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PREMIO INTERNAZIONALE DI GIORNALISMO
“VITALIANO BRANCATI” 

ASSOCIAZIONE CULTURALE “V. BRANCATI”
VIA VOLPIANO 5 – TORINO

 

 

È un Premio dedicato a uno dei maggiori scrittori italiani del ‘900, nato a Pachino nel 1907 e morto a Torino nel 1954. Visse appena 47 anni, nella prima parte di un secolo che vide due guerre mondiali, una lunga dittatura e l’alba di una democrazia che fece molto sognare gli italiani. Produsse molto: romanzi, novelle, testi teatrali, sceneggiature di film, saggi e articoli giornalistici. Sposò la grande attrice Anna Proclemer dalla quale ebbe una figlia, Antonia, che vive a Roma.

Contrariamente a quanto possa sembrare e a certe frettolose catalogazioni che sono state date in campo letterario, Vitaliano Brancati non fu uno scrittore minore nel panorama della letteratura italiana del novecento, né fu un intellettuale da servire per tutte le stagioni; anzi visse, nel campo artistico, una situazione di incomprensioni sia con il mondo letterario italiano (basti pensare alle censure politiche del fascismo su alcune sue opere e poi a quelle di una classe politica cattolica e borghese che censurò a tal punto il dramma “La governante” da poterlo rappresentare per la prima volta nel 1965 al teatro Eliseo di Roma, ben undici anni dopo la morte dell’autore) e sia, in ambito squisitamente intellettuale e speculativo, con quell’intellighentia italiana del periodo post fascista, propensa ad innamorarsi fanaticamente dell’ideologia che veniva dall’est, cioè del comunismo.  

BRANCATI GIORNALISTA E LA SUA LEZIONE DI LIBERTÀ
di CORRADO DI PIETRO

Brancati, come è capitato a molti siciliani, fu sostanzialmente uno spirito libero e, a modo suo, fu un liberale idealista. Il suo ideale corrispondeva con la supremazia della ragione, dell’intelligenza, del buon senso, della tolleranza e mal sopportava ogni tipo di costrizione, sia che venisse dalla destra che dalla sinistra:

Io – scriveva Brancati, ne Gli amori del duca, in Il Mondo del 30 luglio 1949 - sono un liberale e credo nel sentimento della solidarietà … L’importante è che non prenda una forma assoluta e mostruosa. Il fascismo è la forma mostruosa del sentimento di proprietà, il comunismo la forma mostruosa del sentimento di solidarietà: qui in Inghilterra i due sentimenti mi pare abbiano una forma molto umana e toccante”.

Fu un solitario, un individualista, e si pose di fronte ai vizi e alle virtù nazionali della cultura italiana da un osservatorio personalissimo, guardando il mondo che gli scorreva attorno con occhio attento, a volte polemico e passionale (Diario romano) e a volte bonariamente ironico e satirico (Il vecchio con gli stivali e Don Giovanni in Sicilia), ma altre volte anche fortemente intriso di pessimismo e di un senso amaro e luttuoso della vita (Paolo il caldo).  

Walter Pedullà in un bel servizio apparso su Il Caffè illustrato, n. 16 - gennaio febbraio 2004 - scrive: “Brancati ha diffuso attraverso quotidiani e settimanali molte delle idee più acute e coraggiose che circolassero in Italia tra gli Anni Quaranta e Cinquanta. E come intellettuale lo scrittore siciliano va rivalutato non meno che come narratore. Questo tenace razionalista aveva spesso ragione. Sono stati fatti molti torti al narratore, che era maggiore di tanti progressisti per i quali la libertà della cultura è potuta sembrare causa reazionaria. Brancati provò con orgoglioso accanimento di isolato a ricondurre alla ragione la cultura italiana oscillante fra i due estremi, il fascismo e lo stalinismo, gli opposti che con contenuti alternativi si erano dati appuntamento sin da quando i futuristi si ritrovarono fascisti in Italia e bolscevichi in Russia. Pentitosi fino alla vergogna di essere stato mussoliniano dai diciassette ai ventisette anni (1923- 1934), Brancati, che maturò l’antifascismo negli stessi anni in cui i dissenzienti diventarono fascisti, non cambiò pelle come molti degli intellettuali provenienti dal fascismo che, per compiere un lavacro totale e per farsi perdonare il consenso al regime, salirono sul carro del nuovo vincitore in letteratura, cinema e teatro.

