Versami, figlia dell’Etere, il succo più
cupo, il fluido cristallino, l’umore
che rapido scende dai picchi e
si scioglie dietro di te…
Rosita Copioli, Per Hölderlin
di Salvo Sequenzia
Dalla pittura di Angelo Scroppo il silenzio della forma si
eleva in un canto lirico, voci di inquiete presenze attraversano
le alture dell’Assenza, consumandosi nello specchio dell’infinito.
Angelo Scroppo dialoga tra il sapere dell’inconscio e il
sapere dell’istinto.
La sua pittura è luogo dove la memoria sedimenta in substrati di sostanza
amniotica, calda, avvolgente, grande "acqua primordiale" che suscita trame
segrete di forme, di figure, di visitazioni o epifanie che irrompono con
potenza simbolico-immaginativa in una narrazione figurativa intensa, vibrante,
carica e consapevole di un assoluto coinvolgimento sensoriale.
Un intermezzo di muti fantasmi, che appartengono alla dimensione onirica
dell’artista, proietta la psychè nel punto di sintesi tra altezza
creativa e percezione di una interiorità ancestrale, e ogni cosa vive per
misteriosa sympatheia, come a dimostrazione di un oscuro esistere oltre
l’apparenza.
E’ una coscienza evocativa che traccia nello spazio la prospettiva di un
impianto formale oscillante, sapientemente variato dalle tinte oscure a quelle
più calde. Soluzioni pittoriche capaci di risaltare la visionarietà della forma
raffigurata. Sguardi e aneliti di nudità flautate e smaganti, ineffabili
oscula, gesti fermati nel tempo immemore, incontri sospesi come "agli orli
della vita", nella liquescenza di un sentimento umbratile, ove donne attendono
solitarie e silenti, sensuose e illusive, e ci chiamano, propiziando voluttà e
incantamenti.
Sono recuperi mnestici di un universo tellurico, ctonio, femminile, percorso da
energie sotterranee, rarefatte, brividate da arcane presenze che, fissate in una
luce ferma, danno profondità, senso e misura allo spazio con la loro verticalità
e custodiscono dentro di sé il mistero della generazione, del perenne e
metamorfico ciclo della natura.
Lontana nel tempo, erratica e solitaria, l’indagine artistica
di Angelo Scroppo si eleva scomponendo e ricomponendo rapporti di sintesi
pittorica impossibili da coniugare se non fossero fondati su un’autentica
consonanza poetica, capace restituirci visioni intense, esperienze di senso e di
vita. Il pittore, qui, restituisce l’amplexus – all’abbraccio che si
scioglie in fusione di corpi, di sguardi, di anime – alla sua dimensione panica,
al suo ritmo primigenio, elaborando un ciclo figurativo sedotto da presenze
incantate eppure traversate da una forza metamorfotica, densa e precisa,
affilata e urgente.
La marcata espressività, affidata anche ai contrasti cromatici e a un
metissage compositivo variato e ibridato, delinea le curve del pensiero,
percorso frastagliato come le coste dell’insula – la Sicilia - cui Angelo
Scroppo è legato, un perimetro interiore entro il quale risuonano vibranti
pennellate: Labirinto, temenos, spelonca, bosco delle Eumenidi, spazio
sacro disseminato di diluviante energia cosmogonia.
Un mondo anteriore e remoto, una physis incorrotta e aurorale,
accostabile all’heilge Zeit di Hölderlin – il tempo sacro – è quello che
Angelo Scroppo ci svela, seguendo un itinerario orfico in cui egli diviene
peregrinus, viator incantato, rapito da abbracci tenaci di creature
straniate.
Grande semplicità e forza visiva comunicano sfumature di sensazioni dormienti
nella profondità. In essa scivola il silenzio della mente, del reale vissuto.
Tracce di realtà e aloni di sogni affiorano dalle pitture dell’artista senza mai
dichiararsi, come memorie di cose viste, interiorizzate, assorbite e affidate,
ora, al pennello, per "ragionamenti" di cuore, sul filo della riflessione
riflessa nella percezione dell’immagine: labirinto sensitivo, incessante
evocazione, intima persuasione, ipnosi. Passato, presente, labile vissuto.
Le opere di Angelo Scroppo sono sedimentazioni di attese e di ascolti silenti,
capaci di portare allo scoperto significati latenti che si arricchiscono
progressivamente nel tempo. In ogni quadro l’atmosfera è colore e il colore è
atmosfera. Tonalità cangianti riverberano un’impressione di allucinata realtà,
carica ora di consonanze armoniche, ora di morbide e drammatiche melodie, mentre
superficie e profondità – deformate e complesse - sembrano allargare il campo
d’azione per condurci inaspettatamente nei luoghi della percezione.
Da una teatralità aperta a un vasto spettro di suggestioni e presagi, oracoli e
destini si animano nella loro maestosa natura, in cerca di entità perse tra i
labirinti dell’inconscio. Il colore modula il corso delle immagini, tende a
sostituirsi alla puntualità del tratto, suscita evocazioni lirico-evocative, e,
sottesa alle figurazioni femminili, enigmatiche e beffarde, agisce in silenzioso
delirio una rete di simboli che Scroppo distilla con antica sapienza e profondo
sentire.
E’ una pittura che induce alla meditazione quella di Scroppo, che ci fa sentire
un intimo senso di poesia, una plasticità luminosa capace di rischiarare la
composizione. Il cromatismo costantemente appassionato seduce con un suggestivo
lirismo in grado di insinuarsi nelle morbide linee corporee, e la sua anima è
protesa verso l’infinito; ne percepiamo le vibrazioni, i palpiti, i fremiti che
nascono da un silenzio introspettivo, dove la forma trasmuta e si fa «bocca
d’aria che cerca bacio», si fa «mano di vento che vuole carezza».
Luminose ebbrezze, vertigini di culminazioni cromatiche, fantasie erotiche
tenuissime creano una atmosfera barocca e surreale, ottenuta con giochi
allucinati di chiaroscuri, con rimandi cifrati a una numerologia esoterica (il
ritmo triadico che scandisce le presenze femminili), a un sapere allusivo, a un
sentire che si fa balsamo di dolori e di angosce, di assenze, dolce memorare
senza luogo né tempo, in cui l’universo e la vita sono colti in una circolare,
lieve e ariostesca armonia, dove «mai tace il colloquio nascosto, mai posa la
voce segreta»