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direttore artistico  Corrado Brancato
 

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ARCHIMEDE 287-212a.C.

 

Celebrazioni Archimedee, riflessioni.

Una notevole presenza di pubblico, al primo incontro del 2 febbraio a palazzo Vermexio, tenuto dal prof. Sebastiano Amato su Archimede l’uomo e lo scienziato. ha mostrato che i Siracusani amano Archimede, diventato simbolo di una città potenzialmente forte, ma sostanzialmente tradita dai suoi stessi cittadini come lo è stato Lui allora e adesso da chi avrebbe il compito di onorarlo.

Archimede è stato mostrato nella sua quotidianità di uomo del suo tempo impegnato nelle sue opere scientifiche che spesso l’ha portato a polemizzare con i suoi colleghi di Alessandria d’Egitto.

Tra questi uomini che gareggiavano con Archimede vi erano Conone di Samo, Dositeo, Eratostene e altri chiamati a risolvere non semplici “Amusementes” intellettuali, ma problemi matematici sicuramente connessi alla realtà e al miglioramento delle condizioni di vita del tempo.

Archimede è quindi un uomo di grandissimo valore tra i tanti che fecero della civiltà alessandrina una civiltà di cui non rimane più alcun ricordo. Le uniche opere scientifiche di altissimo livello sono proprio quelle di Archimede che mostrano una perizia e una profondità di analisi matematica che neanche Newton possedeva a distanza di circa 2000 anni.

Newton diceva “Hypotheses non fingo” affermando con questo la sua estraneità da una visione della scienza metafisica e Platonica, Archimede invece poneva a fondamento dei suoi teoremi “postulati” di cui affermava “ipotizziamo che sia vero” separando così il suo metodo da quello di Euclide, i cui postulati erano veri perché evidenti a tutti. Credo che quest’atteggiamento abbia indotto a ritenere Archimede un Platonico, per cui solo la conoscenza concettuale assicura un sapere vero e l’idea è il fondamento gnoseologico della realtà.

Archimede però, superando Euclide di cui accettava totalmente il metodo logico delle sue dimostrazioni geometriche e lo stesso Newton, legato all’esperienza diretta dei fenomeni in esame, collegava una sua visione, astratta della scienza, e in un certo senso attuale, alla comprensione di una realtà ontologicamente concreta, misurabile e trasformabile dalle macchine da lui teorizzate.

Questa è la tradizione italica della scienza che si rifà a Democrito, a Pitagora e che in Archimede raggiunge il culmine.

Ma una civiltà che nella scienza ha anticipato di oltre 2000 anni le analisi teoriche, poteva avere una tecnologia non altrettanto avanzata?

Che cosa è rimasto di tutte le macchine e degli strumenti connessi a quella scienza Archimedea che proprio nella macchina vedeva la connessione tra l’idea astratta della ricerca e la realtà concreta? Infatti è la sua idea di “macchina” e di “misura” che fanno di Archimede uno scienziato “moderno”.

Di una modernità opposta a quella della scuola di Copenaghen che costrinse Einstein ad esclamare: non posso accettare che la Luna esista solo quando la osservo,

Certamente non si può pensare che le novità tecnologiche Archimedee si riducano alla leva, alla coclea o alla puleggia. La grandezza di Archimede sta nell’aver teorizzato matematicamente i principi che stanno alla base di quegli strumenti che sicuramente erano già conosciuti nell’antico Egitto, ma la vera tecnologia della civiltà alessandrina forse è andata perduta come ne sono andati perduti in massima parte (oltre il 90%) la memoria e i documenti storici.

Dovremmo porci l’obiettivo di: costituire un’équipe interdisciplinare che abbia il compito di ricercare e ritrovare tutto ciò che si riferisce a quella civiltà per essere di aiuto alle scoperte scientifiche attuali; studiare i pochi testi ritrovati con un’analisi interdisciplinare che eviti l’errore di travisare le parole per chi si avvicina allo studio da filologo e non da scienziato o da chi, da scienziato, le interpreta non considerando la storia di chi usava quotidianamente quelle parole. Dietro le parole e la comunicazione si nasconde il pensiero, ma le parole si capiscono solo da chi le usa immerso nella storia generale e specifica dei soggetti e delle azioni cui si riferiscono.

Un elogio delle parole e del loro legame con la scienza è dato dai versi di Pallada, poeta Alessandrino, che nell’omicidio di Ipazia, scienziata martire del fanatismo religioso cattolico, individua il momento in cui finisce definitivamente la civiltà Alessandrina che aveva osato affrancare la scienza dalla religione.
 

«Quando ti vedo mi prostro davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine,
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza delle parole,
astro incontaminato della
sapiente cultura.».

Enzo Monica

 

Celebrazioni Archimedee, riflessioni 2.

