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Copyright © Galleria Roma Siracusa |
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Interno di frantoio e palmento del 1860
Pittura
acrilica su antico sottoporta |
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- La
pittura di Nunzio Bruno non si fonda su ricerche cromatiche e su concezioni
artistiche che hanno un preciso riferimento storico. Le grandi tendenze
artistiche che hanno attraversato il nostro novecento, qui, in quest’angolo di
Sicilia, non hanno trovato spazio e attenzione. Qui ancora una volta è la vita
reale che si illustra, che si scava e si cerca di visualizzare non su tele ma su
masciddara (sponde) di carretto, su sportelli di finestre, su mattoni e su
tegole e su ogni supporto che abbia avuto una sua propria antecedente storia e
che, nobilitato da Nunzio con i suoi olii, rinasce ad una nuova vita e ad una
più alta dignità.Volti scavati dalle rughe, casolari diruti, muri a secco,
trazzere ed aie, casupole; e poi ancora le messi, i fiori, la campagna; queste
sono le “cose” dipinte da Nunzio, questi i suoi riferimenti realisti- ci, i
suoi molteplici soggetti. Non si può parlare di ricerca artistica, di
interpretazione, di processo conoscitivo del reale, ma di riproduzione; solo che
è una riproduzione meditata lungamente, sentita e viva, perché quei volti
rugosi che Nunzio ama dipingere sono animati (vuoi per la positura vuoi per la
prospettiva in cui sono visti) da tutta quella sofferenza e fatica e pena di
vivere che i nostri uomini di campagna si portavano dentro, ritrovandosi, a poco
a poco, scalfite le carni, incurvata la schiena, spento lo sguardo.
Non si può
parlare neanche di naive, perché mancano quello stupore e quell’ingenuità
tipiche dei pittori naive; Bruno carica di una forte espressività i suoi
personaggi e di una rilevante profondità i suoi paesaggi sicché la realtà
acquista connotati di efficace drammatizzazione. Se da una parte il suo senso
fotografico condiziona la sua visione dell’arte, dall’altra questo suo
volere rappresentare la natura e la realtà nei suoi minimi particolari
testimonia l’urgenza dell’analisi minuziosa e la grande curiosità che
muovono la mano del pittore floridiano.
I colori sono vivi, solari, naturali fin
dove è possibile; la pennellata è sicura e corposa, il disegno poggia sempre
su una dimensione prospettica di forte impianto realistico sicché ti sembra di
entrare dentro quelle case attraverso l’uscio socchiuso o di sbircia- re tra
le finestre. Anche qui un accostamento d’amore, da parte del nostro amico; una
testimonianza di come eravamo, di quello che facevamo. «E’ tipica della
produzione artistica di Nunzio Bruno anche la scelta della materia, di cui si
serve per creare le sue opere; ci possiamo imbattere, infatti , in una vecchia
anta di mobile o in un frammento inservibile di “masciddaru” di carretto, o
in una vecchia tegola, o, infine, in un piatto di Caltagirone screpolato. Nunzio
li recupera, li ricicla, li riporta a nuova dignità, sfrutta le screpolature,
lo stesso muschio che ricopre le tegole, le sbocconcellature del legno, per
ricreare degli effetti di fusione fra la materia e la sua arte che è un’arte
pulita, sobria ed in ogni caso poetica »
Corrado Di Pietro
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Case di contadini
Acrilico su
vecchi mattoni
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IL SEGNO DELLA STORIA IN UN FRAMMENTO DI
LUCE
L 'operazione artistica compiuta da Nunzio Bruno si muove
lungo due piste parallele, l 'una caratterizzata dal recupero dei valori, 1'altra
mossa da una spinta creativa di notevole forza espressiva. L 'artista è
impegnato da tempo ora nella raccolta di immagini iconografiche riferibili alle
masserie fortificate e ai casolari rurali dell 'entroterra siracusano, ora nel
recupero di frammenti di quell'architettura contadina dei, centri storici
scalzata in ampi settori dalla cervellotica edilizia in ferro-cemento.
C'è in lui una sorta di sentimento primordiale che lo
spinge al recupero dei segni della storia e alla valorizzazione del patrimonio
artistico. L 'elemento antico, condannato ad un destino di ingiustificabile
distruzione, da Bruno viene prontamente salvato e poi proiettato nella vita
presente.
Nelle sue mani il reperto della storia trascorsa non diventa
elemento da musealizzare ma assurge alla dimensione di materia viva, risorta ad
una nuova esistenza.
Ogni segno delle civiltà passate sottoposto alla sua
manipolazione creativa diventa dapprima oggetto di studio e di ricerca, dopo
viene a costituire il supporto per un intervento pittorico che, nel rispetto
della storia, si colloca come prolungamento dislocato nel tempo di creatività
ed espressione.
Sembra quasi che due uomini di due situazioni storiche diverse
si siano dati appuntamento sul frammento ligneo o lapideo di una forma antica
per completare oggi un messaggio di equilibri cromatici e compositivi. Così la
mattonella dal decoro liberty, il pannello ligneo di un antico casserizio
siciliano, i frammenti della tecnologia contadina... continuano la loro vita
grazie ai segni e ai colori di Nunzio Bruno.
