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LA
PERCEZIONE VISIVA
OCCHIO
E CERVELLO
I
nostri occhi, quando sono aperti, captano in continuazione le immagini del mondo
circostante: sia che fissiamo un oggetto con attenzione, sia che lasciamo vagare
distrattamente lo sguardo, il meccanismo della percezione visiva è comunque
perennemente attivo a prescindere dalla nostra volontà; la volontà cosciente
interviene invece ogni qualvolta fissiamo lo sguardo consapevolmente su un
oggetto e lo guardiamo con particolare attenzione.
LA
PERCEZIONE OTTICA
Esaminiamo
come funziona la percezione visiva: il nostro organo della vista, l’occhio, presenta una forma sferica (globo oculare) rivestita di una sostanza
bianca e resistente (sclerotica) con al centro, nella parte rivolta verso
l’esterno, il cerchio colorato dell’iride in cui si apre la pupilla,
un piccolo foro attraverso il quale penetrano le immagini trasmesse dai raggi
visivi.
Ogni
corpo, infatti, quando è colpito dalla luce, la riflette, inviando dei raggi
luminosi che, proiettando ai nostri occhi l’immagine del corpo stesso, ci
permette di vederla.
Questi
raggi visivi giungono al nostro occhio come un fascio di rette convergenti (cono
visivo o cono ottico), passano per il foro della pupilla e penetrano in una
piccola lente, il cristallino, che si
trova dietro la pupilla: attraversando il cristallino i raggi visivi convergenti
s’incrociano e arrivano capovolti sulla parete di fondo dell’occhio (retina)
dove proiettano l’immagine capovolta dell’oggetto osservato.
Sulla
retina sono disposte delle cellule fotosensibili
(sensibili alla luce, dal greco phos: luce), denominate coni e bastoncini,
che fungono da fotorecettori, in altre
parole ricevono messaggi luminosi e li traducono in impulsi elettrici. Questi
impulsi sono trasmessi dal nervo ottico al
cervello dove l’immagine viene ripulita,
completata e ricomposta nel senso giusto dalle cellule nervose della corteccia
cerebrale, che le registrano e le traducono, con un loro codice, nelle
informazioni sensoriali percepite dalla nostra coscienza.
Questo
complesso processo per cui le immagini provenienti dal mondo esterno vengono
registrate dalla rétina, rielaborate dal cervello e trasmesse alla nostra
coscienza, avviene in realtà, istantaneamente e costituisce la nostra percezione
visiva.
LA
MESSA A FUOCO
La
nostra vista è in grado di mettere a fuoco un oggetto, ovvero di fissare lo
sguardo su un oggetto posto ad una determinata distanza e distinguerlo con
maggiore chiarezza e nitidezza rispetto all’ambiente circostante, la cui
percezione resterà più confusa e meno definita, cioè sfocata. Ciò è dovuto,
in primo luogo, alla possibilità di modificare, grazie all’azione di un
muscolo, la curvatura della lente cristallina
attraverso cui i raggi visivi penetrano nel nostro occhio; tale effetto è
simile a quello della messa a fuoco di un obiettivo fotografico quando viene
regolato in base alla distanza dell’oggetto da riprendere.
In
secondo luogo, la capacità di distinguere con maggiore chiarezza un oggetto è
dovuta alla maggiore sensibilità della zona centrale della retina, detta fovea:
le immagini che colpiscono la fovea risulteranno quindi più definite di quelle
che andranno a colpire le zone periferiche della retina. Pertanto risulterà più
nitida la visione degli oggetti su cui rivolgiamo direttamente lo sguardo, perché
i loro raggi visivi si troveranno in asse con il foro della pupilla e la fovea;
al contrario, le immagini che vediamo lateralmente, con la “coda
dell’occhio”, resteranno sfocate e meno chiare.
LA
VISIONE BINOCULARE
Come
diversi altri organi del corpo umano, anche gli occhi si presentano in coppia e
collaborano nella realizzazione delle percezioni visive dando un senso di
profondità spaziale alle immagini bidimensionali che si formano sulla
superficie curva della retina.
Infatti,
i globi oculari hanno una certa possibilità di movimento per cui possono
convergere per catturare i raggi visivi provenienti da un oggetto (la
convergenza sarà tanto maggiore, quanto minore è la distanza dall’oggetto
osservato); in ognuno degli occhi si forma quindi un’immagine lievemente
diversa dello stesso oggetto ed il nostro cervello riesce a convertire questa
disuguaglianza delle due immagini nella percezione del rilievo o
profondità spaziale.
Questa
visione, detta stereoscopica, può
essere riprodotta con un apparecchio (stereoscopio) che permette la visione
simultanea di due immagini fotografiche, lievemente diverse, relative alle
percezioni dell’occhio destro e del sinistro, provocando un’illusione di
profondità spaziale.
