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Buona sera e
benvenuti all’inaugurazione di questa mostra intitolata “Eclettismo e
Psiche” che vede protagoniste due giovani artiste siracusane: Fabrizia
Bella e Germana Falco Scampitilla. Eclettismo e Psiche sono due termini
che sintetizzano la versatilità di entrambe, l’eterogeneità delle
espressioni figurative, decorative e fotografiche delle loro opere. La
psiche gioca molto nella bambolina di Germana e in generale anche nelle
altre sue opere. Ma anche in quelle di Fabrizia il ruolo della mente e
del pensiero è determinante; c’è nelle sue creazioni il desiderio
dell’altra persona, della relazione d’amore. Non è questa la prima
mostra. Né per l’una né per l’altra. E’ la prima che espongono insieme.
Seguendo questo percorso espositivo di stasera cercheremo di intuire
qual è la Weltanschauung delle due pittrici.
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Fabrizia Bella
è nata ad Augusta il 22/11/81 ma vive a Siracusa dove ha frequentato
l'Istituto d'Arte. E’ iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università degli studi di Catania, al corso di Laurea in Lettere
con indirizzo artistico. Si è specializzata in Iconografia bizantina.
Personalità versatile, si diletta ad allestire piccole mostre personali
e collettive e a creare scenografie teatrali.
Ne “La sensibilità” (2001) rivisita in chiave moderna la figura della
Madonna, vista non tanto come personaggio storico o religioso quanto
piuttosto come una donna del nostro tempo. L’influenza degli studi sulla
tradizione pittorica e iconografica bizantina si evidenzia nelle linee
del naso e nell’ovale del viso.
Interessante è la raffigurazione di geometrie
oniriche presenti nella trilogia “R.F.A.” (2005) ,che danno la
possibilità a chi osserva di comporre le figure come meglio crede.
Ispirata e dedicata all’amicizia, quest’opera è realizzata con tempere,
acquerelli e impreziosita da decorazioni d’oro. C’è il ricorso visivo
alla parola. E’ una sorta di poesia.
Fabrizia predilige il tema della
figura femminile. Rappresenta corpi stilizzati dai volti regolari che si
muovono leggeri, liberi e sensuali, inseriti in contesti e in paesaggi
spesso improbabili, con i quali la componente umana è quasi sempre in
contrasto. “Abbraccio” (2004), realizzata con tempere e carta impastata
con acqua e colla – tecnica che l’artista usa per creare movimento - ,
“Senza titolo” (2003) e “Fondere una vita” (2004) sono opere che
lasciano emergere questa adesione al mondo umano, affascinante.
Una particolare attenzione l’artista riserva alla tecnica del collage.
Le due tele, entrambe del 2005, sono come un sipario aperto sul teatro
della vita. Campeggiano immagini e volti che come i pensieri umani
esprimono lo scorrere del tempo, e vanno avanti e indietro, attraverso
dei flashback. Il primo è un quadro nel quadro. Fabrizia ha inserito in
una nuova tela disegni suoi, realizzati tempo fa, e in un movimento
continuo lascia spazio all’osservatore di cogliere un particolare
piuttosto che un altro, come se chi guarda avesse un ruolo attivo nella
realizzazione dell’opera. Nel secondo ha quasi realizzato uno studio
anatomico. Decisamente diversi, a carattere fumettistico, sono “Senza
titolo” (2003) e “Donna lupo” (2003), realizzati con la tecnica del
carboncino.
I temi cari a Fabrizia sono anche il leit-motiv delle scenografie che ha
realizzato per un premio letterario e che qui vediamo esposte solo in
parte, per ragioni di spazio.
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Germana Falco Scampitilla
nasce a Siracusa nel gennaio del 1979. Coltiva sin da piccola, grazie
all’incoraggiamento della madre, la sua passione per il colore e le
forme. Ha conseguito il Diploma Accademico presso l’Accademia di Belle
Arti di Catania – discutendo una tesi sulla fotografia – . Si è poi
iscritta a un corso di specializzazione in grafica progettuale, studi
che presto concluderà. Collabora come fotoreporter con i settimanali
“Diario” e “Pollice Verso”. Nelle sue opere vi è una continua ricerca
dell’essenziale e del semplice. Gli stimoli che Germana riceve dalla
realtà che la circonda sono espressi in modo personale. Sono mondi e
visioni che riporta sulla tela, quasi per ridargli una realtà. Coglie
l’attimo e dà senso al colore, alle linee. Sente il bisogno di fermare
il movimento, rendendolo eterno. E del resto è quello che rende con gli
scatti fotografici, ma non solo. Mi vengono in mente le gru di un
quadro che conosco ma che non è tra quelli esposti qui.
L’essenziale e il semplice si coglie nella “Bambolina”, un’installazione
che è una forma di denuncia contro la bellezza a tutti i costi,
contro le correzioni e le modificazioni corporee “di massa”. I seni
enormi della bambolina testimoniano l’eccessivo uso che si fa del
silicone. L’artista non condivide l’ idea corrente di volersi accettare
solo entro alcuni canoni. Non condivide la necessità di cambiare per
ritrovare se stessi. E allora gioca, decontestualizza gli oggetti di uso
comune – per esempio l’imbuto – per ridargli un altro significato,
tipico del suo mondo immaginario, con risultati a volte trash.
La “Bambolina” accompagna da qualche tempo Germana. Ogni volta che la
espone le fa fare una cosa diversa. E’ stata in mostra alla Gazza Ladra,
all’Accademia di Belle Arti “Mario Minniti”, in via Malta, alla galleria
Montevergini, alla galleria Profili Arte Contemporanea, al cinema
Salamandra. Stasera è intenta ad ascoltare un cd. Germana insegue la
semplicità, ma sempre alla ricerca di se stessa e del suo stile. Insieme
a questa installazione ha voluto esporre quadri e fotografie. In “Suoni
metropolitani” è centrale la presenza del pubblico in primo piano. Le
linee emergono, i disegni prendono forma. Sono tessere di puzzle che si
compongono, con la tecnica del decostruttivismo. Questo pubblico che è
in ascolto, forse di un concerto, rappresenta una sinestesia, un modo di
percepire la realtà attraverso i diversi sensi. Ha usato colori ad olio,
alkidico e segatura, privilegiando colori timbrici non tonali, notturni.
La stessa tecnica di tessere che si compongono e si ricompongono è
presente nella tela “Sguardo egiziano”. E’ un puzzle; tutte le tessere
sono al loro posto e creano il risultato finale.
La fotografia è un altro mezzo d’espressione
che la Falco utilizza. I suoi temi preferiti sono i nudi, i ritratti, ma
anche l’intera visione del mondo colto attraverso il mezzo che ella
sente come se fosse il suo vero occhio. Come fotoreporter cerca di
trasmettere la sua arte anche nella fotografia di reportage urbano. Qui
sono esposti alcuni scatti esemplificativi del suo modo di interpretare
la vita. Lascio a voi la visione…
Donatella Guarino
donatellaguarino@tin.it
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