La didattica di Nino Sicari

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Introduzione

Tra i libri più interessanti sulla simbologia dei colori, c’è quello di Pierre Paul Frédéric, barone Portal, nato a Bordeaux nel 1804 e morto a Parigi nel 1876. Diplomatico, storico e archeologo, scritto nel 1837 e intitolato "Sui colori simbolici nell'antichità, nel Medioevo e nell'Età moderna". Il testo, da tempo esaurito, venne per la prima volta ristampato in Francia nel 1939, ma non è mai apparso in Italia dove è stato editato per la prima e unica volta nel 1997 da Lumi editrice. Comparato con un altro testo, “il sacro e il profano” di Mircea Elide, il primo ragionando sull’uso simbolico dei colori comparato alla tradizione di tutte le religioni, il secondo sulla visione sacro simbolica del Mondo, pur non facendo alcun accenno all'uso dei colori, giungevano alle stesse identiche conclusioni. Non si può fare a meno, a questo punto di citare un altro testo sacro sul quale avevo passato gli anni del mio apprendistato di artista e insegnante: "La teoria della forma e della figurazione" di Paul Klee, il cui corpo principale prende forma dalla cronaca giornaliera delle lezioni che il Maestro tenne per dodici anni al Bahuaus di Weimar dove, nel Maggio del 1921 cominciò ad insegnare la sua concezione del Mondo e la sua teoria del colore che prendeva spunto soprattutto dalle nuove acquisizioni scientifiche sulla fisiologia della percezione visiva, ai suoi primi quattro allievi del corso di pittura. Scriverà in questa occasione alla moglie:

"L'istruzione, ecco un arduo capitolo, il più arduo che ci sia. E soprattutto l'istruzione dell'artista. Anche tra coloro che ci pensano di continuo (ammesso che tali veri maestri non manchino), molti restano nei limiti dell'ovvio, che a essi basta; pochi penetrano al fondo e imprendono a creare. Ci si aggrappa alle teorie perché si teme la vita, si ha paura delle incertezze".

Aggiungerò per concludere questa piccola prefazione due frasi:

"Quelli che s'innamoran di pratica sanza scienza son come'l nocchier ch'entra in naviglio sanza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada".

Jo Lionardo. (Manoscritto G 8 r).

"Sembra che la Natura umana sia tenuta a costruire indipendentemente le forme prima di poterne dimostrare l'esistenza nella Natura.

Risalta meravigliosamente bene dai lavori mirabili, che la conoscenza non può derivare dall'esperienza sola, ma che occorre il paragone fra ciò che lo Spirito umano ha concepito e ciò che ha osservato."

Albert Einstein. (Come io vedo il Mondo).

Ora io comparerò la teoria del colore di Paul Klee, che nasce soprattutto dalle conoscenze scientifiche del primo novecento sulla fisiologia dell'occhio nella percezione dei colori, con lo scritto di Frederic Portal che si rifà alla simbologia dei colori come è espressa in tutte le religioni, e con quanto io conosco sulla simbologia dei colori come appare nella simbologia dell'alchimia e nei sogni. Ovviamente il presente articolo, data la vastità dei singoli argomenti trattati, non può essere esaustivo ma vuole essere solo uno spunto e una guida sulle sue direttrici essenziali per un approfondimento ulteriore da parte del lettore curioso.  

 

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La teoria scientifica del Colore 

Martedì, 28 Novembre 1922

(Dalle dispense di Paul Klee ai suoi allievi)

"Voglio tentare di dirvi qualcosa di utile sui colori. Non mi baso soltanto sulle mie ricerche, ma prendo a cuor leggero, per ridarle a voi, idee di altri, uomini di scienza e no. Per fare alcuni nomi ricordo Goethe, Philipp Otto Runge, la cui sfera cromatica fu pubblicata nel 1810, Delacroix e Kandinsky ("Lo spirito nell'arte").

La prima parte del mio compito consiste nel costruirvi un'ideale cassetta dei colori, in cui questi siano disposti secondo un ordine ben fondato; una specie di stipetto degli arnesi, se volete.

La natura ci offre gran copia di stimoli cromatici: il mondo vegetale, il regno animale, la mineralogia, quell'insieme di cose che chiamiamo paesaggio; tutto ciò dà motivo di pensare per ore e di esserne grati. Ma c'è un fenomeno che sta al di sopra di tutte le cose colorate, l'astrazione d'ogni applicazione, elaborazione e combinazione di colori, la pura astrazione cromatica: questo fenomeno è l'arcobaleno.

