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Salvatore
Gurrieri "L'ADDIO AL POETA" 1976
inchiostro di china |
Salvatore Gurrieri
Dall'astrattismo espressionista al purismo post moderno
Omaggio a un pittore siracusano
L'idea di rendere omaggio a Salvatore Gurrieri, con una mostra
che ne ripercorra le tappe espressive, ha trovato il patrocinio
e il supporto organizzativo dell'Amministrazione Provinciale di
Siracusa. Ciò a dimostrazione di un impegno costante dell'ente,
teso a ricostruire le vicende più significative dell'arte
europea del Novecento, anche attraverso l'attività degli artisti
siracusani più affermati. La mostra di Gurrieri si inquadra,
pertanto, in un progetto di conoscenza e valorizzazione delle
arti visive dell'età contemporanea che culminerà con la
costituzione del Polo Museale d'Arte Moderna e Contemporanea di
Siracusa al quale già da tempo si sta lavorando.
Una raccolta sistematica, condotta attraverso donazioni e
acquisizioni, offrirà nel tempo uno spaccato puntuale delle arti
visive nella provincia aretusea, oltre che una ricognizione
completa di tutti quegli artisti di origine siracusana che hanno
avuto particolare affermazione in Italia e all'estero. Salvatore
Gurrieri è tra questi.
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Salvatore
Gurrieri "AGGLOMERAZIONI" 1962 Olio su tela
cm. 50x70 |
L'esordio artistico
Pittore dai colori solari e dalle linee cristalline, Gurrieri ha
saputo portare nelle regioni dell'Europa settentrionale la sua
passione incontenibile per il colore acceso, per il segno forte
e deciso. In perfetta sintonia con le nuove avanguardie del
Novecento, già negli anni Sessanta, manifesta il suo passionale
bisogno di dipingere contrapponendosi a quel concettualismo
dilagante che aveva portato ad aborrire, quasi a disprezzare, la
tela, i colori, i pennelli.
Il suo bisogno viscerale di creare nuove presenze colorate, lo
porta a fare della pittura un culto. Egli, infatti, dipinge come
un vulcano in piena, facendo leva su una pennellata colta,
educata in quella piccola Scuola d'Arte di Siracusa dal passato
glorioso ancora ingiustamente misconosciuto. Nella città
aretusea, sulla scorta dell'eredità di Ferruccio Ferri, grazie
alla lezione pittorica di Angelo Cassia, si impossessò di quella
sicurezza compositiva e coloristica che nella serie delle
Agglomerazioni emerge con forza.
Irruento e vorticoso il suo pennello scava allora nelle pieghe
della materia; prima la lacera, poi la ricompone ridandole
solidità e volume. Taglia i piani con segno indagatore, apre la
materia rivoltandola verso la luce ed essa prende consistenza,
respira, palpita come le masse vive di un germoglio ancestrale.
Come viscere agitate, come radici tentacolari, i volumi
fusiformi si annodano in un abbraccio che ha grumi saturi di
colore e orditure leggere come filate di seta dorata.
Francis Bacon sembra essere il modello ispiratore, ma
dell'artista irlandese Gurrieri non riporta il senso tragico
della morte e del disfacimento della carne. Il pittore
siracusano ha una solarità interiore che lo porta a dipingere la
speranza, l'aurora della vita e non il tramonto della morte.
Dall'espressionismo al purismo
Nella stagione dell'espressionismo socialista, quando la
figurazione deforme dei vari Guttuso, Migneco, Cassinari....
inondava il panorama artistico italiano, Gurrieri contribuiva
con coraggio e sentimento all'avventura culturale di quegli
anni, portando però sul piano dell'attenzione forme astratte di
derivazione surrealista, imprendibili come fiamme, leggere come
nuvole, violente come un fiume di lava incandescente. Tutta la
sua pittura degli anni Sessanta si muove su tale traiettoria,
poi agli inizi del decennio successivo si fa più ordinata e si
sviluppa verso temi figurativi dove le masse diventano
trasparenti e le forme sottili come rami di rovo, come nastri di
luce svolazzanti in spazi infiniti dal colore surreale.
L'età del recupero dei valori, quella che proietta le arti
visive verso la sensibilità post-moderna, trova Gurrieri pronto
ad un passaggio radicale verso tematiche nuove, verso temi
ancora di forte pregnanza sociale, ma rimodulati sul fronte dei
problemi ambientali.
La sua land art post-moderna non è fatta di installazioni o
performances, è costruita bensì con la pittura, è fatta di
disegno. Non ha collages o riciclaggi di sorta, è fatta di
colore, solo di nobile, raffinato colore. Purista oltre ogni
misura, calibra il colore come Antonello da Messina, aggiusta i
toni come il Giambellino, costruisce gli spazi come Piero della
Francesca.
Un purista del primo Rinascimento italiano, dislocato nel
Novecento, così appare l'artista aretuseo.
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Salvatore Gurrieri "VUOTO" 1975
olio su carta cm.60x45 |
Verso la purificazione dello spazio
Le sue lattine coricate, nell'olio su carta del 1975 intitolato
Vuoto, hanno lo stesso acrobatico scorcio delle figure del
Mantenga. Le finestre aperte sul cielo plumbeo, così come i
parapetti di legno o di marmo, hanno il taglio strutturale degli
spazi iconici di Antonello. Con l'importante pittore messinese,
infatti, la relazione, l'interesse, la citazione...hanno radici
antiche. Ciò si evince in una Figura in meditazione degli anni
Cinquanta, età degli studi ma anche stagione delle scelte
formali ed espressive, momento delicato ed intimo in cui la
ricerca delle affinità elettive non è eludibile e il confronto
si fa pressante.
