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MARCHESI SALVATORE
Parma
1852 - 1926
Poco considerato dalla critica moderna fino alla
recente mostra delle sue opere e di quelle diello zio Luigi, del 1998,
l’artista, sebbene di origine parmense, si può annoverare tra i
protagonisti del panorama artistico siciliano a cavallo tra Ottocento e
Novecento. Nipote di Luigi, anche lui pittore d’interni, nacque e si
formò studiando paesaggio con Giulio Carmignani presso l’accademia di
quella città. Si distinse fin dall’inizio della sua attività per la
pittura di interni e di cortili, riprendendo la maniera dello zio. Nel
1870 con una delle sue prime significative opere, un cortile nel già
convento di S. Giovanni (Parma, Galleria Nazionale) e con altre
vedute, alla Prima Esposizione Nazionale di Belle Arti tenutasi a Parma
nel 1870. A questa seguirono una lunga serie di mostre, organizzate
dalle varie Società Promotrici italiane, alle quali Marchesi non mancò
di presenziare con sue opere. Contemporaneamente alla carriera di
artista, intraprese e portò avanti con discrete gratificazioni quella di
insegnante. Ottenuta la cattedra di prospettiva ed elementi di
Architettura presso il Regio Istituto d’arte di Palermo, nel 1886 si
trasferì nel capoluogo isolano , entrando a far parte attivamente
dell’ambiente artistico e culturale dell’epoca.
Socio del circolo artisti di quella città, prese
parte a quasi tutte le esposizioni locali, con opere che ritraevano
squarci di monumenti arabi normanni e suggestivi interni chiesastici. Da
questi dipinti del periodo palermitano, che segnano la raggiunta
maturità dell’artista, emergono in maniera evidente le caratteristiche
salienti della sua produzione: il preciso e rigoroso studio prospettico,
l’analisi minuziosa dei particolari, l’assoluta conoscenza dei valori
pittorici della luce e del colore. Si nota inoltre, soprattutto nelle
numerose vedute del coro della Gancia di Palermo, un gusto particolare
nell’inquadratura, del taglio compositivo e dell’impostazione del
soggetto. Nell’ultima fase della sua attività il suo linguaggio
pittorico, suggestionato dagli esempi siciliani di Lojacono e De Maria
Bergler, evolve verso una maggiore fluidità e rapidità impressionistica,
accentuate da tocchi vibranti di colore intrisi di luce.
Nel suo soggiorno a Roma, dipinse: vedute del Foro
e della campagna romana, Chiostro di S. Paolo, Villa d’Este, Tivoli
e S. Maria del Popolo.
S.
Marchesi ha insegnato all'Istituto BB.AA. di Palermo dal 1886 al 1912 .
Dal sito
www.fondazionebancodisicilia.it riportiamo in parte :
" le sue vedute di interni chiesastici in genere medioevali ripresero un
genere ampiamente diffuso in ambito romantico soprattutto dagli artisti
viaggiatori " .
Salvatore Marchesi e lo zio Luigi Marchesi erano soprannominati i magici
"
pittori della sacrestie"
Dal
sito
www.mondopiccolofontanelle.it si riporta parzialmente :
" Una parte considerevole, anche se non esclusiva, delle tele di
entrambi i
Marchesi ha un soggetto inusuale anche per degli artisti di interni come
essi furono ai massimi livelli: le sacrestie e, accanto ad esse, gli
scorci
di cappelle e navate di antiche chiese, animate da sacerdoti, monaci,
chierichetti, sacrestani e fedeli, fissati nelle tele in situazioni
inconsuete. Di questi ambienti, dove sfarzo e polvere spesso si
coniugano,
Luigi e soprattutto Salvatore Marchesi amano cogliere la quotidianità al
di
fuori delle cerimonie sacre. C'è il vecchio prete che stampa le ostie,
un
giovane cantore che vocalizza solitario, sugli antichi corali, il
chierichetto costretto a togliere da un antico tappeto le gocce di cera
incautamente fatte cadere, il ragazzino arrampicato a spolverare un
Cristo,
la giovane donna prostrata ai piedi dell'altare a supplicare il perdono
divino, sino ad un monaco riverso ai piedi di un pozzo, forse al termine
di
una robusta libagione o al suo confratello che si occupa delle verzure
che
prosperano all'interno di un chiostro assolato. Atmosfere sospese che
entrambi gli artisti colgono in momenti particolari di luce, attenti a
rendere tensioni e silenzi dove grandi architetture limitano e filtrano
la
potenza del sole mediterraneo. Quelle di Luigi e Salvatore Marchesi
sono,
pur nella specificità di ciascuna personalità artistica, stupende pagine
d'arte e, insieme, di costume, spesso documenti sopravvissuti a
ricordarci
monumenti oggi scomparsi o deturpati irrimediabilmente. E attraverso la
prospettiva e la luce zio e nipote raggiungono livelli che trovano pochi
confronti nella pittura di interni dell'Ottocento......
Salvatore Marchesi (1852 - 1926), ad undici anni è già allievo di Guido
Carmignani al Corso di Paesaggio all'Accademia di Parma; subito entra
nel
circuito degli artisti affermati: la consacrazione avviene quando alcune
sue
opere sono esposte nella Pinacoteca Pubblica di Parma. Nel 1871 affianca
il
Dalla Rosa all'Università di Roma nell'insegnamento di Geometria
proiettica
e descrittiva: gli studi di prospettiva lo portano alla pubblicazione
anche
di due trattati sull'argomento. Espone intanto a Brera,
a Firenze e a Bologna ma anche a Parigi. Sue opere vengono acquistate
dalla
Real casa e entrano nel patrimonio delle principali gallerie d'arte
moderna
e musei (Roma, Milano, Torino, Piacenza, Brescia, Trieste, Parma,
Agrigento,
Palermo.). Dal 1886 insegna all'Accademia di Belle Arti di Palermo e nel
capoluogo siciliano resta per 36 anni, tornando a Parma solo nel
1922....."
Degna
di menzione la Mostra Retrospettiva presso la Fondazione Cassa di
Risparmio di Parma
Bibliografia :
-Catalogo della mostra su Salvatore e Luigi Marchesi(Parma,Fondazione
Cassa di Risp.,1998).
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Auto-Ritratto di Luigi Marchesi(Parma,1827 -
1862) |
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