E' significativo che questo caso singolare d'una scala di puri colori non appartenga del tutto all'al di qua, ma al regno intermedio terrestre - cosmico dell'atmosfera; di conseguenza esso possiede un certo grado di perfezione, ma non il massimo, giacché appartiene all'al di là solo a mezzo.

Anche qui però la nostra capacità creativa ci soccorre a superare la manchevolezza del fenomeno, permettendoci per lo meno una sintesi della perfezione propria dell'al di là. Noi supponiamo che quanto ci si manifesta solo in parte e come apparenza imperfetta, sia , in qualche luogo, senza imperfezioni; il nostro istinto artistico deve quindi aiutarci a trovare la forma di quell'essere perfetto. In che cosa consiste la manchevolezza del fenomeno arcobaleno?…Nell'arcobaleno s'è letta una serie di colori, e precisamente sette colori che si chiamano:

Viola Rosso > Rosso > Arancione > Giallo > Verde > Blu > Blu rosso

Il numero sette parve buono a tutti: Anche nella musica ci sono sette note, si dice come a trovare una conferma. Per quanto in molti rispetti il numero sette mi vada a genio, in questo caso non mi convince. Rosso - viola e Azzurro - viola o Indaco, come sta scritto nei libri di scuola, sono distinzioni ben secondarie ! Sappiamo tutti che Arancione, Verde e Viola, (colori secondari) stanno rispetto al Rosso, Giallo e Blu (colori primari) su un piano diverso, ve lo posso dire senza sciuparvi ulteriori sorprese".

Paul Klee sta dicendo che tre sono le combinazioni possibili dei tre colori primari tra loro e da queste tre combinazioni si originano i tre colori secondari secondo lo schema:

Rosso + Giallo = Arancio, (colore secondario rispetto agli altri tre primari)

Rosso + Blu = Viola, (colore secondario rispetto agli altri tre primari)

Giallo + Blu = Verde, (colore secondario rispetto agli altri tre primari)

Poi prosegue:

"Ma Rosso viola e Azzurro viola stanno tra loro su un piano ancora diverso. Ma la cosa essenziale, ora, è che nell'arcobaleno i colori appaiono in rappresentazione lineare. Non dobbiamo dimenticarlo, qui i colori procedono su linee parallele dall'alto verso il basso:

Rosso viola (radiazioni infrarosse dello spettro luminoso n. d. a. )

Rosso. (colore primario)

Arancio. (colore secondario rispetto agli altri tre)

Giallo. (colore primario)

Verde. (colore secondario rispetto agli altri tre)

Blu. (colore primario)

Blu rosso. (Radiazioni ultraviolette dello spettro luminoso).

"Non si deve dimenticare che se si sviluppa l'arcobaleno in un cerchio (completando la semicirconferenza scendendo e risalendo da sotto l'orizzonte), non per questo si ottiene la perfezione del disco cromatico ma soltanto sette singoli cerchi concentrici".

A questo punto prendo io la parola al Maestro per procedere più speditamente. Il lampo di genio didattico sta nella procedura che il Maestro indica ai ragazzi per visualizzare la circonferenza cromatica della successione dei colori e dimostrare che i colori non sono sette ma sei. Se infatti immaginiamo di tagliare una striscia di arcobaleno e farne una piccola sezione di nastro con i colori disposti a strisce parallele dall'alto verso il basso secondo l'ordine con cui appaiono e poi lo arrotoliamo a cilindro in modo che il Viola rosso che sta in alto, vicino al Rosso vada a contatto col Blu viola, che sta in basso vicino al Blu, e poi guardiamo questo cilindro in sezione trasversale, cioè dal davanti, in modo che i colori appaiano sul bordo del cilindro, immaginando che il nastro così arrotolato abbia un certo spessore, otteniamo sul punto di sutura il Viola vero secondario e i colori da sette quali sembravano essere diventano sei quali in effetti sono

Armiamoci ora di squadra e compasso per disporre i colori sulla circonferenza ideale che formano nella successione ordinata ed equidistante tra loro. (fig.1):

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Fig. 1 Circonferenza dei sei colori fondamentali.

