La didattica di Nino Sicari

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La percezione visiva
 

Le leggi della configurazione spaziale
 

Teoria del colore e colori simbolici
 

Il subliminale in pubblicità
 

Problem Solving e Illusioni ottiche
 

Attività artistiche e cervello

 

LA PERCEZIONE VISIVA

 

OCCHIO E CERVELLO

I nostri occhi, quando sono aperti, captano in continuazione le immagini del mondo circostante: sia che fissiamo un oggetto con attenzione, sia che lasciamo vagare distrattamente lo sguardo, il meccanismo della percezione visiva è comunque perennemente attivo a prescindere dalla nostra volontà; la volontà cosciente interviene invece ogni qualvolta fissiamo lo sguardo consapevolmente su un oggetto e lo guardiamo con particolare attenzione.

  LA PERCEZIONE OTTICA

  Esaminiamo come funziona la percezione visiva: il nostro organo della vista, l’occhio, presenta una forma sferica (globo oculare) rivestita di una sostanza bianca e resistente (sclerotica) con al centro, nella parte rivolta verso l’esterno, il cerchio colorato dell’iride in cui si apre la pupilla, un piccolo foro attraverso il quale penetrano le immagini trasmesse dai raggi visivi.

Ogni corpo, infatti, quando è colpito dalla luce, la riflette, inviando dei raggi luminosi che, proiettando ai nostri occhi l’immagine del corpo stesso, ci permette di vederla.

Questi raggi visivi giungono al nostro occhio come un fascio di rette convergenti (cono visivo o cono ottico), passano per il foro della pupilla e penetrano in una piccola lente, il cristallino, che si trova dietro la pupilla: attraversando il cristallino i raggi visivi convergenti s’incrociano e arrivano capovolti sulla parete di fondo dell’occhio (retina) dove proiettano l’immagine capovolta dell’oggetto osservato.

Sulla retina sono disposte delle cellule fotosensibili (sensibili alla luce, dal greco phos: luce), denominate coni e bastoncini, che fungono da fotorecettori, in altre parole ricevono messaggi luminosi e li traducono in impulsi elettrici. Questi impulsi sono trasmessi dal nervo ottico al cervello dove l’immagine viene ripulita, completata e ricomposta nel senso giusto dalle cellule nervose della corteccia cerebrale, che le registrano e le traducono, con un loro codice, nelle informazioni sensoriali percepite dalla nostra coscienza.

Questo complesso processo per cui le immagini provenienti dal mondo esterno vengono registrate dalla rétina, rielaborate dal cervello e trasmesse alla nostra coscienza, avviene in realtà, istantaneamente e costituisce la nostra percezione visiva.

 

LA MESSA A FUOCO

  La nostra vista è in grado di mettere a fuoco un oggetto, ovvero di fissare lo sguardo su un oggetto posto ad una determinata distanza e distinguerlo con maggiore chiarezza e nitidezza rispetto all’ambiente circostante, la cui percezione resterà più confusa e meno definita, cioè sfocata. Ciò è dovuto, in primo luogo, alla possibilità di modificare, grazie all’azione di un muscolo, la curvatura della lente cristallina attraverso cui i raggi visivi penetrano nel nostro occhio; tale effetto è simile a quello della messa a fuoco di un obiettivo fotografico quando viene regolato in base alla distanza dell’oggetto da riprendere.

In secondo luogo, la capacità di distinguere con maggiore chiarezza un oggetto è dovuta alla maggiore sensibilità della zona centrale della retina, detta fovea: le immagini che colpiscono la fovea risulteranno quindi più definite di quelle che andranno a colpire le zone periferiche della retina. Pertanto risulterà più nitida la visione degli oggetti su cui rivolgiamo direttamente lo sguardo, perché i loro raggi visivi si troveranno in asse con il foro della pupilla e la fovea; al contrario, le immagini che vediamo lateralmente, con la “coda dell’occhio”, resteranno sfocate e meno chiare.

  

LA VISIONE BINOCULARE

  Come diversi altri organi del corpo umano, anche gli occhi si presentano in coppia e collaborano nella realizzazione delle percezioni visive dando un senso di profondità spaziale alle immagini bidimensionali che si formano sulla superficie curva della retina.

Infatti, i globi oculari hanno una certa possibilità di movimento per cui possono convergere per catturare i raggi visivi provenienti da un oggetto (la convergenza sarà tanto maggiore, quanto minore è la distanza dall’oggetto osservato); in ognuno degli occhi si forma quindi un’immagine lievemente diversa dello stesso oggetto ed il nostro cervello riesce a convertire questa disuguaglianza delle due immagini nella percezione del rilievo o profondità spaziale.

Questa visione, detta stereoscopica, può essere riprodotta con un apparecchio (stereoscopio) che permette la visione simultanea di due immagini fotografiche, lievemente diverse, relative alle percezioni dell’occhio destro e del sinistro, provocando un’illusione di profondità spaziale.

  

PERCEZIONE E APPRENDIMENTO

 Abbiamo già potuto osservare quale grande importanza abbia l’intervento del cervello nel meccanismo della percezione visiva. Se cerchiamo sul vocabolario il termine percepire, troveremo che il suo significato è apprendere con la mente e che viene dal latino percepire che significa raccogliere. Infatti, è proprio il nostro cervello che raccoglie, registra, organizza, rielabora e memorizza i dati delle percezioni sensoriali.

