|
CORRADO BRANCATO |
|
Le eleganti inquiete maschere di Corrado Brancato Al di fuori di ogni canone pittorico, al di fuori del tempo e di ogni possibile spazio, vivono le opere di Corrado Brancato, pittore emblematico e raffinato. I volti, gli oggetti, gli interni e gli esterni di palazzi, di ambienti fantastici e suggestivi, le stoffe fluttuanti o attillate, i corpi ieratici e spettrali, i capelli dorati bianchi e tutto ciò che riguarda la figura umana, nelle tele di Brancato acquistano una patina d’antico eppure vicino ancora alla nostra sensibilità, rimandano a un certo Rinascimento botticelliano eppure svuotato. di ogni serena bellezza, si adagiano lievemente in una certa atmosfera barocca eppure t’accorgi che l’impianto del disegno non concede nulla all’orpello e al ridondante. Tutto è inserito in un discorso sintetico, iconico e si compiace di una inquieta e ambigua simbologia. I volti sono senza occhi, spesso con le palpebre chiuse, la pelle ha il pallore degli spettri o l’incarnato di dame ottocentesche, le vesti formano una seconda pelle che avviluppa, evidenzia, esalta le forme; sono maschere di un universo onirico che sale dal profondo e ci interroga, così come sanno fare le grandi pagine di poesia e di letteratura.
Queste pitture di Brancato, quasi tutte ad olio, sono tirate con campiture larghe, uniformi, con tinte uniche e pochissimi mezzi toni; sono contornate da un forte disegno che chiude i colori, quasi ad allontanare ogni possibile contaminazione cromatica; appaiono appiattite in un' unica dimensione formale anche se la profondità degli interni è spesso data da pavimenti a scacchiera, da seggiole in primo piano, da travi di soffitto che escono fuori dalla tela. E' come se l’artista volesse riportare tutto in primo piano, come se una macchina da presa riprendesse, da ferma, un’unica immagine, fissa, immutabile, icastica. L’eleganza di queste forme, in cui il colore è passato e ripassato come uno smalto fino a creare un denso strato di pittura, è un altro elemento caratterizzante; ci ricorda alcuni cammei sulle madreperle o i lucidi smalti sulle porcellane di Limoges, ci restituisce una visione armonica e pulita dell’arte, solo in apparenza illustrativa ma invece tesa verso una didattica di grandi contenuti spirituali e sociali. Scorre in queste tele infatti un’umanità dolente e ambigua, vuota di una qualsivoglia etica (a questo proposito si vedano i quadri riproducenti il clero e le situazioni religiose), aliena da una presenza forte nella storia e portata a rappresentare una caricatura di se stessa; scorre un’umanità di maschere e di manichini, di bambole e di pupazzi, senza spirito, senza affiato, senza speranze. E' l’uomo di ogni tempo che porta a spasso la propria solitudine, la propria alienazione e forse anche la propria morte. E tutto in un ambiente di elegante vacuità, chiuso dentro una luce piatta che dà alle figure l’inquieto fascino della bella morte.
|