| ARTISTI IN PERMANENZA

ANTONIO SAPIENZA



Tuccitto e Sapienza con un quadro di Sorano
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Nato
il 1° agosto del 1934 a Siracusa dove vive e lavora al civico 39b di via
Bacchilide. Queste poche righe che mi accingo a scrivere nei confronti
di Antonino Sapienza vogliono essere semplicemente una testimonianza su
taluni aspetti che hanno avvicendato la sua vita, nonché il molto tempo
trascorso con l'amato e compianto Maestro Sorano a cui fu legato da
fraterna e profonda stima e che, a mio avviso, ebbe il merito di
affinare con il suo fascino il germe della sua vergine fantasia. Di
carattere solitario e di indole un pò introversa Antonio Sapienza vive
la sua dimensione artistica appartato nel suo studio senza far rumore:
"Pittore autentico in grado di dare un suo modesto contributo nel campo
delle arti figurative". Uno degli aspetti fondamentali della sua pittura
è la forza evocatrice del colore costruito attraverso uno schema, sotto
certi aspetti istintivo e incontaminato da costrizioni culturali
esterne. L'organizzazione cromatica, effettuata tecnicamente con
pennellate svelte e pastose, percorre la tela secondo una impostazione
di tonalità stridenti, ora aspre e crude ora accese e violente. Tale
modo dell'agire pittorico coinvolge, in maniera scioccante e brutale, lo
spettatore rivelandogli al contempo sensazioni fortemente emotive quasi
di violenta aggressione. La matrice culturale attraverso la quale
l'artista penetra tale dimensione pittorica polarizzata principalmente
sulla violenza psicologica trova il suo modello di riferimento nelle
rivelazioni coloristiche della poetica Fauver. Qui, l'animo del pittore
si esalta in una visione estasiata di profondo godimento. Queste, in
sintesi, le tappe evolutive estese dal punto di vista cronologico e
nelle quali si riflette la sua dimensione evocatrice è, che ora è in
grado di esprimere con ricchezza di linguaggio stilistico rafforzato da
un forte e rinnovato senso del gusto coloristico. Inoltre, il sempre
crescente entusiasmo per l'attività pittorica, ha portato il Sapienza ad
una sempre più viva maturazione delle personalità, facendolo, quasi
fosse la prodezza di un miracolo.
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Ritratto di Giuseppe Sorano |
Volti
pensosi e sguardi pensierosi
L'autentica
peculiarità dell'arte di Antonio Sapienza, un artista poliedrico i cui
interessi spaziano dalla pittura ad olio alla scultura in marmo, erompe
nella figurazione umana, in particolare nei ritratti su tela.
Il suo impegno è rivolto non solo alla riproduzione esteriore del modello,
che lo rende riconoscibile e identificabile, ma anche e soprattutto
all'indagine psicologica che gli permette di coglierne l'indole e gli
stati d'animo. Il massimo della caratterizzazione, oltre che negli
atteggiamenti, si ha nei volti e negli sguardi dei soggetti dipinti,
quasi tutti di schietta matrice popolare o d'ambito contadino. Sono
volti ora di persone care fissate nella memoria, ora volti fuggevoli di
gente comune incontrata per caso. Sono in gran parte visi di persone
sconosciute allo spettatore, ma che per la loro storia vissuta gli danno
l'impressione di averli già visti.
Al vecchio motto latino Primum vivere deinde philosophari, Sapienza
ne contrappone uno proprio, Filosofare per vivere, chiedersi cioè
il perché del proprio status sociale, della propria condizione umana
che, specie all'uomo del Sud, appare inspiegabile. Per convincersene
basta posare l'attenzione su quegli sguardi pensierosi e su quei volti
pensosi, meditabondi e provati dalle privazioni. Sono creature dominate
dal dubbio, rappresentate in gran parte con le mani sotto il mento o a
reggersi la fronte nell'atto di trovare risposte alle contraddizioni del
momento.
La diffìcile situazione che vivono emerge dagli accostamenti cromatici di
derivazione fauvistica. La campitura spesso si risolve in un contrasto
di colori caldi e freddi, nell'annullamento della profondità prospettica
e nella creazione di spazi irreali. Tutto è affidato al colore puro e
intenso, alle pennellate libere e pastose.
