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contemporanea
via Maestranza 110
Siracusa
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PREMIO
INTERNAZIONALE DI GIORNALISMO
ASSOCIAZIONE CULTURALE “V. BRANCATI”
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È un Premio dedicato a uno dei maggiori scrittori italiani del ‘900, nato a Pachino nel 1907 e morto a Torino nel 1954. Visse appena 47 anni, nella prima parte di un secolo che vide due guerre mondiali, una lunga dittatura e l’alba di una democrazia che fece molto sognare gli italiani. Produsse molto: romanzi, novelle, testi teatrali, sceneggiature di film, saggi e articoli giornalistici. Sposò la grande attrice Anna Proclemer dalla quale ebbe una figlia, Antonia, che vive a Roma. Contrariamente a quanto possa sembrare e a certe frettolose catalogazioni che sono state date in campo letterario, Vitaliano Brancati non fu uno scrittore minore nel panorama della letteratura italiana del novecento, né fu un intellettuale da servire per tutte le stagioni; anzi visse, nel campo artistico, una situazione di incomprensioni sia con il mondo letterario italiano (basti pensare alle censure politiche del fascismo su alcune sue opere e poi a quelle di una classe politica cattolica e borghese che censurò a tal punto il dramma “La governante” da poterlo rappresentare per la prima volta nel 1965 al teatro Eliseo di Roma, ben undici anni dopo la morte dell’autore) e sia, in ambito squisitamente intellettuale e speculativo, con quell’intellighentia italiana del periodo post fascista, propensa ad innamorarsi fanaticamente dell’ideologia che veniva dall’est, cioè del comunismo.
Brancati, come è capitato a molti siciliani, fu sostanzialmente uno spirito libero e, a modo suo, fu un liberale idealista. Il suo ideale corrispondeva con la supremazia della ragione, dell’intelligenza, del buon senso, della tolleranza e mal sopportava ogni tipo di costrizione, sia che venisse dalla destra che dalla sinistra: “Io – scriveva Brancati, ne Gli amori del duca, in Il Mondo del 30 luglio 1949 - sono un liberale e credo nel sentimento della solidarietà … L’importante è che non prenda una forma assoluta e mostruosa. Il fascismo è la forma mostruosa del sentimento di proprietà, il comunismo la forma mostruosa del sentimento di solidarietà: qui in Inghilterra i due sentimenti mi pare abbiano una forma molto umana e toccante”. Fu un solitario, un individualista, e si pose di fronte ai vizi e alle virtù nazionali della cultura italiana da un osservatorio personalissimo, guardando il mondo che gli scorreva attorno con occhio attento, a volte polemico e passionale (Diario romano) e a volte bonariamente ironico e satirico (Il vecchio con gli stivali e Don Giovanni in Sicilia), ma altre volte anche fortemente intriso di pessimismo e di un senso amaro e luttuoso della vita (Paolo il caldo). Walter Pedullà in un bel servizio apparso su Il Caffè illustrato, n. 16 - gennaio febbraio 2004 - scrive: “Brancati ha diffuso attraverso quotidiani e settimanali molte delle idee più acute e coraggiose che circolassero in Italia tra gli Anni Quaranta e Cinquanta. E come intellettuale lo scrittore siciliano va rivalutato non meno che come narratore. Questo tenace razionalista aveva spesso ragione. Sono stati fatti molti torti al narratore, che era maggiore di tanti progressisti per i quali la libertà della cultura è potuta sembrare causa reazionaria. Brancati provò con orgoglioso accanimento di isolato a ricondurre alla ragione la cultura italiana oscillante fra i due estremi, il fascismo e lo stalinismo, gli opposti che con contenuti alternativi si erano dati appuntamento sin da quando i futuristi si ritrovarono fascisti in Italia e bolscevichi in Russia. Pentitosi fino alla vergogna di essere stato mussoliniano dai diciassette ai ventisette anni (1923- 1934), Brancati, che maturò l’antifascismo negli stessi anni in cui i dissenzienti diventarono fascisti, non cambiò pelle come molti degli intellettuali provenienti dal fascismo che, per compiere un lavacro totale e per farsi perdonare il consenso al regime, salirono sul carro del nuovo vincitore in letteratura, cinema e teatro. Brancati – scrive ancora Walter Pedullà – aderì a un suo personale liberalismo di sinistra: un percorso che va da “Omnibus” (insieme a Savinio) al “Politecnico” (dalla parte di Vittorini in polemica con Togliatti che non voleva sentir parlare di libertà della cultura) e infine al “Mondo” di Pannunzio: dove collaborava un altro scrittore di autonomo e singolare liberalismo, Tommaso Landolfi. Da questa posizione di riformatore che non crede alle rivoluzioni