Centro Culturale Epicarmo, sabato 15,
ore 17, salone Borsellino:
Epistrophé, discesa (agli
inferi) e ritorno
Sono una nostalgica del futuro e
interessata notevolmente a frequentare percorsi mentali, dato che l’oggi,
con le sfide e le notizie turbanti, intriga il nostro pensiero e lo
stimola a non rimanere indifferente e passivo: una direzione valida
perché la psiche venga e-ducata. Si tratta, oggi, di riportare alla
memoria ciò che è dentro la memoria e dimenticato; si tratta di agire
con la consapevolezza che il salto nel mondo dipende da noi, dipende
dalla ricerca, dallo scintillio della intuizione, dalla forza che hanno
le nostre mani occhi orecchie tatto nel dire e nell’agire e intanto
l’immagine primaria accompagna il contenuto. So di essere dentro il
labirinto quando oramai ci sono e la difficoltà della discesa (agli
inferi) dipende dalla frequentazione e quindi dalla conoscenza di quei
luoghi bui e dalla serrata consapevolezza che potremo “ revocare gradum…”(
Virgilio), potremo tornare alla luce solo se lo vogliamo. Detto ciò cosa
resta da fare? Cestinare tutti i libri (così Plotino quinta Enneade)e
agire nel mondo, perché nell’azione sta la differenza tra me e gli
altri. Questo hanno raccontato gli antichi carichi di quella sapientia
che segna la totale conoscenza dell’uomo, l’uomo che è mistero e
vive il mistero di una vita mai risolvibile in schemi normativi, vive la
vita-morte e il ritorno alla vita dalla morte in un ciclo continuo che
investe il tempo storico, che vive momenti di luce e momenti di agonia.
E gli antichi, per raccontare tale mistero, ebbero una splendida idea,
l’idea del labirinto, luogo mancante della luce, dell’amore,
della tenerezza, del rispetto, della gioia, della complicità amicale,
dei diritti che esigono il bene comune, dei bimbi disidratati, dei
vecchi abbandonati. Esperito il percorso labirintico, afferrati
dall’invisibile signore del buio( Ade), percorso il viaggio di lacrime
(la mamma uccide i propri figlioletti, un marito stermina la famiglia,
menti perverse annientano intere nazioni), si torna con qualcosa in
più: con la ricchezza dell’esperienza e con la conoscenza del salto
operato. E’ un mistero la vita, dato che vita- morte e ritorno
sono aspetti di un unico viaggio vitale, basta saperlo e gli antichi lo
raccontarono dicendo del destino(nei misteri eleusini)della vergine
Persefone rapita e che torna dalla madre, anzi torna madre; del destino
di Psiche ( Apuleio) che priva della luce d’amore, percorre tutto il
sentiero buio( aiutata dalle formiche, dalla canna e dall’aquila) e
riacquista la luce ancòra più vivida, dopo l’esperienza letale.Sì, il
ritorno (epistrophé) esige l’aiuto di Teseo che scende nei meandri del
labirinto per uccidere il Minotauro, fu aiutato dal filo di Arianna( la
forza propositiva dell’io e non solo quella, dato che l’uomo carico di
lacrime necessita di tanta tenerezza, di tanto amore, di tanta
sollecitudine e della famiglia e della società) e, in cospetto del
Minotauro, non lo uccide, non è necessario.Vitale il suo viaggio
faticoso e misterioso, come misteriosa è la figura che gli si para
davanti: metà uomo e metà bestia, come lui, come tutti noi. C’è una
presenza misteriosa scesa nelle strettoie del diabolico labirinto che è
il mondo: è la presenza di Cristo Salvatore.
Lucia Arsì,
presidente Centro Culturale Epicarmo
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Da “Miti”
di Lucia Arsì
IL LABIRINTO
Un giorno. Non mi sovviene la data. La mia memoria cancella i dettagli. Va
oltre. E, nel superare quel limite, ravviso il mistero. Bene o è male
varcare la soglia, bucare quel muro che immette nell'Ade? Il mistero non
farfalleggia, pretende consensi.
Un giorno. Solito giorno. Mentre un bagliore s'insinua e impone il
risveglio, mentre lo spasimo serra il respiro, mentre mille cani randagi si
sfregano ai muri, un pensiero ri-torna....lo stupore di lei. Sussurra:"
Teseo...Arianna....".
Un grande evento.
Non è da spiluccare. Entrarci col pensiero del cuore.
E ci sono....nel labirinto.Non per coraggio. Sola, a dismisura ridotta,
vibrante di umanità, mi sento chiamata. Una Voce. Una Forza mi attrae.....l'infido
Caso? la Buona Novella?.......
Varcata la soglia, mi dirigo là, ove il monstrum si annida, nel fondo piu'
fondo. Fissarlo, rivedermi col suo occhio sbilenco e tornare all'indietro,
bearmi di luce diversa. Cantare vittoria. Per me e per gli altri.
