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IL BELLOMO VA IN CONVENT0

tra arte e cultura a Siracusa

Nei locali del settecentesco ex convento del Ritiro è stata allestita una mostra dal titolo "il Bellomo va in convento", organizzata dalia Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, che espone una parte delle collezioni della Galleria, temporaneamente chiusa per lavori di ristrutturazione ed adeguamento funzionale. L'iniziativa nasce dall'esigenza di non privare la città ed i numerosi visitatori stranieri della fruizione di un patrimonio artistico che costituisce la testimonianza tangibile della crescita e dello sviluppo culturale della città nel complessivo evolversi del fenomeno storico attraverso i secoli. Per rendere più facilmente intellegibile questo lungo percorso di storia e 'd'arte, è stato adottato un sistema storicistico, basato su un'esposizione integrata dei materiali posti in successione cronologica, che tende a restituire l'immagine complessiva del fenomeno storico-artistico quale si è venuto a determinare attraverso i secoli.

L'esposizione si articola in cinque sale, e sebbene la disponibilità degli spazi abbia imposto una selezione dei materiali che non esaurisce certo la ricchezza dell'intero tessuto culturale, la scelta ha privilegiato quei pezzi che, per valenza artistica o storica, sono sembrati i più significativi per la comprensione di un intero contesto illustrato come un racconto per immagini attraverso le manifestazioni artistiche emergenti nel lungo periodo che dal XII secolo arriva fino al XIX secolo.

Sala I

XI - XIII sec.

Nella sono esposti materiali pertinenti latamente al periodo normanno, contrassegnati dal persistere di caratteri bizantini, talvolta contaminati da elementi di estrazione islamica, tipici del sincretismo normanno, tra i quali spiccano il bel frammento dì ambone con la raffigurazione di un'aquila, simbolo del San Giovanni Evangelista, permeato da accenti bizantini ed islamici, e la lastra, pure frammentaria, raffigurante un Angelo, realizzato con un forte ma delicato rilievo che si colloca all'interno delle correnti bizantine di ascendenza classicheggiante.

Sala II

XV - XVI sec. La seconda sala è dedicata alle manifestazioni artistiche che dal XV secolo si estendono fino al Cinquecento inoltrato, e testimoniano il periodo più felice e ricco di apporti e realizzazioni in concomitanza con la costituzione a Siracusa della camera reginale voluta dal governo aragonese, determinante per l'impiantarsi di quella cultura spagnola che investe gran parte della produzione pittorica siracusana. Ne sono eccellenti esempi la tavola di Pedro Serra con la Madonna in trono col Bambino ed il Polittico del Maestro del Polittico dì S. Maria, espressione del raffinato filone del gotico fiorito internazionale, cui devono affiancarsi come prodotti artigianali improntati agli stessi orientamenti di derivazione spagnola, i piatti di maiolica a lustri metallici pure presenti neìla sala. Ad illustrare le altre tendenze che caratterizzano questo periodo, derivate, a partire dalla metà del secolo, dalla diffusione dell'arte rinascimentale italiana, sono esposte al centro del salone alcune sculture, fra le quali è particolarmente rappresentativa la bellissima Madonna col Bambino, detta Madonna del Cardillo di Domenico Gagini. Nelle opere che documentano la produzione pittorica, ormai influenzata dagli esiti della scuola tardo-antonelliana amalgamati con derivazioni di cultura centro italiana, risalta la Trinità fra i Santi Pellegrino e Stefano, tavola di Marco Costanzo, pittore attivo a Siracusa, mentre già investite dalla cultura e dal linguaggio cinquecenteschi diffusi in Sicilia da Cesare da Sesto e da Polidoro da Carvaggio già nei primi decenni del secolo, si mostrano le altre opere.