né politiche né artistiche Brancati (che difese la cultura libera anche dalla censura targata D. C.) continua a consigliare agli italiani di pensare con la propria testa e di non intrupparsi in gruppi dove l’ortodossia diventa fattore di automatismi: quelli che trasformano gli uomini in manichini o burattini ridicoli quanto possono essere stati i fascisti in orbace.” Questa chiave di lettura ci aiuta a comprendere la prosa dello scrittore e il suo impegno giornalistico. Scrisse molto per i giornali, pubblicò in riviste specializzate saggi e racconti, fece sentire attraverso quotidiani prestigiosi la sua voce di moralista e di polemista, suscitò dibattiti e contrasti anche personali attraverso le pagine dei giornali. Qui non si può dar conto dell’intricata vicenda giornalistica del Brancati, tanto è complessa per le sue numerose collaborazioni e fortemente connessa alla sua attività letteraria (siamo in un periodo in cui gli scrittori pubblicano le loro opere proprio in riviste e in quotidiani); mi limiterò pertanto a presentare un quadro essenziale di questa sua attività di base. Le collaborazioni giornalistiche Già nel ’29, appena arrivato a Roma (aveva 22 anni), Teresio Interlandi lo volle alla redazione del quotidiano romano “Tevere” insieme ad altri siciliani come Aniante, Lanza, Savarese, e poco tempo dopo (1933) entra, come redattore capo, nel prestigioso settimanale letterario “Quadrivio”, diretto anche questo da Interlandi, insieme a Chiarini. È proprio in quest’anno che comincia, anche se si svilupperà in modo saltuario, la sua collaborazione con “La Stampa” di Torino, pubblicando una specie di manifesto letterario che motivava la nascita di “Quadrivio”. Ed ecco il primo incidente di percorso: “In quel momento – scrive Vanna Gazzola Stacchini – il Ministro della Cultura Popolare invitò Brancati ufficialmente a fare dei servizi giornalistici sugli avvenimenti più importanti del regime. Egli rifiutò decisamente” (La narrativa di Vitaliano Brancati, Olschki editore Firenze 1970 pagg. 14-15); così, nel ’34, lo scrittore annuncia nello stesso giornale le sue dimissioni. Continua intanto il suo rapporto con “La Stampa” con la pubblicazione di vari articoli di impegno sociale e morale e con le sue Conferenze. Finita nel ’35 l’ubriacatura fascista lo ritroviamo, l’anno dopo, nel gruppo di Maccari e Longanesi che gravitavano attorno a un altro giornale, di stampo antifascista, “Il Selvaggio”. In questo periodo comincia anche la sua corrispondenza con il direttore di “Omnibus” che vede la luce sottoforma di “Lettere al direttore” “scritte – come dice la Stacchini – con quell’intelligenza acuta di enfant terribile … È una satira che si rivolge ora sotto l’apparenza della serietà, ora direttamente inquirente, contro la società borghese, le sue ambizioni sbagliate, la sua moralità conformista anche sotto l’aspetto non conformista, la sua goffaggine: ad essa Brancati contrappone idealmente quella legittima del secolo scorso. (Op. c. pag. 19). Nel ’37 viene chiuso dal regime Omnibus; successivamente la stessa sorte toccherà al settimanale “Oggi” con il quale aveva cominciato la sua collaborazione. Gli anni quaranta lo vedono impegnato su diversi fronti: nel teatro e nel cinema, sia come autore che come sceneggiatore; nella narrativa, con l’uscita dei suoi romanzi più importanti (Gli anni perduti, Don Giovanni in Sicilia, Il vecchio con gli stivali, Il Bell’Antonio); nel giornalismo: continua il suo rapporto con “La Stampa”, scrive su “Aretusa”, su “Città libera”, un settimanale di politica e di cultura, professando “… apertamente tutte quelle ripugnanze che aveva dovuto mascherare con i modi allusivi. Si potrebbe dire che tutti questi scritti hanno il carattere di una liberazione (anche individuale) di uno sfogo finalmente aperto, tanto sono pieni di passione.” (V. S. Stacchini, op.c. pag. 29). Nel ’46 inizia la collaborazione a “L’Europeo” e al “Tempo” dove esorta gli italiani a un gesto di libertà e di criticità rispetto a certe catalogazioni politiche che cominciavano a creare vecchi steccati ideologici e culturali. Nel ’48 esce dal “Tempo”, insieme a Moravia e De Feo per contrasti politici e approda al “Corriere della Sera”, dove rimane fino alla morte. Sul Corriere usciranno a poco a poco le belle pagine autobiografiche del Diario, dove troviamo compiutamente espresso non solo il pensiero politico del nostro ma anche le ragioni più profonde della sua arte di narratore e di scrittore di teatro. Nel ’49 lo troviamo nella redazione del “Mondo” con i suoi vecchi amici Pannunzio e Benedetti e con i più assidui De Feo e Moravia. Attorno a