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Veronica Tomassini Direttore responsabile

 Preludio in fa maggiore. Per Miroslaw.

C'è una sonata di Beethoven che vorremmo dedicarti, Miroslaw. Sappiamo che la tua ultima notte è stata la più fredda, la più ingrata, la più crudele; avevi paura, traghettavi già la palude dei morti, lo stavi per fare, morire cioè, eri già nel girone dei dannati. Ma questa sonata è dolce, Miroslaw, polacco di Ostrowiec; la pensammo guardando la luna, la tua luna, una coroncina dal barbaglio tenue, nel cielo sopra le grotte di Akradina. Avevi un fratello, Jan, lui ti disse: "torniamo a casa, Mirek"; mentre tu davi di stomaco, mentre il sangue debordava dal tuo ingombro imperfetto e grottesco da beone con cirrosi. Il tuo involucro che un tempo ti faceva uomo perché avevi grandi braccia, operaio di acciaieria. Grigia Ostrowiec, e tu eri ancora un uomo. C'è una sonata, Miroslaw, che prevede una variazione su flauto e violino; c'è un preludio in fa maggiore di Rachmaninov e il Notturno di Mendelssohn. Sono per te, Miroslaw.

Jan cammina appena. Ha i piedi gonfi e neri, è all'ultimo stadio; ci ha indicato la coperta nella grotta, la tua, era sollevata come se ti fossi alzato testé, e tu eri dall'Eterno invece. Vedrai: tanti affanni, tanta gloria. Jan ci salutò debolmente, te ne eri appena andato, dormivi per sempre, ma lui non se ne accorse nemmeno. "Czesc" borbottò, "Czesc, jak sie masz? '"  Bene, stiamo bene, rispondemmo con un po' di disagio. Provò ad alzarsi, Jan, barcollò, piegò la schiena e si tenne il cuore, avesse potuto strapparlo dal petto, non avrebbe esitato. Sei morto Miroslaw perché avevi freddo; pensa, il mondo si aspettava che schiattassi da ubriacone, il fegato in pappa. Però sei morto perché avevi freddo, al cospetto di una grotta nella Balza Akradina,
Ti avvicinò un certo Marcello, ricordi? Ti pregò: "Mirek, andiamo in ospedale"; tu vomitavi e scuotevi il capo: "Mie, nie, hospitalu". Avevi l'esofago stretto e spesso e avevi smesso di deglutire per questo, e per questo vomitavi. L'alcool ti ulcerò, l'alcool ti segnò col fuoco. Il freddo ti ha portato via.
Ora tocca a Jan, lui sa che sta a lui stendere le gambe; e sarà una liberazione. Inizia il count down, e noi a fare la conta dei morti. E siete troppi. Eri un brav'uomo, Miroslaw; finisti in un pozzo lurido di escrementi; fosti un cane randagio senza padrone, coperto solo da un dolore eroico. Solo da un dolore eroico. Eri un involucro senza nome, senza passaporto. Eri Miroslaw Dobek, classe 1958, polacco di Ostrowiec.

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