Brancati – scrive ancora Walter Pedullà – aderì a un suo personale liberalismo di sinistra: un percorso che va da “Omnibus” (insieme a Savinio) al “Politecnico” (dalla parte di Vittorini in polemica con Togliatti che non voleva sentir parlare di libertà della cultura) e infine al “Mondo” di Pannunzio: dove collaborava un altro scrittore di autonomo e singolare liberalismo, Tommaso Landolfi. Da questa posizione di riformatore che non crede alle rivoluzioni né politiche né artistiche Brancati (che difese la cultura libera anche dalla censura targata D. C.) continua a consigliare agli italiani di pensare con la propria testa e di non intrupparsi in gruppi dove l’ortodossia diventa fattore di automatismi: quelli che trasformano gli uomini in manichini o burattini ridicoli quanto possono essere stati i fascisti in orbace.” 

Questa chiave di lettura ci aiuta a comprendere la prosa dello scrittore e il suo impegno giornalistico. Scrisse molto per i giornali, pubblicò in riviste specializzate saggi e racconti, fece sentire attraverso quotidiani prestigiosi la sua voce di moralista e di polemista, suscitò dibattiti e contrasti anche personali attraverso le pagine dei giornali. Qui non si può dar conto dell’intricata vicenda giornalistica del Brancati, tanto è complessa per le sue numerose collaborazioni e fortemente connessa alla sua attività letteraria (siamo in un periodo in cui gli scrittori pubblicano le loro opere proprio in riviste e in quotidiani); mi limiterò pertanto a presentare un quadro essenziale di questa sua attività di base.

Le collaborazioni giornalistiche

Già nel ’29, appena arrivato a Roma (aveva 22 anni), Teresio Interlandi lo volle alla redazione del quotidiano romano “Tevere” insieme ad altri siciliani come Aniante, Lanza, Savarese, e poco tempo dopo (1933) entra, come redattore capo, nel prestigioso settimanale letterario “Quadrivio”, diretto anche questo da Interlandi, insieme a Chiarini. È proprio in quest’anno che comincia, anche se si svilupperà in modo saltuario, la sua collaborazione con “La Stampa” di Torino, pubblicando una specie di manifesto letterario che motivava la nascita di “Quadrivio”. 

Ed ecco il primo incidente di percorso: “In quel momentoscrive Vanna Gazzola Stacchini il Ministro della Cultura Popolare invitò Brancati ufficialmente a fare dei servizi giornalistici sugli avvenimenti più importanti del regime. Egli rifiutò decisamente(La narrativa di Vitaliano Brancati, Olschki editore Firenze 1970 pagg. 14-15); così, nel ’34, lo scrittore annuncia nello stesso giornale le sue dimissioni. 

Continua intanto il suo rapporto con “La Stampa” con la pubblicazione di vari articoli di impegno sociale e morale e con le sue Conferenze.

Finita nel ’35 l’ubriacatura fascista lo ritroviamo, l’anno dopo, nel gruppo di Maccari e Longanesi che gravitavano attorno a un altro giornale, di stampo antifascista, “Il Selvaggio”. In questo periodo comincia anche la sua corrispondenza con il direttore di “Omnibus” che vede la luce sottoforma di “Lettere al direttore” “scritte – come dice la Stacchini – con quell’intelligenza acuta di enfant terribile … È una satira che si rivolge ora sotto l’apparenza della serietà, ora direttamente inquirente, contro la società borghese, le sue ambizioni sbagliate, la sua moralità conformista anche sotto l’aspetto non conformista, la sua goffaggine: ad essa Brancati contrappone idealmente quella legittima del secolo scorso. (Op. c. pag. 19). Nel ’37 viene chiuso dal regime Omnibus; successivamente la stessa sorte toccherà al settimanale “Oggi” con il quale aveva cominciato la sua collaborazione.