PERCEZIONE
E APPRENDIMENTO
Abbiamo
già potuto osservare quale grande importanza abbia l’intervento del cervello
nel meccanismo della percezione visiva. Se cerchiamo sul vocabolario il termine percepire,
troveremo che il suo significato è apprendere con la mente e che viene dal
latino percepire che significa raccogliere. Infatti, è proprio il nostro
cervello che raccoglie, registra, organizza, rielabora e memorizza i dati delle
percezioni sensoriali.
Quando
vediamo un’immagine, il cervello registra le forme, i colori e i movimenti che
i nostri occhi hanno catturato, elabora e classifica le informazioni ricevute e,
quindi, definisce l’oggetto della
nostra visione permettendoci di prendere coscienza della sua identità, della
sua forma, del suo colore, della sua posizione nello spazio, dei suoi movimenti,
ecc., in una parola ci consente di vedere e
conoscere l’oggetto della nostra percezione
visiva.
LA
PERCEZIONE VISIVA COME ATTIVITA’ MENTALE
La
percezione visiva è dunque un’attività
essenzialmente mentale: ma il cervello non
interviene solo per definire un’immagine, ma anche per collegare una
percezione visiva ad altre impressioni sensoriali
(tatto, udito, olfatto, gusto) in modo che noi possiamo conoscere un oggetto
dall’insieme delle sue percezioni. Per esempio, riconosceremo un pezzo di
legno vedendolo e associando la sua immagine alla sensazione tattile della sua
superficie e alla nozione del suo peso.
Inoltre,
l’attività della mente ci consente di associare un’immagine ad altre
informazioni presenti nella nostra memoria:
in tal modo, grazie al ricordo e all’associazione d’idee, un’immagine potrà
essere agevolmente catalogata (riconosciuta e compresa).
Da
quest’insieme di componenti, scaturisce infine un nostro giudizio che,
collegando una data percezione a sensazioni, sentimenti o ricordi, determina una
reazione psicologica ed emotiva per cui
un’immagine può ottenere il nostro interesse e il nostro consenso o suscitare
repulsione e rifiuto, può evocare sentimenti e ricordi, può essere giudicata
bella o brutta, piacevole o sgradevole, ecc..
Possiamo
dunque concludere che la percezione visiva si
fonda su un insieme di operazioni mentali
(memorizzazione, pensiero, apprendimento) che permettono di percepire,
catalogare ed elaborare un’informazione e che determinano il nostro
atteggiamento e le nostre reazioni nei suoi confronti.
ASPETTI
FONDAMENTALI DELLA PERCEZIONE VISIVA
La
percezione visiva ha le sue leggi, in
base alle quali noi vediamo gli elementi del linguaggio visivo (punti, linee,
superfici, luci e ombre, colori) organizzati in immagini di
cui la nostra mente ci mette in grado di identificare il significato. Dal
momento che il processo percettivo è un’attività essenzialmente
mentale, le leggi della percezione visiva sono state studiate dal punto di
vista psicologico, da una particolare disciplina, chiamata appunto, psicologia
della forma.
RICEZIONE
PASSIVA E ATTIVA
In
primo luogo dobbiamo distinguere la ricezione passiva, quando cioè lo sguardo
vaga senza fissare nulla in particolare, da quella attiva in cui lo sguardo
viene focalizzato su un particolare oggetto sul quale si dirige la nostra
attenzione: quest’ultimo atteggiamento, eminentemente attivo, costituisce la
base della percezione visiva cosciente,
laddove la ricezione passiva è in grado piuttosto di assumere informazioni
generiche e di registrare degli stimoli a livello inconscio.
Una percezione visiva attiva, cioè diretta
dall’attenzione e dalla volontà, si fonda, in primo luogo, sulla direzione
dello sguardo per cui noi scegliamo di guardare un determinato oggetto
selezionandolo dal contesto più generale della visione; in secondo luogo, sulla
messa a fuoco, per cui noi isoliamo
l’oggetto dalla nostra attenzione, vedendolo in modo più nitido e preciso e
distinguendolo dall’ambiente circostante; la percezione sarà poi più o meno
attenta e precisa in rapporto al tempo
(pause di fissazione) che dedichiamo all’osservazione ed alla nostra concentrazione,
ovvero alla presenza di pensieri e immagini che possano distrarci dalla visione
che ci interessa.
FORMA
– STRUTTURA – COMPOSIZIONE
LA
PERCEZIONE DELLA FORMA
Quando
il nostro occhio percepisce l’immagine di un oggetto, la nostra mente cerca
automaticamente di far coincidere l’immagine recepita ad un concetto
visivo, ovvero ad una forma:
la forma di un oggetto è basata sulla sua semplificazione geometrica
e sulla sua struttura, ovvero sull’ordine in cui sono sistemati i suoi elementi.
Ogni specie di soggetto (un cristallo di
neve, una goccia d’acqua, un uomo, un cavallo, ecc.) ha una sua forma
specifica generale, cioè comune a tutti i
soggetti della stessa specie: tutti gli uomini hanno in comune la forma umana,
costituita dalle membra del corpo, dalla loro disposizione e dalle loro normali
proporzioni, ovvero dalla struttura del corpo; vedendo un uomo, noi riconosciamo
in primo luogo la forma umana generale e, poi, i suoi caratteri particolari come
individuo.
