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ARTISTI IN PERMANENZA

Giuseppe
Campanelli






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GIUSEPPE
CAMPANELLI (1925-1996), Dal 1931 al 1940 abita a Tripoli (Libia).
Rientrato a Siracusa si trasferisce a Lucca e vi trascorre il periodo
bellico fino al 1947. Figlio d'arte, adolescente, frequenta nelle ore
libere la bottega di fabbro del Padre, dove apprende i primi rudimenti
del disegno, del modellato e del ferro battuto. Da Firenze dove inizia
gli studi artistici si trasferisce a Carrara e qui frequenta la scuola
del marmo e il Liceo Artistico presso il quale consegue il diploma nel
1947. Nel 1948 ottiene l'insegnamento del disegno presso le Scuole
Statali e intercala questa attività con quella di scultore. MOSTRE 1966
- Collettiva d'Arti figurative "Mostra dei due Mari" - Palermo. 1976 -
2" Biennale di Pittura e Scultura. (Riceve un riconoscimento da Remo
Brindisi e Carmelo Cappello, mèmbri della Commissione). 1978 - 13
Rassegna di Scultura presso il Club d'Arte "Gruppo 6" - Pachino. 1979 -
2" Mostra Mercato organizzata dall'ARCI - Cortile Palazzo Comunale -
Avo/a. 1979 - Collettiva organizzata dall'ARCI "L'arte contro la
violenza" - Pai. Com. Avola (in occasione decennale "fatti di Avola")
1981 - 1" Rassegna d'arte visiva nel siracusano - Istituto Nazionale del
Dramma Antico. 1982 - Collettiva d'Arte figurativa Club d'Arte "Arte 94"
- Siracusa. 1983 - Mostra personale Club d'Arte "Arte 94" - Siracusa.
1983 - Mostra personale - Piazza Regina Margherita - Marzamemi. 1985 -
Mostra personale presso CRAL - Cassa Centrale di Risparmio - Siracusa.
1985 - Collettiva "Incontro con l'Arte '85" presso ESAS - Siracusa. 1986
- Partecipazione con bozzetto a Concorso Nazionale per un elemento
scultoreo in bronzo antistante ingresso Palazzo INPS di Siena (ancora
non espletato).
In quasi
quarant'anni di lavoro lo scultore siracusano Giuseppe Campanelli ha
continuato ininterrottamente a mettere a frutto gli insegnamenti
basilari ricevuti in gioventù: inizialmente al Liceo Artistico di
Firenze, poi alla Scuola del Marmo di Carrara e infine a quel Liceo
Artistico dove nel 1947 conseguì il diploma. Ma nel percorrere tutto
intiero il cammino delle sculture di Campanelli si sente che egli ha
avuto anche un insegnamento formativo che, fra tutti gli altri e più
degli altri, lo ha spinto non solo a non separare mai il momento della
invenzione disegnata da quello della realizzazione scolpita ma a non
dismettere mai la rinnovazione del mestiere e a non considerarla mai
accademicamente acquisita una volta per tutti: si tratta dell'insegna-
mento di apprendistato nella fucina di suo padre fabbro ferraio e
animatore del ferro battuto. La materia plastica di Campanelli, anche se
non ha alternative a quelle del legno e della terracotta patinata,
rivela sempre una sorgiva freschezza e espressività in sé per il garbo
con il quale dalla terracotta e dalle sue patine deriva l'inganno vario
del bronzo e per la chiarezza con la quale la levigatura e la
polimentazione del legno non cancellano mai del tutto l'originaria
corposità dei tronchi e quasi ne trasmettono il naturale profumo.
Oculatamente ma non pedissequamente attento alle lezioni di alcuni
massimi maestri della scultura moderna (evidenti sono il rispetto per
Henry Moore e l'ammirazione per Pericle Fazzini) Campanelli non esagera
nell'enfasi delle forme e tanto meno nella retorica della riduzione
della scultura a mera immagine oggettuale. Sia quando egli si spinge
verso una più marcata definizione antropomorfica sia quando se ne
ritrae, la virtù di Campanelli si rivela sempre quella di una naturale
disposizione alla gentilezza, alla semplicità, alla grazia, sicuramente
derivati anche dal confronto con la gentilezza, la semplicità e la
grazia suprema delle più antiche immagini plastiche e vascolari della
sua terra siracusana. Se ne ha, ad esempio, una pubblica prova delle due
lapidi commemorative dedicate al sacrificio di Bachelet e di Mattarella,
in pietra dura giallo oro antico, che si possono ammirare in Siracusa
presso l'Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali.