Gli anni quaranta lo vedono impegnato su diversi fronti: nel teatro e nel cinema, sia come autore che come sceneggiatore; nella narrativa, con l’uscita dei suoi romanzi più importanti (Gli anni perduti, Don Giovanni in Sicilia, Il vecchio con gli stivali, Il Bell’Antonio); nel giornalismo: continua il suo rapporto con “La Stampa”, scrive su “Aretusa”, su “Città libera”, un settimanale di politica e di cultura, professando “… apertamente  tutte quelle ripugnanze che aveva dovuto mascherare con i modi allusivi. Si potrebbe dire che tutti questi scritti hanno il carattere di una liberazione (anche individuale) di uno sfogo finalmente aperto, tanto sono pieni di passione.” (V. S. Stacchini, op.c. pag. 29).

Nel ’46 inizia la collaborazione a “L’Europeo” e al “Tempo” dove esorta gli italiani a un gesto di libertà e di criticità rispetto a certe catalogazioni politiche che cominciavano a creare vecchi steccati ideologici e culturali.

Nel ’48 esce dal “Tempo”, insieme a Moravia e De Feo per contrasti politici e approda al “Corriere della Sera”, dove rimane fino alla morte. Sul Corriere usciranno a poco a poco le belle pagine autobiografiche del Diario, dove troviamo compiutamente espresso non solo il pensiero politico del nostro ma anche le ragioni più profonde della sua arte di narratore e di scrittore di teatro. 

Nel ’49 lo troviamo nella redazione del “Mondo” con i suoi vecchi amici Pannunzio e Benedetti e con i più assidui De Feo e Moravia. Attorno a questo giornale si costituisce un gruppo di intellettuali che incise enormemente, per alcuni anni, nella cultura italiana, da quella politica a quella civile e sociale.  

L’ultimo articolo di Brancati apparve sul “Corriere della Sera” del 4 settembre 1954, un ricordo dell’incontro con l’amico Borgese, avvenuto nel ’30. Il 25 dello stesso mese muore fra le mani del grande chirurgo Dogliotti, a Torino, in seguito al tentativo di asportare un’escrescenza carnosa nell’apparato cardiaco, che si portava sin dalla nascita.

La lezione di Brancati

Oggi, di questo finissimo intellettuale, di questo grande scrittore siciliano, ci resta una lezione morale che non dobbiamo dimenticare: l’autenticità del nostro sentire, l’onestà intellettuale e il senso della verità da ricercare in ogni azione dell’uomo. La ragione e l’intelligenza sono i mezzi che ci aiuteranno a trovare le strade dell’onestà esistenziale, le uniche che ci sono date da percorrere sotto le dittature e sotto le illusorie libertà di una ancora più illusoria democrazia.

La salvezza, almeno quella civile e sociale, è data all’individuo prima ancora che alle masse, le quali sono strumenti in mano al Potere di turno; è data all’uomo nella sua integrità e nella sua dignità. Questa è la lezione più intima che Brancati seppe trasmetterci; più oltre c’è il ridicolo, il riso e forse anche la stupidità. 

 Questo Premio, che idealmente lega con un filo di storia e di cultura l’intera nostra Penisola, dalla sua corona montuosa al cuore del Mediterraneo, emblematicamente ancorato ai cardini temporali sui quali ruotò la vita dello scrittore di Pachino, vuole ricordare una delle figure più controverse della nostra letteratura; vuole essere anche un riconoscimento alle nuove generazioni di giornalisti impegnati nella cultura e nel sociale, senza infingimenti, senza nascondimenti, ma aperti alla verità e, per quello che è concesso all’uomo, anche alla giustizia.      
 

 

Albo d’Oro

1ª Edizione – Pachino 2005

Laura Cannavò, giornalista di Mediaset - Canale 5,
Filippo Cosentino, responsabile RAI 3 – Sicilia.
Lorenzo Del Boca, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti
Mustafa Nano,  giornalista albanese

 “Si parla di libertà in nome degli operai, non di quella cui aspirano i dogmatici e i fanatici (libertà dal diavolo, libertà dal bisogno, libertà sessuale, ecc.) ma della sola degna di questo nome: libertà di opinione e di stampa. (I capi dei partiti di massa di destra e di sinistra hanno fin’oggi convocato gli intellettuali più sofisti con l’ufficio di cavillare il più possibile sulla parola libertà, fino a farle significare tutti i bisogni, tranne quello di pensare e di esprimersi liberamente). “

