IL LIBRO RITROVATO
Archimede e Piero della Francesca
a cura di Salvatore Lacagnina
Montevergini
Galleria Civica d'Arte Contemporanea
21 maggio  20 luglio

 
 
 

IL MANOSCRITTO
La lista degli autografi eccellenti della Biblioteca Riccardiana si arricchisce ulteriormente grazie al riconoscimento della mano di Piero della Francesca nel manoscritto Riccardiano 106, che contiene un cospicuo corpus di trattati di Archimede contrassegnati da rubriche: De Sphaera et cilindro. (Libro I cc. Ir -29v, Libro II. cc. 10-17), Circuli dimensio (cc,17v-18v), 1a c. 19 è bianca, De conoidalibus et sferoidibus fìguris (cc. 30r - 5Iv), Archimedis inventa circa elicas hoc est spirales lineas et spatia dìctis lìneis contenta (cc. 52r-65r). Archimedis Planorum aeque ponderantium inventa vel centra gravitatis planorum, (cc.65-68v), Archimedis de his que aeque ponderarti (cc.69-73), Archimedis quadratura parabule (cc.73-78), Archimedis tractatus de arene numero (cc.78-82).
Il testo non è probabilmente quella versione latina approntata da Guglielmo di Moerbeke che aveva circolato durante il Medioevo e per tutto il 400. passando nelle mani di grandi architetti come il Brunelleschi e l'Alberti, bensì la nuova traduzione fatta da Jacopo da Cremona su incarico del papa Niccolo V intorno al 1450.
La scoperta
11 prof. James Banker. a cui si deve l'attribuzione, aveva già dato la prima notizia in un articolo comparso sulla rivista specialistica "Burlington Magazine " della fine dello scorso anno, dal titolo A manuscript of thè works of Archimedes in thè hand of Piero della Francesca, che gettava una nuova luce su un codice finora ignorato dalla critica. L'analisi del duetus grafico, con le caratteristiche particolarità nel tracciato di certe lettere che rendono riconoscibile una mano, e i paragoni stringenti con opere riconosciute a Piero, come il Trattato d'abaco Ashb.359 della Biblioteca Laurenziana di Firenze, lasciavano pochi dubbi. L'apporto di un altro copista è stato riconosciuto in alcune sezioni: certamente nelle rubriche e nella decorazione di penna è intervenuta un'altra mano, meno esperta e non sempre corretta anche nella trascrizione latina dei titoli.
Il manoscritto e le sue vicende: struttura e storia
Non ci sono attualmente notizie sul luogo di produzione del materiale scrittorio e del supporto cartaceo, in quanto dai repertori non è stata identificata la filigrana con l'aquila iscritta in un cerchio. Le 82 carte sono numerate con il numeratore meccanico, secondo un uso oggi riprovevole ma molto in auge all'inizio del "900. la legatura è moderna, di restauro, in pergamena semirigida, che, a quanto risulta dalla documentazione di archivio della Biblioteca si deve al legatore Garinei nel 1843; successivamente Egisto Bruscoli (1890-1904) inserisce brachette cartacee molto pesanti, riutilizzando la legatura ma ricucendo in maniera scorretta. Il fascicolo b risulta posposto al e; pertanto le odierne cc. 20-29, che costituiscono il terzo quinterno, sono da intendersi come secondo, quindi da collocare in luogo delle attuali cc. 11-19. come conferma la segnatura a registro che contrassegna la prima metà di ognuno degli 8 fascicoli (1 quinterno privo della I carta. II- IV quinterni, V sesterno. VI-VII quinterni, Vili sesterno di cui l'ultima carta è di guardia incollata non numerata). Queste indicazioni, che spesso scomparivano nella rifilatura e servivano per impedire al legatore di sbagliare nell'assemblaggio delle carte, che gli pervenivano sciolte, sono ancora parzialmente visibili negli angoli, consentendo di controllare, senza possibilità di errore, la composizione originaria. Successivi interventi del Carabini e di altri, del 1946, 1955 e 1999 sono da considerarsi ininfluenti. E' allo studio la fattibilità di ripristinare la situazione originaria, senza tuttavia cancellare la numerazione meccanica, purtroppo indelebile, dal momento che sarà necessario intervenire per asportare le deleterie brachette. Il taglio dorato fa pensare ad una destinazione non personale, ma alla possibilità che il volume fosse poi dedicato (almeno ad un certo momento della sua storia perché la doratura può essere stata aggiunta) ad un personaggio di elevata estrazione sociale, forse un principe, forse quel Montefeltro che tanto amava le scienze. Lo conferma anche la decorazione di penna che per quanto parca, limitata a lettere rubricate in rosso e azzurro all'inizio dei paragrafi e filigranate all'inizio dei testi, è piuttosto accurata ed è stata prevista fino dall'inizio, come dimostra la presenza delle letterine guida. I motivi decorativi, tracciati in punta di penna, non si discostano da tipologie usuali (combinazioni di elementi geometrici, esili fregi di maggiori dimensioni e più complessa la lettera di e. 52r, mentre la R di e. 65r è stata corretta giustamente in P): gli explicit sono tracciati con accurato grafismo.
Piero "illustratore" di Archimede
Piero, che cercava alle fonti della sapienza greca le basi della cultura scientifica oltre che letteraria, conosceva bene Euclide e non meraviglia, dunque, il suo interesse per Archimede, spinto al punto di studiarlo in prima persona, esercitandosi nelle dimostrazioni con un lungo lavoro di disegno. Il manoscritto, conservato da sempre nelle collezioni dei marchesi Riccardi, getta ulteriore luce sulla sua figura di studioso, sull'accurata preparazione nelle scienze matematiche, la base dei suoi studi prospettici, convalidata dai circa 200 disegni, alcuni dei quali straordinariamente complessi, disseminati nei margini, che denotano perfezione grafica e sicurezza del tratto. Particolarmente belle le elaborazioni delle spirali, uno degli argomenti trattati da Archimede che più affascinarono gli umanisti.
Nella produzione dei manoscritti scientifici la parte grafica, di indispensabile corredo, era affidata di solito alla mano di un esperto; in questo caso l'artista indugia a lungo nell'esame del testo, forse anche integrando o almeno interpretando quella miniera di informazioni e di spunti che offriva. Solo un'attenta analisi e collazione della trascrizione e della sua fedeltà alla traduzione di Jacopo da C re mona, consentirà di stabilire il reale apporto di Piero allo studio di Archimede, i suoi eventuali interventi, l'entità delle sue possibili intuizioni e ulteriori progressi e procedimenti sulla base del testo greco nonché la portata del suo utilizzo nelle realizzazioni pittoriche.
Cronologia di uno studio
Difficile stabilire il momento della stesura, forse nella fase degli affreschi aretini, quando l'artista si arrovellava sullo studio degli antichi. Dopo la sezione aurea della Flagellazione di Urbino possiamo immaginarlo intento alle elaborazioni geometriche che informano le architetture aretine e le splendide soluzioni delle cupole, dei baldacchini, delle tende di Costantino o della Madonna di Monterchi.
Appare affascinante l'idea che sia proprio questo il manoscritto di cui parla Leonardo, rimasto a Borgo San Sepolcro in casa di Piero, prediletto strumento di studio e di lavoro.