In particolare mi sembra che il giovanissimo Gurrieri abbia
guardato YEcce Homo di Antonello, ciò si nota dall'impostazione
compositiva, dal taglio della luce, dalla plasticità e
dall'incarnato. Negli anni Ottanta purifica ulteriormente lo
spazio iconico, lo alleggerisce nelle scelte cromatiche, lo
riorganizza in geometrie rigorose.
Piero della Francesca e Antonello da Messina ritornano a
pulsargli nel cuore più di de Chirico. Raffinato e colto, nel
Fractionnement du temps, olio su tavola del 1986, oltre un
sipario rosa, accende il teatro totale della sua visione
metafisica. Una figura viaggia tra i ruderi del tempo trascorso
dove la vita ha finito di essere e anche un albero senza foglie
ne rende visibile la sorte. La luce forte del sole si fa
comunque promessa di un nuovo viaggio, di una nuova vita.
Nei meandri dell 'architettura
Nel dipinto Au pied du mur, dello stesso anno, lo scenario è
uguale, ma già l'uomo naviga nei meandri dell'architettura
cercando di possedere lo spazio, riempiendolo con la propria
presenza. I volumi sono già assurti ad una dimensione di purezza
formale alta e le trasparenze, tutte giocate sulle tonalità del
giallo, come un vapore leggero, come un polline imprendibile
disperso nell'aria, rivelano profondità inusitate.
Con lo stesso ordine geometrico, con la stessa pulizia formale,
negli anni Novanta inizia il ciclo delle nature morte dove le
pere, i limoni, le arance, in linea con la sintesi formale ed
espressiva di Paul Cézanne, poi ripresa dai neoplastici e in
particolare da Piet Mondrian, diventano sfere, ovoidi... in ogni
caso volumi puri, forme originarie.
I colori si fanno più chiari, prendono le trasparenze dell'acqua
e del cielo, i giochi volumetrici, nel ritmo dei piani e
nell'equilibrio delle masse, fanno pensare a Carlo Carrà ma
ancor di più alle nature morte di Giorgio Morandi.
Sarà così per tutti gli anni Novanta, anche se un certo
simbolismo di ispirazione sacra porterà Gurrieri a riflettere
sulla figura umana.
Nel dipinto ad olio del 1992, intitolato Historia Sacra, la
composizione si presenta a polittico e genera una struttura
cruciforme a destra della quale; in basso, una figura vestita di
lutto simboleggia il dolore.
E' la crocifissione di ogni martire, di ogni vittima
dell'ingiustizia, di ogni perseguitato, di chi subisce soprusi
ed angherie, di chi non ha spazi di libertà e di opinione.
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Salvatore Gurrieri "APERTURA" 1993
olio su tela cm. 100X100 |
L'ultimo ciclo pittorico
Nell'Apertura - dell'anno successivo - nel 1993, che si conserva
al Museo "Paul Diny" di Vilefranche (Lyon), oltre lo stesso arco
dipinto da Antonello nel San Gemiamo nello studio di Londra, un
paesaggio metafisico di architetture in prospettiva proietta
l'occhio nella luce plumbea dell'infinito.
Per Gurrieri la coturnice e il pavone, che in Antonello facevano
da impedimento fisico, vietando all'osservatore di invadere lo
spazio sacro, diventando pietre miliari, conci rossi allineati
sulle linee che conducono al punto focale della composizione.
Con la stessa organizzazione spaziale, ma con qualche citazione
leonardesca, dipinge gli Itinerari toscani dove architettura e
natura rispondono al medesimo ordine.
L'architettura si piega all'armonia della natura, la campagna
s'illumina dell'invenzione umana. Così l'artista immagina la sua
simbiosi post-moderna tra le forme della creazione divina e
quelle dell'artifizio umano. La prospettiva è orditura
dell'insieme, elemento unificante di tutta l'opera e come il
colore tenero, disposto in velluto carezzevole, in luce
vaporosa, genera l'equilibrio che vive dentro ogni bellezza.
Pittore di piazze celesti
Nelle opere successive, ispirate alle città ideali di Piero
della Francesca, alle profondità spaziali del Perugino,
l'architettura volge verso forme fantastiche, lasciandosi
sagomare da curve e da linee spezzate che ricordano il profilo
di città orientali.
Un cerchio apre il tunnel della visione, come l'apertura di un
cannocchiale. Ciò che si offre alla visione è un insieme
composto e sereno che veleggia sospeso sulle nuvole del tempo.
Ancora una volta mi sembra di sentire il respiro di Antonello
accanto al gesto creativo di Gurrieri. Si veda in tal senso il
San Sebastiano di Dresda, opera metafisica antesignana per ogni
pittore che trascende la realtà sperimentale. Pittore di piazze
celesti, così mi piacerebbe definire questo illustre maestro del
colore, questo purista post-moderno, tessitore dalle linee
leggere, pittore dai colori neutri, architetto di giardini
attraversati da geometrie pure.
Siracusa 16 febbraio 2005
Paolo Giansiracusa
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