Vitaliano Brancati, Diario romano
 


2ª Edizione –Siracusa 2007
sabato 10 novembre
Sala Convegni dell’Hotel Roma
via Roma – Siracusa
Presenta: Denise Spicuglia


Comitato d’Onore

  • Giambattista Bufardeci, Sindaco di Siracusa

  • Giuseppe Campisi, Sindaco di Pachino

  • Bruno Marziano, Presidente Provincia Regionale di Siracusa

  • Giuseppe Gianni, Presidente Commissione Cultura Regione Siciliana

  • Fabio Granata, vice-sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Siracusa

  • Vincenzo Vinciullo, Assessore Pubblica Istruzione, Comune di Siracusa

  • Aurelio Basilico, Assessore alla Cultura del Comune di Pachino

  • Damiano Chiaromonte, Segretario Provinciale Assostampa

  • Mustafa Nano, giornalista albanese.

Comitato Organizzatore

  • Giovanni Firera, Presidente Associazione Culturale “V. Brancati”

  • Corrado Di Pietro, Presidente Premio Internazionale Giornalismo   “V. Brancati”

  • Pippo Bufardeci, Presidente Associazione “Pachinesi nel mondo”

  • Corrado Brancato, direttore artistico “Galleria Roma”

  • Nicola Campo, dirigente dell’Ufficio Cultura del Comune di Pachino

Giuria Concorso Giornalismo Giovani

  • Corrado Di Pietro, Presidente Premio Internazionale Giornalismo “V. Brancati”

  • Isabella Di Bartolo, del quotidiano “La Sicilia”

  • Chiara Antonuccio, del quotidiano “Giornale di Sicilia”

  • Dominella Santoro, del quotidiano “Liberta’”

    Gianni Firera, Presidente Associazione Culturale “V. Brancati”

Sponsor

  • Hotel Roma – Siracusa

  • Agenzia Viaggi “Fuori rotta”, Siracusa

  • Associazione Culturale Nuova Galleria Roma - Siracusa

Si ringraziano per la gentile collaborazione

  • Alfio Settembre - direttore Hotel Roma

  • Laura Cassataro - archeologa e storica dell’arte

  • Gabriella Bellistri - Comune di Siracusa

  • Letizia Perna – pubbliche relazioni

  • Lisa Giammanco, pubbliche relazioni

  • Paolo Di Pietro, preside

  • Soci dell’Associazione V. Brancati

 

La manifestazione ha riscosso un grande successo di pubblico e rilevanti apprezzamenti da parte della stampa, degli intellettuali siracusani, degli uomini politici e dei giornalisti locali.
Il Premio ha voluto portare all’attenzione del pubblico e delle persone che amano la  cultura l’opera di uno dei più grandi scrittori del novecento, Vitaliano Brancati, saggista, romanziere, sceneggiatore cinematografico e giornalista. In particolare ha voluto mettere in risalto proprio l’attività di giornalista, di osservatore politico e intelligente polemista e fustigatore di quanti, sotto ogni regime, accondiscendono ai condizionamenti del Potere di turno.
Il Premio, in linea con quanto detto, ritiene pertanto di sottolineare l’importante opera di quei giornalisti che con serietà, dedizione e sapienza professionali, interpretano i costumi sociali dell’Italia di oggi e ne divulgano le inquietudini e le speranze; giornalisti che attraverso scritti, servizi televisivi e format di vario genere raccontano le abitudini culturali, alimentari, sportive e religiose del nostro tempo.
L’Associazione Culturale “V. Brancati” ha premiato in questa edizione quattro giornalisti che rispondono pienamente ai requisiti sopra indicati.

  • Giovanni Minoli, noto conduttore e produttore di programmi della RAI TV;

  • Paola Saluzzi, conduttrice televisiva e presentatrice di programmi culturali;

  • Franco Siddi, Presidente della Federazione della Stampa Italiana;

  • Younis Tawfik, intellettuale iracheno, editorialista di noti quotidiani italiani, scrittore di ampio respiro internazionale.