 

Ho disegnato i colori primari con cerchietti più grossi per meglio distinguerli dai secondari, ovviamente, tra il rosso e l'arancio, come tra tutti gli altri, non c'è questa netta separazione ma una successione continua e impercettibile di infinite gradazioni che vanno dal Rosso arancio più intenso via via verso l'Arancio rosso al cui limite centrale avremo l'Arancio puro e così via avanti verso il giallo e gli altri colori in un movimento senza soluzione di continuità per l'occhio che lo guarda, dalla qual cosa la fisiologia della percezione visiva ha scoperto con studi appropriati una caratteristica inconscia della psiche umana da cui se ne ricava la prima regola inconscia della percezione visiva.

 

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Prima regola inconscia della percezione visiva

L'occhio dell'osservatore è obbligato al di là della sua volontà cosciente a percorrere con gli occhi, un movimento circolare continuo in senso orario a partire dal rosso, per tornare sul rosso e così via senza sosta, cosa che era a conoscenza anche di Paul Klee, come spiegherà più avanti ai suoi allievi e che lui usava deliberatamente nella sua pittura per costringere l'occhio dell'osservatore a seguire un percorso preferenziale nei suoi quadri spesso completamente astratti, disponendo i colori sulla tela nella giusta posizione della circonferenza cromatica. Ma non finisce qui, come avremo lo stupore di scoprire più avanti.

Si viene infatti a scoprire osservando la circonferenza cromatica, che i sei colori sono geometricamente equidistanti tra di loro per cui, essendo disposti regolarmente su una circonferenza, la loro distanza si misura in gradi. Siccome l'angolo giro misura 360°, 360°diviso 6 fa 60° di distanza angolare tra un colore e l'altro, sicché notiamo un'altra particolarità della loro disposizione ordinata. Se noi congiungiamo i tre colori primari con segmenti di retta, otteniamo un triangolo equilatero col vertice rivolto in alto come dalla fig. n° 2.

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Fig. 2. Triangolo dei colori primari

 

Ovviamente se seguiamo la stessa procedura per i colori secondari, otterremo un altro triangolo equilatero, ma rovesciato rispetto al primo, che, per meglio distinguerlo, riempiremo di nero, fig. 3

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Fig. 3. Triangolo dei colori secondari.

 

Sospendiamo un momento questi ragionamenti per introdurre un'altra grande scoperta fisiologica sulla percezione dei colori.

L'occhio percepisce i colori e il chiaroscuro per mezzo di due tipi di cellule cromo e foto sensibili dette coni e bastoncelli, i coni percepiscono il colore e i bastoncelli l'intensità luminosa, a noi interessano i primi.

Si è scoperto che abbiamo coni per qualsiasi tipo di gradazione di colore e quando guardiamo un colore, per fare un esempio il Rosso, per percepirlo si "eccitano" i coni non del rosso, come erroneamente si potrebbe pensare, ma quelli del Verde, ossia del colore che si ottiene dal mescolamento degli altri due primari Giallo + Blu = Verde., appunto, e viceversa, cioè quando guardiamo il Verde si "eccitano" i coni Rossi. Questa peculiarità della percezione visiva la si può verificare semplicemente senza macchinari complicati, ed è la tecnica che usano i pittori per determinare i giusti abbinamenti di colore. Occorre prendere un foglio da disegno bianco, il bianco come si sa è la somma spettrografica di tutti i colori riflessi verso l'occhio dell'osservatore, quindi in sé contiene, mescolate a tutte le altre radiazioni colorate, anche le radiazioni luminose verdi, dopodiché occorre dipingere, nel centro del foglio, un cerchio Rosso, poi si va all'aperto e si fissa per qualche secondo con intensità il cerchio Rosso, a questo punto si gira repentinamente il foglio e, se farete questo piccolo esperimento, con vostra grande meraviglia noterete sul foglio una immagine fantasma del cerchio rosso impresso ancora sulla vostra retina ma il colore che vedrete sarà verde, ossia starete vedendo sul foglio l'immagine proiettata dei coni verdi della vostra retina ancora eccitati e questo per il fenomeno della persistenza sulla retina dell'immagine osservata, che è quella caratteristica che ci permette anche di vedere come movimenti naturali, le immagini statiche e separate dei fotogrammi di un film proiettati sullo schermo con l'intervallo di tempo appropriato affinché l'immagine statica nuova si sovrapponga alla precedente ancora persistente sulla retina e creare l'illusione del movimento.