Giorno 9 febbraio Ignazio Licata, fisico teorico, ha intrattenuto il pubblico, numeroso anche a questa conferenza dedicata ad Archimede, parlando della geometria dello spazio e di cosmologia quantistica.

A prima vista sembrerebbe difficile collegare Archimede alla cosmologia quantistica, ma lo spirito con cui sono nati questi incontri è di individuare un legame tra ricerca scientifica attuale e pensiero Archimedeo.

Ignazio Licata è riuscito a evidenziare come la ricerca attuale sulla forma dell’universo e sulla relatività generale sia molto simile al metodo di Archimede indicato nel suo “arenario”. Archimede, nel suo “arenario”, misurava l’universo allora conosciuto “riempiendolo di granelli di sabbia” ( i suoi bit d’informazione), una specie di metodo di esaustione cosmologico simile a quello della ricerca della quantità di informazione presente nell’universo oggi conosciuto.

Inoltre, simili alla costruzione dei solidi archimedei, poliedri ricchi di simmetrie, sono i tentativi di eliminare le singolarità che vengono fuori dalla teoria della relatività generale.

È importante infine rilevare come Archimede nei suoi scritti non parla mai di forze e di equilibrio tra forze, ma di proporzioni e di simmetrie tra figure di uno spazio euclideo, intendendo con questo utilizzare le simmetrie dello spazio per analizzare le proprietà meccaniche delle sue macchine.

Sono, infatti, le proprietà geometriche e le simmetrie dello spazio che ci aiutano nel risolvere problemi di conservazione della quantità di moto, del momento angolare e dell’energia. Questo era già intuito da Archimede ai suoi tempi. Nel 2014 si celebrerà il 2300° anniversario della nascita di Archimede siracusano.

Enzo Monica

 

Celebrazioni Archimedee, riflessioni 3

 

L’esigenza che ci ha mosso nell’organizzazione di queste conferenze è di capire quanto lo studio degli scritti di Archimede possa influire sulle ricerche scientifiche attuali.

Tutti i conferenzieri si sono trovati concordi nel ritrovare collegamenti tra il pensiero di Archimede e le ricerche scientifiche moderne. Anche il dott. Angelo Pagano, direttore dell’I.N.F.N. sez. di Catania ha collegato il metodo di Archimede e le sue rigorose dimostrazioni formali nell’ambito della geometria, al formalismo utilizzato dal matematico Peano tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.

In Archimede il formalismo utilizzato per le dimostrazioni di tipo geometrico è però direttamente collegato ai suoi esperimenti meccanici e quindi meccanica, geometria, dimostrazioni formali e assiomi, costituiscono un tutt’uno che fanno del metodo di Archimede un sistema di ricerca moderno.

Archimede ha superato Newton nel metodo matematico, è paragonabile a Peano nella formalizzazione e nella dimostrazione, alcune sue idee sono simili a quelle che ispirano i cosmologi moderni, ma lo studio del pensiero di Archimede potrebbe essere oggi di aiuto al progresso scientifico?

Una risposta a questa domanda non è arrivata dalle conferenze finora fatte e forse non potrà arrivare da semplici conferenze, ma occorrerà un serio impegno delle istituzioni locali nell’allestire un team di ricerca e di studio sia sulla civiltà alessandrina e sui suoi uomini di scienza sia sull’eventuale tecnologia collegata a quel periodo colpevolmente “dimenticato”.

In effetti, se è vero che conosciamo solo circa il 2% degli scritti dei grandi scienziati-filosofi della civiltà alessandrina, perché non presupporre che anche la tecnologia di tale civiltà sia rimasta sommersa in un passato non sufficientemente esplorato?

Il suggerimento di affrontare con serietà e rigore qualsiasi argomento e in particolare le questioni su Archimede è venuto da Pagano che ha ulteriormente precisato quanto Archimede fosse un uomo profondamente inserito nell’ambiente scientifico del suo tempo. Archimede, immerso nella storia e figlio della sua epoca, non fu un genio isolato ma uno scienziato la cui genialità sicuramente è stata anche frutto di un intenso e severo studio.

Uno studio altrettanto serio occorrerebbe utilizzare quindi quando si affronta il personaggio Archimede.

Un Archimede pitagorico, secondo l’opinione di Angelo Pagano, in contrapposizione con la visione sia di Platone che di Aristotile. Su questo argomento ascolteremo per ultimo la posizione di Giuseppe Boscarino che da epistemologo si è impegnato a studiare matematica e fisica pur essendo un filosofo, perché la filosofia distaccata dalla scienza e dalla matematica si riduce a un velleitario verbalismo.

Enzo Monica

 
 
 

 

 

 

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Archimede e l'infinito

 

Archimede, l’uomo e lo scienziato.

 

La Geometria dell'Universo: da Archimede alla Cosmologia Quantistica

 

 Archimede Pitagorico: Mito e Realtà

 

 Il background filosofico nel máthema di Archimede
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