capo delle operazioni di difesa.
Sconfitta Alene, tentò fino all'ultimo di evitare la strage dei prigionieri e la condanna dei due valorosi generali Nicia e Demostene.
 Nel 412 a.C. Siracusa rese a Sparta il favore ricevuto contro Atene, inviando una flotta comandata proprio da Ermocrate: Diocle sperava di liberarsi dello stratega che lo avversava nel suo progetto di demo- cratizzazione della repubblica.
Compiuta positivamente la missione, al generale non fu concesso il ritorno a Siracusa. Sperando nel consenso della sua città, Ermocrate combattè e battè i Cartaginesi, portando su carri fastosamente addobbati i resti dei caduti siracusani abbandonati, nei pressi di Imera, da Diocle, nella battaglia del 409 a.C.
 La pur toccante operazione non gli valse il perdono e morì combattendo mentre tentava di fare rientro con la forza nella sua città (407 a.C.).

Contro i Cartaginesi Dionisio mosse ben quattro guerre senza però riuscire a cacciarli definitivamente. Siracusa era, comunque, una città perfettamente protetta tanto che inutilmente contro le sue mura si scagliarono gli attacchi di Imilcone, nel 397. Anche se non profondamente compianto alla sua morte, Dionisio aveva dato origine al secondo periodo aureo di Siracusa. Sotto la sua guida la città era giunta ad una tale potenza da divenire una delle più importanti del mondo occidentale.
 Nessuno come lui, prima di Alessandro il Grande, aveva imperato su possedimenti così vasti. Forte, ricca, popolosa (almeno 200.000 abitanti), sotto Dionisio Siracusa aveva fondato basi navali nel Tirreno, in Magna Grecia, lungo l'Adriatico (Scalato, Ancona, Traù) fino a divenire, dopo la sconfitta di Atene, il maggior centro del Mediterraneo.
 Sebbene non li trattasse con particolare rispetto, il tiranno si circondò di poeti e uomini di cultura. Platone che era stato alla corte di Dionisio, finì con l'annoiare il tiranno che cerco di venderlo come schiavo; e l'avrebbe fatto se il grande filosofo non fosse stato salvato dai suoi amici.
 A Dionisio il vecchio, successe suo figlio che, unitamente allo zio Dione, tentò di dar vita ad una organizzazione politica corrispondente alle idee di Platone. Zio e nipote, mediocri e incerti entrambi diedero origine ad un periodo di guerre e scontri interni che indebolì gravemente la posizione della città, in poco più di un ventennio. Siracusa, rimasta senza guida (Dionisio finì in esilio e Dione assassinato), all'approssimarsi del pencolo cartaginese dovette ricorrere all'aiuto di Timoleonte da Corinto (343) e questi, in una memorabile battaglia sul fiume Krimisos, ad oriente di Segesta, sconfisse l'esercito cartaginese. Nel trattato che seguì si conveniva che i cartaginesi sarebbero rimasti nella Sicilia occidentale ma senza inviare aiuti militari agli altri tiranni. Timoleonte dedicò gli anni che gli rimanevano alla pacificazione interna e alla creazione di stabili rapporti tra le città siculo.
 Durante la sua vita Siracusa conobbe un periodo di saggia democrazia che gli meritò una profonda venerazione da parte del popolo. Alla sua morte, nel 337, ebbe splendida sepoltura in un monumento circondato da un ginnasio a colonne,  ormai scomparso.
 Ma la pace e la prosperità erano destinate a non durare a lungo; seguirono infatti anni di incertezza politica finché, nel 317, non acquistò la supremazia un nuovo tiranno: Agatocle . Costui, brillante condottiero, anche se spietato ed ambizioso, combattè con alterne vicende contro i Cartaginesi: prima forzò il blocco posto dai Cartaginesi a Siracusa, poi spostò addirittura la guerra in Africa settentrionale (310-306 a.C.), infine riuscì a controllare Amilcare giunto ad attaccare l'altipiano dell'Epipoli.
 La sua carriera proseguì con scorrerie e conquiste in Magna Grecia e nell'Italia meridionale; era ormai vecchio e progettava ancora campagne contro gli africani.
Dopo la morte di Agatocle molte guerre locali tormentarono la vita di Siracusa finché, nel 279, la minaccia cartaginese tornò a farsi pressante. Si ricorse allora all'aiuto di Pirro, re dell'Epiro e genero di Agatocle, che stava già combattendo in Italia contro i Romani. Per due anni — dal 278 al 276 — Pirro combattè contro i Cartaginesi con un ingentissimo esercito di cui facevano parte anche gli elefanti indiani e con una flotta come non s'era mai vista prima nel Mediterraneo. Spaventate, le navi di Cartagine lasciarono il Porto Grande senza combattere; le città puniche della Sicilia vennero debellate una ad una, tranne la fortezza di Lilibeo e la città di Messina. Sembrava che i Cartaginesi avrebbero lasciato l'isola definitivamente libera ma, prima che Lilibeo cadesse, Pirro fu richiamato sulla penisola dalla guerra con i Romani. Ciò consentì ai cartaginesi di riconquistare molto di ciò che avevano perduto, senza però intaccare il potere dei siracusani che elessero a loro Capo uno degli ufficiali di Pirro che si erano messi più in luce: Ierone, siracusano, diede inizio al periodo di maggior espansione è ricchezza della città; ma fu anche il suo ultimo splendore.

AGATOCLE

 Nacque a Therma (la città cartaginese sorta sulle rovine di Imera) nel 366 a.C. Una leggenda narra che ad un certo Carcino di Reggio, che viveva a Imera, sotto i Cartaginesi, fu predetta la nascita di un figlio che sarebbe stato il flagello della Sicilia e dei Cartaginesi. Questi, terrorizzato, decise di fare sopprimere il figlio appena nato. Lo salvò la madre affidandolo ad un suo fratello.
Carcino, alcuni anni più tardi, fu colpito dall'eccezionale intelligenza di un bambino settenne e, pensando che anche lui, se fosse stato meno scellerato, avrebbe potuto avere un figlio della stessa età, proruppe in un pianto sincero. La moglie commossa gli confidò che quel fanciullo che lui tanto ammirava, era proprio suo figlio. Carcino, felice, lo abbracciò e nel contempo pensò di portarlo in salvo lontano dai Cartaginesi.
Si trasferì a Siracusa e qui il giovane visse nei più turpi vizi, sostenuto e protetto da Damaso, il più ricco cittadino di Siracusa.
Quando questi morì, Agatocle ne sposò la vedova divenendo a sua volta ricco e potente.
 Proprio perché divenuto potente e pericoloso, fu allontanato dalla città. Vi fece rientro con la forza e assunse i pieni poteri.
 Inferse ai Cartaginesi duri colpi e, per breve tempo, fu anche re dell'Africa. Sottomise tutta la Sicilia, esclusa Agrigento; combattè anche in Italia dove conquistò Crotone, Ela, Ipponio (oggi Vibo Valentia).
 Fece sposare la figlia Lanassa a Pirro, re dell'Epiro.
 Fu avvelenato assieme al figlio che avrebbe dovuto succedergli, dal nipote Arcagato che, comandante dell'esercito, era convinto di dovere essere proprio lui il successore del tiranno.
 In punto di morte però, Agatocle convocò il popolo e dichiarò decaduta la tirannide, mentre veniva gettato nel fuoco, prima di spirare.
Nonostante tutto, Agatocle aveva regnato ben ventotto anni.

   

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La capitale della Magna Grecia di
Roretta Giordano

 
 
 
 
 

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