Sicché, fatta questa scoperta, che già gli impressionisti avevano cominciato ad usare con grande scandalo degli accademici, i quali invece, per la pigrizia della loro ignoranza, si rifacevano come modello pittorico ai colori dei quadri del 7/'800, tutti diventati grigi per il fumo dell'illuminazione a candela., in quanto la moderna arte del restauro non li aveva ancora riportati al loro originario splendore, si è convenuto di chiamare queste coppie di colori tra loro reciproci, con il nome di colori complementari, cioè a dire, nel nostro esempio, che il Verde è il complementare del Rosso tanto quanto il Rosso è il complementare del Verde e così per tutti gli altri infiniti colori e gradazioni diverse di colori. In natura infatti, non esiste un solo rosso come non esiste un solo verde, ma quel rosso particolare che vorremo usare, avrà un solo verde a quello complementare e viceversa. Per non complicare le cose però, noi ci limiteremo a considerare solo i nostri sei colori dell'arcobaleno in quanto ciò che diremo per loro varrà per tutti gli altri infiniti colori. Scopriremo così, come ormai qualcuno avrà già intuito, un'altra caratteristica geometrica di interdipendenza spaziale dei colori sul cerchio cromatico e cioè che queste coppie di colori complementari, si trovano alle due estremità degli infiniti diametri che possiamo tracciare tra un colore e il suo complementare secondo lo schema della fig. 4.

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Fig. 4. Schema delle coppie complementari.

 

Questa scoperta ci porta direttamente alla seconda importantissima regola psicologica inconscia della percezione visiva.

 

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Seconda regola inconscia della percezione visiva

Il cervello inteso come sistema di elaborazione dei dati percepiti dagli occhi, dopo un po’ che questi guardano un colore, a causa della prolungata saturazione dei coni del colore complementare, sente il bisogno psicofisiologico di scaricare l'energia luminosa in essi accumulata, andando a cercare in giro il colore complementare, se lo trova la psiche prova piacere, altrimenti prova disagio e si diventa irrequieti. Ecco uno dei motivi per cui un quadro formalmente corretto piace anche a chi non si intende di pittura e viceversa.

Paul Klee conosceva anche questa seconda regola e se ne serviva per creare il senso dell'armonia e della profondità spaziale nei suoi quadri, regola che io ho chiamato della "prospettiva psicologica del colore", ossia una prospettiva spaziale che sul quadro (soprattutto se è "moderno"), non esiste, e che non ha nulla a che fare con la prospettiva geometrica di Leonardo, (nella quale "esiste" pure lei solo psicologicamente). Faccio un esempio: se io disegno su una tela una mela in scala grande e una bottiglia in scala piccola davanti a una linea di orizzonte, senza altri punti di riferimento, automaticamente il mio sistema percettivo compara le due figure e decide che la mela si trova in primo piano, cioè più vicina all'osservatore, solo perché è disegnata più grossa e di conseguenza decide che la bottiglia è in secondo piano più lontana. Questo ragionamento è inconscio perché è dato dalla consuetudine della normale osservazione comparativa condizionata dalla conoscenza di come stanno le cose in realtà, ma basta guardare un quadro di Escher dalla struttura formale più complessa, per comprendere il disorientamento che deriva della mancanza di punti fissi di riferimento univoci costruita con arte. Ho provato, nelle mie indagini e per gioco, che a molti osservatori di questi quadri, se si chiede loro di spiegare in cosa consiste il loro disorientamento percettivo, nel tentativo di farlo, viene loro la nausea, ma spesso non ne riescono a spiegare il motivo.

A questo punto coi colori posso andare oltre, se infatti io dipingo la mela riempendola di verde e la bottiglia di rosso esattamente complementare, (avrò trovato il complementare esatto con lo stratagemma del foglio bianco, e successivamente per esperienza), costringerò l'occhio dell'osservatore a "saltare" avanti e indietro senza sosta tra il verde e il rosso e senza che lui se ne renda conto, accentuando in questo modo, quel senso di prospettiva e di profondità che in realtà sulla tela non esiste, e il piacere di osservare il quadro. Se in più veniamo a conoscenza che certi colori danno psicologicamente senso di freddo o di caldo, di piacere o dispiacere, e che in più i colori hanno un valore spirituale simbolico archetipo per analoghe associazioni inconsce, veniamo anche a conoscenza che possiamo mutare l'umore e i desideri dell'osservatore, facendogli venire dei desideri di compensazione per un'altra legge psicologica inconscia detta dell'antienandromia. E' comunque con questi sistemi che funziona la moderna pubblicità che ci costringe spesso a desiderare cose di cui non abbiamo assolutamente bisogno, mentre se al contrario si viene a conoscenza di questi meccanismi inconsci rendendoli coscienti, diamo a noi stessi un contributo per divenire padroni della nostra volontà e dei nostri veri desideri.

