SALVATORE GURRIERI

 

  

 

 

"RITRATTO DI M." 1994

olio su tela cm 24x17,5

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 

 

   SALVATORE GURRIERI 


Home

 
Siracusa 1937 - Lione 2003

Frequenta la scuola statale d'Arte nella città natale.
Numerosi viaggi in Italia e all'estero (soggiorni a Roma, Firenze, Milano, Parigi).
Ritorna a Firenze dove  rimame fino al 1971.
Durante questo periodo è presente con mostre personali
a Firenze, Modena e Siracusa.
Dal 1972 si trasferisce definitivamente in Francia.
MOSTRE COLLETTIVE
Gaìerie J.C,Lignel
 Inaugurazione ELÀC
Maison de la Radio
38e Salon des Indépendants
«Orizzonte Gioventù»
Image de l'Imaginaire ELÀC
 C.A.C,
Una settimana di cultura Italiana
Art Jonction
 

1974 PARIS
1976 LYON
1976 LYON

1978 PARIS
1978 LYON
1981 MACON
1983 ANNEMASSE
1990 NICE
MOSTRE PERSONALI  
Galene Jean-Charles Lignei
Galerie Jean-Charles Lignei
Gaìerie K
Point W
Galerie K
Centro artistico CAN
Galene K
TJ.A.
Galene ARTO
Galerie K
Galerie Malaval
Galerie Malaval
Espace culturel Jean de Joigny
Galerie Malaval
ARTRIUM -Auditoriuni Lyon
Festivale della Tour de Bassy
Ex Convento del ritiro
(Già sede della Scuola Statale d'Arte)
 
1973 PARIS
1975 PARIS
1975 LYON
1977 ANNEMASSE
1978 LYON
 1978 NERNIEK
1983 LYON
1984 LYON
1984 VIENNE
1985 LYON
1989 LYON
 1992 LYON
1994 JOÌGNY
1995 LYON
1996 LYON
2001 SAINT GENGOUX DE SCISSE
2005 SIRACUSA
 

Salvatore Gurrieri "INQUITITUDINE" 1976 inchiostro e mina di piombo

RICONOSCIMENTI

Socio del «Salon da Sud-Est», quai de Bondy, dal 1989
 Invito d'onore al Salon du Sud-Est Lyon 1989
Iscritto nel catalogo BENEZIT dei pittori
 
Litografie nella Bibliothèque Nationale
Litografie per Graphik International nel 1979
Tre opere per l'Opera di Lyon per i manifesti di Tre opere di Mozart - stagione 85-86
(Le Nozze di Figaro,Mithridate, La Finta Giardiniera)
Litografie per la Società Axone d'IBM nel 1993
 
Sue opere sono state acquistate da collezionisti privati importanti in U.S. A., Germania, Svizzera, Italia, Giappone, Francia e dai seguenti enti pubblici: «Le Conseil Régional», «Città di Lyon», «Museo Paul Diny di Vilefranche» (Lyon).

   Salvatore Gurrieri  "L'ADDIO AL POETA" 1976 inchiostro di china

Salvatore Gurrieri
Dall'astrattismo espressionista al purismo post moderno


Omaggio a un pittore siracusano

L'idea di rendere omaggio a Salvatore Gurrieri, con una mostra che ne ripercorra le tappe espressive, ha trovato il patrocinio e il supporto organizzativo dell'Amministrazione Provinciale di Siracusa. Ciò a dimostrazione di un impegno costante dell'ente, teso a ricostruire le vicende più significative dell'arte europea del Novecento, anche attraverso l'attività degli artisti siracusani più affermati. La mostra di Gurrieri si inquadra, pertanto, in un progetto di conoscenza e valorizzazione delle arti visive dell'età contemporanea che culminerà con la costituzione del Polo Museale d'Arte Moderna e Contemporanea di Siracusa al quale già da tempo si sta lavorando.
Una raccolta sistematica, condotta attraverso donazioni e acquisizioni, offrirà nel tempo uno spaccato puntuale delle arti visive nella provincia aretusea, oltre che una ricognizione completa di tutti quegli artisti di origine siracusana che hanno avuto particolare affermazione in Italia e all'estero. Salvatore Gurrieri è tra questi.