Antonello Trombadori
Campanelli
è uomo di estrema modestia, schivo e umile; tuttavia il suo sguardo è
pronto e vigile, quasi repentino, indagatore di particolari e sfumature.
I legni e i gessi di Campanelli sono frutto di una lunga e attenta
osservazione della forma, anzi di una sua rielaborazione in chiave
volumetrica. Da qui scaturisce una eleganza di linee che si sviluppano
in sagome snelle e originali, ardite e flessuose, dove non esiste
compiacimento ma sofferta ricerca formale condotta, fino alle ultime
conseguenze. Se poi queste conseguenze dal figurativo iniziale portano
la mano di Campanelli fino all'informale di alcune sculture in legno
(dove per altro la morbidezza della materia e delle venature suggerisce
una impressione di vita o comunque un "palpito") bisogna subito rilevare
come l'artista infonda a queste figure un alito quasi magico, rituale;
egli conferisce una fisionomia totemica, arcaica ricca di suggestioni e
di mistero. Quasi tutte le figure di Campanelli, a prescindere dal
discorso formale, trovano ispirazione e collocamento nella dimensione di
una memoria ancestrale; un mondo fantastico, primordiale, che avvolge
l'uomo in un alone magico e poetico. Sono sensazioni, vibrazioni, che
partono dall'eleganza formale e dai contenuti di queste sculture
sottili, ieratiche, allungate nello spazio con la morbidezza di una
carezza; sensazioni non sempre spiegabili e pur vive. Un esempio per
tutti: nell'opera "IL CAVALLO" l'animale è presentato nell'atto di
alzarsi da terra con una tensione del collo e della testa, con una tale
carica di energia che si sprigiona dalle zampe anteriori (tutto questo
evidenziato da una esasperata ricerca di linee curve, di spazi interni,
di vuoti, di pieni), che pare aggredire L'aria, fenderla con quel collo
lungo e sottile, vibrante e teso, e pure così leggero nell'elegante arco
che taglia lo spazio. La ricerca formale di Campanelli è, dunque,
ricerca dello spazio più che della materia o se volete è un modo di
chiudere lo spazio o di aprire la forma; insomma l'eterno gioco tra
pieni e vuoti dove non sai mai se l'opera è rappresentata dalla sua
forma o dall'aria che la circonda. Le sue "MATERNITÀ" derivano dalla
scuola del grande scultore inglese, anche se il pathos di Moore non è
raggiungibile. Del resto Campanelli ha un suo intimo stile: una eleganza
di linee che risulta molto gradevole all'occhio, una bella maniera di
porgere la scultura cogliendo il gesto più delicato e sublime di ogni
figura ("LA DANZATRICE" ecc.). Basta tutto questo per dar credito a un
artista che con onestà e impegno, nel chiuso di quattro pareti, con un
tronco d'albero qualsiasi, ripete il miracolo della creazione.
Corrado Di Pietro
... Spesso
lo sperimentare, denota una precisa volontà di intervento sulla materia,
per riaffermare il senso autentico dell'esistenza umana. Ecco allora il
recupero di tradizioni e memorie, di antiche visioni e di forme modulate
di enigmatiche figure e movimenti tortili, di totemiche forme
antropomorfiche e di ritmi plastici. Affiora sempre nelle sue opere, una
elaborazione aperta dei tempi del fare artistico, una ricerca continua
di equilibrio, sia nella verticalità di alcune strutture, sia nel
movimento imbrigliato dei plastici bronzei. Le sue figurazioni possono
considerarsi sen- za tempo ancorquando esse recano il segno inciso nelle
figure arcaicizzanti, richiami ancestrali e lontane estasi
orientaleggianti — occidente e oriente, mondi ai quali spesso lo
scultore si richiama — o quando, riducendo le forme a vibranti piani
ascensionali in tensione, ci propone suggestioni surrealiste.
Vittorio Giaracca ... |