Galleria Roma
via Maestranza 110

La vie en rose
di Amedeo Nicotra
presentazione Tommaso Cimino

7-17 giugno 

 
   
 

 Amedeo Nicotra, che nella sua nuova mostra intitolata La vie en rose sceglie proprio un poeta francese come Arthur Rimbaud e la sua poesia Sensation per ornare una delle sue opere, li conosce bene.
Da anni nelle sue tele, nelle opere grafiche così come nelle terrecotte o nei finissimi oggetti che sol-leva di peso con la sua pittura da un oblio non meritato, siano tegole o gusci d’uovo – come un mo-derno Peter Carl Fabergé – o scorze d’albero, i volti di donna non mancano. In realtà, per chi ha la fortuna di poter osservare l’evoluzione della sua pittura, alcuni dei ritratti presentati in questa mo-stra sono tasselli di una meditazione che viene già dalle primissime tele, quasi dai primi tratti di pennello.
Eppure una lettura attenta delle opere di questa mostra rivela una provocazione di Amedeo Nico-tra ben più sottile rispetto al titolo, quello di una celeberrima canzone interpretata da Edith Piaf: non tanto perché di questi tempi sempre più spesso la vita di tante donne è tutt’altro che rosea e felice – la Piaf ci potrebbe aiutare con il titolo di un altro suo indimenticabile successo, Je ne regrette rien, ovvero Io non rimpiango nulla.
Il fatto è che dinanzi a queste opere nasce subitaneo un paragone, che non ho il timore di proporre perché il confronto con i Grandi dell’arte rivela da parte degli autori a noi vicini studio, applicazio-ne, e quel filtro che viene dall’aver osservato le esperienze altrui. In quello studio si trovano di certo la Maddalena di Donatello e Raffaello Sanzio, ma anche un “dipinto nel dipinto”, come nell’enigmatico Magritte – dunque fra le esperienze di Nicotra, non solo i classici e non solo la pit-tura, ma anche la scultura e la spazialità che questa comporta.
Rappresentare queste donne e La vie en rose significa allora, proprio come nel tentativo di Dona-tello, non cercare tanto il Bello quanto il Vero: difatti nel maggior numero di casi questi dipinti di Amedeo non mostrano altro che il viso, con una gamma di emozioni ampia e variegata. Grandi oc-chi, sorrisi, sopracciglia aggrottate o sguardi rivolti in basso, pensierosi: su uno sfondo volutamente nebbioso, inconsistente (diremmo che sono profumi di donna, e che altro non interessa al pittore di mettere in scena), solo i tratti del volto sono delineati. Nemmeno le chiome sono sempre definite, anzi anche le spalle, il collo in molti casi sono come inghiottiti dal mistero, e le tinte di ecoline, come fosse un liquido acquerello o una china, lasciano macchie posarsi dove invece aspetteremmo una linea più netta, uno stacco fra il personaggio e lo spazio.

Tommaso Comino
 

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Sito aggiornato al: 13 giugno, 2008
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