ARTISTI IN PERMANENZA

 

LUCCA VITTORIO

 

 

 

 

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 LUCCA VITTORIO 

 

"In principio fu il colore, e il colore era nella luce; anzi il colore era la luce e tutto Il creato era
colore"

Parafrasando l'inizio del vangelo di Giovanni ci viene più agevole accostarci alla pittura di Vittorio Lucca; ci è più accessibile l'ingresso al mondo cromatico e culturale di questo pittore siciliano che nel colore ha trovato ogni possibile realizzazione formale della natura e dell'opera che l'uomo svolge su di essa.

Tutto è colore per Lucca e la luce stessa, madre e creatrice del colore, non fa altro che togliere i veli che in sua assenza offuscano e coprono le tinte. Provatevi a guardare una campagna o il mare o il cielo: poi chiudete gli occhi e vi resterà i impressione di masse colorate che ondeggiano nella vostra mente oppure di materia impastata con diversi pigmenti cromatici a sostanziare caseggiati rurali, travi in legno, alberi, cespugli e fiori. La vita stessa è nel colore e con la vita anche il lavoro e la fantasia degli uomini.

Tutta l'esperienza pittorica di Vittorio Lucca e i suoi quarant' anni e più di avventura coloristica sono da collocarsi nella dimensione del colore; non è un fatto scontato perché non tutti coloro che dipingono conoscono la materia prima del loro operato, così come non tutti coloro che scrivono versi sono poeti.

Lucca sa come si muove il colore sulla tela, sul legno, sul vetro, o sul rame: lo ha analizzato, scomposto, seguito nei suoi fantastici itinerari molecolari, lo ha impastato e confuso, ne ha capito I intensità, la forza, la vibrazione, il tono, ne ha subito il fascino e la magia fino a scoprire nel colore la vita stessa di ogni creatura.

Per questo nelle sue tele tutto ha vita e pare che un anima sia dentro i paesaggi, uno spirito della vita che aleggi e s innervi in tutte le cose.

La storia della pittura di Lucca è la storia della scoperta continua del colore; i suoi forsennati periodi di attività e le sue lunghe inspiegabili pause (anche di alcuni anni senza toccare mai il pennello) trovano una possibile spiegazione solo se li consideriamo come dei viaggi nei territori del colore: ci sono i momenti di frenetica avventura e i momenti di riposo. Gioca però su tutto un onirico bisogno d' identifìcazione col colore, così come avveniva in Van Gogh e in molti impressionisti o così come poi ebbe a verificarsi nella drammatica pittura degli espressionisti: due facce della stessa medaglia. Lucca parte da questa ambivalenza, da questa incoscia aporia che, quasi illogicamente, guida il suo pensiero, il suo spirito e la sua mano.

Ed ecco passare dai sereni paesaggi dal cromatismo tenue delicato (i colori degli anni cinquanta sono il giallo velato, il marrone delle ocre e delle terre di Siena, i verdi opachi, gli umbratili grigi, tenui rossi, i celesti virginei) ai forti e vividi colori degli anni settanta ottanta dentro una pennellata ampia e densa, fino agli sfavillati  luccichii cromatici degli anni novanta ottenuti con pennellate brevi accostate come un ricamo. L aporia sta proprio nelle ambigue sorger ispirative che alimentano la tensione culturale di Lucca, prima ancora dell' atto pittorico e prima ancora della scelta coloristica.

Perché questa pittura nasce dentro l' artista innanzitutto come istanza culturale. Molti di questi quadri non sono altro che u denuncia della violenza che l'uomo esercita sulla natura (vedi la serie dei paesaggi in cui compaiono pipistrelli, topi, mostri di fantasia Ci girano dentro una giungla di rami scheletrici e di gigantesche foglie oppure, come ho già avuto modo di scrivere in altre occasione, substrato esistenziale di questo messaggio è da individuarsi nel drammatico confronto tra il Bene e il Male; nella acquiescenza del Morte come elemento didattico di catarsi, insegnamento e strada per arrivare alla silenziosità e alla luce serena di altri paesaggi ripresi in piccolo formato " (si vedano a questo proposito tutti quei quadri in cui "la vita è rappresentata dalla pulizia e dalla forza del colore; la morte è configurata col segno contorto di rami e radici di scheletrici alberi anche qui dunque un aporia fra l espressione coloristica, vivida solare, e la metafora sociale cui si rimanda, essenzialmente drammatica).

Se poi a tutto questo aggiungiamo l'ambientazione di questi paesaggi, cioè la Sicilia con la sua forte solarità, i suoi accesi colori, violenza e l'abbaglio dei rossi, dei verdi, dei gialli e dei blu - fondamentali quattro colori del paesaggio siciliano - se aggiungiamo ancora il raffinatissimo gusto estetico che consente a Lucca di ritaglio l'angolazione naturalisticamente più interessante a ritrarre la materia come fosse la pelle della terra, gravida di toni, di sfumature e variazioni, appare allora più chiara la dimensione culturale e artistica del pittore siracusano.

E appaiono chiare ed evidenti le varie fasi che ha attraversato l'artista; i rimandi e i richiami delle varie scuole che hanno attraversato il novecento europeo: dall'espressionismo all' informale, attraverso il fauvismo e il cubismo, fino a raggiungere oggi una visione del tutto personale dell'arte e della pittura. E' la visione di una coloristica totalizzante, onnicomprensiva, dove non c è posto per la figura umana forse non ci sarà più posto neanche per quell' esigenza culturale che avevamo sopra accennato: tutto il creato pare che si abbandoni all'anima del colore stesso che torna alla sua funzione generatrice a ogni possibile universo. (Corrado Di Pietro)