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Un palazzetto del
Quattocento, attraverso trasformazioni, mutilazioni e rifacimenti
epocali, è giunto quasi indenne fino alle soglie del XXI secolo; ed
offre allo sguardo ammirato del visitatore non frettoloso la
singolarità della sua facciata, al tempo stesso severa e gentile.
Una escavazione del marciapiede, in occasione del rifacimento delle
basole laviche della strada, nel 1975, mise in luce lungo tutta la
lunghezza della facciata, uno zoccolo smussato alto 40 o 50 cm,
tipico delle architetture nobili dei secoli XIV e XV; inoltre la
cortina di conci, soprattutto nella zona inferiore della facciata,
nonchè le quattro finestrelle ad arco
tûdor ancora esistenti al
piano superiore, sono una sicura testimonianza del Quattrocento;
altre interessanti vestigia quattrocentesche come i
conci esterni
della scala che conduce al primo piano, sono visibili all'interno
del cortile.
Successivamente al terremoto del 1693 che interessò tragicamente
l'intera Ortigia,
come gran parte della Sicilia orientale,
cancellandone quasi del tutto il tessuto architettonico medievale,
il palazzo subì profonde trasformazioni, a cominciare dalla prima
metà del '700. Venne ristretto e innalzato il
portale
d'ingresso,
sul quale campeggia uno
stemma gentilizio che sembra essere quello
della famiglia Colonna, costituito da una colonna con due leoni
rampanti. Fu costruita una deliziosa loggetta interna prospiciente
sul cortile, costituita da tre archi che poggiavano su colonnine
doriche e da una porta d'ingresso sul cui architrave un
fregio riportava la data del rifacimento del palazzo "1738" oltre al nome "Joseph"
forse quello del proprietario. Questa loggia venne distrutta durante
i bombardamenti del 1943, di esse rimangono solo pochi frammenti
disposti nel cortile.
Fu costruito il fastoso
balcone barocco che poggia su ben 22 mensole
scolpite a motivi floreali, che delimita l'intero piano nobile, con
la caratteristica ringhiera in ferro battuto a "pancia d'oca" che
conferisce al palazzo movimento di linee curve e grazia
settecentesca. Nei primi anni del Novecento (1909) furono aperti i
due balconcini e una finestra al secondo piano, su disegno
dell'architetto Sebastiano Agati.
Queste trasformazioni, dettate da eventi sismici e da necessità
abitative, hanno mutato nel corso dei secoli l'aspetto originale di
questo palazzetto, che tuttavia, come ebbe a scrivere l'illustre
archeologo Paolo Orsi all'allora proprietario avv. Gesualdo Rizza
nel 1909, rimane un eccellente avanzo dell'architettura privata del
Quattrocento.
Non si conosce il nome degli antichi proprietari; nell'Ottocento fu
della famiglia patrizia Daniele-Catalano, passò quindi alla famiglia
Rizza che lo ha conservato per tutto il secolo XX.
Errico Adorno |
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