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Filemone di Siracusa (Siracusa, 361 a.C. – Atene, 263 a.C.) è stato un
poeta greco antico, (greco antico Φιλήμων, latino Philemon -ŏnis) di
Siracusa e autore della Commedia Nuova.
Fu uno dei rivali di Menandro scrivendo 97 commedie, di cui restano
numerosi frammenti. Ebbe un figlio omonimo Filemone il giovane anch'esso
poeta comico.
Filemone era famoso in tutto il mondo greco, anche perché vinse più
volte le gare di poesia ad iniziare dal 327 a.C.
Filemone sono padre e figlio, entrambi poeti comici, vissuti a Siracusa
nel IV e III secolo a.C.
Il padre, forse figlio di Damone (Suida), soggiornando in Sicilia e ad
Atene - della quale ebbe la cittadinanza forse per meriti artistici -
scrisse 97 commedie; ne sono stati ritrovati molti frammenti, e ne
abbiamo il titolo di 64 di esse. Eccone alcuni: Siciliano, L'uomo
stravagante, Intromettersi, L'inseguitore, Morire insieme, Il tesoro, La
donna di Corinto, Fratelli, Il fantasma, La vedova, La mendicante,
L'uomo di Babilonia, I filosofi.
Il suo genere lo pone in rivalità con Menandro, ed ebbe un continuatore
in Apollodoro di Gela; lo stesso Plauto si rifarà a sue opere per la
stesura di Mercator, Mostellaria e Trinummus. Ateneo cita un suo saggio
tecnico: Sulle parole attiche (646; b).
Filemone divenne famoso in vita, centenaria, in tutto il mondo greco,
per come viene attestato dal ritrovamento di una tavola di marmo (Marmo
arundeliano o pario) nel 1627, che reca incise iscrizioni di remarcabili
avvenimenti della storia ateniese. Vi sono segnati, tra l'altro, i nomi
dei vincitori delle gare per componimento drammatico: Filemone vinse più
volte tali manifestazioni, ad iniziare dal 327 a.C.
Ateneo parla di un suo componimento intitolato Il Rustico (81, d). E lo
cita, assieme a dei rari frammenti di commedia: L'uomo stravagante e
L'inseguitore
. Sempre per gli argomenti culinari toccati da Ateneo e dai suoi
commensali abbiamo un frammento in tema:
"E Filemone dice ne' L'inseguitore: 'Un gambero venne servito ad
Agirrius. Nello stesso istante in cui lo vide gli urlò: - Salve,
paparino mio -, e cosa fece dopo? Egli trangugiò suo padre!'" (340; e)
Da Morire insieme ecco un altro piccolo, insignificante, frammento: "Io
acquistai un piccolo cefalo fatto al forno". (307; e)
Altri frammenti:"Filemone in Il tesoro: 'Tu non sai imbrogliarmi,
maledetto, se metti davanti questi miei occhi del pesce marcio". (385;
e).
"Così Sofilo in Androclo, ed Alexis in I Locresi: 'Le due schiave
versarono acqua, l'una calda, l'altra tiepida. Così pure (dice) Filemone
ne' La donna di Corinto." (123; e).
"Ti ho accolto nella mia casa come cuoco, e non come una sfinge
maschile. E' vero, e gli dei mi sono testimoni, che non capisco
assolutamente nulla di tutto ciò che dice. Egli è giunto qui con tutto
un assortimento di ringhiose espressioni". (659; b).
Ateneo riferisce tra l'altro che sia Filemone che Apollodoro scrissero
una commedia intitolata Fratelli. Ed ancora: "Filemone in Il fantasma:
'Rosa bevve un kymbion di vino non allungato; in breve essa vi vide
tutti sotto il tavolo'". (481; d). Il frammento pare non avere senso
logico, ma si dovrebbe poter leggere di più; il kymbion è un tipo di
coppa.
Da La vedova: 'Sannakra, cavallo, capra, cervi, batiakia, sannakia'. E'
una presa in giro che Filemone fa della parola persiana sannakra, che
indica anch'essa una coppa. (497; f: op. cit.)
Ateneo, proseguendo con la sua chiaccherata a tavola, giunge a toccare
l' argomento sesso nel XIII libro; i suoi colti ospiti si ritrovano a
dire pure di accadimenti curiosi:
"Tale fatto è menzionato dal poeta Alexis nella commedia intitolata Un
dipinto: 'Un altro episodio consimile accadde, si dice, a Samo. Un uomo
provò una passione per una statua di donna, e si rinchiuse nel tempio'.
E Filemone riferisce dello stesso: 'Perché una volta in Samo un uomo si
innamorò di una immagine di pietra: a tal scopo si rinchiuse nel tempio
(che la conservava; n.d.A.)'. Tale statua è l'opera di Citesicle, come
riferisce Adeo di Mitilene nel suo lavoro intitolato Sugli scultori".
(605, f; 606, a).
Da L'uomo di Babilonia abbiamo spunto per una lunga pagina, chiara nel
suo voler mostrare un aspetto della società ellenica, per il ruolo dato
alle donne, che continua nella scheda su Ninfodoro, alla quale rinviamo
il lettore:
"Tali persone sono pure menzionate da Filemone in L'uomo di Babilonia:
'Tu sarai regina di Babilonia, se la fortuna si muoverà in tal senso; tu
hai udito di Phythionice ed Harpalus'" (595; c). "Ma egli (Menandro;
n.d.A.) divenne furioso con essa, quando Filemone si innamorò d'una
cortigiana e l'appellò 'brava' nella sua commedia; Menandro in risposta
scrisse che nessuna donna è brava". (594; d).
La etéra Phythionice era l'amante di Harpalus, amamte sincero dello
donna bella al punto che alla morte di lei venne eretto un monumeto in
Babilonia detto Afrodite hythionice. Harpalus tempo dopo si cercò
un'altra compagna nella cortigiana Glycera, e con generosità dedicò alla
donna un ritratto in bronzo in Siria, a Rhossus. La commedia che narra
di questo amore venne composta dopo la morte di Phythionice. Harpalus
fugge poi in conseguenza della accusa mossegli d'aver corrotto gli
Ateniesi.
"Esiste, nel luogo ove cresce tal giunco, una fortezza sin troppo alta
per gli uccelli; sull'altro versante, a sinistra, c'è un famoso tempio
di una prostituta, che Pallide costruì prima che egli si condannasse da
sé alla fuga per le sue trame.
Lì alcuni sovrani barbari, vedendolo nell'umore totalmente distrutto, lo
persuasero che essi sarebbero stati capaci di attirare dall'aldilà lo
spirito di Phythionice. (...) Io ardo d'apprendere da te, sinché vivo
lontano da lì, quali fortune gestisce lo zoticone attico, e cosa il
popolo fa.
Al tempo che essi trovarono il pretesto, avevano subito una vita di
schiavitù pur avendo il necessario per nutrirsi; ma oggi essi mangiano
solo veccia e finocchio; non certo grano.
E tuttavia udii che Harpalus aveva inviato diecimila stai di grano, così
quanti ne inviò Agen che per ciò ebbe cittadinanza.
Tale grano era di Glycera, e senza dubbio garantirà morte, non
considerato puro, onesto, denaro di prostituta". (595, f: 596, a).
E qui si chiude questa altra antichissima pagina, con il ricordo di
codeste vite umanissime.
Nulla si sa del figliolo di Filemone, tranne che esercitò la stessa arte
del padre.





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