Corrado Di Pietro        " Canto d'Alfeo "

Prefazione

 

   Il dialetto è la lingua della madre ma è anche la madre della lingua - scrisse un filosofo moderno.

   E' il simbolo del particolare esistenziale che si universalizza nel ritmo misterioso di una perenne discorsività colloquiale tra lo gnomico e l'estatico, tra omofonia e assonanze. E' simbiosi prodigiosa tra natura e paesaggio, espressione di pulsioni sensazioni volizioni avvolte nelle pieghe più intime dell'animo umano. Modellato dalle singolari etnìe culturali che trascendono il localismo passivo e inerte, è tradizione storica e fremito di vitalità culturale. 

   Così in Sicilia il dialetto - magica mistura di ceppi diversi: il latino il greco-bizantino l'arabo - fu vissuto come lingua di popoio ed altresì come lingua ufficiale ai tempi mitici della Corte sveva di Federico IL, come lingua d'amore ispiratrice dell'epopea trovadorica e stilnovista, lingua di eventi storici - l'indimenticabile rievocazione della rivolta antiangioina, lingua di poesia - scrisse Corrado Di Pietro in altro saggio con ammirata intuizione - amara e aspra, vellutata e scivolosa, colorita e umida, bellissima come il muschio che abbellisce e vivifica anche le pietre.

   Si ridesta la memoria di Ciullo d'Alcamo e di Jacopo da Lentini. Il dialetto è mito, linguaggio del mito.

   In questa temperie è il vero significato dei versi di Corrado Di Pietro nei quali rivive il mito di Aretusa, simboleggiata nei decadrammi di Eveneto raffiguranti l'immagine della ninfa.

   L'autore rievoca con toni ricchi di vivezza espressiva e di folgorante sensitività le segrete vibrazioni della leggendaria storia di Alfeo e Aretusa che è sostanza viva della storia di Siracusa, quasi segno di singolare vocazione. Così il siracusano Mosco nel 110 sec. a. C. narrò della seduzione e dell'amore del padre degli dei per la fanciulla Europa - una millenaria leggenda immortalata in opere d'arte di valenza universale.

   Nella sagace cesellatura dei versi di Corrado Di Pietro il dialetto acquista intensa modernità, non si disperde nelle svolte epocali ma si riplasma in nuove espressioni di civiltà culturale con un sempre nuovo e diverso rapporto con la lingua nazionale.E' significativo che per lumeggiare tale rapporto l'autore raccolga nella lingua nazionale l'elaborato dialettale.Però ciascuno dei due testi non è la meccanica traduzione dell'altro, segno sicuro di una intelligenza poliedrica e versatile.

   Canto d'Alfeo arricchisce per finezza stilistica ed originalità di ispirazione la letteratura dialettale e nazionale e ultimo tassello di uno splendido mosaico - inserisce Corrado Di Pietro tra i poeti dialettali più eminenti del nostro tempo.

                                                                        Corrado Piccione

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