“Se non tutti i grandi pittori
sono grandi ritrattisti è però vero che tutti i
grandi ritrattisti sono grandi pittori”.
Qualcuno ha scritto queste parole
che bene si adattano per iniziare a raccontare di
Anna Bialecka pittrice che in questa tornata
espositiva propone al suo pubblico, oltre a nuovi e
inediti ritratti anche una serie di tele ispirate ai
paesaggi, a quei luoghi che Anna frequenta, forse
nel suo mondo reale o forse in quello onirico della
sua mente. Una mente di artista, creativa e
dinamica, organizzata solo dall’istinto, coltivato e
dominato dagli anni di studi nelle accademie di
Varsavia.
In epoca di globalizzazione
(anche dell’arte) non impressionano più di tanto le
migliaia di chilometri che separano le accademie del
nord Europa dalle nostre. Non impressionano i
chilometri ma colpisce di certo la distanza
culturale che determina il modus, diverso,di concepire l’espressione artistica, sia essa
pittura o che altro.
Impressiona la diversità
culturale ma rimaniamo ancora più colpiti quando
l’artista rivela la sua umana universalità a
prescindere dalla lingua parlata o dal colore suo
passaporto.
Anna Bialecka mostra tutto
questo, la sua identità culturale e la sua
fragile-salda sensibilità propria del popolo
degli artisti, in un confronto permanente e stabile
con la nostra materialità di isolani mediterranei
dalla quale ha attinto e attinge l’humus dei
volti della nostra gente, ossia i segni specchiati
di un luogo sui suoi abitanti, nell’impresa (ben
riuscita) di una traduzione iconografica
polacco-siciliota in cui la solarità del sud è
tracciata con i colori ed i pennelli del nord di
questo emisfero.
Così la lotta per la conquista
del sole, o dei segni del sole, traspare nei
paesaggi di Anna Bialecka, insieme alla tormentata
rinuncia alla dittatura dei primari e complementari
freddi per adagiarsi nelle accattivanti e
rassicuranti gamme dei gialli, degli arancio e dei
rossi, usati con moderazione, solo in caso di
necessità, quasi con rispetto, relegando alla gamma
dei marroni il compito ordinario, usuale di lavorare
per tutti gli altri, in un sacrifico viraggio della
realtà, anche personale, in cui l’artista
inconsapevolmente assorbe e digerisce, elabora e
produce, il mix della esperienza e della conoscenza,
da un remoto angolo della campagna siciliana, sui
Monti Iblei, che di viaggiatori e genti ne hanno
visti, dove Anna ha scelto di portare le sue
tavolozze e il suo cavalletto.