ORESTE PUZZO

 

 

Oreste Puzzo: la sapienza della pittura

 

Può essere conosciuta la realtà, il mondo intero, attraverso l’espressione artistica? Può la pittura, così come la letteratura, farsi specchio dell’esistenza, secondo un dettato aristotelico, o semplicemente la visione pittorica è appunto una delle tante "visioni" del mondo, uno dei suoi punti di vista, limitati ed effimeri?

Questo interrogativo di base mi si pone subito, guardando le opere di Oreste Puzzo, e mi accompagna dentro ogni quadro, fra nature morte, paesaggi solari, figure illustrative o drammaticamente surreali, dentro il segno appena visibile di un orizzonte o quello forte e deciso della grafica, nel tenue bagliore di un colore caldo o nello straziante spasimo delle tinte fredde.

Se tutto è vanità, come grida Qoelet nel suo biblico dolore, perché questo senso d’abbandono alla natura, all’uomo, alle cose, al sereno misticismo del colore che informa la pittorica di Puzzo? Perché questo gianismo del reale che presenta le due antitetiche anime dell’uomo e ne fa il simbolo stesso dell’avventura umana?

Ecco dunque una delle tante possibili partizioni di questa esperienza di pittura: le opere che possiamo definire statiche e quelle che possiamo definire dinamiche.

È chiaramente una divisione funzionale alla lettura e spesso non tiene conto degli elementi che attraversano ambedue i campi pittorici.

 

Le opere statiche

In questo ambito possiamo includere paesaggi, nature morte, figure dal taglio illustrativo, dal tono contemplativo e sereno, dal disegno equilibrato e armonico.

Qui circola un’aria tersa, un colore pulito e solare; il paesaggio è fresco nella sua gioia pittorica, la natura morta acquista la pienezza di leggeri volumi, le figure s’impostano nelle strutture classiche dell’arte fiamminga o degli ottocentisti italiani. Parlo di staticismo sol perché non è evidente quel dinamismo delle forme che vedremo nelle altre opere; tuttavia la pennellata, il colore insomma, vibra di mille sensazioni, e si distribuisce sulla tela con una tale sicurezza cromatica e un tale dolce impasto che non di rado acquista la tensione della materia: si fa piega e fiore, ornamento e casolare, albero e vaso, diventa una sequenza di tetti che si inseguono lungo piani diversi, corpi e facce che balzano in primo piano nell’eternità d’un momento; vasi, lanterne, frutta, drappi, finestre e tavoli, sedie e scatole, che, nell’eleganza formale in cui sono disposti, assumono quella regale compostezza dell’opera fortemente sentita e posseduta.

 

Lo staticismo è nella sensazione d’insieme, nella fissità d’un paesaggio dove tutto è pace, gioia, incanto. È questa la faccia buona di Giano, il dottor Jeckill della situazione?

 

Le opere dinamiche

Più o meno esplicitamente Puzzo, quasi contemporaneamente alle opere "statiche" , si lascia prendere la mano e la testa da una furente ossessione: nascono così opere fortemente espressive (Le alienate, Distruzione, Pluralità psichica, I rivoltosi, Le comari) dove la rappresentazione del male, del dolore, della tragedia umana incombe su tutto: forme, colori e segni s’aggrovigliano e si vestono di tinte drammatiche, la luce è fredda, si esaltano i blu, i verdi cupi, i viola e s’impastano, queste anime cromatiche, insieme a una forte emozione, a uno struggimento senza fine.

 

Anche i rossi e i gialli, solari e aperti nelle opere "statiche", qui sono pesanti e chiusi e si sviluppano lungo scie movimentate, frastagliate, tormentate. Le figure esprimono un interiore disagio, un vizio somatico e psichico, e si presentano a noi con tutto il loro dolore. Il paesaggio è attraversato da elementi in movimento (un cavallo, un ramo contorto e vibrante, l’onda di un corpo) e pure il colore ha un impasto frenetico e vivo. Anche le nature morte che possono essere incluse in quest’ambito trovano, ora nel drappeggio d’un telo, ora nel contrasto cromatico, quella drammaticità del reale che si fa elemento di indagine e di conoscenza.

Per questo ho parlato di sapienza della pittura; sapienza come conoscenza, come approfondimento del reale. Sapienza come saggezza ed eleganza ma anche come introspezione e contorcimento, come spasimo dell’esistenza. Sapienza gravida di passione esistenziale e di mistica sacralità (emblematica è la "Crocifissione"); sapienza come perfezione formale e cromatica; sapienza come dimensione in cui egli pone la sua vita e la sua arte.

 

Un discorso a parte meriterebbe poi la sua opera grafica: qui tracceremo solo qualche linea. Anche qui una sapienza del segno che, libero da ogni costrizione cromatica, raggiunge esiti altissimi di tensione e di rappresentazione. È il segno forte e incisivo del profondo conoscitore del disegno, qual è appunto Oreste Puzzo, ed è anche il leggiadro sviluppo di una linea ricca di significanze e di richiami. Simbolo e metafora stanno alla base del contenuto di questa poetica e, più ancora che in pittura, rimandano a una visione del mondo che si esprime su ritmi drammatici e frenetici.

Oreste Puzzo ha alle spalle molte delle esperienze poetiche di questo nostro secolo e le sottopone a una visitazione completa, interiore; le fa proprie fino a sublimarle e ad annullarle nella sua esperienza di uomo e di artista, come sa fare solo chi vive nella dimensione dello spirito e della materia sublimata. È una visione totalizzante, univoca e appassionata, la sapienza che viene dalla consapevolezza di essere un conoscitore profondo del proprio tempo.