Sabato 10 luglio nei locali di galleriaRoma alle ore
18,30 Corrado Di Pietro presenta la mostra personale
di Silvia Scuderi
"LE
CITTA’ DI SILVIA"
L’accostamento al paesaggio ha sempre avuto
un’attrattiva particolare per i pittori, vuoi perché
la ricchezza cromatica della natura sollecita e
sprona l’artista ad imitarne le tinte e le forme,
vuoi perché, dall’impressionismo in poi, la visione
esterna, ha suscitato forti emozioni ed impressioni.
In qualche modo il confronto con il paesaggio,
urbano o campestre, marino o montagnoso, ha misurato
la forza espressiva di ogni pittore e ha misurato
anche la percezione di quell’armonia compositiva che
sta alla base dell’opera d’arte. Anche l’arte
concettuale, in senso lato e iperbolico, tributa un
certo omaggio al paesaggio, ora componendolo e
scarnificandolo, ora aggrovigliandolo come una
matassa di linee che lo rendono informe e
disarticolato. Siamo verso gli sperimentalismi di
un’arte che cerca le sue più intime ragioni e che
non sempre si accontenta delle consuete forme
espressive.
Questa premessa è necessaria se si vuole entrare nel
mondo artistico di Silvia Scuderi, giunta tardi alla
pittura ma non sprovveduta certo di studio e di
sperimentazione, tanto che non si può parlare di
dilettantismo ma di serio ed approfondito esame del
proprio mondo pittorico e dei mezzi tecnici
utilizzati per rappresentarlo.
Silvia Scuderi ha intrapreso diverse strade
stilistiche e questo eclettismo denota l’esigenza
interiore di una poliedrica visione del reale, oltre
che il desiderio di esplorare i più intimi recessi
della dimensione cromatica e formale che si presenta
ai suoi occhi. Il mondo, del resto, non è uniforme e
monolitico ma si manifesta sempre in modo
sfaccettato e l’artista, attraverso tecniche diverse
o momenti diversi di sensibilità, tenta di coglierne
le più significative sfumature.
In questo periodo la giovane artista padovana è
interessata dal paesaggio urbano, segnatamente da
quello metropolitano di Venezia e di altre città
dove si ergono palazzi, grattacieli, chiese e
campanili, che emergono dall’orizzontalità del mare
o di strade o da un colore indistinto come nuvole di
cemento o macchie di colore in un candido vestito; e
questo saliscendi di parallelepipedi, di cupole, di
pinnacoli e di ponti s’accosta e si sviluppa in un
modo quasi impressionistico, avvicinando le forme e
suggerendo i volumi, come in una scultura astratta.
E la composizione realizzata con terre colorate,
solide e grumose, ha lo spessore del bassorilievo,
del graffito e della scavatura, denso e appiccicato
sulla tela come una pelle ora rugosa e ora distesa.
Le città di Silvia hanno la dimensione del sogno,
tra impressionismo ed espressionismo, tra realismo e
informale, strane e magiche come possono essere
quelle visioni oniriche che ci portano il ricordo o
un intimo atto d’amore.
Si può parlare anche di una destrutturazione del
paesaggio per una successiva ricomposizione
fantastica; questo appartiene alla tecnica della
composizione, ma l’intima esigenza squisitamente
artistica mi piace scoprirla nella visionarietà
sentimentale, nella percezione affettuosa di una
bellezza ora fulgida e splendente ora mesta e
stanca.
C’è poi un’armonia cromatica di base che rende
coerente la cifra stilistica della Scuderi. I colori
appartengono con più frequenza allo spettro dei
caldi e delle tinte dorate; il paesaggio urbano
emerge dalle nebbie e si distende sulla tela come
una coltre che si espande oltre i confini di un solo
quadro per allungarsi in altri quadri accostati, uno
o due, tali da formare un dittico o un trittico,
come se si volesse continuare un discorso che non ha
confini reali ma solo fittizi e mentali.
Composizioni grandi e articolate, narrazioni di uno
spazio urbano solo apparentemente statico ma
intimamente attraversato da un inquieto dinamismo
che suggerisce la caotica vita delle città.
Mi sembra un discorso nuovo e originale questo della
Scuderi, un tentativo di creare una sintesi
stilistica tra svariate tendenze dell’arte del
novecento, riuscendo a dare un po’ di poesia alla
prosaica visione dei nostri centri urbani.
Corrado Di Pietro