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Roma
Arte
contemporanea
via Maestranza 110
Siracusa
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materia forma colore, l’anima visibile del mondo
Alla scoperta, al quotidiano svelarsi dell’immanente spirito del mondo provvede l’homo faber, l’artista, colui che mette mano, con cosciente quanto a volte illusoria consapevolezza, a formare la materia, con sue impronte, con i propri gesti e segni, con grumi cromatici. La materia, la forma, il colore: paradigma della stessa creazione artistica, processo interattivo di idea, contenuto, manufatto. Tanto più è vero in un processo che utilizza come mezzo espressivo la creta, essenza prima e metaforica del caos a-formatico primordiale. L’opera (d’arte) si evidenzia ad opera del fuoco in pietrosità materica, ad arte velata da patinature leggere e sapienti a dare profondità tegumentale del tempo, o si imbelletta, come antica e novella vergine muliebre, con i segni cromatici dell’incanto, del simbolo etnico e ancestrale, della seduzione poetica ed estetica. I protagonisti di questa ennesima avventura-vicenda, artistica ed umana, sono Gianfranco Bevilacqua e Giuseppe F. Pollutri. Per decenni hanno prodotto, ognuno con un percorso diverso e parallelo, per sé e per gli altri, manufatti e simboli, immagini e forme. Traccia segnica e testimonianza di una vita spesa nell’intento, profondamente antropico, di realizzare manufatti che siano recettori, sia pure soggettivamente, di informazioni sull’universo e sulla vita dell’essere umano nella sua condizione di materia perennemente disgregata e riaggregata, a cui un Essere supremo ha inalato, con un soffio che si perpetua nel tempo, l’anima visibile del mondo: la sua essenza, la sua forma. (GFP 2007)
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(…) Gianfranco BEVILACQUA
è un poeta della creta e possiede uno stile maturo e armonico,
fortemente espressivo e suggestivo. Egli teorizza la libertà
assoluta della forma anche se condizionata dalla figura; ritiene
che la realtà sia un continuum di forme che s’incastrano e si
trasformano e che nulla abbia contorni definiti e netti; ci
suggerisce un mondo di grande immaginazione, di fascinosi
percorsi; crea suggestioni forti anche quando rappresenta figure
dolorose e tenta una possibile poetica della bellezza. (…) Tutte le sculture di Bevilacqua hanno un fascino particolare. Egli conosce bene il giuoco di vuoti e di pieni e imprime alle sue sculture una flessuosità e una morbidezza di linee che ci riportano da un lato alla scultura classica e dall’altro al dinamismo della concezione futurista. (C. Di Pietro)
(...) la scelta della terra(cotta), appena velata da atmosfere cromatiche, non è casuale, ma interpreta di per sé motivazioni e intendimenti poetici dell'artista. Con tale vitale mezzo espressivo Bevilacqua realizza un unicum materia-forma, funzionale ad un atteggiamento emotivo e demiurgico dinanzi alle possibili forme-immagine in cui si manifesta la vita ed il creato. Forme plasmate non a tutto tondo, ma da una sorta di corteccia materica che, mentre configura l'immagine, conserva ed esprime mutabilità e caducità della forma e della stessa materia che la struttura. (G.F. Pollutri) Bevilacqua affida alla terracotta la testimonianza delle sue capacità di umanizzare le figure e di esprimere i suoi sentimenti. (…) Alla bellezza e all'armonia del corpo femminile. caratteristiche della scultura classica, il Nostro aggiunge il dinamismo e la problematicità esistenziale dei soggetti dell'arte moderna. |
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