" Possibile ?". Forse...se soccorre la volontà.
" Forza, forza taurina, che balli e ridi insolente, sorda ad ogni preghiera,
esci di casa, presta il tuo aiuto....!!!", invoco.
Già dentro....perduta...esausta.
Fatti pochi passi non da gigante, mi rannicchio in un angolo, un luogo
adombrato, un incavo da altri scavato. Da un punto si snoda un selciato
sventrato, sterposo; poi, alla curva, una fetta di strada corretta e ancora
cunicoli, sporgenze e rientranze e diramazioni a destra e a manca.
Stramazzi, se non t'avvedi che il terreno è crivellato di buchi, che
ingoiano e annullano. Quel terreno tortuoso fomenta il ricordo: Ceram.
Indonesia. Per nove notti, in nove luoghi diversi, uomini di nove famiglie
eseguono una danza a tre voci : la danza maro. Cinque mila anni fa. Al
centro lei, Rabie di nome, la fanciulla luna. Ogni notte prodiga di doni:
porcellane, monili d'oro, oggetti di rame.
Gli uomini provano invidia. La sotterrano. " Paghino il fio " sancisce uno
che sta molto in alto. Ha inizio il ponos, la fatica del vivere, il viaggio
attraverso la porta a nove volute. Il labirinto. E saranno uomini quelli che
la varcheranno, il resto anime erranti o bestie.
E Persefone? Anch'ella fanciulla lunare, nel riproporre l'eterno fertile
ciclo della nascita crescita morte.
Persefone: la grande intuizione....tutto ciò che brilla alla luce del sole
rivela una " giustezza ", le cui origini sono oscure, radicate nel confine
del non-essere.
E all'uomo è dato cogliere l'essenza del non-essere attraverso il misterioso
messaggio, il tenebroso percorso, il profondo anelito.
Magnifici doni d'una ambigua dea.
E torno al labirinto, al mio viaggio. Pre-vedere e ri-ferire. Ecco il senso.
Un debole soffio. Un respiro smorzato. Di chi non vuole apparire. Scrutare e
non farsi vedere. Avanti a me c'è lui. L'uomo della mètis, Teseo. So tanto
di lui. Plutarco ha rivelato le gesta, immortalato il ricordo. Sono ad un
passo dall'uomo segreto. E' immenso nella dimensione irreale. Simile ad un
dio: Gesu', Krishna. Ha una missione da compiere. Purificare. Il miasma ha
contaminato uomini, cose.
Non è dato intaccare l'assetto normale.
E Pasifae, vittima di intrecci sottili, che sfuggono all'occhio comune, ha
osato tanto:una storia insolita.
Arde d'amore.
Un rapporto che evoca radici bestiali, fonte di tanti misfatti. Si unisce
col toro, suo padre, Zeus celeste.
Eterno dilemma:
serrati in spazi ridotti, ove cementizi abitacoli opprimono i sensi, ove
lamiere allettanti imprigionano anche l'affanno, e lì si crepa d'inedia,
strapazzati da sferzate di vento e talvolta essiccati dal sole cocente...
o volare tanto in alto e sparire leggeri leggeri....
Le ali dedalee soccorrono. Un volo" cultuale " libera dai tentacoli del
labirinto. Il coro delle donne di Trezene, nell'Ippolito, singhiozza:" Se in
luoghi inaccessibili della terra il fossi....o uccello, che l'ali porta,
levarmi in volo....."
La disperazione infernale genera l'anelito a spazi elevati
E Pasifae si è aperta al cielo, realizzando l'impossibile, distruggendo
tabu'. Il frutto è una doppia natura:metà uomo, metà bestia.
Tu, tu che t'immergi in questa lettura,
tu, che senza nulla arrogarti, bilanci il pensiero,
caparbio, martelli la roccia indurita e fori...fori...e
il tuo animo è gonfio di vana baldanza,
il petrolio zampilla
offre lingotti
e tu, che hai distrutto la terra, gioisci...
....di colpo il sorriso si spegne
riveli la tua nudità
ti rivesti di ciò che hai stracciato
....dalle macerie e con le macerie la spinta in avanti,piu' su...
La vita :"Attraversamento da un capo all'altro."
Entro l'arco ci sei tu con gioie e patemi, istinto e riflessione.
Io ho paura. Quel luogo, a forma di budella, mi riporta alla mente Humbaba,
un demone. Gilgamesh lo ha affrontato. Lo ha ucciso, ha risolto il problema.
Ha scoperto che solo agli dei non è dato morire.
L'uomo muore piu' volte e ogni volta soffre di piu'.
Forse sono nell'Ade. Nel buio totale. I sensi all'erta. Il velo, che adombra
gli oggetti nel modo qualunque, si dilegua e scorgo di piu'.
Vedo larve che non torcono il collo.
Resti di animali rapaci.Una parete schizzata di rosso.
L'uomo ha lasciato una traccia.
