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ANGELO CORTESE |
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I colori della mistica e della metafisica Una pittura che si fa meditazione, canto e poesia; una tavolozza di colori tenui, luminosi e dolci, che diventano parole di una filosofia mistica oltre ogni visibile segno e significato: questa è l’essenza dell’arte di Angelo Cortese, il più intellettuale fra i pittori siracusani, permeato di un profetismo spirituale che raramente ci è dato riscontrare nella pittura contemporanea. La spaziosità delle sue tele, gli ampi strati dove s’intersecano velature e cieli e materie inerti, le assi- due citazioni angeliche (angeli-bambini ripresi da una certa iconografia classica), i segni che graffia- no le superfici e spesso si fanno scrittura (scrittura di Dio?), sono pagine di intensa riflessione, di ricerca formale e spirituale, di enunciazione di una possibile ascetica che ha per mezzo l’arte pittorica e per fine ultimo la perfetta armonia del creato, nel grembo di Dio. Formalmente i quadri di Cortese hanno sempre un’armonia interna di forme, di colori e di segni; un’ordinata architettura in cui si bilancia la materia e dove spesso si inserisce, a tutto tondo e in primo piano, definito nei particolari e quasi portato fuori, l’oggetto o il soggetto che fa da guida nel cammino ermeneutico dell’opera. L’oggetto può essere il mare, un foglio di carta scritto, un uccello, un fiore; il soggetto è quasi sempre un angelo -bambino; sul fondo ora la luminosità dei cieli o la serenità d’un mare azzurrissimo, ora l’esplosione di una coloristica in cui s’infiammano i rossi, si stemperano i celesti e i blu, si illuminano i gialli, s’incupiscono i neri e i caldi marroni s’ingravidano di qualcosa di terragno. E il canto del cielo e della terra, il connubio fra due dimensioni dell’essere e del creato, l’auspicio d’una serena valle dell’Eden in cui l’uomo possa ritornare a vivere, nella condizione angelica primordiale. L’arte cùme ascesi mistica e come ricerca spirituale è questa la via che ci indica Angelo Cortese? Può la pittura farsi filosofia e preghiera nello stesso tempo fino alla totale rarefazione della materia, come in quell’enigmatico e affascinante dipinto in cui si vede solo un bagliore solare che squarcia un cielo terso? O quell’altro in cui una grande farfalla (la farfalla divina) apre le sue ali fino a coprire il cielo intero, come le grandi braccia del Dio Pantocratore che furono tanto care alla concezione bizantina? Ridare all’arte la sua forza mistica e la sua funzione catartica: è questo il messaggio che ci viene da quest’artista siracusano, animirato in molte mostre e ormai, da molti anni, conte- so da molte gallerie. Ed è già tanto questa proposta di rinnovamento dell’arte pittorica e del pensiero umano, ora che ci avviciniamo a grandi passi al nuovo millennio in cui si giocherà il futuro stesso dell’umanità.
L’animo sensibile si rapporta all’anima intellegibiie. Olio su tela cia 150 x 200
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