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Con una felice combinazione
di parole e musica, questa nuova produzione di Aurelio Caliri da la misura
del valore di un artista autentico, sempre teso alla ricerca, nelle forme di
comunicazione a lui più congeniali del canto e della creazione di immagini,
del senso dell'armonia e della bellezza. Bruno Ficili
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Indice Presentazione di Bruno Ficili..................................................... Pag. 7 'Ucuntu............................................................................................ " 8 Padron di ceci e fave........................................................................ " 13 Aretusa........................................................................................... " 17 Pulifemu.............................................................................................20 Dafni................................................................................................" 25 L'emigranti...................................................................................... " 28 II lungo viaggio di Leonardo Sciascia................................................. " 32 Gira cavaddu................................................................................... " 37 Un pezzo di terra tutto mio di Giuseppe Fava.................................... " 41 TuriGiulianu..................................................................................... " 45 II brigante di Aurelio Caliri................................................................ " 50 'Nuchiantu anticu............................................................................. " 54 Aveva una faccia stanca da operaio di Elio Vittorini............................ " 57 Fai l'avo.......................................................................................... " 60 Dormi giuiuzza................................................................................ " 64 II professore di Corrado Di Pietro....................................................... " 67 Natali............................................................................................. " 71 Ricordi di Natale di Sebastiano Addome............................................ " 76 Fra' Giuseppi unni sì........................................................................ " 79 L'eremita di Aurelio Caliri.................................................................. " 83 'Na vuci 'nta la notti.......................................................................... " 86 II silenzio di Leonardo Sciascia......................................................... " 90 Gesù era attaccatu e caminava......................................................... " 93 II messaggio di Aurelio Caliri ............................................................ " 96 Nuvena di Natali............................................................................... " 99 Lo zampognaro di Aurelio Caliri....................................................... " 103 Dormiveglia................................................................................... " 108 I Miserabili di Salvatore Fiume......................................................... "112
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L'eremita di Aurelio Calivi Con un
pungente senso di rammarico arrivai al bivio. La strada ora era asfaltata,
più larga, fiancheggiata da parapetti e aiuole. Niente ormai restava
dell'antico aspetto selvaggio e pur tanto familiare, il progresso aveva
ucciso tanti particolari su cui indugiavano i ricordi. Proseguii nel
silenzio riposante della campagna mentre le case decrepite del paese mi
guardavano dal lato opposto della costa, mute, testimoni di tanti eventi
remoti. Giunsi davanti alla chiesa. Essa sola non era mutata, ma sembrava
tanto strana, un'altra, con la piazzetta nuova, i sedili di marmo e la lunga
vasca, dove i contadini abbevera- vano le bestie, rimessa a nuovo. Il
portone era chiuso. Avrei desiderato entrare. Chissà dove stava fra'
Giuseppe! Mi sorse distinta la sua immagine, la sua larga faccia tutta barba
e capelli arruffati su cui non si poteva indovinare l'età, il saio sempre
sdrucito e i piedi scalzi. Era un tipo particolare. Aveva la mania di
predire il futuro e parlava di terremoti, di altri malanni che entro un dato
periodo Dio avrebbe mandato all'umanità per punirla dei suoi peccati. Dicendo
ciò i suoi occhi s'illuminavano di viva luce sì che molta gente del popolo
gli credeva e dentro ne tremava. Ma i più non lo tenevano in conto, anzi lo
prendevano in giro, e, essendocene accorti, anche noi ragazzi cercavamo in
tutti i modi di stuzzicarlo, là, nella pace raccolta della sua chiesetta di
campagna. Ricordo che più d'ogni altra cosa lo faceva arrabbiare una canzone
che a distanza precauzionale a volte gli cantavamo:
"Avanti popolo, alla riscossa (Racconto inedito)
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LA VOCE DEL VENTO " vento spazza via tutto, ma poi torna e riporta quello che si è perduto, basta pensare che sia così, basta volerlo. Quando tutto sembra finito bisogna aggrapparsi a qualcosa, a un'illusione per poter continuare a sperare. Il vento sussurra, la sua voce è la stessa di sempre, evoca ricordi remoti, quando un mondo diverso ci circondava, e volti, sentimenti, sprazzi di vita che parevano disselli affiorano in noi e ci confortano. Il vento soffia leggero, sembra che ci accarezzi, che la sua voce lieve e suadente ci dica che niente di noi scomparirà, anche quando non ci saremo più, perché sospesa nell'aria resterà la nostra gioia, la nostra malinconia, sospeso resterà il nostro respiro che sarà il suo respiro: esso lo aliterà a quelli che rimarranno e verranno dopo di noi e noi saremo per sempre. La sua voce sarà la nostra voce. " |
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Un'autobiografia frammentaria e
rapsodica, informa di bozzetti, di fragili idilli, di teatrini della memoria
animati in punta di matita. Occorrerà chiedersi, a proposito di Caliri e di
questa Voce del vento, ma anche di altre scritture conterranee e coeve,
perché mai, fra le «cento Sicilie» prodighe di letteratura, l'entroterra
siracusano si candidi all'evocazione affettuosa e nostalgica di scenari
paesani e campagnoli, successivamente travolti dall'omologazione, informe
che restano sospese tra il mimo agreste e il mito contadino. E in quella
sospensione si definiscono e s'acquietano, componendosi nell'esile ma
affilato calco del frammento, del «capitolo» memore della prosa d'arte. Antonio Di Grado |
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Il bambino felice La nebbia sale dal mare, avvolge tutta la città; è sera e un velo di malinconia scende su tutta la gente. Ma c'è un bambino che gioca, che ride, e non s'accorge del buio infinito; non s'accorge di nulla di nulla: è felice. E sogna e sogna castelli incantati, prodi guerrieri che fanno la guerra, mostri feroci che lui affronta e che uccide con grande coraggio. E sogna e sogna paesi lontani dove la gente ancora sorride; là non l'avvolge la nebbia e l'angoscia: è felice. E sogna e sogna un abbraccio perduto, sogna carezze che mai ha avuto, sogna un bacio che nessuno gli ha dato: è felice. |
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Mentre non mi sembra poi così importante stabilire la collocazione della musica di Aurelio Caliri (classica o popolare; pesante o leggera; antica o moderna; siciliana o nazionale; io direi: semplicemente musica), mi preme invece testimoniare la freschezza e l'assoluta originalità della sua espressione. Una frase, un giro armonico, una cantilena, un accordo (gli accordi e le tonalità minori, che sono in nettissima prevalenza: segno di dolore, o nostalgia, o di passione): e questa musica la si riconosce immediatamente, senza ombra di dubbio: una qualità che non hanno poi tanti compositori illustri e patentati. Per questo ho suonato i bei pezzi di Caliri - trascritti per pianoforte con eleganza ed efficacia da Salvatore Sampieri e Concetto Bertolini - con grande piacere, sperando di non averne tradito lo spirito, con troppa saccenteria professionalistica. Bruno Canino |
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