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Il sentimento della luce nell'opera di Salvo Monica Corrado Di Pietro " Chissà per quale mistero I l'anima mia I entra ed esce dall'Eterno II eternamen-ter Con questi pochi versi di carattere ermetico, Salvo Monica congeda il suo ultimo libro di poesie dal titolo molto emblematico "Luci del tramonto". E d un tratto, dopo la lettura di questo libro, si ha la sensazione che tutto sia compiuto, definito, come se l'autore avesse scritto, con queste pagine, un testamento o meglio una lunga memoria del suo stato spirituale. Siamo anche coscienti che la venerabile età del Maestro non consenta grandi illusioni su una futura e nuova produzione artistica sia di scultura e grafica che di poesia; tuttavia ci lascia Tamaro in bocca pensare a questo libro come a un addio artistico del poeta e dell'uomo, vuoi perché lo smagliante intelletto di Salvo Monica è ben lucido e acuto, vuoi perché ogni giorno che Dio ci manda è buono anche per la creatività e appare veramente sciocco mettere limiti alla Provvidenza. Dovevo dir questo perché lo stato di salute di Salvo Monica, in questi ultimi tempi, è fortemente debilitato, soprattutto a livello psicologico, come se l'autore si preparasse al definitivo congedo. E in questo libro traspare tutto il sentimento del distacco, ora sotto forma di rimpianto per le passate stagioni della vita e dell'arte che ad essa si è accompagnata, ora sotto l'aspetto visionario delle nuove mete {Vi prego, /lucciole delle celesti sfere, I venite a me tutte I cantando e danzando, /fatemi da guida e da corona /poiché, ora, anch'io sonpronto la intonare un canto nuovo...).Certo, Monica ha avuto sempre questi sentimenti d'afflato spirituale, basti vedere in retrospettiva tutta la sua produzione d'arte (sculture, grafiche, poesie); si è nutrito per decenni di teorie antroposofiche e di letture bibliche, si è posta in modo drammatico ed esplorativo la dialettica dell'arte del novecento, ora avvicinandosi ad alcuni stili del secolo scorso ora allontanandosene per evitare cadute in quell'arte concettuale che non sapeva esprimere le ansie della sua anima; ha voluto esprimere sempre con la sua arte un basilare concetto di appartenenza: l'artista appartiene all'Assoluto e deve esprime ciò che l'Assoluto gli detta dentro. Lui, favilla di questo grande fuoco, ha sempre cercato un personale contatto con l'Assoluto, ora visto come entità panica e cosmica - luce dell'universo -, ora amato come amico e padre, in una visione biblica che appartiene alla teologia dei profeti e alla visionarietà dell'Apocalisse. Questo "sentimento della luce" sul quale ci stiamo intrattenendo è la condizione prima dell'anima di Monica; è poi anche la sua costante ricerca, questo entrare e uscire dall'Eterno, come un viaggiatore pendolare che sviluppi, in quei brevi tratti di viaggio, le più belle esperienze della sua vita. E anche il suo desiderio ultimo, cioè il fermarsi definitivamente in quella stazione, così piena di leggerezza e di bellezza, ''giardino fiorito, I terra di delizie I ove s intonano canti I su arpe di vento, /ponte di cristallo luminoso I tra l'Uomo e Dio!", è la terra impareggiabile dove Monica vuole condurre la sua amata moglie, anch'essa giunta sul limitare del crepuscolo, e sentita come 'amica e 'compagna in versi delicatissimi e struggenti: " Ora che siamo in pieno crepuscolo, I amica mia, /possano gli spiriti benigni I trasmutare le nostre anime I in aquiloni I e raccogliere I il filo dell'amore che ci lega I in gomitolo celeste I per condurci, alla fine, Inelle superne e divine Sfiere" Proprio alla moglie sono destinate numerose liriche, come se il poeta o meglio l'uomo e il marito, volesse prenderla per mano e accompagnarla negli spazi luminosi del Paradiso, lei che per una grave malattia agli occhi ha conosciuto solo barlumi di luce! Questo "sentimento della luce" è, infine, un sentimento d'amore; amore per la sua donna e amore per l'Assoluto, cioè per quelle due dimensioni dell'essere che nobilitano l'uomo: i sensi e quindi la carne, la passione, la vita, la storia stessa del mondo, e Dio, ovvero il costante rapporto con chi ci ha creato e ci richiama nella sua Dimora. Ci sembra che sia questo il messaggio principale di questa raccolta di Monica, la concezione intima che muove ancora la penna del poeta e la sensibilità dell'artista; tutto il resto appartiene allo stile, alla dimensione estetica alla quale Monica spesso si abbandona con trasporto e dedizione, come ha sempre fatto durante la sua vita. Ecco allora i suoi versi liberi, sciolti, cadenzati e musicali; ecco le immagini fantastiche, visionarie e sognanti, prese spesso dalle sue letture bibliche: "Ma verrà il giorno in cui / "deposto il sangue e la carne" saremo puri e trasparenti I come due gocce d'acqua" e ancora "Nella profondità dei deli / in rarefatte atmosfere, /guizzanti come fiammelle / innumerevoli schiere I d'anime smarrite /sattirano e si respingono / incessantemente/ tra immensi bagliori di fuoco. E suoni e canti /sorgono dappertutto /e si perdono negli abissi: /suoni e canti d'alleluia / per nuove nascite/ e di requiem / per lente /ed improvvise morti! ..." Monica si adagia e si sente veramente appagato nel flusso di questa versificazione fluida e maestosa, come un fiume in piena o un mare increspato dalle onde; sa che la materia che tratta ha una dimensione sublime e vuole renderla in modo sublime, in ossequio agli antichi dettati della retorica, perché la Forma non è solo involucro esterno ma anche Ordine e Disciplina, Equilibrio e Bellezza. Questi stessi concetti li abbiamo riscontrati nella scultura e in gran parte anche nella grafica, soprattutto nelle illustrazioni della Bibbia, alcune delle quali fanno da suggestivo commento a queste poesie. Nella scultura c'è una libertà stilistica più ardita e concisa; nella grafica l'esperienza stilistica di Monica è più inquieta e si sposta dall'essenzialità segnica di alcune visioni al tratto didascalico di molti ritratti; nella poesia è più evidente l'abbandono al sentimento e alla musicalità, privilegiando versi ricchi di aggettivi e di avverbi, di espressioni subordinate e legate come grani di rosario. A noi, che conosciamo l'esperienza totale di Salvo Monica sviluppatasi nelle diverse forme artistiche, ci interessa ora quest'ultima testimonianza di un'anima, delicata nell'espressione ma forte nella determinazione e nella fede per Dio; ci interessa capire ancora una volta i percorsi intimi di un autore che ha posto l'Arte al di sopra di ogni esperienza umana, che con disciplina e convinzione ha lavorato umilmente nella vigna del Signore, regalandoci quelle fiammelle di Assoluto che illuminano molte sale di musei e di pinacoteche, nonché gli scaffali di molte librerie. Di questo e di molto altro ancora noi siamo grati a Salvo Monica!
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