 Ai suddetti professionisti sono stati consegnati una penna d’argento, simbolo della scrittura e un prisma in puro cristallo con effigiata nell’interno, con procedimento al laser, la foto di V. Brancati.
Inoltre il Comitato Organizzatore del Premio ha voluto affiancare alla rosa dei Premiati un gruppo di tre professionisti il cui impegno lavorativo serio e altamente qualificato si svolge sempre nell’ambito del giornalismo:

  • Andreja Restek, nata in Croazia ma residente in Italia. È una delle più accreditate fotoreporter che lavorano in Italia.

  • Damiano Chiaromonte, Segretario Provinciale dell’Associazione Siciliana della Stampa, per la sua attenta e sollecita attività sindacale a favore dei giornalisti siracusani.

  • Ornela Hila, direttrice del settimanale albanese Gazeta Vlora  Per il forte impegno culturale, politico e sociale che caratterizza il giornale da lei diretto.

A loro sono andate le tre Segnalazioni Speciali del Premio Vitaliano Brancati consistenti in un prisma di cristallo con visualizzata al laser l’immagine di Brancati.
La cerimonia si è poi conclusa con uno spettacolo della tradizionale Opera dei Pupi, presentato dall’Antica Compagnia Opera dei Pupi Famiglia Puglisi. È stato uno spettacolo molto gradito dal pubblico e dagli ospiti presenti per la valenza teatrale e culturale della più alta espressione di teatro popolare siciliano.
Nell’ambito della serata è stato anche indetto un Concorso di Giornalismo per alunni delle scuole medie siracusane, che sarà sviluppato nei prossimi mesi e che si concluderà con un’apposita cerimonia in data da destinarsi.
La manifestazione ha visto la partecipazione di un numerosissimo pubblico, qualificati professionisti e uomini di cultura siracusani, uomini politici e giornalisti locali. Fra gli altri erano presenti il sindaco di Siracusa, il sindaco di Pachino (la città che ha dato i natali a Brancati), l’on. Giuseppe Gianni, l’Assessore alla Pubblica Istruzione Enzo Vinciullo, l’ex senatore Pietro Ferrara, il consigliere comunale Pippo Bufardeci, ecc.
Era inoltre presente il Presidente dell’Associazione culturale V. Brancati, dott. Giovanni Firera, altri numerosi esponenti di varie associazioni siracusane e numerosi ospiti stranieri.
La manifestazione ha avuto ampia eco nei giornali locali, nelle televisioni e nei giornali radio. La notizia è stata anche riportata dall’ANSA e smistata alle varie testate giornalistiche nazionali.

 Inoltre è stato compiuto un buon servizio fotografico e televisivo a cura degli amici dell'Associazione Culturale  Nuova Galleria Roma  con la possibilità di effettuare un DVD dell’intera manifestazione.

 

I Premiati

 

Giovanni Minoli

Giovanni Minoli è nato a Torino. Giornalista e conduttore televisivo, è l’attuale direttore di Rai Educational.
Dopo la
laurea in giurisprudenza, è entrato in RAI nel 1972, diventando uno dei dirigenti più prolifici come autore e produttore di programmi.
Dopo essere stato per dieci anni capostruttura di
Rai Due, è stato direttore della stessa rete, della struttura Format e di Rai Tre. Come autore, oltre a Mixer, del quale è stato anche conduttore, ha ideato e prodotto decine di programmi, molti dei quali appartengono alla storia della televisione italiana, come Quelli della notte con Renzo Arbore e Blitz con Gianni Minà.
Nel
1996/1997 e 1997/1998, da direttore di Rai Tre, ha portato in prima serata la medicina con Elisir, la storia con La grande storia, l'economia, con Maastricht Italia e grandi documentari. Minoli ha anche realizzato il primo progetto di fiction seriale-industriale a Napoli con Un posto al sole. Dal gennaio 2000, Minoli ha ricoperto la carica di Direttore Generale Prodotto di Stream.
Nel
luglio 2002 Giovanni Minoli è stato nominato Direttore di Rai Educational: alla sua direzione si deve tra l'altro il successo di La storia siamo noi (Premio Ilaria Alpi 2003, Premio Regia Televisiva 2005, Premio Ischia al Miglior Giornalista Televisivo), di Il grande talk, Il Divertinglese, Explora, la riedizione di Parola mia e Tv Talk.

