Primo - Siracusa Sabato 28 Aprile 2001

 CARUSO

 muratore della pittura

 

Il pittore Ugo Caruso, il più anziano dei 6 componenti del Gruppo di Scicli ( Guccione. Alvarez, Sarnari,Polizzi e Candiano), è nato il 26 Aprile 1926 a Scicli (Rg ). ma vive e lavora a Milano. Trascorre la sua giovinezza a Tripoli, dove suo padre, artigiano - scalpellino avvia una piccola impresa edile, In Libia Caruso assimila il senso detta luce e detto sposto che conserverà nella sua ricerca e di cui rivelerà la strana e trasparente aura anche nella complessa, ma nitida trama di ornamento e ^arabesco del suo lavoro attuale.

 Si diploma ( '59) al Liceo Scientìfico di Via Repetta a Roma. dove frequenta il Biennio della Facoltà di Architettura : nel'53 lascia l'Università per dedicarsi pienamente alla ricerca pittorica .Si avvicina afia pittura grave al fratello Ignazio. a cui risalgono le prime conoscenze della pittura di Cezanne. che fu "risolutiva" per il suo apprendistato già rivolto allora all' approccio con il paesaggio ( la baia di Sampieri, il Pisciotto, la collina ai San Matteo. la conca di Scicli ).

 Sua prima mostra, il Premio Suzzara( 1956),la più recente alla Galleria Marieschi(Monza, *99). Ulteriori mostre : Premia città di Alessandria(f57), Biennale(Parma, ^ól) .Galleria Traverso (Milano/64), Galleria il gelso(Lodi,)70),L'angolo(Piacenza, T9).

 Giunto a Milano nel 1957, dopo un esordio nell'ambito del Neorealismo, Caruso passa attraverso una esperienza espressionistìco-informale per poi riprendere il discorso neofìgurativo ; espone alla Gallerìa delle Ore(Mìlano, ^58), assieme ai pittori Vaglieri, Ferroni, Aricò e Banchieri.

 Alla fine degli anni Sessanta, una meditazione sul significato artistico e politico del Costruttìsvismo storico Lo porta a una nuova esposizione di ricerca dello spazio urbano realizzata in due momenti che ne rivelano il pensiero e di cui il primo, definito è presentato alla galleria L'Agrifoglio (Milano, '68, '70, '74), ed il secondo, concepito nei termini di culmina nella Personale alla Galleria Vinciana( Milano '70).

 Nel 1974, alla terza mostra personale ali'Agrifoglio, égli indaga sul passaggio dalla <natura all'arte-progetto, studiando negli elementi naturali puri la loro struttura architettonica; su questa linea continua a tendere ad un riodinamento della natura in assetto razionale, anche nelle operazioni artìstiche recenti ( Collegio Cairoli,Pavia, '87) e più accentuatamente in quelle attuali introduce il concetto di e di incerta . Grazie a queste coincidenti affinità, partecipa alla mostra itinerante <0pere insieme> (RG, '89), con i pittori del Gruppo di Scicli e alla mostra Personale a Palazzo Marmino (Donnalucata, '92). Maria Datai Emiliani elogia il suo "paziente lavoro di carpentiere e muratore della pittura ", P. Nifosi scrìve che u le opere di Caruso si collocano sul crinale tra natura ed utopia u e per Natali, u quel che Caruso continua ad annotare è un tessuto di opere minori, recìnti, muri divisori, cavi di irrigazione, cisterne, disseminate nel territorio quasi a dare ordine e significato spaziale u, mentre per L. Nifosì, "le sue tele sono architettonicamente strutturate ".

 

Da "Il Giornale di Scicli" del 2 Nov.2003
a firma Romina Falla Marocchini, riportiamo in parte :

"Una forte componente della sua ricerca artistica è radicata nel paesaggio riconosciuto come . I luoghi d'origine non hanno mai cessato di fornire all'artista fonti, motivi e procedimenti,parafrasando il titolo della Personale di Palazzo Mormino('92): dal rudere della fornace del Pisciotto, he dalle analogie con il paesaggio cèzanniano ha continuato ad ispirarLo fin dalle opere giovanili, ai muri a secco, alla rupe ed alle buche di Scicli.
L'opera con cui l'Artista ha scelto di contribuire alla decorazione delle lunette di Palazzo Mormina è una "tela-cantiere"......, su cui si assemblano diversi momenti del suo percorso artistico: la fornace (presenza costante fin dalle prime opere giovanili), la piattaforma (le utopie della prima metà degli anni Settanta), ed i muri a secco con i varchi (la civiltà del carrubo della fine degli anni Settanta).......Negli anni Ottanta maturano i capolavori della sua produzione e l'Artista approfondisce il concetto di manodopera inteso come manufatto da contrapporre alla produzione seriale industriale.Il suo rapporto con il paesaggio del Pisciotto è viscerale e lì ha radicato e ritrovato le sue origini : è stato il suo serbatoio di materia per costruire la sua casa ed i, paesaggi mediterranei di una Sicilia in cui non c'è traccia di folklore o di luoghi comuni " .