Un vecchio in procinto di bere.....il latte della saggezza.
Addossata ad una roccia spuntata
una donna...senza capelli....stagnata....
bloccata dal senso comune. E vermi giganti.
Sazi di ogni lerciume. E sillabe, lanciate così.
Attendono mani robuste e restano in bilico.
Chi sa dare forma all'informe? Quale voce, dal labirinto emergente, profeta
di ciò che sarà
E' troppo per me.Torna la paura. Teseo è avanti, lontano da me. Ho le ali
spezzate. C'è un modo per stargli accanto. Col ritmo del cuore.Le mie gambe,
pur ferme, battono il passo, ora tenace ora incalzante, e le mani, calcanti
sui fianchi, sfilano il filo.
Sì, il gomitolo. Lì la salvezza, nella capacità di sdipanarlo e
raggomitolarlo. E intanto scoprire"la direzione", quella tanto cercata. A
quel filo logico mi aggrappo.
Con l'aiuto di Arianna l'eroe avanza. Sfingeo, ambiguo nella ricerca. A
passi lenti procede, incalzato dal fascino sottile del dubbio, dalla
tensione che gli serra la gola, dal piacere di essere lì, per tentare
l'impresa. Teseo si rivela maestro nel dipanare quel filo. Il suo passo è
una danza, un movimento a cadenza perfetta, "un salvataggio ". E' in ballo
la vita. E bisogna procedere col rispetto della giusta misura. Della " danza
delle gru " parla Plutarco. Teseo danza in onore di Arianna, a Delo,
imitando il verso del labirinto.
Le gru....il mistero....il senso autunnale...l'al di là....
Anche in Omero leggo della danza di Teseo." Danzavano fila contro fila, una
di fronta all'altra. Un movimento a cerchio. Poi il capo si muove nel senso
opposto...."
Non è la danza un momento di estasi,
un attimo di libertà assoluta,
" il dove" tu vuoi?.....
Teseo impugna un bastone nodoso. Si blocca. S'è imbattuto nell'effigie d'un
uomo.Astuto nel manovrare una coppia di dadi. La somma è sempre quella
voluta. Senno sottilmente scaltrito. Ottiene ciò che desidera. Si ode un
rantolo. Un solco si empie di gocce. A versarle è il suo animo.Lasciato
vergine, consunto, immacolato. Un uomo a metà.
Teseo si sofferma. Solo un attimo. Le gambe prive di forza. Piu' in là
sventola una bandiera. Si legge un dettame, fa impallidire :" Fidanzati alla
luce del sole". Un dettame calzante coi tempi inquinati.I prelati ci sono, a
tirare le briglie, a recidere cuori.
Se annulli il Silenzio,
se vieti ai due un luogo appartato,
se reprimi il calore che il mistero del dubbio fomenta,
che ne è dell'amore?
Non sperdiamo quel poco che resta con radicali sentenze, che non approdano a
nulla!!!!....
Lì c'è un tale che venera l'Utile. lo invoca, lo adora e odia il fratello,
gli amici, non ricorda l'operato degli avi, il sangue versato. In nome
dell'utile, gli antichi ateniesi castrarono i Meli, privandoli della loro
libertà.
Teseo s'incurva su di uno. Uno strano, anomalo. Capelli ondulati, lunghi sul
collo. Un camice bianco scende e copre i suoi piedi. Le mani sottili, privi
di unghie, aperte a ventaglio. E quello sguardo su cui leggi i non so e la
voglia del sì.
Metodo edipico, da non molti scoperto.
L'eroe, temprato nella fucina infernale di un maestro, che gli ha fornito
armi vitali, l'animosità e la razionalità, ode un lamento. Ancora qualche
passo.
Pasifae col figlio : il minotauro.
Piange la madre, piange il figlio. Ha fame il mostro, di carne umana. Tarda
a venire.
La grande Madre si sente colpevole. Non accetta tanto strazio. Ma non è lei
la colpevole. Solo un Dio può rimanere nell'Eden, dove la Fede impera, dove
il grande non s'incaponisce nè lotta per sè.
Nel recinto dell'essere umano un miscuglio
di odori sapori colori.
All'uomo spetta la scelta.
Teseo ha pietà. Comprende. Nel buio dell'Ade la luce piu' chiara. E,
ritraendo le mani, buttato il bastone in un canto, convinto che la violenza,
comunque operata, è un Male e i suoi dardi comunque letali, inizia il
viaggio all'indietro, il ritorno. Un viaggio senza ferite.
E nel tornare un nodo di gioia.
" Patei mathos ".
Ha appreso la saggezza attraverso il dolore.
Saggio nel non uccidere l'uomo a metà.
Lo ha osservato, spiato, accettato.
Saprà Teseo trasmettermi, soffiarmi l'armonia, appresa nei reconditi
accessi...?
Saprò, dopo essere lì sprofondata, tornare all'indietro, volare senza
impennate...?
Sarò forse vagabonda in eterno
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