Copyright © Galleria Roma  Siracusa

Il suo amore viscerale per la pietra bianca delle nostre campagne, i calcari, e l’oro dell’arenaria o il cupo colore della lava non potevano non suggestionare quest’artista che proprio nelle forme e nei materiali stessi della natura trova la fonte primaria della sua ispirazione. Nunzio si è accostato tardi alla scultura in senso stretto ma il suo lungo tirocinio di miniaturista lo ha certamente aiutato a capire il gioco dei volumi, dei pieni e dei vuoti, delle forme chiuse e di quelle aperte sicché tutti i suoi lavori di scultura sono oggi il risultato di una lunga analisi dei materiali e di una intelligente ricerca delle forme. Ed è ancora la pietra a costituire la materia fondamentale delle ultimissime esperienze artistiche di quest’uomo eccentrico ed eclettico. Le piccole sculture che nascono dall’arenaria e dal calcare scaturiscono quasi naturalmente dai sassi che Nunzio va trovando nelle campagne; egli dice che non fa altro che estrarre le forme umane che sono già dentro le pietre, così come faceva Michelangelo. Ne è venuta fuori una numerosa collezione di volti, di figure maschili e femminili, di corpi generalmente sbozzati in parte e per il resto lasciati nell’originaria forma che è nella pietra stessa. Le figure hanno qualcosa di opulento, di grasso, di statico, quasi una rappresentazione simbolica della natura e della terra, così come noi la riconosciamo nell’iconografia classica e tradizionale dell’arte primitiva. Ciò che balza subito evidente è il risalto della forma, la ricerca della massa, il tentativo di equilibrare la composizione con un naturale dosaggio di vuoti fino a darle leggerezza e vigore nel contempo. Molte sculture ricordano le forme di Henry Moore, ma mentre nel grande artista inglese sembra più importante la ricerca estetica, in Bruno - si parva licet parere magnum - appare più pressante l’esigenza di trovare anche in questa esperienza d’arte il naturale contatto con la terra. Questa è una strada nuova per il geniale siciliano; è la strada dell’arte e quindi della ricerca spirituale e culturale che essa comporta; ed è quasi una strada obbligata perché una riproduzione del reale rimane sempre relegata in una esperienza di tecnica artigianale e di visione oleografica, mentre l’esperienza artistica conduce dentro i meccanismi della realtà, evidenzia il loro funzionamento e la loro potenza espressiva. Si potrebbe parlare di iperrealismo per quanto riguarda le esperienze pittoriche di Bruno e di arte informale o concettuale per quelle scultoree, ma i canoni e i generi entro i quali siamo abituati a collocare le opere d’arte, non ci sembrano strumenti operativi adatti all’interpretazione della istintiva ricerca di questo artista spontaneo e genuino in cui ogni sovrastruttura culturale è, grazie a Dio, assente. Tutte le opere di Bruno sono solide e terragne, rievocative di ambienti ben precisi e non certamente fantastici; un’aria di povertà e di dignitosa sofferenza spira nei suoi dipinti e nelle sue sculture e ciò che muove la sua mano è sempre quel desiderio di accostamento alla condizione del popolo e dei contadini in particolare che egli ha posto a fondamento della sua stessa concezione della vita. Tanto fedele alla natura è nella pittura, tanto lontano appare da essa nella scultura. C’è qualcosa di indefinito in quelle piccole statue rigonfie e opulente, e di totemico, come a rappresentare divinità elementari che sovrintendevano ai rituali agresti. Nunzio vede già nella pietra il soggetto da realizzare; a volte gli basta scheggiarla un po’ per evidenziare la forma di un volto ch’essa già possiede. Egli non ricerca più il finito ma lo schema essenziale, portante, della forma e lascia le opere solo quando raggiungono un equilibrio interiore che le rende libere nello spazio o altamente significative di un sentimento o di un’idea. Credo che sia questo il nuovo cammino di Nunzio, quello che prima o poi ne solleciterà tutta la sua passione e intelligenza.

Corrado Di Pietro

 

 
 

 

IL SILENZIO DELLE MADRI 

 Tacciono le Madri nell'universo scultoreo di Nunzio Bruno. E l'occhio le coglie nella loro immutabile presenza come capitoli di una vicenda sacra, inviolabile, della natura, raccolte in un rito trasognato, dilatata fascinazione di un incubo, viatico oscuro alla fuga dal reale. Sapientemente restituite nel prezioso incisum di lapidari immemori, assunto di forti valenze culturalizzate all'interno della civiltà occidentale, traversate da un plasticismo che sembra, talora, immobilizzarle agli albori della vita e del tempo, o enfatizzarle nel lirico modularsi della materia stessa, le Grandi Madri di Nunzio Bruno alludono a una dimensione macrocosmica, a una cornice temporale sempre piu' fatale e lontana. Il ciclo vitale delle giornate, dei mesi e delle stagioni, diviene cosi partecipe di un evento magico che scocca da una densità emblematica di figurazioni, negli infiniti contatti che il loro mistero inesauribile allaccia con il basso mormorio dell'usuale, del quotidiano. E' una scultura archetipa quella che Nunzio Bruno feconda, orientata a sondare una primitiva "scena primaria" individuale e collettiva, totalizzante, con una ineludibile tendenza a trasferire nella sfera dell'arcano l'asse del reale, ridestando così un passato nebuloso che affiora, spaventevole e urgente, malioso, in forme possenti che dominano lo spazio, ammantate di vibranti chiaro-scuri, evocazione di energie primordiali, di un vitalismo puro, violento, impetuoso. Ne deriva l'impressione di una scultura che, nella sua austera semplicità, nella sua essenzialità espressiva, si carica di significanze allegorizzanti, in cui dilaga .rapinoso un senso di vertigine attingibile, soprattutto, nelle risorse delle enormi capacità stilistiche ed espressive di Bruno, orientate a definire un linguaggio, uno stile che, tra arditi tecmcismi e intensi lirismi, suscita un materiale ancestrale, mediterraneo e nordico, abbandonandosi a una visione del reale complessa e stratificata, che lascia scorrere nelle sue rappresentazioni simulacri di assoluto, recupen memoriali, eco di dimensioni dimenticate e perdute, ma sempre affioranti dalla memoria e perennemente incombenti sul destino umano e del mondo.

Salvo Sequenzia

 

 

Main