Organizzazione Galleria Roma  via Maestranza 110  Siracusa

 

Orario mostra
Tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 20
 

 |Gianfranco Bevilacqua | Pippo Giardina| Pagina Iniziale  | Foto Mostra |Galleria Roma |


NELLO BENINTENDE
 


Il primo di questi tre artisti è legato all’aria. Un alito d’aria, un battito d’ali, una leggiadria di forme, una serena armonia di linee, un’emozione eterea; così ci appaiono le sculture di Nello Benintende. E così, sospese tra l’aria e la terra, attraversate dalla luce che evidenzia la materia, ogni scultura ci racconta di un’arditezza di pensiero e di stile che avevamo dimenticato nel groviglio delle forme astratte e prive di senso, nel buio d’un pensiero senza emozioni.
Il Mito, come ce lo racconta Benintende, ha tratti umani e spesso caratteristiche morali: Narciso che si specchia lo vediamo come un mezzo busto ribaltato e ci sembra di individuare in questa forma duplice e simmetrica l’ambivalenza stessa della natura umana, tesa fra gli opposti punti focali: bene e male, amore e odio, vanità e trascuratezza, bellezza e bruttezza.
Eos , il Ratto di Europa, Filemone e Progne, Icaro ed altre sculture si librano nell’aria come strutture in cui la materia si contorce e si flette, gira attorno al vuoto e dà corpo alle forme e si fa messaggio e storia. Qui si racconta di umanissime ambizioni: l’aurora che schiude le porte del giorno (Eos), l’ingenuità di Europa che cedette alle lusinghe del toro-Giove, la salvifica trasformazione di Filomela e Progne in uccelli e la caduta di Icaro nel gorgo stesso della sua superbia.
Benintende sa cogliere la significazione più intima di questi miti, il momento del passaggio fra lo stadio della felicità delle ninfe e dei semidei a quello della loro trasformazione-caduta-morte-rinascita; è questa la metafora della vita stessa in cui il destino gioca in una continua altalena di cadute e di rinascite e ripercorre nell’ambito dell’esperienza individuale la stessa esperienza dell’universo. È la lezione più alta del Mito, il paradigma di tutte le storie, singole e collettive, che fa da modello, ancora oggi, ai desideri e ai sogni più sfrenati dell’uomo.
Questa lezione è più esplicita nelle opere in cui emerge l’ellissi, o dove il disegno si dipana in anelli, ovali, contorcimenti e avvolgimenti di linee che invitano lo spazio a esaltare l’arditezza strutturale. Nell’ovale nascono uomini e uccelli, maternità e forme astratte: forme che rimandano a vari simbolismi. Vale per tutti “Il Ratto di Deianira Il” in cui nell’ovale puoi racchiudere le braccia e la testa dell’uomo nonché le zampe del centauro; tutta la figura è inclusa in linee curve invisibili e pur tuttavia ben presenti nella concezione strutturale; quel centauro è il simbolo stesso dell’uomo che vuole evadere dalla sua natura animalesca, la parte umana è fortemente protesa verso l’alto e sembra uscire dal corpo dell’animale. Eppure tutto rimane chiuso in un involucro invisibile ma resistente. Come non si può pensare alla doppia natura dell’uomo, al dottor Jeckill e a mister Hyde?
Ma anche in Sisifo la lezione di Benintende si fa esplicita: quest’opera, ricavata da un tronco di nespolo di circa 60 cm., ha una forte simbologia che vale la pena di spiegare. Sisifo, come si sa, per avere imprigionato la morte, venne condannato a spingere verso la sommità di un colle un grosso masso, ma, giunto in cima, il masso gli sfuggiva di mano e rotolava verso terra, in eterno. Lo scultore ha reso l’eternità e la montagna con una forma alta, allungata, raffigurante il numero 8, contorto e spiraliforme, sulla cui superficie il possente Sisifo spinge un masso rotondo. Come si sa il numero 8 rappresenta l’infinito e l’eterno e l’uomo-Sisifo spinge in questa strada senza partenze o arrivi, il peso della propria esistenza.
E dal taglio ovale di un tronco d’albero nasce Gea, la madre terra, la natura che ci sostenta e ci governa. Così come in un ovale è racchiusa la danza de “Il Satiro e la Ninfa”, tratteggiata e stilizzata fino a una trasparenza di forme che con la terra hanno solo un piccolo insignificante punto di contatto.