 Salvatore Gurrieri   "AGGLOMERAZIONI" 1962 Olio su tela cm. 50x70


L'esordio artistico

Pittore dai colori solari e dalle linee cristalline, Gurrieri ha saputo portare nelle regioni dell'Europa settentrionale la sua passione incontenibile per il colore acceso, per il segno forte e deciso. In perfetta sintonia con le nuove avanguardie del Novecento, già negli anni Sessanta, manifesta il suo passionale bisogno di dipingere contrapponendosi a quel concettualismo dilagante che aveva portato ad aborrire, quasi a disprezzare, la tela, i colori, i pennelli.
Il suo bisogno viscerale di creare nuove presenze colorate, lo porta a fare della pittura un culto. Egli, infatti, dipinge come un vulcano in piena, facendo leva su una pennellata colta, educata in quella piccola Scuola d'Arte di Siracusa dal passato glorioso ancora ingiustamente misconosciuto. Nella città aretusea, sulla scorta dell'eredità di Ferruccio Ferri, grazie alla lezione pittorica di Angelo Cassia, si impossessò di quella sicurezza compositiva e coloristica che nella serie delle Agglomerazioni emerge con forza.
Irruento e vorticoso il suo pennello scava allora nelle pieghe della materia; prima la lacera, poi la ricompone ridandole solidità e volume. Taglia i piani con segno indagatore, apre la materia rivoltandola verso la luce ed essa prende consistenza, respira, palpita come le masse vive di un germoglio ancestrale.
Come viscere agitate, come radici tentacolari, i volumi fusiformi si annodano in un abbraccio che ha grumi saturi di colore e orditure leggere come filate di seta dorata.
Francis Bacon sembra essere il modello ispiratore, ma dell'artista irlandese Gurrieri non riporta il senso tragico della morte e del disfacimento della carne. Il pittore siracusano ha una solarità interiore che lo porta a dipingere la speranza, l'aurora della vita e non il tramonto della morte.


Dall'espressionismo al purismo

Nella stagione dell'espressionismo socialista, quando la figurazione deforme dei vari Guttuso, Migneco, Cassinari.... inondava il panorama artistico italiano, Gurrieri contribuiva con coraggio e sentimento all'avventura culturale di quegli anni, portando però sul piano dell'attenzione forme astratte di derivazione surrealista, imprendibili come fiamme, leggere come nuvole, violente come un fiume di lava incandescente. Tutta la sua pittura degli anni Sessanta si muove su tale traiettoria, poi agli inizi del decennio successivo si fa più ordinata e si sviluppa verso temi figurativi dove le masse diventano trasparenti e le forme sottili come rami di rovo, come nastri di luce svolazzanti in spazi infiniti dal colore surreale.
L'età del recupero dei valori, quella che proietta le arti visive verso la sensibilità post-moderna, trova Gurrieri pronto ad un passaggio radicale verso tematiche nuove, verso temi ancora di forte pregnanza sociale, ma rimodulati sul fronte dei problemi ambientali.
La sua land art post-moderna non è fatta di installazioni o performances, è costruita bensì con la pittura, è fatta di disegno. Non ha collages o riciclaggi di sorta, è fatta di colore, solo di nobile, raffinato colore. Purista oltre ogni misura, calibra il colore come Antonello da Messina, aggiusta i toni come il Giambellino, costruisce gli spazi come Piero della Francesca.
Un purista del primo Rinascimento italiano, dislocato nel Novecento, così appare l'artista aretuseo.

Salvatore Gurrieri  "VUOTO" 1975   olio su carta cm.60x45

Verso la purificazione dello spazio

Le sue lattine coricate, nell'olio su carta del 1975 intitolato Vuoto, hanno lo stesso acrobatico scorcio delle figure del Mantenga. Le finestre aperte sul cielo plumbeo, così come i parapetti di legno o di marmo, hanno il taglio strutturale degli spazi iconici di Antonello. Con l'importante pittore messinese, infatti, la relazione, l'interesse, la citazione...hanno radici antiche. Ciò si evince in una Figura in meditazione degli anni Cinquanta, età degli studi ma anche stagione delle scelte formali ed espressive, momento delicato ed intimo in cui la ricerca delle affinità elettive non è eludibile e il confronto si fa pressante.
In particolare mi sembra che il giovanissimo Gurrieri abbia guardato YEcce Homo di Antonello, ciò si nota dall'impostazione compositiva, dal taglio della luce, dalla plasticità e dall'incarnato. Negli anni Ottanta purifica ulteriormente lo spazio iconico, lo alleggerisce nelle scelte cromatiche, lo riorganizza in geometrie rigorose.
Piero della Francesca e Antonello da Messina ritornano a pulsargli nel cuore più di de Chirico. Raffinato e colto, nel Fractionnement du temps, olio su tavola del 1986, oltre un sipario rosa, accende il teatro totale della sua visione metafisica. Una figura viaggia tra i ruderi del tempo trascorso dove la vita ha finito di essere e anche un albero senza foglie ne rende visibile la sorte. La luce forte del sole si fa comunque promessa di un nuovo viaggio, di una nuova vita.


