Nonsoloritratti
mostra personale di
Anna Bialecka

 24 Aprile - 6 Maggio
 
 
 

“Se non tutti i grandi pittori sono grandi ritrattisti è però vero che tutti i grandi ritrattisti sono grandi pittori”.
Qualcuno ha scritto queste parole che bene si adattano per iniziare a raccontare di Anna Bialecka pittrice che in questa tornata espositiva propone al suo pubblico, oltre a nuovi e inediti ritratti anche una serie di tele ispirate ai paesaggi, a quei luoghi che Anna frequenta, forse nel suo mondo reale o forse in quello onirico della sua mente. Una mente di artista, creativa e dinamica, organizzata solo dall’istinto, coltivato e dominato dagli anni di studi nelle accademie di Varsavia.
In epoca di globalizzazione (anche dell’arte) non impressionano più di tanto le migliaia di chilometri che separano le accademie del nord Europa dalle nostre. Non impressionano i chilometri ma colpisce di certo la distanza culturale che determina il modus, diverso, di concepire l’espressione artistica, sia essa pittura o che altro.
Impressiona la diversità culturale ma rimaniamo ancora più colpiti quando l’artista rivela la sua umana universalità a prescindere dalla lingua parlata o dal colore suo passaporto.
Anna Bialecka mostra tutto questo, la sua identità culturale e la sua fragile-salda sensibilità   propria del popolo degli artisti, in un confronto permanente e stabile con la nostra materialità di isolani mediterranei dalla quale ha attinto e attinge l’humus dei volti della nostra gente, ossia i segni specchiati di un luogo sui suoi abitanti, nell’impresa (ben riuscita) di una traduzione iconografica polacco-siciliota in cui la solarità del sud è tracciata con i colori ed i pennelli del nord di questo emisfero.
Così la lotta per la conquista del sole, o dei segni del sole, traspare nei paesaggi di Anna Bialecka, insieme alla tormentata rinuncia alla dittatura dei primari e complementari freddi per adagiarsi nelle accattivanti e rassicuranti gamme dei gialli, degli arancio e dei rossi, usati con moderazione, solo in caso di necessità, quasi con rispetto, relegando alla gamma dei marroni il compito ordinario, usuale di lavorare per tutti gli altri, in un sacrifico viraggio della realtà, anche personale, in cui l’artista  inconsapevolmente assorbe e digerisce, elabora e produce, il mix della esperienza e della conoscenza, da un remoto angolo della campagna siciliana, sui Monti Iblei, che di viaggiatori e genti ne hanno visti, dove Anna ha scelto di portare le sue tavolozze e il suo cavalletto.

Salvatore Zito

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