Con queste informazioni possiamo adesso tornare ai nostri sei colori ed esaminarli finalmente anche dal punto di vista simbolico, sia per qualità, sia per disposizione geometrica spaziale, facendo riferimento al magnifico libro di Portal, alle informazioni di Mircea Eliade, del Guenon, di Jung, di tutta l'alchimia e quindi della tradizione mondiale religiosa di tutti i popoli e di tutte le epoche che in questo senso è univoca.

Cominceremo per questa indagine dalla geometria data dalla risultante della disposizione spaziale dei colori sulla circonferenza cromatica. Purtroppo, sempre per limiti di spazio che mi sono dato per l'impossibilità materiale di ricopiare interi libri, darò solo le tracce principali e successivamente, grazie alla bibliografia esistente, ciascuno potrà approfondire da sé.

 

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La simbologia delle forme e dei colori

6) Il cerchio cromatico

Il cerchio è da sempre simbolo di unità e armonia degli opposti, di spiritualità raggiunta, a questa figura è stato dato il nome di Mandala, parola sanscrita che vuol dire appunto cerchio inteso come perfezione spirituale. Nel nostro caso ad esso sono associati tutti i colori in movimento circolare che simbolicamente rappresentano la manifestazione della vita che è movimento, in contrapposizione all'assenza dei colori la cui non manifestazione è rappresentata dal nero cui da sempre è stata associata l'idea della la morte e la stasi. Essendo i colori per la psiche, sia essa cosciente che inconscia, in movimento circolare continuo appunto, la risultante dell'informazione simbolica archetipo è che la vita e la sua perfezione, sia materiale che spirituale si raggiunge e si manifesta col movimento e l'esperienza diretta nel mondo, mentre chi si ferma è spiritualmente perduto nel nero statico della morte sia materiale che spirituale. A queste considerazioni non possiamo non aggiungere la simbologia del quadrato che gli alchimisti si sforzavano di "quadrare" appunto nel cerchio.

 

7) Il quadrato

Il quadrato è il mandala della perfezione raggiunta in terra, quindi perfezione materiale che la successiva "quadratura del cerchio o nel cerchio", porta alla perfezione sia materiale che spirituale. Ora sappiamo, grazie agli studi di Jung che ha decodificato la simbologia spirituale dell'alchimia, che con questa informazione l'Inconscio vuole comunicarci l'esistenza delle quattro funzioni "psicologiche", che sono in numero di 3 + 1, tre nella coscienza + una nell'Inconscio, affinché ne diventiamo coscienti per poterle così "quadrare" nel cerchio al fine di raggiungere questa perfezione sia materiale che spirituale attraverso il movimento vitale che è la risultante del loro controllo cosciente.

Ricordate sempre che l'occhio è costretto a seguire, sulla circonferenza cromatica, un percorso circolare in senso orario, cioè verso destra, direzione che da sempre anche nei sogni indica la coscienza o fatti che avvengono nella coscienza, mentre la sinistra o il movimento a sinistra indica la direzione dell'Inconscio o fatti che avvengono nell'Inconscio, come era per la svastica nazista, simbolo solare ribaltato nel suo opposto.

8) Il triangolo

Non è proprio la perfezione, ma comunque un buon inizio. Indica che se portiamo a perfezione le tre funzioni psicologiche che stanno nella coscienza successivamente sarà facile "tirare su" la quarta funzione inconscia per formare quella quaternità rappresentata dal simbolo del quadrato, completezza vitale in terra che porta a sua volta, sempre attraverso il movimento vitale, alla perfezione spirituale rappresentata dalla quadratura del cerchio. Da sempre il triangolo rappresenta infatti il "dogma" della trinità, il quale, sino a che non si avevano queste conoscenze aveva valore di mistero e di verità rivelata indiscutibile e incomprensibile. Oggi per fortuna la possiamo discutere e quindi di conseguenza comprendere.

Questo spiega il motivo per cui siamo portati a rappresentare tutti i Mandala con strutture interne che sono multipli di strutture ternarie e quaternarie che ribadiscono questi concetti archetipo.

