GIORDANO E SCIORTINO

Tania Giordano e Pietro Sciortino

La poesia nella cartellonistica pupara

C’è una dimensione pittorica e plastica nel Teatro dei Pupi che esula dalla roboante rappresentazione scenica e si apparta spesso nei discreti ambiti dell’estetica; si fa pittura e scultura e vive in sé, come prodotto d’arte definito dalla sua stessa espressione e dallo stesso mezzo tecnico. La cartellonistica ispirata all’Opera dei Pupi forma un genere autonomo, non solo di supporto e di propaganda all’epos drammatico dell’Opera, ma capace di dare voce ad una cultura complementare e ad una forma d’arte che si avvicina di più alla pittura che alla pubblicistica. Se i vecchi, tradizionali, cartelloni dell’Opera dei pupi sono ancora apprezzabili e godibili per quel sentimento popolare, espressivo e didascalico, che vi scorre dentro, le nuove tendenze pittoriche che da alcuni anni accompagnano e commentano 1e moderne rappresentazioni di Minimo Cuticchio o di altri pupari siciliani, ci inducono a riflettere sugli esiti stilistici che hanno raggiunto. La prova più eclatante ci viene dalla grande mostra di cartelloni che ha accompagnato la Terza Rassegna del Teatro delle Marionette, svoltasi a Sortino nel maggio scorso, sotto la direzione di Minimo Cuticchio e il patrocinio di quel Comune e di altri Enti provinciali.

Tania Giordano,Orlando (collage)

 Nella mostra di Sortino accanto ai cartelloni tradizionali di Francesco Vasta e di Giovanni Salerno abbiamo potuto ammirare le opere di Tania Giordano e Pietro Sciortino. Si tratta di due giovani pittori che frequentano la scuola e la bottega di Minimo Cuticchio: bottega di cunti, di pupi e di fantasie in cui la pittura dei cartelloni ha intrapreso strade nuove e produttive. Tania Giordano e Pietro Sciortino sono due poeti del collage, del colore, della rappresentazione; due squisiti pittori di pupi che ricreano il vecchio stantio mondo della cartellonistica paladina inserendovi tecniche, stili ed emozioni della pittura europea, dal Rinascimento ad oggi. I collages della Giordano (ritagli di carta, di stoffe, di materiali diversi, appiccicati e colorati fino ad uniformare i toni e a far vibrare i cromatismi) hannola suggestione di una coloristica forte, intensa, giocata soprattutto sugli azzurri, sui gialli e sui verdi; gli stessi colori della tradizionale cartellonistica pupara ma qui liricizzati e presentati con sapienza pittorica davvero notevole. Qui non si tratta di rappresentare il gesto eroico del cavaliere o l’impeto guerresco di Orlando; Tania Giordano prende a prestito i vecchi temi carolingi o epici per farne opera di pittura, solo opera d’arte in cui il suo gusto e la sua cultura trovano significazione ed espressione. L’Orlando della Giordano, imponente sul cavallo statuario al centro dell’opera, in mezzo a una campagna dove sono sparsi molti simboli della tradizione medievale cavalleresca (croci, libri, ecc.), ricorda un po’ Dùrher e un po’ il palermitano Trionfo della Morte; il cavaliere è il centro di un inquietante e tenebroso universo culturale e segnico che informa tutta la rappresentazione di una strana potenza espressiva, ora salvifica ora infernale. Quest’ambigua dimensione (non solo estetica ma anche culturale e formale) in cui si sviluppa l’arte di Tania Giordano è la cifra più intima e autenticamente produttiva della pittrice palerinitana; è un approfondimento di tutti i contenuti del mondo dell’Opera che mancava nella vecchia cartellonistica e che, attraverso un cromatismo fortemente espressionistico, cuce insieme paladini e castelli, boschi incantati e giganti, santi e demoni, in un’medita e suggestiva architettura formale e dentro un aura di moderna poesia che non avevamo ancora incontrato. In questa stessa dimensione lirica nasce e si sviluppa la pittura di Pietro Sciortino, anch’egli collagista e pittore, sensibile ai temi favolistici e più portato a raccordare fantasiosamente figure lontane di diversi mondi illusori. In questa mostra il pittore palermitano ha esposto molte opere che raccontano di un viaggio immaginario di Pinocchio (suprema marionetta) fra le regioni d’Italia, dove incontra le maschere della tradizione popolare, fino a giungere in Sicilia dove incontra pure i pupi; con loro Pinocchio ricrea un mondo parallelo rispetto a quello degli uomini, ricco di pulsioni mitiche e di poetiche innocenze. Aleggia, nelle pale di vecchi legni che si aprono a trittico, la poesia di Chagall e si nota il sereno compiacimento dell’artista scaltrito che nelle figure tradizionali dei paladini trova il pretesto per raccontare con grande forza d’arte i mondi nuovi di leggende antiche. Ma Sciortino, contrariamente a quanto possa sembrare, è più pittore che intellettuale; nel senso che i temi narrativi e gli spunti della scuola (che pur sono tanti nelle sue opere) non tradiscono la sostanziale vocazione dell’artista, che è poi quella di far pittura e di raccontare con i colori. Tuttavia, quello di Sciortino è un mondo elaborato e complesso, fortemente innovativo e capace di legare tradizione e innovazione in un continuo, amalgamato, impasto espressivo.

Pietro Sciortino, Pinocchio incontra il puparo. ( Pittura su tavola)

 Fondi bizantini, figure giottesche, cromatismi rinascimentali, forme clownesche, intarsi e mosaici di gusto artigianale e popolare, colori tormentati da chiaroscuri e da vibranti contaminazioni, tutto contribuisce, in queste opere di Sciortino, a ripresentare il vecchio mondo di poesia e di sogno, caro ai cultori dell’Opera, ricreandolo dal di dentro, in modo colto ed elegante. È questa la strada nuova della cartellonistica pupara? A me sembra di sì; del resto i tre manifesti di Vittorio Lucca, realizzati per le tre rassegne sortinesi, stanno proprio a dimostrare come anche un pittore totalmente immerso nelle problematiche dell’arte contemporanea possa trovare nella suggestione dell’Opera nuova ispirazione e nuovi stimoli. E non sono pochi ormai gli artisti che si lasciano avvincere dalla maschera e dalla marionetta! La rifondazione dell’Opera (nel senso di una necessaria innovazione e di un ripensamento artistico e culturale), passa anche dalla cartellonistica e Tania Giordano e Pietro Sciortino, su questa espressione d’arte, potranno dire ancora molto.