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Roma
Arte
contemporanea
via Maestranza 110
Siracusa
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Veronica Tomassini Direttore responsabile Preludio in fa maggiore. Per Miroslaw. C'è una sonata di Beethoven che vorremmo dedicarti, Miroslaw. Sappiamo che la tua ultima notte è stata la più fredda, la più ingrata, la più crudele; avevi paura, traghettavi già la palude dei morti, lo stavi per fare, morire cioè, eri già nel girone dei dannati. Ma questa sonata è dolce, Miroslaw, polacco di Ostrowiec; la pensammo guardando la luna, la tua luna, una coroncina dal barbaglio tenue, nel cielo sopra le grotte di Akradina. Avevi un fratello, Jan, lui ti disse: "torniamo a casa, Mirek"; mentre tu davi di stomaco, mentre il sangue debordava dal tuo ingombro imperfetto e grottesco da beone con cirrosi. Il tuo involucro che un tempo ti faceva uomo perché avevi grandi braccia, operaio di acciaieria. Grigia Ostrowiec, e tu eri ancora un uomo. C'è una sonata, Miroslaw, che prevede una variazione su flauto e violino; c'è un preludio in fa maggiore di Rachmaninov e il Notturno di Mendelssohn. Sono per te, Miroslaw.
Jan
cammina appena. Ha i piedi gonfi e neri, è all'ultimo stadio; ci
ha indicato la coperta nella grotta, la tua, era sollevata come
se ti fossi alzato testé, e tu eri dall'Eterno invece. Vedrai:
tanti affanni, tanta gloria. Jan ci salutò debolmente, te ne eri
appena andato, dormivi per sempre, ma lui non se ne accorse
nemmeno. "Czesc" borbottò, "Czesc, jak sie masz? '" Bene,
stiamo bene, rispondemmo con un po' di disagio. Provò ad
alzarsi, Jan, barcollò, piegò la schiena e si tenne il cuore,
avesse potuto strapparlo dal petto, non avrebbe esitato. Sei
morto Miroslaw perché avevi freddo; pensa, il mondo si aspettava
che schiattassi da ubriacone, il fegato in pappa. Però sei morto
perché avevi freddo, al cospetto di una grotta nella Balza
Akradina,
inout_veronica@tiscali.it
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