SEBASTIANO ITALIA

 

 I pastelli della poesia

 Ho incontrato spesso i colori di “Nuccio” Italia: finestre aperte sui muri grigi delle gallerie o sulle pagine bianche dei cataloghi. Ho incontrato quella pittura rarefatta e aerea con quel piacere che si prova quando incontri un amico o una persona che ha gli stessi tuoi interessi. Forse ci accomuna la poesia o forse ci appassiona entrambi la ricerca formale: l’anima e il corpo della parola, per me che scrivo versi; la vibrazione del colore per lui che dipinge. Per questo mi sento a casa dentro quei quadri; viaggio fra i colori tenui e delicati della sua pittura, nei pigmenti di quei suoi pastelli che lasciano sul cartoncino emblematiche figure d’uccelli, di fiori, di macchie, di segni sinusoidali, di punti luminosi che ti suggeriscono un’atmosfera di pace e di serenità. Non troverai violenza di colori e di forme nei cartoncini colorati di Italia, non troverai esasperate denunce di tipo ideologico, né paesaggi dove la figura o la natura siano realisticamente rappresentate. Qui tutto è incerto nei contorni, disteso con velature di rossi, di grigi, di celesti e di tante altre tinte intrise di luce e gravide di bagliori aurorali. L’artista ci chiede solo un abbandono, un allentamento delle nostre difese psicologiche, per farci entrare nel suo mondo fanciullo, nella sua fiaba celeste; ci chiede stupori e incantamenti, vuole la nostra meraviglia, il trasporto dentro i per- corsi australi delle nostre fantasie. Ci suggerisce di spogliarci di ogni forma e idea per capire la nudità del colore, vergine e puro, e dilatarci, anima e spirito, negli sconfinati orizzonti di un cromatismo terso e vibratile. Eppure, nell’aria celeste di questi colori qualcosa ferma lo sguardo, lo attrae verso un punto piccolo ma denso e compatto, racchiuso da un cerchietto, come un occhio che guardi dall’interno dell’opera, una palpebra aperta, un gorgo di inquietanti sensazioni. 

Fiore Notturno, pastello su cartoncino cm 60 x 80. 

Sono punti che spesso aprono e chiudono una linea, una curva, un segno (un petalo, un’ala, un orizzonte cromatico, un percorso ideale di campi grafici e coloristici, ecc.); sono centri focali, come soli neri o rossi che irradiano una magica pulsione di inquiete fantasie. Cosa rappresentano quei punti, quegli astri, quei buchi neri sparsi nell’universo dei colori di Sebastiano Italia? Sono forse i grumi delle nostre incertezze, delle paure nascoste, dei sogni inesprimibili, che fanno capolino dai cieli ovattati della realtà e ci interrogano inconsciamente, facendoci regredire nel pozzo della psiche fino alle profondità più intime della libido? Non sono solo rappre- sentazioni estetiche di una formalizzazione coloristica e segnica che trova in questi punti un possibile compimento o un gusto civettuolo. L’attenzione che magnetizzano è troppo forte e calcolata per essere solo un capriccio d’arte. Così, nell’armonica dialettica fra i segni grafici e colori, questi punti si fanno fuochi di aggregazione, nodi dai quali si dipana il discorso poetico di Italia; si isolano dal contesto e nello stesso tempo lo racchiudono, fascinosamente e misteriosamente.