Ma più che dalla tecnica, Sapienza si lascia trasportare dai sentimenti,
per questo le sue figure umane sono più sentite che illustrate, più
interpretate che delineate.
Focalizzando, infatti, i particolari dei volti a discapito di
quelli secondari del resto del corpo, il nostro fa sì che
l'interpretazione soggettiva prevalga sulla rappresentazione oggettiva.
Vengono così dipinti volti che rivelano la triste condizione dell'animo
di tanti dei nostri conterranei privi di certezze, emarginati e immersi
nella sicilitudine denun- ciata più volte da Gesualdo Bufalino.
Quella di Sapienza è una pittura a sfondo esistenziale, meno drammatica di
quella espressionistica, una pittura supportata da uno stile che
disdegna gli estetismi accattivanti e le affettazioni, uno stile solo
apparentemente semplice, in realtà talmente espressivo da rappresentarci
la personalità e quelle sfumature dell'anima che ci fan:no riflettere
sulle lacerazioni del nostro tempo e sulle temperie esistenziali della
nostra gente. Ci pare questa una delle chiavi di lettura per comprendere
le figure umane di Antonio Sapienza e per instaurare con i suoi
personaggi un dialogo alla ricerca di quella soluzione che sembrano
anelare. Non può mancare un breve cenno sui nudi femminili abbastanza
presenti nel singolare itinerario di questo pittore, umile per natura e
modesto per scelta personale, un artista che opera lontano dai clamori e
dai riflettori nel suo studio di via Bacchilidè a Siracusa.
Della donna, Sapienza non rappresenta la bellezza canonica - o la
grazia. La donna nuda e distesa in attesa dell'amore e la verginella
dignitosamente acconciata hanno la stessa fisionomia. Esprimono entrambe
il distacco dal mondo e dal tempo, sono entrambe figure smarrite. Nei
loro occhi neri, fissi e dilatati, mostrano l'indecisione sulla scelta
della loro carnalità o l'attesa vana di qualcosa o di qualcuno che
riscatti la propria condizione di donna?
Sicuramente sono figure statiche, dai volti severi e dagli sguardi
malinconici, caratterizzate dalla mancanza: mancanza di ammiccamenti
erotici e di provocazione, mancanza di sensualità e di seduzione,
mancanza di passione e di calda avvenenza, mancanza di gioia di vivere
ma, per fortuna, anche di disperazione. I nudi femminili di Sapienza
esprimono una denuncia? Per l'autore sono forse un enigma da
rappresentare e non da svelare. Ai visitatori della mostra decifrarne il
messaggio.
Carmelo Tuccitto

Un raggio di luce sulla
quotidianità
Antonino
Sapienza è l'ultimo pittore siracusano di una lunga e prestigiosa
schiera di artisti naif, maestri del colore che con semplicità
stilistica e genuinità espressiva raccontano lo scorrere del tempo di
creature umili e sagge. Nella dimensione pittorica di Sapienza c'è il
racconto delle consuetudini, dei ritmi lenti e sani di una civiltà ormai
in declino, quella dei valori morali e del rispetto della persona umana.
Lontano da ogni clamore, con fare spontaneo, rispondendo all'intimo
impulso creativo realizza piccoli paesaggi, quasi delle miniature con
sfumature leggere che danno profondità alla natura . L'artista non si
perde nei dettagli descrittivi, preferisce curare la visione d'insieme
che cattura con l'omogeneità cromatica, con quell' abbinamento
luce-colore che si fa pulviscolo leggero. Nei ritratti, vere icone di un
film cittadino animato da figure emblematiche, offre alla nostra
attenzione personaggi di grande umanità, pittori e poeti sognatori oltre
ogni misura.
Giuseppe Sorano e Giuseppe Capodieci, Pippo Betta e Michele Golino, sono
solo alcune delle affinità elettive che con espressione viva riempiono
il suo spazio pittorico. Al loro stile Sapienza si sente intimamente
legato e non solo al codice della figurazione e della costruzione
pittorica ma anche alla loro onestà morale, alla loro regola di vita
basata sul rispetto e la promozione dell'uomo. Di Sorano ha preso la
pennellata pastosa, ricca di colore e di luce, viva di un'energia che si
sviluppa su linee dinamiche di derivazione futurista. Di Capodieci ha
ereditato l'estrosità e quel sistema sottile di abbinare la vita e la
morte, la gioia e il dolore in un'unica strutturazione iconica.
