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Mercoledì 12 marzo 2008 ore 17,00
Palazzo del Senato  sala Borsellino


incontro culturale
il Pasto tra il sacro e il profano
relatori
Lucia Arsì presidente Centro Culturale Epicarmo  
dal pasto cannibalico alle ricette culinarie di Archestrato

Mons. Giuseppe Greco vicario della Curia Arcivescovile di Siracusa
 in cena Domini

Dott. Michele lo Magro psichiatra e psicoterapeuta
il cibo e il corpo in psicologia

CENTRO CULTURALE EPICARMO

IL PASTO, TRA IL SACRO E IL PROFANO

 

Può il racconto mitico, quella parola poetica originale, carica di senso nucleare, pregna di intimo nascondimento, può dischiuderci orizzonti non incrinati dall’imperante razionalismo astratto? Può il racconto Biblico, che sa offrirci immagini che toccano l’uomo di dentro, il Grande racconto che si fa carico di accompagnarci nelle domande che ogni Persona(la persona dalle tasche vuote e fragile di pensiero ma dal cuore gonfio di amore) rivolge a sé stessa perché ha vergogna di urlarle pubblicamente, il Logos-Verbum può regalarci una parola che tracci il sentiero della vita? Rispondo che sì sì; anzi sono convinta che deve colui, che può perché ne senta il dovere, riflettere a voce alta e chiedere il ricambio, sempre a voce alta. Perché? E la mia ri- velazione è alla stregua della domanda interrogante. Perché in tempi di passioni tristi, in tempi di cultura analfabetizzante, di vuoti propositi, di radicali ed egoiche necessità, di paure bloccanti, di rifiuto del compagno di strada, di obnubilamento delle esperienze passate, è doveroso svegliare la Coscienza e individuale e collettiva. Dobbiamo pretendere che ogni Persona scelta dalla Comunità cittadina s’impegni a tener desto il fuoco del focolare Comune e sappia degnamente rappresentare la figura di Vesta, la dea preposta a salvaguardia del fuoco aggregante. Perché l’antica metropoli di Siracusa continui a fiammeggiare, perché le magnifiche e numerose intelligenze, spesso neglette, tornino a tuonare; perché torni un altro Platone a rimbrottarci (è segno di vita attiva), perché un altro Archestrato nasca e ci insegni altre ricette culinarie. I Siracusani cucinano il cefalo imbrattandolo di formaggio, di salsa di silfio e intingendolo nell’aceto, osserva Archestrato, offrendoci la sua ricetta: a fuoco lento fallo arrostire con tutte le squame ammorbidite in acqua e sale. E perciò il C.C. Epicarmo si è chiesto: non sarebbe opportuno far conoscere un Siracusano( forse), di nome Archestrato, vissuto circa 24 secoli addietro, di cui, grazie allo storico Ateneo, conosciamo 62 frammenti, che leggiamo nell’antico dialetto dorico e con ritmo esametrico alla stregua dell’epopea omerica? Ma, -è sempre una riflessione del Centro Epicarmo - se Archestrato soddisfa il palato, sarebbe altrettanto opportuno, anzi prioritario soddisfare la fame di conoscenza sull’origine della fame. Ed ecco il tema: il pasto sacro ossia la vittima sacrificale, a partire dalla quale balena il senso della vita e a causa della quale si approfondisce lo scavo fra l’umano e il trascendente; il pasto santo in cui Gesù offre agli uomini di buona volontà le dritte perché si riconoscano carnali e spirituali (pane e vino); il cibo e il corpo, connubio che la scienza medica deve salvaguardare. Di questo il C.C. Epicarmo dirà mercoledì 12 marzo alle ore 17 nel salone di Palazzo Vermexio, in Piazza Duomo. Ecco il programma: Lucia Arsì: dal pasto cannibalico alle ricette culinarie di Archestrato; Giuseppe Greco: in coena Domini; Michele Lo Magro: il cibo e il corpo in psicopatologia; e il pubblico  numeroso e partecipe alla riflessione.