Motivazione
Si assegna il Premio Vitaliano Brancati per aver saputo illustrare e raccontare in modo squisitamente giornalistico, sia avvenimenti di attualità sia storico-politici, utilizzando una vasta documentazione, incontrando protagonisti e diretti testimoni, lavorando sempre con la stessa consueta, ed ormai nota, professionalità. Si intende quindi premiare non solo la massima cura da sempre posta nella ricerca dell’obiettività dei fatti narrati ma anche l’applicazione di un’etica, tanto cercata, del giornalismo d'inchiesta che ha permesso, a tutti noi, la fruizione di una televisione di qualità al servizio della corretta informazione e della cultura


Paola Saluzzi

Paola Saluzzi, giornalista professionista e nota conduttrice TV, nasce a Roma.
Il suo esordio televisivo avviene nel 1987 nella redazione del programma di
Sergio Zavoli "Viaggio intorno all'uomo", in onda su RaiUno.
Passa poi alla redazione sportiva di Telemontecarlo, rete sulla quale conduce per tre anni i telegiornali sportivi. Nel 1992 è l'inviata speciale per le prestigiose
Olimpiadi di Barcellona; sarà inoltre inviata per seguire l'"American's Cup" di vela e le "Colombiadi" a bordo dell'Amerigo Vespucci.
Nel 1995 passa nella grande famiglia di Mediaset, su ReteQuattro. Conduce un programma sul "Giro d'Italia", ma segue anche dei servizi sulla moda fino a collaborare con Alessandro Cecchi Paone nella trasmissione "Giorno per giorno". Pochi anni più tardi torna in Rai: è l'inviata per la trasmissione "Made in Italy"; nel 1998 è la conduttrice di "Uno mattina estate", che seguirà anche nell'edizione 1999 accanto a Filippo Gaudenti e poi su Unomattina accanto a Luca Giurato. Durante la sua conduzione la trasmissione cresce passando da due a quattro ore di diretta e Paola Saluzzi sarà l'unica conduttrice nella storia del programma ad averlo firmato anche come autrice. La sua notorietà raggiunge i massimi livelli.
Bella e intelligente conduttrice di molte serate speciali come il "Premio Letterario Viareggio", "Tutti pazzi per il musical", da Sanremo e nel 2001  "Speciale Alta Moda Roma" e il
"Premio Rodolfo Valentino 2001".
E' stata inviata in Kosovo e a Sarajevo per due puntate speciali in diretta di "Uno mattina", per le forze italiane di pace. Nella stagione 2002/2003 conduce "I fatti vostri" di Michele Guardì per RaiDue. Nel 2004 Paola Saluzzi torna all'ambiente giornalistico sportivo conducendo "La grande giostra dei gol", per Rai International, trasmissione nella quale ogni settimana Paola ospita in studio un italiano che racconta la propria esperienza di vita fuori dai confini nazionali: storie destinate a far emergere le qualità professionali e umane dei nostri connazionali all'estero. Nel 2007 è a Sky come conduttrice di SkyTg24 Pomeriggio.

Motivazione
Si assegna il Premio Brancati per la sua attività di giornalista e di conduttrice televisiva capace e spigliata, fortemente impegnata nel sociale e sempre sorretta da una convinta morale religiosa che orienta le sue scelte e la sua attività. È ambasciatrice dell’UNICEF. Ci piace riportare qui le parole della Saluzzi, pronunciate nel corso di una intervista: “.La televisione deve essere televisione che denuncia l’assenza di valori, che denuncia la fame nel mondo, la schiavitù, i problemi. Non deve essere un mondo che assomiglia sempre più al mondo dei balocchi di Pinocchio. Il problema è che la mattina dopo ci svegliamo tutti somari! Tutti! E non c’è più la possibilità di tornare indietro".

