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Giombarresi
il pittore-contadino
Francesco Giombarresi è nato a Vittoria(RG) nel 1930,ma è vissuto a
Comiso,dove è morto Mercoledi 14 Febbraio 2007,all'età di 76 anni .
Nella sua storia emerge un'infanzia di stenti e di difficoltà,la fame,i
maltrattamenti. Lavorava e spesso tentava delle fughe che mai però
riuscivano a tirarlo fuori da questa realtà.Si sposò giovanissimo
e , da allora,ha sempre vissuto a Comiso.Alternava il duro lavoro dei
campi alla passione per l'arte e la pittura. Aveva frequentato
solo la seconda elementare ed il suo approccio con il pennello è
stato solo da autodidatta. Cominciò anche a leggere e scrivere,lasciando
i testi dei ricordi di quegli anni.
Francesco Giombarresi è l'artista di Art Brut,portato alla ribalta dallo
scrittore Nanà Sciascia,che gli dedicò questo articolo sul Corriere
della Sera del 1 Luglio 1969 :
" A prima vista, il suo caso sembra abbastanza chiaro e classificabile:
Francesco Giombarresi inventa macchine complicatissime, le disegna, le
costruisce; lavora a un trattato di medicina; affolla di segni e di
colori ogni pezzo di carta che si trova a portata della sua mano; crea
un lessico adeguato alle cose che inventa, ai segni e ai colori di
cui investe ogni carta; smodatamente ama farsi fotografare accanto
alle sue macchine e alle sue pitture; dice sacrificata e tradita
la sua vita, la sua umanita', il suo genio.
Poi, man mano che si entra nel labirinto delle sue invenzioni, dei suoi
scritti, dei suoi piccoli e innumerevoli dipinti, il caso appare sempre
piu' oscuro e sempre piu' sfugge alla prima classificazione.
"L'arte mia sia stata un'opera di Dio, creduto per mia stessa Natura, la
quale io oggi attraverso studi profondi, artistici, ho' gia' dovuto
tanto approfondire le proprie miei idei veri e dotati nel senso
della mia stessa natura la quale dal giorno della Nascita mia ad oggi,
ho dovuto soffrire abbastanza il mio fisico, non solo per il fatto
artistico, letterario, scientifico, ma per la gravita' della forma
delle miserie, delle conseguenze inaspettate, delle disavventure,
dell'offese, dei soprusi, dei disordini familiari, dei processi
inaspettati, alla Giustizia, quindi tutto un gruppo di cose che si
incontrano a contradire la vita dell'uomo..... Ho dovuto fini ad
oggi dipingere piu' di 2000 opere, che molte di queste opere con tanto
di rabbia sono andate a finire alla Catastrofe, e al fuoco, per
sistemi di rabbia e di contradizione nella loro vita... Ma tutto
passa e resta e resta sull'esempio nella vita delle Scritture...".
E' una dichiarazione che sembra disarticolata e indecifrabile; e
non e', per chi conosce Giombarresi e la storia della sua vita. Ma
anche per chi non lo conosce e non sa della sua vita "sacrificata,
stancata, disavventurata, bastonata", restano suggestivamente
sospesi e baluginanti, come poesia tanto per intenderci, quel "Dio
creduto per mia stessa Natura"; "le cose che si incontrano a
contradire la vita dell'uomo"; l'opere finite "alla Catastrofe e al
fuoco per sistemi di rabbia e di contradizione nella loro vita";
la vita che resta esemplare nelle Scritture al disopra quella che
contradice l'uomo e la stessa.
La scrittura, le scritture, parole che frequentemente cadono nel
discorso di Giombarresi, e la seconda sempre con un che di
religioso e solenne. La scrittura come strumento, le scritture
come risultato. La sua pittura altro non e' che una scrittura, la
piu' autentica e coerente che sia riuscito a inventare contro i
sistemi della rabbia e della contradizione che da ogni parte lo
assediano: e ne risultano le scritture, quelle cose vere e durevoli
che sono gli innumerevoli piccoli dipinti a tempera in cui racconta il
mondo, la sua vita, la vita della gente che gli sta intorno stupida e
feroce, grottesca, stravolta e talvolta in un triste e blasfemo
carnevale.
Di fronte alle maschere e figure umane che Egli dipinge, e' facile
pensare a Ensor;e particolarmente a quella famosa acquaforte
dell'entrata di Gesu' a Bruxelles nel martedi' grasso del 1898. E
che Giombarresi si trovi in mezzo al carnevale dell'antica contea
di Modica che il suo conterraneo Serafino Amabile Guastella ha
stupendamente descritto in un libro pochissimo noto: atroce
carnevale degli istinti, dei rancori, violento e famelico, segnato dalla
miseria e dalla morte. Che ci si trovi in mezzo traumaticamente, da
uomo sereno, puro nel cuore e nella mente, candidamente compreso della
propria dignita' e della dignita' di ogni cosa vivente, che d'improvviso
vede tutto stravolgersi nella frode e nella violenza.
A Vittoria, in provincia di Ragusa, Giombarresi e' nato nel 1930. Ha
passato fin dall'infanzia indicibili stenti, lavorando duramente e
di tanto in tanto tentando fughe disperate che finivano in piu'
disperati ritorni. Si sposo' giovanissimo. Si trasferi' a Comiso.