 

Sala III

XVI -XVIII sec

Nella terza sala la prosecuzione di questa cultura dì accezione manierista, ben documentata per la pittura dalla tavola con I Santi Elena e Costantino attribuita a Deodato Guinaccia, e per le arti applicate dalla Croce processionale in bronzo dorato del XVI secolo, conduce alle prime manifestazioni del Seicento, caratterizzate dalle importanti conseguenze della svolta pittorica impressa dal Caravaggio presente nell'autunno del 1608 a Siracusa dove dipinge il Seppellimento di Santa Lucia, e dall'impiantarsi del linguaggio barocco. Le diverse sollecitazioni culturali causate da questi eventi sono documentate nelle opere pittoriche di Mario Minniti, pittore siracusano, amico e seguace del Caravaggio, che soprattutto nel Martino di Santa Lucia mostra di accogliere suggerimenti caravaggeschi nell'uso luministico fondendoli con componenti culturali più eterogenee, locali e continentali, mentre gli indirizzi di accezione più squisitamente barocca si ritrovano in un precoce recepì mento, quale si coglie nella irrequieta eccentuazione chiaroscurale che anima la fattura della statua lignea di San Biagio in trono, e nella più spiegata adesione a scenografiche soluzioni ormai pertinenti al gusto e alla cultura dei XVIII secolo, nei tre tondi attribuiti al pittore Costantino Carasi raffiguranti II ritrovamento di Mose, Rebecca nasconde gli idoli e Salomone e la regina di Saba.

 

Sala IV

IV - XVIII sec.

La quarta sala espone in apposite vetrine un'antologia della produzione dì argenti e tessuti che costituiscono preziosi esempi dei corredi di uso liturgico, esemplari di quelle manifestazioni di ostentata ricchezza ma anche di gusto raffinato, poste al servizio delle esigenze di tipo celebrativo e rapprensentativo dei grandi ordini monastici, che si accompagnano con realizzazioni figurative di grande effetto di cui è efficace espressione la pala raffigurante l'Immacolata del pittore fiammingo Guglielmo Borremans, a lungo attivo in Sicilia nella prima metà del Settecento.

Sala V

IV - XVIII sec

Nella quinta ed ultima sala è ospitata una selezione della vasta produzione ceramica siciliana e dì Caltagirone in particolare, nella quale si distinguono le opere della bottega Bongiovannì Vaccaro, at tiva nel XIX secolo a Caltagirone,  costituite da statuine in terracotta policroma, raffiguranti personaggi della vita quotidiana, resi con veristica incisività nella naturalezza dei gesti e dei costumi. Alla fine della sala è collocato un Plastico di Siracusa in osso entro una teca in vetro, databile agli inìzi del XIX, prezioso documento figurativo della struttura urbana della città, con cui si conclude la mostra, progettata come sintetico ma eloquente testo atto a stimolare la conoscenza di un patrimonio culturale con cui si identifica la nostra civiltà.

Francesca Campagna Cicala
già direttore del Museo Regionale di Messina

 

 

luci e cromie metalliche

La preziosa collezione dì piatti delle officine valenziane a lustro metallico, della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, fanno parte di quella ceramica dorata, loza dorada di Paterna in Spagna. La preziosità di questa tecnica, che era già nota in Mesopotamia nel IX secolo a.C, giunse nella penisola iberica a partire dal X secolo grazie agli arabi, che introdussero nel Mediterraneo questa raffinata tecnica decorativa, che consiste nell'applicazione di una sottilissima pellicola di particelle metalliche che in seguito alla cottura determina effetti iridescenti policromi a seconda del metallo usato, t'elevata preziosità di cromie luminescenti è data da una miscela di terra refrattaria cotta, ossidi e sali metallici, dal rame al ferro, dal manganese al cobalto in tutto sciolto in acqua e aceto. Questa produzione,dì non solo ceramica,ma preziosità tecnica, dal XIII secolo si produsse in Spagna e giunse in Sicilia, una produzione,quasi industriale, che mostra però delle raffinate lucentezze metalliche, che sicuramente esulano dal semplice prodotto ceramico isolano. Infatti, la ceramica a lustro mostra una decorazione dalla lucentezza bruna con riflessi metallici colorati su vetrino piombifero bianco opacizzato allo stagno,una poliedricità cromatica che cambia e si- trasmuta secondo la posizione dell'osservatore e della fonte luminosa, un manufatto dal decoro bruno metallico che presenta dei riflessi cromatici blu e arancione in visione speculare. Ma di particolare rilievo, non solo per la tecnica della cromia vitrea a lustro, è la ricca decorazione e morfologia del manufatto ceramico, una decorazione vascolare, che si trasmuta in figurazioni zoomorfe, fitomorfe e araldiche e dalle cornici segmentate.

 Michele Romano
Università di Catania

 

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