Il buco al piede del pellegrino raffigurato in basso
a destra nel dipinto della Madonna di Loreto, opera di
Michelangelo da Caravaggio eseguita nel 1603 e custodita a Roma nella
Chiesa di Sant'Agostino, dovrebbe far riflettere tutti,
amministratori e soprintendenti, dirigenti del F.e.c. (Fondo per il
Culto) e direttori di musei, intorno al facile prestito delle opere
d'arte e al loro disinvolto viaggiare per questa o l'altra mostra in
Italia ed all'estero. Quello sfregio, forse causato volontariamente con
un pennarello durante la mostra milanese Caravaggio e l'Europa
organizzata negli spazi espositivi del Palazzo Reale, dovrebbe servire a
interrompere la deprecabile tendenza a far sfilare, come fossero agili
modelle o graziose veline, i quadri storici e in particolare quelli che
presentano notevoli segni di degrado.
Se oggi da un canto si accontentano migliaia di visitatori, dall'altro
si corre il rischio di privare dalla conoscenza delle opere tutti coloro
i quali sono nel progetto di vita del divenire. Le opere universali non
appartengono solo alla società che le detiene ma sono destinate ad una
proiezione futura che, per gli aspetti morali della salvaguardia dei
beni culturali, dovrebbe prescindere dallo sfruttamento egoistico
contemporaneo. Per dirla in breve per gli uomini del presente i dipinti
del Caravaggio sono opere da garantire a tutte le creature che vedranno
la luce. C'è poi un altro aspetto che, da quanti promuovono mostre a
destra e a manca, viene trascurato in toto e riguarda la valorizzazione
dei luoghi in cui le opere sono conservate.
Se alcuni studiosi di storia dell'arte o qualche famigliola di turisti,
sensibili nei confronti dei nostri beni culturali, avessero deciso di
venire in Sicilia in questa stagione sperimenterebbero la grave
delusione di vedere poco, quasi nulla. Qui le opere d'arte di valore
sono perennemente in viaggio. Come se non bastasse 1 musei e i monumenti
vengono continuamente chiusi per restauri interrompendo in tal modo la
fruizione dei beni artistici; Sembrerebbe che ad essere restaurata non
sia solo l'architettura (il contenitore) ma anche ciò che essa contiene
(le opere pittoriche e scultoree). A Siracusa la Galleria Regionale di
Palazzo Bellomo è chiusa da oltre un anno e, nel silenzio delle sue
sale, restano segregate anche le opere. Ma ciò è normale?
Le opere d'arte che non sono imprigionate, di contro, sono sempre con il
bagaglio pronto. Si pensi in tal senso alle sfilate del Seppellimento
di Santa Lucia del Caravaggio. L'opera del Merisi dopo essere stata
a Napoli per una mostra al Museo di Capodimonte è partita per Torino
dove la attendeva un nuovo vernissage. Poi per un controllo
manutentivo (come si fa a definirlo restauro considerato che l'opera
entra ed esce dall'ospedale quando e come vuole per sfilare a tutte le
passerelle) è stata spedita a Roma all'Istituto Centrale del Restauro e
da qui, anche se con le flebo attaccate alle vene, è partita per
Milano dove è stata in mostra a Palazzo Reale, insieme ad un altro
capolavoro siciliano. La Resurrezione di Lazzaro, nella stessa
occasione espositiva in cui ha subito il gravissimo danno la tela
romana. Genera inquietudine e allo stesso tempo curiosità però
apprendere che in questa esposizione, dove era presente l'opera
siracusana, non sia stata messa in mostra la famosa Cena in Emmaus,
noto capolavoro appartenente alla dotazione della Pinacoteca
Nazionale di Brera, che si trova a poche centinaia di metri dal Palazzo
Reale.
Forse
al nord qualcuno ha capito che le opere d'arte non sono come i
fotomodelli, pronti a sfilare su qualsiasi palco. Qualcuno in Padania
deve aver compreso che non sempre è corretto far viaggiare i dipinti e
le sculture, in special modo quei capolavori che hanno forti segni di
degrado e presentano un equilibrio conservativo alquanto debole.
