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direttore artistico  Corrado Brancato
 

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Presentazione

Salvatore Zito

Amedeo Nicotra

Tommaso Cimino

 

Adorno Enrico

Alessi Laura

Asaro Francesco

Asaro Maria Teresa

Buccheri Rosa

Cappuccio Carmen

Carbonaro Antonella

Di Pietro Corrado

Floriddia Angela

Garro Umberto Mario

Giaracca Vittorio

Harrabi Ramzi

Lo Bello Azzurra

Lombardo Alessandra

Loverso Luca

Mistretta Rosa Anna

Mortellaro Gabriella

Nicotra Amedeo

Pistritto Federica

Risi Nando

Rovella Aretusa

Sampieri Rosanna

Szock Barbara

Trommino Mario

Trommino Salvatore

Veneziano Marco

Vernali Maria

Yazidi Miriam

Yazidi Nadia

 
 


Ed eri piena
Sei passata senza fermarti ed eri un’altra-dalla camminata si riconosce una dea,ed io dentro il tuo viso scorgendo l’indifferenza non ho visto il dolore,ma la lontananza da te,lo scarto immobile
perché pienissimo dei nostri mondi,delle venture che ci guideranno,quando nei miei pensieri
anche tu sarai cancellata,smussata ed appianata la riga dei segni che hai lasciato per poco.
Tutto così si compone, Donna mia che non amo:così ti chiamo per sapere l’assenza,per dirmi
il desiderio non di te ma di qualcuno,che riempia il mio spazio silente,la mia pigra abitudine
alla morte,al rimpianto,la mia dolce menzogna e la scemenza.

Eri diversa, tanto così normale che ho rivisto la Vita che c’è in te come in un lampo,ma non
della luce che compenetra gli occhi e li fa simili per comprendere il simile od il pari-gli occhi
sono gli specchi sommi,sopraffini,che anche il Diverso piegano al volere della Luce,e lo
ri-flettono.Il lampo era un baleno di entusiasmo,il dirsi della Presenza e il suo coprirsi, ri-velarsi
alla Luce e per gli occhi per concedersi ai sensi più riposti, all’orecchio e al palato,alla pancia ed
al caldo e alla pressione-non c’era prima, ma dopo quel passato è il solo presente,ed è il Ricordo.

Eri diversa,proprio nel tuo silenzioso non guardarmi,non sentirmi-io non ero lì, per te.Solo nello
yesirah, in quel mondo d’ombre che si formano, in quel regno potenziale del possibile,saremmo
stati insieme-ed anche lì avrei visto, chissà forse più distintamente-che la Forma,la regola che
modera e misura la Presenza, era già da sempre per noi diversa,per te la Vita per me il Morire,la
Lontananza. Anche la So-stanza,calpestata e calpestabile,non avrebbe riempito quella Forma,puro
Non-Esserci,inutile Possibilità non Concretata,Silenzio in-definito.Mi manca adesso il sapere di non amarti. Andavi via ridendo,accanto a me,scendevi con la tua borsa pesantissima-io non ero lì,per te.

Scendevi verso casa,non di corsa come fai sempre,sprigionando allegria dalle tue membra-
un richiamo ti venne;”Sbrighiamoci,o ci tocca stare in piedi od aspettare qua”.Tu sei rimasta
ferma,con il tuo passo calmo tanto nuovo per me, tanto spedito per la mia velocità quanto
il vento fra le fronde per chi ascolta la quiete di una siepe.Sarà questo il mio amarti,filosofico
appena, tutto pensato,tutto ragionato, se col cuore io mi incendo e i miei visceri sono tiepidi e gravi ?Sarà grigio il mio cuore come il manto sullo scalone che strofina e non sporca e si macchia del Mondo?
Tu sei della specie che vola verso la Luna in un’ampolla,o son io tanto al di là da conoscerti
per immagini,per citazioni e in realtà scaraventandoti lontana nel futuro come l’Angelo esterrefatto?
Sono interprete e basta,intermediario e basta,a cavaliere fra te e il non possederti nel cuore?
Sono amante di me,vuoto Narciso che si specchia nell’onde e non fende la pelle?
La mia pelle e la tua,dolce mia donna,tanto estranee,tanto sublimemente altre?

Quanto mi manca nell’azzurro cielo il saper delle nuvole e del vento-scara-ventandoti”,inter-prete”,
“inter-mediario” di un mezzo che ci trascende,che non mi ac-coglie,non mi ac-cetta,che io non
capisco,che non prendo…Con le parole non ti prendo,con il cuore non t’ho,né col Silenzio:eri
diversa oggi,più che sempre. Io ti amo,è l’ho solo de-ciso,fatto cadere dal mio animo stento e
poverissimo. Io ti amo amor mio-e muoio in questo mio inutile modo,vagheggiante,impreciso. Io ti amo,e l’ho solo de-ciso,fatto cadere dal mio animo stento e poverissim. Io ti amo e non lo sento. .Scendevi verso casa,ed io non ero,li accanto a te non ero,
forse neanche per me.”Ama il prossimo tuo,il tuo vicino,come te stesso”-ed io non mi amo.
Tanto più bella sei,perché non te ne avvedi,donna mia: ed io rimango cieco,come l’occhio posticcio
che dentro i bronzi rivela la fragilità metallica della Forma quando cade e toglie il velo dell’anima
della Figura ,e spezza l’inganno del Vuoto,della Cavità. Sii felice,mio amore-tu sii piena.


Tommaso Cimino
 

 

 

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