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M'ascolterebbero gli Angeli"
 di Tommaso Cimino


Scrivere una poesia d'amore è sempre un "avere a che fare" con l'assenza - e userò questi termini con la Maiuscola per indicare che ci si può mettere in ogni caso all’interno di uno spazio dove le regole e i riferimenti sono generali.
Nulla, credo, è tanto più innaturale rispetto al parlare in Poesia – perché la Poesia è una operazione di Pensiero, e ci si dovrebbe mettere d’accordo su cosa significhi “pensare”; e l’accordo sarebbe banale, perché in una pagina non si colma lo stacco che c’è verso la realtà profonda di tante tappe per comprendere cosa sia questa esperienza tanto normale e tanto misteriosa.
Se il Pensiero è però almeno un modo per rendere “presente” una cosa, per dire che “c’è”, non importa dove, allora la Poesia diventa il modo più naturale di parlare, e la Poesia d’amore riesce a parlare dell’Amore maiuscolo e sublime, che non è quello fatto di baci o di lacrime, ma quello che cerca di avere le Cose sempre Presenti, per sé stessi o per gli Altri.
Non abbiamo forse tutti in comune quelle lacrime e quei baci? La gioia colma del contatto dei corpi e lo stupore per il viso e gli occhi o le parole e la vicinanza della persona amata? Trovare buone parole per dire quelle cose però, non è una operazione da maghi o da stregoni: una buona poesia d’amore comunica più di quel che esprime, perché crea attorno a sé uno spazio dove il Lettore e lo Scrittore si possono sentire a casa, dove sanno di potersi capire.
Allora, si dirà, la Poesia d’Amore è solo quella “ispirata”, sia dal piacere che dal dolore, ma in ogni caso sgorgata da un sentimento superiore, estraneo, che si impadronisce della penna e del cuore di chi recita o scrive; e falsa sarà quella costruita a tavolino, fredda perché apparentemente innaturale.
Io credo – e uso proprio “io” per non nascondermi dietro un “noi” che millanta un’opinione condivisa, o il possesso della Verità: i miei pensieri sono anzitutto “miei” pensieri, umili e pronti al confronto, e non presumono di giungere a risultati “certi”, “infallibili” – io credo che le Parole di una Poesia d’Amore siano come preghiere e dichiarazioni di aiuto: “Chi, se io gridassi, mi udrebbe mai dalle sfere/ degli Angeli?”, dice un poeta. Ma gli Angeli non sono forse i buoni intermediari fra l’Uomo e la Divinità, verso l’alto così come verso il basso? Allora la Necessità di possedere, di percepire almeno la Presenza dell’Amato, fa sì che si debba gridare: sforzarsi cioè di trovare una Voce nuova.Una poesia d’amore scaccia via il Silenzio e l’Assenza e cerca di riempire il vuoto: sarà il piacere di masticare letteralmente quelle sillabe e quegli accenti che si mettono; di trovare un legame non scioglibile fra quelle parole e quel senso, a dare alla Poesia d’Amore il suo motore, il mordente per graffiare il foglio e la Realtà.
Uso proprio “graffiare” per riferirmi ad un legame cui spesso non si pensa: una poesia d’amore potrebbe liberare dalle scorie dei Particolari per riferire o condurre verso il Generale – scavalcando il legame dei nomi, delle date, degli elementi accidentali, si giungerebbe a parlar bene dell’Idea. Ma proprio la Poesia d’Amore sfrutta invece il contrario, perché di quei particolari mette in luce la Necessità, che è del Poeta verso il suo Oggetto Amato, ed è allo stesso modo per chi legge. Ecco allora che quella Necessità lascerà il Segno: character, si diceva in greco – ed è il Carattere della nostra lingua di tutti i giorni.
Una poesia d’amore capace di confrontarsi con il Carattere della Persona, dell’Idea, dell’Oggetto Amato, del Desiderio d’Amore, abbraccerà il Silenzio e l’Assenza portandoli su un piano diverso attraverso le sillabe ed i suoni – il segno nero della scrittura sulla pagina, della Parola entro il Rumore, è il Carattere non tanto del Poeta, ma di quell’Amore Posseduto, di quel Pensiero che è passato.
Felice o triste, ricambiato o meno, possibile o impossibile, l’Amore sarebbe ben vana e inutile cosa se non lasciasse Segno, se non mostrasse il Carattere – lo si vede fin dai primi gesti dell’uomo, dalla voglia di testimoniare a sé e agli Altri una Presenza.
Scrivere una Poesia d’Amore è quindi confrontarsi con l’Assenza e il Desiderio, non per annullarli o vincerli – ma per farli prosperare. Come fra le parole le pause e gli spazi bianchi, così l’Amore vero tace, non ha Parole, ma Si Mostra: forse balbetta, annaspa, grida – per dire che C'E'.
 

 

 

 

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