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IL MANOSCRITTO
La lista degli autografi eccellenti della Biblioteca Riccardiana si
arricchisce ulteriormente grazie al riconoscimento della mano di Piero
della Francesca nel manoscritto Riccardiano 106, che contiene un
cospicuo corpus di trattati di Archimede contrassegnati da rubriche: De
Sphaera et cilindro. (Libro I cc. Ir -29v, Libro II. cc. 10-17), Circuli
dimensio (cc,17v-18v), 1a c. 19 è bianca, De conoidalibus et sferoidibus
fìguris (cc. 30r - 5Iv), Archimedis inventa circa elicas hoc est
spirales lineas et spatia dìctis lìneis contenta (cc. 52r-65r).
Archimedis Planorum aeque ponderantium inventa vel centra gravitatis
planorum, (cc.65-68v), Archimedis de his que aeque ponderarti (cc.69-73),
Archimedis quadratura parabule (cc.73-78), Archimedis tractatus de arene
numero (cc.78-82).
Il testo non è probabilmente quella versione latina approntata da
Guglielmo di Moerbeke che aveva circolato durante il Medioevo e per
tutto il 400. passando nelle mani di grandi architetti come il
Brunelleschi e l'Alberti, bensì la nuova traduzione fatta da Jacopo da
Cremona su incarico del papa Niccolo V intorno al 1450.
La scoperta
11 prof. James Banker. a cui si deve l'attribuzione, aveva già dato la
prima notizia in un articolo comparso sulla rivista specialistica "Burlington
Magazine " della fine dello scorso anno, dal titolo A manuscript of thè
works of Archimedes in thè hand of Piero della Francesca, che gettava
una nuova luce su un codice finora ignorato dalla critica. L'analisi del
duetus grafico, con le caratteristiche particolarità nel tracciato di
certe lettere che rendono riconoscibile una mano, e i paragoni
stringenti con opere riconosciute a Piero, come il Trattato d'abaco Ashb.359
della Biblioteca Laurenziana di Firenze, lasciavano pochi dubbi.
L'apporto di un altro copista è stato riconosciuto in alcune sezioni:
certamente nelle rubriche e nella decorazione di penna è intervenuta
un'altra mano, meno esperta e non sempre corretta anche nella
trascrizione latina dei titoli.
Il manoscritto e le sue vicende: struttura e storia
Non ci sono attualmente notizie sul luogo di produzione del materiale
scrittorio e del supporto cartaceo, in quanto dai repertori non è stata
identificata la filigrana con l'aquila iscritta in un cerchio. Le 82
carte sono numerate con il numeratore meccanico, secondo un uso oggi
riprovevole ma molto in auge all'inizio del "900. la legatura è moderna,
di restauro, in pergamena semirigida, che, a quanto risulta dalla
documentazione di archivio della Biblioteca si deve al legatore Garinei
nel 1843; successivamente Egisto Bruscoli (1890-1904) inserisce
brachette cartacee molto pesanti, riutilizzando la legatura ma ricucendo
in maniera scorretta. Il fascicolo b risulta posposto al e; pertanto le
odierne cc. 20-29, che costituiscono il terzo quinterno, sono da
intendersi come secondo, quindi da collocare in luogo delle attuali cc.
11-19. come conferma la segnatura a registro che contrassegna la prima
metà di ognuno degli 8 fascicoli (1 quinterno privo della I carta. II-
IV quinterni, V sesterno. VI-VII quinterni, Vili sesterno di cui
l'ultima carta è di guardia incollata non numerata). Queste indicazioni,
che spesso scomparivano nella rifilatura e servivano per impedire al
legatore di sbagliare nell'assemblaggio delle carte, che gli pervenivano
sciolte, sono ancora parzialmente visibili negli angoli, consentendo di
controllare, senza possibilità di errore, la composizione originaria.
Successivi interventi del Carabini e di altri, del 1946, 1955 e 1999
sono da considerarsi ininfluenti. E' allo studio la fattibilità di
ripristinare la situazione originaria, senza tuttavia cancellare la
numerazione meccanica, purtroppo indelebile, dal momento che sarà
necessario intervenire per asportare le deleterie brachette. Il taglio
dorato fa pensare ad una destinazione non personale, ma alla possibilità
che il volume fosse poi dedicato (almeno ad un certo momento della sua
storia perché la doratura può essere stata aggiunta) ad un personaggio
di elevata estrazione sociale, forse un principe, forse quel Montefeltro
che tanto amava le scienze. Lo conferma anche la decorazione di penna
che per quanto parca, limitata a lettere rubricate in rosso e azzurro
all'inizio dei paragrafi e filigranate all'inizio dei testi, è piuttosto
accurata ed è stata prevista fino dall'inizio, come dimostra la presenza
delle letterine guida. I motivi decorativi, tracciati in punta di penna,
non si discostano da tipologie usuali (combinazioni di elementi
geometrici, esili fregi di maggiori dimensioni e più complessa la
lettera di e. 52r, mentre la R di e. 65r è stata corretta giustamente in
P): gli explicit sono tracciati con accurato grafismo.
Piero "illustratore" di Archimede
Piero, che cercava alle fonti della sapienza greca le basi della cultura
scientifica oltre che letteraria, conosceva bene Euclide e non
meraviglia, dunque, il suo interesse per Archimede, spinto al punto di
studiarlo in prima persona, esercitandosi nelle dimostrazioni con un
lungo lavoro di disegno. Il manoscritto, conservato da sempre nelle
collezioni dei marchesi Riccardi, getta ulteriore luce sulla sua figura
di studioso, sull'accurata preparazione nelle scienze matematiche, la
base dei suoi studi prospettici, convalidata dai circa 200 disegni,
alcuni dei quali straordinariamente complessi, disseminati nei margini,
che denotano perfezione grafica e sicurezza del tratto. Particolarmente
belle le elaborazioni delle spirali, uno degli argomenti trattati da
Archimede che più affascinarono gli umanisti.
Nella produzione dei manoscritti scientifici la parte grafica, di
indispensabile corredo, era affidata di solito alla mano di un esperto;
in questo caso l'artista indugia a lungo nell'esame del testo, forse
anche integrando o almeno interpretando quella miniera di informazioni e
di spunti che offriva. Solo un'attenta analisi e collazione della
trascrizione e della sua fedeltà alla traduzione di Jacopo da C re mona,
consentirà di stabilire il reale apporto di Piero allo studio di
Archimede, i suoi eventuali interventi, l'entità delle sue possibili
intuizioni e ulteriori progressi e procedimenti sulla base del testo
greco nonché la portata del suo utilizzo nelle realizzazioni pittoriche.
Cronologia di uno studio
Difficile stabilire il momento della stesura, forse nella fase degli
affreschi aretini, quando l'artista si arrovellava sullo studio degli
antichi. Dopo la sezione aurea della Flagellazione di Urbino possiamo
immaginarlo intento alle elaborazioni geometriche che informano le
architetture aretine e le splendide soluzioni delle cupole, dei
baldacchini, delle tende di Costantino o della Madonna di Monterchi.
Appare affascinante l'idea che sia proprio questo il manoscritto di cui
parla Leonardo, rimasto a Borgo San Sepolcro in casa di Piero,
prediletto strumento di studio e di lavoro.
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