“Eclettismo e Psiche”
 Fabrizia Bella e Germana Falco Scampitilla
dal 10 al 20 giugno 2006

 Presentazione della Mostra
di 
Donatella Guarino

 

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Buona sera e benvenuti all’inaugurazione di questa mostra intitolata “Eclettismo e Psiche” che vede protagoniste due giovani artiste siracusane: Fabrizia Bella e Germana Falco Scampitilla. Eclettismo e Psiche sono due termini che sintetizzano la versatilità di entrambe, l’eterogeneità delle espressioni figurative, decorative e fotografiche delle loro opere. La psiche gioca molto  nella bambolina di Germana e in generale anche nelle altre sue opere. Ma anche in quelle di Fabrizia il ruolo della mente e del pensiero è determinante; c’è nelle sue creazioni il desiderio dell’altra persona, della relazione d’amore. Non è questa la prima mostra. Né per l’una né per l’altra. E’ la prima che espongono insieme. Seguendo questo percorso espositivo di stasera cercheremo di intuire qual è la Weltanschauung delle due pittrici.

 

Fabrizia Bella è nata ad Augusta il 22/11/81 ma vive a Siracusa dove ha frequentato l'Istituto d'Arte. E’ iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Catania, al corso di Laurea in Lettere con indirizzo artistico. Si è specializzata in Iconografia bizantina. Personalità versatile, si diletta ad allestire piccole mostre personali e collettive e a creare scenografie teatrali.
Ne “La sensibilità” (2001) rivisita in chiave moderna la figura della Madonna, vista non tanto come personaggio storico o religioso quanto piuttosto come una donna del nostro tempo. L’influenza degli studi sulla tradizione pittorica e iconografica bizantina si evidenzia nelle linee del naso e nell’ovale del viso.
Interessante è la raffigurazione di geometrie oniriche presenti nella trilogia “R.F.A.”        (2005) ,che danno la possibilità a chi osserva  di comporre le figure come meglio crede. Ispirata e dedicata all’amicizia, quest’opera è realizzata con tempere, acquerelli e impreziosita da decorazioni d’oro. C’è il ricorso visivo alla parola. E’ una sorta di poesia.
Fabrizia predilige il tema della figura femminile. Rappresenta corpi stilizzati dai volti regolari che si muovono leggeri, liberi e sensuali, inseriti in contesti e in paesaggi spesso improbabili, con i quali la componente umana è quasi sempre in contrasto. “Abbraccio” (2004), realizzata con tempere e carta impastata con acqua e colla – tecnica che l’artista usa per creare movimento - , “Senza titolo” (2003) e “Fondere una vita” (2004) sono opere che lasciano emergere questa adesione al mondo umano, affascinante.
Una particolare attenzione l’artista riserva alla tecnica del collage.  Le due tele, entrambe del 2005, sono come un sipario aperto sul teatro della vita. Campeggiano immagini e volti che come i pensieri umani esprimono lo scorrere del tempo, e vanno avanti e indietro, attraverso dei flashback. Il primo è un quadro nel quadro. Fabrizia ha inserito in una nuova tela disegni suoi, realizzati tempo fa, e in un movimento continuo lascia spazio all’osservatore di cogliere un particolare piuttosto che un altro, come se chi guarda avesse un ruolo attivo nella realizzazione dell’opera. Nel secondo ha quasi realizzato uno studio anatomico. Decisamente diversi, a carattere fumettistico, sono “Senza titolo” (2003) e “Donna lupo” (2003), realizzati con la tecnica del carboncino.
I temi cari a Fabrizia sono anche il leit-motiv delle scenografie che ha realizzato per un premio letterario e che qui vediamo esposte solo in parte, per ragioni di spazio.

 

Germana Falco Scampitilla nasce a Siracusa nel gennaio del 1979. Coltiva sin da piccola, grazie all’incoraggiamento della madre, la sua passione per il colore e le forme. Ha conseguito il Diploma Accademico presso l’Accademia di Belle Arti di  Catania – discutendo una tesi sulla fotografia – . Si è poi iscritta a un corso di specializzazione in grafica progettuale, studi che presto concluderà. Collabora come fotoreporter con i settimanali “Diario” e “Pollice Verso”. Nelle sue opere vi è una continua ricerca dell’essenziale e del semplice. Gli stimoli che Germana riceve dalla realtà che la circonda sono espressi in modo personale. Sono mondi e visioni che riporta sulla tela, quasi per ridargli una realtà. Coglie l’attimo e dà senso al colore, alle linee. Sente il bisogno di fermare il movimento, rendendolo eterno. E del resto è quello che rende con gli scatti fotografici, ma non solo.  Mi vengono in mente le gru di un quadro che conosco ma che non è tra quelli esposti qui.
L’essenziale e il semplice si coglie nella “Bambolina”, un’installazione che è una forma di denuncia contro la bellezza a tutti i costi,  contro le correzioni e le modificazioni corporee “di massa”. I seni enormi della bambolina testimoniano l’eccessivo uso che si fa del silicone. L’artista non condivide l’ idea corrente di volersi accettare solo entro alcuni canoni. Non condivide la necessità di cambiare per ritrovare se stessi. E allora gioca, decontestualizza gli oggetti di uso comune – per esempio l’imbuto – per ridargli un altro significato, tipico del suo mondo immaginario, con risultati a volte trash.
La “Bambolina” accompagna da qualche tempo Germana. Ogni volta che la espone le fa fare una cosa diversa. E’ stata in mostra alla Gazza Ladra, all’Accademia di Belle Arti “Mario Minniti”, in via Malta, alla galleria Montevergini, alla galleria Profili Arte Contemporanea, al cinema Salamandra.  Stasera è intenta ad ascoltare un cd. Germana insegue la semplicità, ma sempre alla ricerca di se stessa e del suo stile. Insieme a questa installazione ha voluto esporre quadri e fotografie. In “Suoni metropolitani” è centrale la presenza del pubblico in primo piano. Le linee emergono, i disegni prendono forma. Sono tessere di puzzle che si compongono, con la tecnica del decostruttivismo. Questo pubblico che è in ascolto, forse di un concerto, rappresenta una sinestesia, un modo di percepire la realtà attraverso i diversi sensi. Ha usato colori ad olio, alkidico e segatura, privilegiando colori timbrici non tonali, notturni. La stessa tecnica di tessere che si compongono e si ricompongono è presente nella tela “Sguardo egiziano”. E’ un puzzle; tutte le tessere sono al loro posto e creano il risultato finale.
La fotografia è un altro mezzo d’espressione che la Falco utilizza. I suoi temi preferiti sono i nudi, i ritratti, ma anche l’intera visione del mondo colto attraverso il mezzo che ella sente come se fosse il suo vero occhio. Come fotoreporter cerca di trasmettere la sua arte anche nella fotografia di reportage urbano. Qui sono esposti alcuni scatti esemplificativi del suo modo di interpretare la vita. Lascio a voi la visione…
 

Donatella Guarino

donatellaguarino@tin.it