questo giornale si costituisce un gruppo di intellettuali che incise enormemente, per alcuni anni, nella cultura italiana, da quella politica a quella civile e sociale. L’ultimo articolo di Brancati apparve sul “Corriere della Sera” del 4 settembre 1954, un ricordo dell’incontro con l’amico Borgese, avvenuto nel ’30. Il 25 dello stesso mese muore fra le mani del grande chirurgo Dogliotti, a Torino, in seguito al tentativo di asportare un’escrescenza carnosa nell’apparato cardiaco, che si portava sin dalla nascita. La lezione di Brancati Oggi, di questo finissimo intellettuale, di questo grande scrittore siciliano, ci resta una lezione morale che non dobbiamo dimenticare: l’autenticità del nostro sentire, l’onestà intellettuale e il senso della verità da ricercare in ogni azione dell’uomo. La ragione e l’intelligenza sono i mezzi che ci aiuteranno a trovare le strade dell’onestà esistenziale, le uniche che ci sono date da percorrere sotto le dittature e sotto le illusorie libertà di una ancora più illusoria democrazia. La salvezza, almeno quella civile e sociale, è data all’individuo prima ancora che alle masse, le quali sono strumenti in mano al Potere di turno; è data all’uomo nella sua integrità e nella sua dignità. Questa è la lezione più intima che Brancati seppe trasmetterci; più oltre c’è il ridicolo, il riso e forse anche la stupidità.
Questo Premio, che
idealmente lega con un filo di storia e di cultura l’intera
nostra Penisola, dalla sua corona montuosa al cuore del
Mediterraneo, emblematicamente ancorato ai cardini temporali sui
quali ruotò la vita dello scrittore di Pachino, vuole ricordare
una delle figure più controverse della nostra letteratura; vuole
essere anche un riconoscimento alle nuove generazioni di
giornalisti impegnati nella cultura e nel sociale, senza
infingimenti, senza nascondimenti, ma aperti alla verità e, per
quello che è concesso all’uomo, anche alla giustizia.
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Albo d’Oro 1ª Edizione – Pachino 2005
Laura Cannavò,
giornalista di Mediaset - Canale 5, “Si parla di libertà in nome degli operai, non di quella cui aspirano i dogmatici e i fanatici (libertà dal diavolo, libertà dal bisogno, libertà sessuale, ecc.) ma della sola degna di questo nome: libertà di opinione e di stampa. (I capi dei partiti di massa di destra e di sinistra hanno fin’oggi convocato gli intellettuali più sofisti con l’ufficio di cavillare il più possibile sulla parola libertà, fino a farle significare tutti i bisogni, tranne quello di pensare e di esprimersi liberamente). “
Vitaliano
Brancati, Diario romano
2ª Edizione –Siracusa 2007
Comitato Organizzatore
Giuria Concorso Giornalismo Giovani
Sponsor
Si ringraziano per la gentile collaborazione
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La
manifestazione ha riscosso un grande successo di pubblico e
rilevanti apprezzamenti da parte della stampa, degli
intellettuali siracusani, degli uomini politici e dei
giornalisti locali.
Ai suddetti
professionisti sono stati consegnati una penna d’argento,
simbolo della scrittura e un prisma in puro cristallo con
effigiata nell’interno, con procedimento al laser, la foto di V.
Brancati.
A loro sono
andate le tre Segnalazioni Speciali del Premio Vitaliano
Brancati consistenti in un prisma di cristallo con visualizzata
al laser l’immagine di Brancati. Inoltre è stato compiuto un buon servizio fotografico e televisivo a cura degli amici dell'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma con la possibilità di effettuare un DVD dell’intera manifestazione.
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I Premiati |
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Giovanni Minoli
Giovanni Minoli
è nato a
Torino. Giornalista e
conduttore televisivo, è l’attuale direttore di
Rai Educational.
Motivazione Paola Saluzzi
Paola Saluzzi,
giornalista professionista e nota conduttrice TV, nasce a Roma.
Motivazione
Franco Siddi
Franco Siddi,
attuale Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana,
è un giornalista del Gruppo Finegil l’Espresso (la sua testata è
la Nuova Sardegna).
Motivazione
Younis Tawfik
Younis Tawfik
è nato a Mosul (Ninive), in Iraq.
Fin da giovane ha pubblicato
poesie sulle maggiori riviste del Paese e, nel 1978, ha ottenuto
il "Premio di Poesia Nazionale" conferito dalla Presidenza della
Repubblica. Nel 1979 si è trasferito a Torino dove, nel 1986, ha
conseguito la Laurea in lettere. Attualmente svolge attività di
opinionista, conferenziere ed insegna Lingua e Letteratura araba
presso l'Università di Genova.
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