Ma il matrimonio e la nascita dei figli accrebbero i suoi disagi e
le sue inquietudini. Non aveva salute e forze adatte al duro
lavoro della campagna; e poi gli era venuta una bruciante passione
per lo studio, la conoscenza, la pittura. Di scuole, aveva fatto
soltanto le prime due classi alle elementari: ma cosi' assiduamente si
esercitava a scrivere e a leggere in solitudine e furtivamente, facendo
incetta di parole e inventando un loro significato, e cercando parole
per i significati che le cose gli rivelavano, che oggi e' in grado
di leggere nei testi quel che i testi non dicono e di scriverne -
memorie, fantasie, scienze - di assolutamente impenetrabili: tanto
che avendo ora trovato comunicazione con gente che non lo deride e lo
aiuta, lavora ad un lessico che permetta una traduzione dei suoi testi,
e specialmente di quel trattato di medicina che a beneficio dell'umanita'
va scrivendo.
Per scriverlo, pare esperimenti su di se' gli effetti di certe bacche,
di certe erbe, di certe miscele: e serviranno a guarire mali che sono ad
oggi ritenuti incurabili. Dirgli che il suo trattato di medicina, le sue
esperienze, le macchine che inventa e le sostanze che distille, la sete
di conoscenza e la sua ansieta' per le sofferenze umane, sono incluse
nella sua pittura, che nella pittura ha tutto tradotto, sperimentato e
risolto, non serve. La mania coesiste con la poesia. Indifferentemente,
Giombarresi puo' passare una notte a delirare di scienza o a dipingere
con meravigliosa serenita' e sicurezza. Perche' e' veramente pittore: e
come sia arrivato ad avere una scienza cosi' precisa ed armoniosa della
pittura, un cosi' indefettibile equilibrio e' un mistero.
Ha cominciato a dipingere nel 1954. Ma le cose che mostra sono degli
ultimi anni; le altre sono veramente finite nel fuoco, veramente sono
state disperse al vento. Racconta di averne buttate dal finestrino del
treno, tornando dalla Germania: nelle vicinanze di Napoli, e i contadini
le raccoglievano. Perche' e' stato in Germania per due anni, a fare il
boscaiolo nelle vicinanze di Stoccarda: lavoro piu' duro che nelle
campagne di Comiso, dove c'e' almeno il sole ad alleviare il dolore
delle ossa.
La sua storia e' insomma quella di un bracciante dell'antica Contea di
Modica, quale da secoli quasi immutabilmente si ripete. Una condizione
umana alquanto diversa di quella della altre zone della Sicilia: senza
aggregazioni mafiose, con rarissime esplosioni di collera collettiva,
con indici di criminalita' molto bassi. "A lamentarci del villano della
nostra antica Contea e' proprio un lamentarci della buonamisura, come si
dice in dialetto", scriveva alla fine del secolo scorso il barone
Guastella. Un mondo contadino, dunque, rassegnato, chiuso, di silenziosa
sofferenza. E se il barone non aveva da lamentarsene, Giombarresi aveva
tutte le ragioni per tentare di evaderne. Solo che non riusciva, e ad
ogni tentativo piu' amaro era il ritorno. Tutti, in paese, ritenevano
che Giombarresi non avesse
voglia di lavorare, persino i suoi parenti e sua moglie: in verita'
lavorava quanto puo' lavorare in Sicilia un bracciante di campagna che
va a giornata, non piu' di cento giorni di lavoro in un anno; e quando
non lavorava in campagna, si dava al lavoro ancora piu' precario di
scaricatore alla stazione ferroviaria. Si ebbe anche una denuncia per
mancata assistenza alla famiglia.
Il fatto che conducesse esperimenti "scientifici" in camice bianco,
solennemente, proclamando il suo genio, faceva cadere irrisione
anche sulla sua pittura: che e' invece la sua scienza vera e profonda.
"Mentre passavano giorni, io non mi curavo della mia stanchezza e della
mia salute,ma mi incoraggiavo sempre di me stesso. Sopportavo abbastanza
e studiavo con passione. Ma consideravo anche l'ignoranza che agli altri
dava coraggio sempre di sfregarmi e di offendermi. Quei tempi io abitavo
una casetta di un metro e sessanta di larghezza e pagavo lire mille al
mese: e io e la mia famiglia, in cinque persone, dovevamo dormire in
quella grotta. Ma io sopportavo anche questo, e la gente che stava bene
sorrideva di me dicendomi: un giovane come te muore di fame, che
vergogna; e mentre quei cretini, gente vile, volgare, tremitosa e
fangosa, avevano tutta l'ansia e il fumo del denaro. Ma io inghiottivo
tutto...". "Quei tempi": cioe' fino a ieri. (ndr: articolo del 1969).
Ora Giombarresi ha una casetta larga il doppio, e accanto si e' fatta
una baracchetta dove scrive, fa gli
esperimenti, dipinge. Uno studio. Il fatto che Zancanaro abbia
presentato una sua mostra, che Guttuso e Sassu e Cantatore lo
riconoscano pittore, ha portato il Comune a riconoscerlo finalmente come
bisognoso, ad includerlo nelle liste di assistenza. Di quest'ultimo
riconoscimento Giombarresi sembra piu' contento che dell'altro. <Il
diritto>, dice, <il diritto delle mie creature> ".
Mostre degne di menzione : Foyer Teatro Naselli(Comiso,'04),Ospedale
delle Donne(Caltagirone,'05),Villa Patti(Caltagirone,'05),Circolo
Culturale Esperia(Comiso,'06).Per G. Di Giacomo,è "pittoreautentico,con
un innato senso del colore,grande e vero Naif " .
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