Un discorso a parte merita Proteo, una scultura in gesso patinato in bronzo, alta circa 130 cm e realizzata a tutto tondo, in un groviglio di forme che si fondono in una mostruosa molteplice figura d’uomo e d’animale. Proteo si trasforma in numerose creature orride per spaventare coloro che gli chiedono un vaticinio e Benintende ha dato qui sfogo a tutta la sua geniale inventiva: corpo d’uomo e testa d’uccello rapace, coda di scorpione e gambe di serpente; nella parte bassa del corpo si staglia una testa di pescecane e due grandi ali di pipistrello sollevano Proteo nel cielo come un’aquila che spicchi il volo. Nelle mani porta un lazo raccolto con un cappio roteante teso al lancio verso il malcapitato che osa rivolgergli la parola. La superficie del corpo è resa con un tormentato tessuto squamoso o crespato, ispido al tatto, orripilante all’occhio.
Proteo è il compendio di tutte le nostre più orribili fantasie! La scultura è ardita e slanciata verso l’alto, dinamica e appuntita in ogni sua parte; Benintende coglie l’attimo più terrificante dell’ira di Proteo, il momento del lancio del lazo e della sua più articolata trasformazione; lo sorprende nell’estremo atteggiamento del male, quasi conquistato da quel malefico sembiante che racchiude dentro il corpo squamoso tutte le pulsioni maligne.
Proteo si può considerare la sintesi della visione artistica di Benintende: stilisticamente ripercorre l’esperienza maturata dallo scultore di Buccheri in molti anni di insegnamento e di riflessione sull’arte; dal punto di vista compositivo infatti dobbiamo riconoscere nelle sculture che presentiamo un richiamo di diverse esperienze artistiche del novecento: dal metafisico al surreale, dall’arte povera all’informale; un cammino che ha portato Nello Benintende verso un’originale elaborazione delle sue istanze artistiche, sviluppando forme che giocano con i volumi sempre con estrema felicità stilistica. Di forte suggestione, in questo senso, è la “Cerva di Cerinèo”, realizzata con la struttura metallica di una bicicletta, fortemente armonica e originale nella composizione, così come di moderna concezione è anche Colapesce, realizzata con strisce di metallo colorato fluttuanti come le onde del mare, al quale rimandano.
Dal punto di vista concettuale Benintende si rifà a quel gusto dell’essenziale che lo contraddistingue anche nella vita pratica e a quel sentimento dell’invenzione fantastica che rappresenta la sua cifra più autentica. Egli non è solo uno scultore ma un geniale “inventore” di marchingegni e di attrezzature che gli risolvono tanti piccoli problemi quotidiani; un sapiente conoscitore di tecniche di falegnameria, di idraulica, di elettricità, e di tante altre cose che si possono trovare nel suo laboratorio che somiglia a quello del noto personaggio disneyano Archimede Pitagorico. Forse è proprio questa sapienza tecnica che gli consente di giocare con l’aria più che con la massa materica, dando alle forme delle sue opere quel senso della levità che le rendono ardite e leggere.
Molte di queste sculture, come dicevamo, si appoggiano alla base tramite un solo punto di contatto e si sviluppano nell’aria in una visuale rotatoria e verticale, suggestiva nel continuo cambiamento delle forme tanto che, girandola, ti sembra di vedere una scultura sempre nuova e diversa da quella che avevi ammirato prima. Si tratta di opere spaziali e multidimensionali, generate da un gusto moderno e spigliato, tecnicamente ben realizzate e rese con un equilibrio di masse veramente incredibile.
I materiali utilizzati sono i legni (noce, mogano e pino), il gesso, che poi viene patinato, le lamiere, il marmo e la pietra; materiali consueti nella scultura e pur sempre affascinanti; materiali che abbandonano la loro amorfa esistenza per farsi messaggio e stile di un’arte carica di suggestioni.
Nella ricerca mitologica Nello Benintende ha trovato forti stimoli e appassionate pulsioni; questi hanno sollecitato la sua fantasia, stuzzicato la sua sfida, più delle istanze filosofiche e religiose che motivano le leggende mitiche, più anche del simbolismo che il Mito porta sempre con sé; Benintende si lascia guidare dall’estetica, dalle forme spaziali, dal flusso di vento che attraversa la materia.

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