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Lisia (Siracusa, 445 a.C. – Atene, 380 a.C.) è
stato un oratore greco antico, uno dei maggiori dell'antichità.
Dopo la morte del padre Cefalo, agiato fabbricante di scudi siracusano
proprietario di una fabbrica al Pireo (si era trasferito ad Atene nel
450 a.C., su invito di Pericle), nel 430 a.C. Lisia si recò in Magna
Grecia nella colonia di Thurii, presso Sybaris, assieme al fratello
Polemarco. In seguito al disastro ateniese in Sicilia durante la Guerra
del Peloponneso, nel 413 a.C., Lisia tornò in patria e si dedicò
all'arte retorica.
Durante il regime dei Trenta Tiranni, Lisia fu esiliato a Megara dopo
essere stato accusato di cospirazione insieme al fratello Polemarco,
fatto poi uccidere per tali motivi. In realtà, nonostante le non ambigue
dissidenze dei due, i Trenta tiranni cercavano un pretesto per
confiscare i loro beni. Restaurata la democrazia ad opera di Trasibulo,
nel 403 a.C. Lisia tornò di nuovo ad Atene, dove cercò senza successo di
rientrare in possesso degli averi sottrattigli.
Nell'orazione Contro Eratostene, che, in quanto meteco, Lisia non poté
pronunciare apparendo di persona avanti alla corte, egli attaccò con
violenza l'operato di uno dei responsabili della morte del fratello,
coinvolgendo però anche Teramene, all'epoca già morto a seguito di
condanna e di cui Atene conservava un buon ricordo. Perso il processo,
Lisia dovette adattarsi a fare il logografo, l'oratore giudiziario su
commissione.
Come avvocato acquistò una certa fama tanto che, ad un certo punto, si
propose persino di attribuirgli la cittadinanza ateniese, ma il
procedimento fu annullato poco dopo per un vizio di forma, anche se gli
fu comunque concesso di pagare le tasse come se fosse stato un normale
cittadino ateniese. Infatti i meteci, in quanto stranieri, pagavano più
tasse di coloro che avevano la cittadinanza ateniese. Morì ad Atene
verso il 380 a.C.[1]
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