L'equilateralità sta ad indicare che le tre funzioni della coscienza devono essere sviluppate in maniera eguale per poter raggiungere quella "vista" spirituale che ci permetterà gli ulteriori progressi. Dentro questo simbolo religioso troviamo infatti sovente rappresentato un occhio, (l'occhio di Dio).

Esistono però due tipi di triangolo equilatero.

 

Triangolo equilatero con il vertice in alto

In alchimia è il simbolo del fuoco il cui colore è il rosso. Fig. 5.,

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Fig. 5 Simbolo del fuoco

ossia simbolo della vitalità di Mercurio ermafrodito. Mercurio è ermafrodito perché ha raggiunto l'unità degli opposti, è chiamato anche psicopompo degli dei, ossia portatore della volontà e dell'amore divino che procede dal Creatore verso ciò che ha creato, il cui colore simbolico è sempre il Rosso che infatti nella circonferenza cromatica sta nel vertice del triangolo dei colori primari, in alto nel punto di partenza del movimento vitale circolare. Questo triangolo con un trattino orizzontale è il simbolo dell'aria che a sua volta è un altro simbolo dello Spirito divino mercuriale. Fig. 6

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Fig. 6 Simbolo alchemico dell'aria

Il Rosso Mercurio con le ali ai piedi, portavoce del Dio e patrono dei ladri per meglio connotarne la doppia natura di questa figura della psiche materiale e spirituale che dovrebbe rappresentare la coscienza maschile, è contemporaneamente l'Animus della figura inconscia che appare nei sogni delle donne, nei sogni di entrambi i sessi appare spesso come colpo di vento o vortice d'aria e così sempre è stato rappresentato nei miti.

Triangolo equilatero con il vertice in basso.

In alchimia è il simbolo dell'acqua, simbolo classico del regno inconscio. Fig. 7.

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Fig. 7 Simbolo dell'acqua.

Mentre con un trattino orizzontale è il simbolo della terra. (Madre di tutte le cose).Fig. 8.

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Fig. 8 Simbolo della terra.

Acqua e Terra sono entrambi simboli dell'Inconscio rappresentato da Venere ermafrodita, perché a sua volta ha raggiunto l'unità degli opposti, figura complementare femminile di Mercurio, corrispondente all'Anima nei sogni degli uomini, e la figura che dovrebbe essere integrata nella coscienza delle donne individuate, ed elemento trasformante della coscienza degli uomini, alla quale da sempre la mitologia ha attribuito il colore Verde che infatti nella circonferenza cromatica sta in basso come complementare del Rosso Mercurio.

Da tutte queste geometrie combinate tra loro risulta la seguente figura n° 9.

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Fig. 9. Simbolo dei quattro elementi.

A ribadire che quattro sono gli elementi necessari per raggiungere l'unità degli opposti, dove fuoco, aria, terra e acqua sono i quattro elementi simboli che si riferiscono alle quattro funzioni della coscienza, tre dello stesso sesso e una di sesso opposto nell'inconscio, rappresentato dall'acqua sia per l'uomo che per la donna, che bisogna rendere coscienti per poter raggiungere la perfezione di Mercurio per lui, e di Venere per lei.

Ora se teniamo conto che la luce Divina spirituale come quella Solare materiale viene dall'alto, e il colore bianco che è la somma di tutti e tre i colori primari, (che contengono in sé i secondari e complementari), simbolicamente rappresenta la Sapienza di Dio, è giustificato disegnare bianco il triangolo dei colori primari col vertice in alto e ad esso andranno attribuiti tutti i simboli solari e maschili, mentre viceversa, se la luce viene dall'alto vuol dire che l'oscurità materiale come quella spirituale sta in basso, per cui è giustificato disegnare col nero il triangolo dei colori secondari e complementari col vertice rivolto verso il basso, e ad esso andranno attribuiti tutti i simboli notturni e femminili.