In effetti Bruno sente forte il bisogno di comunicare e di
coinvolgere le altrui coscienze in un pro getto di rivisitazione della storia e
lo fa attraverso un esercizio didattico che ha come messaggio l'arte.
Nelle ultime opere gli antichi frantoi, le umili dimore
dei contadini, i tegolati dalla terracotta giallina, i cantonali a conci
squadrati, gli intonaci rossi.., danno vita energia vitale ad un vasto
campionario di oggetti recuperati e valorizzati con coraggio e sentimento.
Il suo è certamente un mondo in estinzione e per tale
ragione 1'indagine iconografica compiuta ha un grande valore documentale. L 'età
del computer e dell'elettronica è lontana dai colori e dalle forme di cui è
piena la fantasia creativa di Nunzio Bruno. Ciò dovrebbe spingerci ad un
maggiore impegno nel campo della sensibilizzazione sociale seguendo l'esempio e
i 'entusiasmo di questo interessante artista siciliano.
Siracusa 5 maggio 1994
Paolo Giansiracusa
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Fontanina di Burgio
Acrilico su pietra
bianca |
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Palmento conto terzi
Acrilico su legno |
Tipica casa di Floridia
Acrilico su
deviatore d'acqua |
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LE FINESTRE
Nunzio Bruno non smette di
sorprenderci. Continua irrequieto, con mezzi sempre diversi, il suo avventuroso
viaggio dentro la natura delle cose. Ostinato "voyeur", scruta la
realtà, intuendo istintivamente che la verità va cercata li e non altrove.
Dopo tanti anni di attività
fotografica, gli è rimasto l'occhio indagante; quello che lo ha portato,
successivamente, a scoprire negli oggetti prodotti dall'uomo la loro logica
interna, la funzionalità, l'estetica. Sono gli oggetti che, nel corso degli
anni, ha amorevolmente raccolto per il suo museo di ci viltà contadina.
Oggi, con lo stesso spirito, ci
propone le sue "finestre", attraverso le quali egli spia il
mondo.
Esse sono dipinte a dimensione reale,
quasi dei trompe-l'oeil. C'è in questa scelta la necessità di creare un
oggetto che non va solamente appeso alla parete e contemplato, ma che deve
funzionare come un dispositivo che modifica architettonicamente l'ambiente in
cui è collocato. La parete viene ad essere sfondata con un'operazione che tenta
di superare la frattura che si è determinata, nel corso dei secoli, tra la vita
e l'arte.
In un sol colpo egli abbatte sia i
confini logistici dell'opera d'arte determinati dalla cornice (che ora viene a
coincidere con la finestra stessa), sia quelli dello spazio chiuso (la parete)
in cui l'opera è, in genere, collocata.
Ha dato così, intuitivamente, una sua
soluzione interessante ad una vecchia e lacerante questione che ha animato da
tanti anni il dibattito tra gli artisti: rompere i confini della cornice o
riconoscerli e rinchiudersi in essi? L'esperienza artistica ha esperito questa
duplice popolarità, sollecitata dalle opposte istanze del superamento della
cornice o della sua conferma come fatto determinante che sospinge l'arte lungo
la via dell' autoriflessione e dell'autoanalisi. Bruno ha trovato una sua terza
via: nè chiudersi, nè‚ allargarsi, ma penetrare.
Penetrare il mondo reale e non solo quello
che sta al di là dei confini della parete, ma anche quello che sta al di
qua.
Nel primo caso l'occhio si apre verso il
mondo esterno; quello della natura, della sua amata campagna siciliana; mondo
sempre meno vissuto, quasi perduto e che egli ripropone nella sua semplicità e
forza. Nel secondo caso, forse quello più interessante, l'occhio è rivolto al
mondo interno, spirituale, e la finestra, chiusa o socchiusa, indica la
difficoltà di penetrare la sfera intima e le zone‚ d'ombra dello spirito.
L'effetto è di un silenzio profondo. Quel silenzio che Nunzio ha imparato a
conoscere frequentando i contadini della sua terra: silenzio eloquente che parla
delle tante sofferenze e amarezze vissute. Emerge così una poetica struggente e
delicata che si coglie nel gioco delle ombre e nel contrasto lieve dei pieni e
dei vuoti. La finestra si chiude su se stessa, sulla sua interiorità. Non è più
teca che si apre sul mondo esterno, ma un elemento autosignificante. Alla dolce
aggressione dell'esterno corrispondono la calma e la difesa dell'interno. La
finestra diventa corpo emotivo e si trasforma in epidermide porosa che assorbe
tutte le linfe soggettive: diventa "pelle" che fascia il paesaggio
incoscio che traspare dai vuoti vertiginosi. E il vuoto indica lo spazio
infinito che ci ricorda però la limitatezza del nostro pensiero incapace di
comprenderlo. Di qui nasce una lotta disperata contro questo limite, che non è
piu valicabile come quello della cornice, e l'unica soluzione diventa quella di
enfatizzarlo per il raggiungimento acquietato di tale insuperabile meta.
Massimo Papa
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