La
percezione della forma consiste dunque nel
ricondurre un’immagine particolare (per esempio, quella di una determinata
persona) alla semplicità di una forma generale (quella
umana) e, quindi, nel riconoscere l’organizzazione strutturale di
una base del soggetto percepito (la struttura della figura umana).
Nel
momento della percezione, la nostra mente tende a ricondurre l’immagine
recepita allo schema più semplice che
le permetta di riconoscerla e di definirne la forma.
LA
PREGNANZA DELLA FORMA
In
ogni immagine, noi tendiamo istintivamente a riconoscere delle forme
geometriche: la forma o gli elementi che
compongono una figura possono essere ricondotti, grazie ad un processo mentale
di astrazione e di semplificazione, a figure
geometriche semplici come il cerchio, il
triangolo e il quadrato (per esempio, in un’arancia, riconosciamo la figura
geometrica della sfera o del cerchio; nel profilo di una montagna, vediamo una
forma di tipo triangolare).
La
nostra mente tende inoltre a raggruppare
elementi staccati fra loro per percepirli come parti di una forma, in base alla
loro vicinanza o alla somiglianza
che possiamo rilevare con una forma nota. Le stelle del cielo possono essere
viste come dei punti luminosi staccati fra loro, ma la nostra mente tende a
raggrupparle, creando le immagini delle costellazioni in base alla somiglianza
che alcuni gruppi di stelle vicine mostrano con forme geometriche o figure.
Una forma viene definita pregnante,
quando,
per la sua semplicità e regolarità, viene percepita con chiarezza: le figure
geometriche semplici e, in genere, quelle più regolari e simmetriche, presentano
una maggiore pregnanza rispetto a forme
più complesse grazie alla loro immediata riconoscibilità. Le forme
geometriche, infatti, sono il risultato di un
processo di astrazione operato dalla
nostra mente nel ricondurre la varietà delle forme naturali a forme
semplici e razionali, facilmente memorizzabili,
ricostruibili e misurabili.
LA
STRUTTURA
Si
definisce struttura l’insieme di
elementi che si trova alla base di una determinata forma: per esempio, lo
scheletro costituisce la struttura portante
dell’essere umano e la forma umana dipende dall’organizzazione della
struttura ossea che porta, ovvero sorregge l’intero organismo; la struttura
di un edificio è costituita dall’insieme dei suoi elementi essenziali, quali
pilastri, muri, travi, ecc., che rappresentano, in un certo senso, l’ossatura
di un’architettura e che ne determinano la forma.
Dobbiamo
anche considerare che molte strutture esistenti in natura non sono
immediatamente riconoscibili, né visibili ad occhio nudo: per esempio, la
struttura di un elemento chimico consiste nella disposizione degli atomi delle
sue molecole, quella di un minerale nella struttura del suo reticolo
cristallino.
In
ogni caso, che la struttura sia riconoscibile (come quella del corpo umano) o
che resti invisibile (come quella molecolare), la sua funzione resta sempre
quella di determinare le forme.
LE
STRUTTURE FORMALI
Un’altra
considerazione di grande importanza per noi, è che di qualsiasi immagine
possiamo rilevare la struttura formale,
semplificandola e riducendola ai suoi elementi semplici e fondamentali, come il disegno
lineare o le strutture volumetriche.
In tal modo, possiamo analizzare la struttura di un dipinto, di una scultura o
di un’architettura, riconducendone l’immagine alle sue linee principali (o
ai suoi volumi).
LA
COMPOSIZIONE DELLE IMMAGINI
Ogni
immagine che si presenta nel nostro campo visivo risulta composta da più
elementi: l’immagine di un paesaggio risulta dalla composizione di una
molteplicità di messaggi visivi che i vari elementi naturali che lo compongono
inviano ai nostri occhi. Il modo in cui i vari elementi che fanno parte di
un’unica immagine sono organizzati fra loro, determina la loro composizione:
se disponiamo su un tavolo un vaso, un bicchiere e una mela, avremo realizzato
una composizione di forme, quella che in Arte si definisce una natura morta.
A
differenza della struttura, che consiste
nell’organizzazione delle parti che costituiscono un soggetto, la composizione
risulta dall’organizzazione degli elementi diversi che concorrono a formare
un’unica immagine: per esempio, in un dipinto, la struttura formale sarà
rappresentata dalle linee essenziali in base alle quali è stata costruita
l’immagine; la composizione sarà invece il risultato dell’organizzazione e
della disposizione dei vari elementi formali che compongono l’opera (figure,
colori, superfici, ecc.).
La
nostra percezione è particolarmente sensibile alla composizione delle immagini
e dispone di un preciso codice di
riferimento in base al quale è in grado di avvertire l’equilibrio o
la disarmonia a seconda che i suoi
elementi siano disposti in modo da rispettare o no le leggi
che regolano la nostra visione.
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