Se adesso per concludere volessimo riunire tutte le simbologie viste sino ad ora, divise in due classi in un unico simbolo che le comprenda tutte, non avremmo altra possibilità che disegnare ciò che esiste già da millenni ed è chiamato Sigillo di Salomone. Fig. 10

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Fig. 10. Sigillo di Salomone

 

Stupefatti? Non so se il neofita di questi argomenti riesce ad intendere nella sua portata, il significato di quanto appena espresso. Cioè a dire che da sempre la Sophia degli antichi saggi aveva dato ai colori e alle geometrie che da essi sono sottese la simbologia che gli compete anche nei rapporti geometrici e fisici che noi moderni abbiamo evinti dalla circonferenza cromatica estratta dalla perfezione dell'arcobaleno e dimostrata con gli strumenti della tecnologia scientifica razionale, ma con molte qualità in meno di quanto avevano già fatto quelli. Ciò equivale a dire che il processo razionale scientifico ha depauperato la ricchezza dei processi informativi della Natura stessa mentre, come dice Jung, al di là del valore matematico del calcolo spicciolo, i numeri che rappresentano queste forme e questi rapporti sono archetipi di un ordine interno della natura stessa che attraverso essi tende a rendersi cosciente alla natura umana per mezzo della proiezione simbolica che parte dall'Inconscio e diventa cosciente con l'uso corretto delle quattro funzioni della coscienza, mentre Gesù è una di quelle figure iniziatiche ricorrenti nella storia dell'evoluzione del pensiero spirituale che è venuto a ricordarcelo, come si evince dalla lettura simbolica dei Vangeli gnostici.

Lascio al lettore la ricerca sulle correlazioni e la simbologia delle altre due coppie di colori complementari che si possono evincere con la lettura del magnifico libro di Frédéric Portal.

Personalmente quando sono arrivato a scoprire queste cose mi si sono letteralmente rizzati i peli sulla pelle per l'emozione che ho provato nel riuscire a coordinare tutti questi dati e non ho potuto fare a meno di convincermi della potenza di una Sophia spirituale personale ed extra personale insita nella Natura stessa delle cose di cui noi siamo l'emanazione cosciente. Occorre a questo punto andare a rileggere il pensiero di Leonardo e di Einstein che ho posto all'inizio per rimeditarli nella giusta prospettiva data da queste acquisizioni.

La cosa oggi si può anche spiegare con l'aiuto della psicologia comparata che poi altri non è che la scienza che discorre sull'Anima, la parola infatti è composta dalle due parole greche psiche e logos (letteralmente discorso sull'anima), in ultima analisi l'Anima (Animus) comunica la verità alla nostra coscienza per mezzo di immagini simboliche: "La verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli e immagini. Non la si può afferrare in altro modo" Vangelo di Filippo Logon 10.

Queste parole di Gesù vanno prese alla lettera, si tratta solo di decodificare il significato simbolico di queste immagini, cosa che oggi possiamo nuovamente fare perché ne abbiamo recuperato il codice. Da ciò si evince che:

Tutte le informazioni Naturali sono contenute in un serbatoio psichico (o Divino Architetto o Inconscio collettivo o Sé), disponibile a tutti e col quale tutti siamo collegati tramite l'inconscio personale.

Le informazioni si manifestano nei sogni e nella creatività così detta cosciente attraverso la quarta funzione una volta che riusciamo a esprimere la volontà dei nostri veri desideri (sentimenti).

Le informazioni vengono espresse da sempre con un linguaggio il cui vocabolario sono le immagini della natura stessa,.

Comprendere il significato spirituale delle immagini simbolo del Divino Architetto significa poterlo usare per perseguire una piacevole vita sulla terra che ci permetterà successivamente dopo la morte del corpo fisico, una integrazione cosciente della nostra psiche nel "continuum" psichico del Divino Architetto medesimo.

9) Bibliografia essenziale

Paul Klee. Teoria della forma e della figurazione

Attilio Marcolli: Teoria del Campo.

Ruggero Pierantoni: L'occhio e l'idea, fisiologia e storia della visione.

Wassily Kandinsky: Lo spirituale nell'arte.

Douglas R. Hofstadler: Goedel, Escher, Bach: Un'Eterna Ghirlanda Brillante.

René Guénon: Simboli della scienza sacra.

Rudolf Steiner: Le opere scientifiche di Goethe.

Fréderic Portal: Sui colori simbolici nell'Antichità nel Medioevo e nell'Età moderna.

Mircea Eliade : Il sacro e il profano.

Louis Charbonneau Lassay: Le bestiaire du Christ..

I. Schwar Winklhofer - H. Biedermann: Il libro dei segni e dei simboli.

C. G. Jung: Psicologia e alchimia Vol. 12, Studi sull'alchimia Vol. 13, Psicologia e religione. Vol. 11.

Tommaso, Maria, Verità, Filippo: I Vangeli gnostici.

 

 
 
   

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