Nei meandri dell 'architettura

Nel dipinto Au pied du mur, dello stesso anno, lo scenario è uguale, ma già l'uomo naviga nei meandri dell'architettura cercando di possedere lo spazio, riempiendolo con la propria presenza. I volumi sono già assurti ad una dimensione di purezza formale alta e le trasparenze, tutte giocate sulle tonalità del giallo, come un vapore leggero, come un polline imprendibile disperso nell'aria, rivelano profondità inusitate.
Con lo stesso ordine geometrico, con la stessa pulizia formale, negli anni Novanta inizia il ciclo delle nature morte dove le pere, i limoni, le arance, in linea con la sintesi formale ed espressiva di Paul Cézanne, poi ripresa dai neoplastici e in particolare da Piet Mondrian, diventano sfere, ovoidi... in ogni caso volumi puri, forme originarie.
I colori si fanno più chiari, prendono le trasparenze dell'acqua e del cielo, i giochi volumetrici, nel ritmo dei piani e nell'equilibrio delle masse, fanno pensare a Carlo Carrà ma ancor di più alle nature morte di Giorgio Morandi.
Sarà così per tutti gli anni Novanta, anche se un certo simbolismo di ispirazione sacra porterà Gurrieri a riflettere sulla figura umana.
Nel dipinto ad olio del 1992, intitolato Historia Sacra, la composizione si presenta a polittico e genera una struttura cruciforme a destra della quale; in basso, una figura vestita di lutto simboleggia il dolore.
E' la crocifissione di ogni martire, di ogni vittima dell'ingiustizia, di ogni perseguitato, di chi subisce soprusi ed angherie, di chi non ha spazi di libertà e di opinione.

Salvatore Gurrieri    "APERTURA" 1993  olio su tela cm. 100X100


L'ultimo ciclo pittorico

Nell'Apertura - dell'anno successivo - nel 1993, che si conserva al Museo "Paul Diny" di Vilefranche (Lyon), oltre lo stesso arco dipinto da Antonello nel San Gemiamo nello studio di Londra, un paesaggio metafisico di architetture in prospettiva proietta l'occhio nella luce plumbea dell'infinito.
Per Gurrieri la coturnice e il pavone, che in Antonello facevano da impedimento fisico, vietando all'osservatore di invadere lo spazio sacro, diventando pietre miliari, conci rossi allineati sulle linee che conducono al punto focale della composizione.
Con la stessa organizzazione spaziale, ma con qualche citazione leonardesca, dipinge gli Itinerari toscani dove architettura e natura rispondono al medesimo ordine.
L'architettura si piega all'armonia della natura, la campagna s'illumina dell'invenzione umana. Così l'artista immagina la sua simbiosi post-moderna tra le forme della creazione divina e quelle dell'artifizio umano. La prospettiva è orditura dell'insieme, elemento unificante di tutta l'opera e come il colore tenero, disposto in velluto carezzevole, in luce vaporosa, genera l'equilibrio che vive dentro ogni bellezza.


Pittore di piazze celesti

Nelle opere successive, ispirate alle città ideali di Piero della Francesca, alle profondità spaziali del Perugino, l'architettura volge verso forme fantastiche, lasciandosi sagomare da curve e da linee spezzate che ricordano il profilo di città orientali.
Un cerchio apre il tunnel della visione, come l'apertura di un cannocchiale. Ciò che si offre alla visione è un insieme composto e sereno che veleggia sospeso sulle nuvole del tempo. Ancora una volta mi sembra di sentire il respiro di Antonello accanto al gesto creativo di Gurrieri. Si veda in tal senso il San Sebastiano di Dresda, opera metafisica antesignana per ogni pittore che trascende la realtà sperimentale. Pittore di piazze celesti, così mi piacerebbe definire questo illustre maestro del colore, questo purista post-moderno, tessitore dalle linee leggere, pittore dai colori neutri, architetto di giardini attraversati da geometrie pure.


Siracusa 16 febbraio 2005


Paolo Giansiracusa

 

 




 

 

 

 

 

 

 

Home