 


Franco Siddi

Franco Siddi, attuale Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, è un giornalista del Gruppo Finegil l’Espresso (la sua testata è la Nuova Sardegna).
Ha origini sarde ed è iscritto al sindacato dei giornalisti da 25 anni, quando diventò pubblicista in Sardegna, dopo anni di collaborazioni per il quotidiano di Cagliari L’Unione Sarda e per il Lavoratore Sardo, periodico di cultura e azione operaia delle Acli locali, che ha coordinato tra la fine degli anni Settanta e la prima parte degli anni Ottanta. Dopo una lunga gavetta da collaboratore esterno dell’Unione Sarda e da praticante con L’Altro Giornale di Cagliari, fu, da professionista, addetto stampa del Comune di Cagliari e, dalla fine del 1985, alla Nuova Sardegna, prima per la cronaca e poi per la politica e il "sindacale" regionale.
Dalla " Nuova Sardegna " riparte l’esperienza sindacale di categoria. Dopo una partecipazione, da delegato pubblicista, al XVI congresso Fnsi di Pescara (1978) e un’altra, da delegato professionista sostenuto dal movimento disoccupati e precari, al Congresso Fnsi di Sorrento del 1984.
Dal 1987 è, per 12 anni, componente del Cdr e animatore dei primi coordinamenti dei Comitati di redazione dei giornali locali del gruppo Caracciolo; dal 1992 al 2001 è presidente dell’Associazione della Stampa Sarda, componente della Giunta FNSI e poi Presidente della stessa Federazione Nazionale.
Nel sindacato dei giornalisti ha vissuto in prima linea delicate vicende come quelle dello scontro Berlusconi-De Benedetti, all’epoca dello scontro sulla Mondatori; le ultime due vertenze contrattuali; decine di vertenze sofferte, piccole e grandi, dall’Unione Sarda al Giorno, dal Piccolo all’Avvenire al Quotidiano di Lecce e così via, per finire con la partecipazione attiva, anche con contributi dialettici, a tutte le iniziative della categoria in materia di riforme di settore.

 

Motivazione
Si assegna il Premio Vitaliano Brancati per la sua attività di uomo impegnato socialmente, al servizio della libertà tutta e in particolare di quella d’espressione, sostenitore del sacro principio dell’autonomia e della autodeterminazione in campo giornalistico. In questo settore ha profuso impegno, coraggio e dedizione nel raccogliere le istanze dei colleghi e farsene carico in sede contrattuale. Oggi Franco Siddi rappresenta un punto preciso di riferimento per le complesse problematiche sindacali che investono la categoria dei giornalisti.

 


Younis Tawfik

Younis Tawfik è nato a Mosul (Ninive), in Iraq. Fin da giovane ha pubblicato poesie sulle maggiori riviste del Paese e, nel 1978, ha ottenuto il "Premio di Poesia Nazionale" conferito dalla Presidenza della Repubblica. Nel 1979 si è trasferito a Torino dove, nel 1986, ha conseguito la Laurea in lettere. Attualmente svolge attività di opinionista, conferenziere ed insegna Lingua e Letteratura araba presso l'Università di Genova.
Si dedica soprattutto alla divulgazione della letteratura araba; fra i molti libri tradotti e curati da lui: "Il giardino profumato” di Nafzawi (1992, ES, Milano), "Le ali spezzate” di Khalil Gibran (1993, SE, Milano), "Dante e l'Islam” di M. Asin Palacios (1993, Pratiche, Parma), “
 Ha pubblicato diverse raccolte di poesia in arabo oltre a saggi e studi sulla metafora e il linguaggio nella poesia sufi .Per la saggistica ricordiamo il bel libro sulla religione islamica intitolato “Islam”,  mentre per la narrativa esce nel 1999 il romanzo “La straniera” con la casa editrice Bompiani che si aggiudica il prestigioso  Premio Grinzane Cavour 2000. L’ultimo suo romanzo, edito nel 2006 da Bompiani, è “Il profugo”, vincitore del premio Grinzane Pavese 2006.
Dirige la collana Abadir: culture dell'Africa e del Medio Oriente per le edizioni Ananke.
Copre l’incarico di presidente del Centro Culturale Italo-Arabo Dar al Hikma, membro della consulta islamica in Italia e docente di Lingua e Letteratura Araba all’Università di Genova. Collabora con i giornali “La Stampa”, “Il secolo XIX” ed è editorialista de “Il Messaggero.

 

 

 

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