|
La peste del sonno
Innanzitutto il titolo. L'introduzione è uno dei maggiori delitti che uno
scrittore può perpetrare ai danni di un proprio libro. L'autore non dovrebbe
mai suggerire chiavi di lettura. Dovrebbe anzi lasciare che siano i lettori
a cercarsele. Nelle sue postille a Il nome della rosa Umberto Eco ebbe a
scrivere che il titolo è uno dei principali ostacoli alla realizzazione di
questo nobile intento. Un titolo, anche il più lambiccato, è già di per sé
una chiave di lettura. A meno che il titolo anziché chiarire le idee, le
confonda e sia di stimolo al ragionamento. Lo spleen di un titolo scontato e
superficiale come "Biografie di personaggi illustri" non sarebbe stato
certamente un invito a riflettere. Che la "peste del sonno", dunque, dia da
pensare almeno a coloro i quali siano rimasti ancora immuni dal suo
contagio! "Nemo propheta in patria". Mai proverbio fu più icastico per la
città dove tra il 1872 e il 1910 nacquero i protagonisti di questo libro: un
chimico, un fi- sico, uno scultore, un pittore, un chirurgo, un patologo, un
critico letterario, un attore, uno scrittore e una scrittrice. Le vite di
questi dieci personaggi del Nove- cento sono state accomunate da un
singolare destino, che potrebbe essere sintetizzato in quattro punti: sono
nati a Siracusa; si sono affermati lontano dalla Sicilia; hanno meritato la
citazione sui maggiori dizionari enciclopedici italiani; sono stati quasi
dimenticati oggi nella loro terra natale. Quasi tutti, ad esempio, sono
regolarmente presenti sulle pagine del "Lessico Universale Italiano" della
Treccani. Ma questo non è bastato a sottrarli in gran parte
all'insopportabile condanna dell'oblio, rei soltanto di essersi affermati
lontano dall'isola natìa, a Roma, Milano, Firenze o Parigi.
Ma c'è anche qualcos'altro che accomuna le loro biografie. Nelle storie
familiari delle loro profonde radici mediterranee c'è sempre stata
un'improvvisa tempesta, un incendio, un esilio, un naufragio, un viaggio a
Malta, una fuga, una rivoluzione, lo sbarco casuale di un forestiero,
insomma le storie e i miti tradizionalmente legati al mare e a quell'antica
cittadina di mare quale era Siracusa prima che l'età del degrado ne avesse
cancellato suoni, profumi e colori. È la Siracusa di quegli anni che emerge
in maniera apodittica attraverso le vite di questi suoi figli. E sono
soprattutto gli ambienti e le atmosfere di quella Siracusa che finiscono per
diventare inevitabilmente gli elementi co- muni delle dieci biografie.
Un giorno Pirandello scrisse di essere venuto al mondo per caso e paragonò
la sua casuale nascita siciliana all'altrettanto casuale caduta di una
lucciola. Però poi concluse: lo penso... che sarà cosa certa per gli altri
che dovevo nascere là e non altrove e che non potevo nascere dopo ne
prima... Allo stesso modo, di fronte alla sicilianità di personaggi come
Elio Vittorini, Salvo Randone, Laura Di Falco o Francesco Tromba- dori, non
si può fare a meno di ripensare a Pirandello e alle sue parole. Forse era
già scritto da qualche parte che quelle "lucciole" dovevano cadere "là e non
altrove", e non potevano cadere "dopo ne prima".
L'introduzione, come già scrissi, è uno dei maggiori delitti che un autore
può perpetrare ai danni di un proprio libro. Questo delitto lo commisi. Ma
fu inevitabile.
Anselmo Madeddu |