Se fosse vivo Cesare Brandi, appellandosi alla Carta del Restauro
della quale sembra che la gran parte dei mostrato!i abbia
dimenticalo tutto, lancerebbe anatemi di fuoco su quanti, con assoluta
disinvoltura, decidono se un'opera possa viaggiare o meno e se possa
essere tolta dal proprio spazio espositivo a discapito delle realtà
locali e a profitto di show culturali. L'ultima opera a partire
dall'Isola, in ordine di tempo,è l'Annunziata di Antonello da
Messina, olio su tavola del 1475 custodito a Palermo nella Galleria
Regionale di Palazzo Abatellis. Sarà seguita dall'Annunciazione
di Siracusa? Se ci fosse in atto questo progetto sarebbe opportuno che
gli uomini di cultura ci costituissimo parte civile contro lo Stato. Sia
per difendere le opere d'arte che per salvaguardare l'aspettativa di
quanti venendo in Sicilia saranno costretti ad apprendere che i nostri
dipinti e le nostre sculture sono in Giappone all'Expo di Aichi o
al Metropolitan Museum di New York, al Paul Getty Museum o
al Palazzo Reale di Milano.
Se Brera non cede alle lusinghe dei milioni di visitatori una ragione ci
sarà. Forse i visitatori a milioni fanno solo numeri per le fiere e non
qualità per la cultura. In questo pericoloso, caotico e disordinato
spostamento di opere chi è che decide per tutti? Lo chiedo al Presidente
della Regione Siciliana, Governatore di una Regione a Statuto Autonomo,
il quale dovrebbe vigilare sulle decisioni del F.e.c. e sulle scelte dei
suoi assessori, sulle disposizioni dei direttori dei musei regionali e
dei soprintendenti, sulle scelte dell'Istituto Centrale del Restauro che
avendo avuto l'opera del Caravaggio in custodia per il restauro l'ha
invece consegnata ai curatori di una mostra. Ma chi è che decide? Chi ha
concesso il nulla osta per questo continuo vagare del capolavoro
siracusano? E ancor prima di concedere il nulla osta, è stato attivato
il principio del buon senso, quello del rispetto, quello della
scrupolosa salvaguardia dell'opera'7 L'Istituto Centrale del
Restauro cosa ne pensa? AII'LC.R sono tutti d'accordo sul fatto che
II Seppellimento di Santa Lucia possa viaggiare per tutte le città
che ne reclamano la presenza? Il quadro è un capolavoro distrutto
dall'obsolescenza, dalla cattiva conservazione e da una serie
lunghissima di cause che noti è qui il caso di elencare.
L'opera non può viaggiare, la pellicola pittorica originaria è
debolissima, qualsiasi variazione climatica ne compromette l'esistenza.
Tanto che da oltre venticinque anni ne viene impedita la collocazione
nella sede definitiva della Chiesa di Santa Lucia alla Borgata.
Nonostante tali problemi la tela è in giro per l'Italia da più di un
anno. Nel 2004, proprio in occasione delle celebrazioni del 1700°
anniversario del Martirio di Santa Lucia, quando era sacrosanto che i
pellegrini e i turisti potessero ammirare a Siracusa anche i colori del
Caravaggio, l'opera non era in sede, si trovava già a Napoli. Mi chiedo
se questa possa definirsi politica culturale.
L'opera che gira il mondo non porta alcun profitto alle realtà locali da
cui proviene, reca solo danno, sia al manufatto in sé che ai musei e
alle collezioni a cui appartiene. Chiedo formalmente al Presidente della
Regione Siciliana di dare ai siracusani doverosi chiarimenti e risposte
concrete tese a difendere il patrimonio artistico della città.
Agli intellettuali dell'Isola faccio appello affinché vietino, con tutte
le forme democratiche, che le testimonianze del nostro passato vengano
distrutte da chi pensa che mostrare significhi far cultura, che
catturare milioni di visitatori significhi fare turismo. La Cultura e i
problemi del Turismo si affrontano con la programmazione degli eventi e
con la valorizzazione dei luoghi L'improvvisazione degli eventi sotto i
riflettori di vetrine rinomate fa solo confusione e spesso, com'è
accaduto, danni irreversibili.
* Docente di Storia dell'Arte Moderna alla Facoltà di
Architettura di Siracusa e titolare della I" Cattedra di Storia
dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Catania