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Gorgia
(in greco Γοργίας) (Leontini, circa 483 a.C. / 485 a.C. – Larissa, circa
375 a.C.) è stato un retore greco antico.
Discepolo di Empedocle, è considerato uno dei maggiori sofisti.Figlio di
Carmantida, nacque intorno al 483 a.C. a Leontini (odierna Lentini SR),
città greca della Sicilia. Fu discepolo del filosofo Empedocle e dei
retori siracusani Corace e Tisia, padri storici della retorica, ma subì
anche l’influenza della scuole pitagorica ed eleatica. Nel 427 prese
parte ad un'ambasceria ad Atene per richiedere aiuti militari nella
guerra contro Siracusa. Ad Atene riscosse un grande successo per la sua
eloquenza. Viaggiò pure in Tessaglia, in Beozia, ad Argo (dove fu fatto
divieto di frequentare le sue lezioni), a Delfi e a Olimpia, dove
pronunciò discorsi memorabili. Vendendo i propri insegnamenti di città
in città, pare guadagnò ingenti ricchezze facendosi pagare fino a 100
mine ad allievo, anche se in realtà alla sua morte lasciò una somma
piuttosto modesta[1].
Morì in Tessaglia, dove soggiornava presso il tiranno Giasone di Fere,
intorno al 375 a.C., pare ultracentenario[2]; a chi gli chiedeva il
motivo di tale longevità, egli rispondeva: «il non aver mai compiuto
nulla per far piacere ad un altro»[3]. Di sicuro visse con sobrietà
dominando le passioni, lontano da simposi e incurante di tutto ciò che
potesse turbarlo. Tra i suoi numerosi discepoli si ricordano Polo di
Agrigento, Crizia, Alcibiade, Tucidide, Alcidamante, Isocrate e
Antistene. Pare inoltre che intrattenesse ottimi rapporti di amicizia
con Pericle.
Tipico dell'oratoria di Gorgia era l'ampio uso di complesse figure
retoriche, desunte dal linguaggio poetico ed epico. Inoltre si prendeva
gioco di quanti sostenevano di poter insegnare la virtù e vantava di
saper tenere un discorso su qualsiasi argomento, come testimoniato anche
da Platone. Insieme a Protagora, Prodico e Ippia di Elide, viene
tradizionalmente ricordato come uno dei «grandi sofisti». |