Diario Doc - Siracusa

Sabato 29 Settembre 2001

 

 Micieli

 scultore " arcadico "

 

 Giuseppe Micieli, detto Peppino, nato nel 1921 nella città - teatro, Comiso ( RG) « è morto il 2 Novembre 1991, all'età di 70 anni. Ha frequentato la locale Scuola d' arte di Comiso ed ha continuato gli studi presso l'Istituto ed il Magistero di BB. AA. di Firenze.
Scultore profondamente religioso ma con un urgente e sensuale arcaismo, Peppino Micieli, a partire dal 1946, espone in tutte le Sindacali d'arte nazionali e regionali ; ha partecipato alla Mostra degli Artisti Siciliani ( Venezia, ' 49 ), alla Quadriennale ( Roma, ' 51,' 55,' 59 ) ed alle mostre organizzate presso Galleria Margutta ( SR, '71 ), Centro Servizi Culturali ( Comiso,'80,' 92 ), alla mostra d'arte ( Tindari,'88 ).
Mostre Personali ; Galleria Bugamelli( Parma,'42), Circolo Artistico ( Catania,'55 ), Circolo Amici Arte ( Comiso, '61 ), La Marguttiana ( Ragusa, ' 61 ), II Convegno(RG, '61), Gali. Poidimani ( Modica,A 67 ), Arte Club( Vittoria, ' 68 ), II Lucernaio ( Caltagirone,'70 ), Centro Arte ( Prato, '79 ), Antologica ( Palazzo della Provincia, Ragusa,(' 82)
 In sua memoria è stata organizzata una Retrospettiva(Foyer Teatro Comunale, Comiso, '98 ). E' stato amico di Bufalino, Cappello, Gulino, Fiume, Fava, Guccione, Sarnari, Candiano e La Cognata e negli anni che vanno dal 1950 al 1970, insieme ai pittori Brancato e Di Stefano, ha animato il Circolo Artistico ed ha organizzato le Biennali d'arte.
Premio Città di Comiso. Per Bufalino, " Micieli è scultore : scultore tutto, dalle punta dei piedi alle radici dei pochi capelli " mentre Brancato parla di " artista dalla personalità poliedrica " e Piero Guccione disquisisce di " urgenza espressiva e costante rigore morale " ed altresì Nifosì asserisce " mi sento quasi sempre coinvolto dai ritratti e dai busti ".
 Secondo Puglisi, " seppe animare il tridimensionale concetto dello spazio nel sereno equilibrio cui tendeva per il suo spirito " e Leopardi scrive di " sculture visive ", Federici parla di " un modernismo che non ha dimenticato anche vocazioni indigene indubbiamente tenaci ", Riparo Lo titola "alchimista del legno, stregone del Novecento ", e anche Blundo scrive di " scultore senza forzature ".
 Secondo Civello, " la scultura ce l'ha nel sangue ", per Garofalo invece " l'artista impegna a fondo i suoi mezzi espressivi ", Rossino paria di" artista complesso ed inquietante ", e per Giuffrè " gli scheletrì di Micieli, sotto gli sguardi, ricordano Ensor", per Traina invece " torna con insistenza il tema di un paradiso perduto, di un'infanzia favolosa : le case, i portoni, il suonatore di cornamuse ".
 Campo scrive di " frenesia del segno " e per Di Giacomo " imprigiona in pesanti blocchi di pietra e di cemento armato il nucleo dell9 esistenza " ed infine, Arezzo scrive di a figure lacerate, il mondo ~ cardine della sua tematica è la figura umana " •