All'ammirazione per Pippo Betta appartiene quella voglia di incidere, di
contrassegnare, di marcare le figure, gli oggetti, la natura, così da
averne immagini nitide, distinte dal contesto.
Negli ultimi tempi, attraverso l'esercizio della scultura, ha
approfondito lo studio di quegli aspetti volumetrici che conferiscono
forza plastica sia ai paesaggi che ai ritrattI. Gli elementi compositivi,
attraverso rotondità dai chiaroscuri morbidi, emergono dal fondale
pittorico e si stagliano nel primo piano come a sfiorare la realtà.
Sapienza in tal modo fa del piano pittorico un luogo di convergenza tra
gli elementi della finzione artistica e quelli della realtà quotidiana.
Si direbbe che egli attraversi con disinvoltura tale luogo, passando
dalla vita presente al sogno pittorico con quell' atteggiamento semplice
e sicuro che è tipico dei poeti.
Sapienza porta nello spazio iconico il ritmo sereno della sua esistenza,
allo stesso tempo conduce nella realtà quotidiana quella purezza,
quella bellezza che scorre nel pennello.
Paolo Giansiracusa
La materia scultorea in Antonio Sapienza
Il
materiale .quasi sempre marmoreo, presenzia l'intervento tecnico e di
pensiero di Antonio Sapienza, i! quale sembra testimoniare con le sue
opere un riverente rispetto per la risorsa naturale -quasi fosse "dono"
a lui- .Rispetto alta quale, egli. piuttosto che operane con forza per
imporvi un compiesse ideativo personale, sembra "lasciar essere" che il
marmo esprima da sé . grazie al suo delicato ed insostituibile
intervento, un contenuto specifico, per lo più umano, di tipo
ritrattistico in Padre Pio (1) e (2) o concettuale in La coppia.
Adolescenza, Pensatrice, o religioso in Volto di Cristo, Redentore e
Madonna. Nette sue opere Sa sostanza materiale sembra essere
inesorabilmente congiunta ad una forma interna, alla quale l'autore
consente di venire alla superfice, in accennate forme umane, quasi ad
esprimere , nel contempo, la levità e la precarietà delle nostre
esistenze umane. Lo scultore siracusano realizza, utilizzando la materia
scultorea , la sua esperienza di uomo-artista, in un processo profondo
di compenetrazione dell'umano con il naturale. entro una sfera di
originarietà e primitività , portatrice di ancestrali ed archetipi
valori umani.
Concetta Pistritto
Sapienza
e il sogno d'arte Fu
proprio un anno fa, tempo natalizio, quando, casualmente parlai con
Francesco Nania di Antonino Sapienza, pittore e scultore carico di
riserbo e ritrosia. Nania, con squisita sensibilità, colse l'amarezza di
quest'uomo, avvolto dal gelo dell'altrui indifferenza, riluttante a
romperlo a forza con la sua arte valida e vera. Nania titolò quella
conversazione con eleganza appropriata: La solitudine di Antonino
Sapienza, cogliendone l'urto della sua modestia con l'anacronistico
sguaiato protagonismo dilagante. La cultura affascina Nania come me:
quel quadretto di Sapienza risultò una pennellata ... della penna! Oggi,
questa miniatura torna a risaltare un altro aspetto dell'arte di
Antonino Sapienza: la scultura. Da un masso marmoreo, Sapienza ha
sbozzato la eburnea figura di un patriarca che, io credo, voglia
esprimere l'inconscio suo rimpianto della vita nobile di un tempo
antico. L'immagine scultorea - cranio totalmente calvo, occhi chiusi,
barba fluente sotto labbra imbronciate - a me sembra voglia mostrare il
rifiuto deciso della modernità mortificante. Non ho ardito chiedere a
Sapienza se è azzardata la mia impressione, ma sono certo che lui
continua a vivere, nella solitudine, col suo sogno d'arte genuina.
PieroFillioley |