                                                                                                    Lucia Arsì, presidente C.C.Epicarmo

 

 

 

 

Il salone Borsellino, mercoledì pomeriggio, era strapieno. Gran parte di giovani dello storico Liceo Classico Gargallo, lì silenziosi e partecipi. Quei giovani hanno scelto di partecipare ad un convivium il cui pasto  era la conoscenza, attraverso la riflessione a voce alta dei relatori e dei partecipanti. Lì per non farfalleggiare, per non consumare il tempo. Sì, questo l’obiettivo principe che il Centro Epicarmo si prefigge: riflettere, riflettere, dato che lo spazio temporale che cavalchiamo è saturo di passioni spente, di imperante razionalismo assolutista, di messaggi analfabetizzanti, privo di memoria storica, mancante di rispetto per l’altro oltre che per sé stessi, abbondantemente svogliato nei confronti della tradizione e della parola “poetica” del mito, della Bibbia, l’unica parola  che è semplice e profonda, naturale e non surrogato. Il tema dell’Incontro verteva sul Pasto, sacro e profano. L’Arsì, tuffandosi nei mitologemi( Tantalo, Dioniso, Medea, Atamante ed altro), racconta il pasto cannibalico come rito dell’uomo arcaico al fine di ingraziarsi la grande Madre Terra, “mangiata”  per saziare la paura ( fame) della morte o per spiegare la presenza della fiammella divina entro l’uomo( orfismo). L’uomo mangia il raccolto della dea terra e ridona se stesso alla terra. Rito di espiazione quindi, che torna al tempo in cui il cacciatore violento, fascinato dal sangue dell’animale ucciso che gli concederà la sopravvivenza, avverte il senso di colpa e ne compone le ossa. Si tratta-dice l’Arsì- del sacrificio di una vittima espiatoria( prima il re obnubilamento di memoria storica, poi l’animale), per arginare l’escalation di vendette che la violenza innata dell’uomo determina e così sbarazzarsi del male. Questo pasto sacrificale viene letto, oggi, anche in modo funzionale, quale momento obbligatorio di scambio di dono accompagnato  da cerimonia sacrificale per consolidare amicizie e stabilizzare l’ordine sociale. Sul pasto profano l’Arsì torna, ricordando le ricette culinarie  di Archestrato. Un siracusano colto e viaggiatore che, circa ventiquattro secoli addietro, scrisse ricette culinarie. Un parodo che legò al ritmo dell’esametro omerico un contenuto non eroico ma basso.E noi leggiamo nei Deipnosofisti della storico Ateneo circa 300 vv..Volete sapere come si cucina il cefalo, come ci si siede a tavola, dove nasce lo storione e in cosa i siracusani difettano? Leggete Archestrato.

Monsignor Giuseppe Greco relaziona sul cibo puro perché condiviso, perché l’impurità sta nel consumo egotista. L’uomo non è contaminato da ciò che viene da fuori, ma da ciò che esce dal suo cuore e dal suo corpo ed è ciò che lo spinge ad operare il male. La comunione eucaristica significa koinonia con Gesù, ossia condivisione di ogni parola che esce dalla bocca e ci fa scoprire che tutto è grazia. Segue la relazione del dott. Michele Lo Magro. Lo psichiatra, attraverso la rappresentazione di icone, mira a contestualizzare nel tempo il rapporto corpo-cibo, evidenziandone il significato nucleare di vita-morte. La società teocratica -dal medioevo all’illuminismo- rifiuta il cibo( Santa Teresa D’Avila e Santa Caterina da Siena anoressiche) al fine di conquistare la vera vita che è il Paradiso.Dall’illuminismo in poi, la società mondana e poi tecnocratica manipola il corpo, cura la malattia, blocca l’invecchiamento e si attenziona all’eros al fine di rimuovere la morte. Che ben venga la rimozione- conclude lo psichiatra- per estirpare questo grande male che affligge tante digiunatrici. E se l’anoressia avesse origine altra? Se la causa fosse sessuale?,chiede uno dei presenti. Si potrebbe discuterne in altro Incontro. Ancora altro intervento in chiave filosofica, in chiave artistica e poi  Neruda recitato dall’attrice Rita Abela.

Una riflessione sul pasto aperta, senza presunzione di addivenire a conclusioni definitive. La verità è nell’interrogazione che rimette sempre il velo e attende il disvelamento che è sempre momentaneo.

La presidente ringrazia i numerosi presenti.   

                                                                                    Lucia Arsì