Quando vediamo un’immagine, il cervello registra le forme, i colori e i movimenti che i nostri occhi hanno catturato, elabora e classifica le informazioni ricevute e, quindi, definisce l’oggetto della nostra visione permettendoci di prendere coscienza della sua identità, della sua forma, del suo colore, della sua posizione nello spazio, dei suoi movimenti, ecc., in una parola ci consente di vedere e conoscere l’oggetto della nostra percezione visiva.

 

LA PERCEZIONE VISIVA COME ATTIVITA’ MENTALE

  La percezione visiva è dunque un’attività essenzialmente mentale: ma il cervello non interviene solo per definire un’immagine, ma anche per collegare una percezione visiva ad altre impressioni sensoriali (tatto, udito, olfatto, gusto) in modo che noi possiamo conoscere un oggetto dall’insieme delle sue percezioni. Per esempio, riconosceremo un pezzo di legno vedendolo e associando la sua immagine alla sensazione tattile della sua superficie e alla nozione del suo peso.

Inoltre, l’attività della mente ci consente di associare un’immagine ad altre informazioni presenti nella nostra memoria: in tal modo, grazie al ricordo e all’associazione d’idee, un’immagine potrà essere agevolmente catalogata (riconosciuta e compresa).

Da quest’insieme di componenti, scaturisce infine un nostro giudizio che, collegando una data percezione a sensazioni, sentimenti o ricordi, determina una reazione psicologica ed emotiva per cui un’immagine può ottenere il nostro interesse e il nostro consenso o suscitare repulsione e rifiuto, può evocare sentimenti e ricordi, può essere giudicata bella o brutta, piacevole o sgradevole, ecc..

Possiamo dunque concludere che la percezione visiva si fonda su un insieme di operazioni mentali (memorizzazione, pensiero, apprendimento) che permettono di percepire, catalogare ed elaborare un’informazione e che determinano il nostro atteggiamento e le nostre reazioni nei suoi confronti.

  

ASPETTI FONDAMENTALI DELLA PERCEZIONE VISIVA

  La percezione visiva ha le sue leggi, in base alle quali noi vediamo gli elementi del linguaggio visivo (punti, linee, superfici, luci e ombre, colori) organizzati in immagini di cui la nostra mente ci mette in grado di identificare il significato. Dal momento che il processo percettivo è un’attività essenzialmente mentale, le leggi della percezione visiva sono state studiate dal punto di vista psicologico, da una particolare disciplina, chiamata appunto, psicologia della forma.

  

RICEZIONE PASSIVA E ATTIVA

  In primo luogo dobbiamo distinguere la ricezione passiva, quando cioè lo sguardo vaga senza fissare nulla in particolare, da quella attiva in cui lo sguardo viene focalizzato su un particolare oggetto sul quale si dirige la nostra attenzione: quest’ultimo atteggiamento, eminentemente attivo, costituisce la base della percezione visiva cosciente, laddove la ricezione passiva è in grado piuttosto di assumere informazioni generiche e di registrare degli stimoli a livello inconscio.

Una percezione visiva attiva, cioè diretta dall’attenzione e dalla volontà, si fonda, in primo luogo, sulla direzione dello sguardo per cui noi scegliamo di guardare un determinato oggetto selezionandolo dal contesto più generale della visione; in secondo luogo, sulla messa a fuoco, per cui noi isoliamo l’oggetto dalla nostra attenzione, vedendolo in modo più nitido e preciso e distinguendolo dall’ambiente circostante; la percezione sarà poi più o meno attenta e precisa in rapporto al tempo (pause di fissazione) che dedichiamo all’osservazione ed alla nostra concentrazione, ovvero alla presenza di pensieri e immagini che possano distrarci dalla visione che ci interessa.

 

FORMA – STRUTTURA – COMPOSIZIONE

 LA PERCEZIONE DELLA FORMA

  Quando il nostro occhio percepisce l’immagine di un oggetto, la nostra mente cerca automaticamente di far coincidere l’immagine recepita ad un concetto visivo, ovvero ad una forma: la forma di un oggetto è basata sulla sua semplificazione geometrica e sulla sua struttura, ovvero sull’ordine in cui sono sistemati i suoi elementi.

Ogni specie di soggetto (un cristallo di neve, una goccia d’acqua, un uomo, un cavallo, ecc.) ha una sua forma specifica generale, cioè comune a tutti i soggetti della stessa specie: tutti gli uomini hanno in comune la forma umana, costituita dalle membra del corpo, dalla loro disposizione e dalle loro normali proporzioni, ovvero dalla struttura del corpo; vedendo un uomo, noi riconosciamo in primo luogo la forma umana generale e, poi, i suoi caratteri particolari come individuo.

La percezione della forma consiste dunque nel ricondurre un’immagine particolare (per esempio, quella di una determinata persona) alla semplicità di una forma generale (quella umana) e, quindi, nel riconoscere l’organizzazione strutturale di una base del soggetto percepito (la struttura della figura umana).

Nel momento della percezione, la nostra mente tende a ricondurre l’immagine recepita allo schema più semplice che le permetta di riconoscerla e di definirne la forma.

 

LA PREGNANZA DELLA FORMA

  In ogni immagine, noi tendiamo istintivamente a riconoscere delle forme geometriche: la forma o gli elementi che compongono una figura possono essere ricondotti, grazie ad un processo mentale di astrazione e di semplificazione, a figure geometriche semplici come il cerchio, il triangolo e il quadrato (per esempio, in un’arancia, riconosciamo la figura geometrica della sfera o del cerchio; nel profilo di una montagna, vediamo una forma di tipo triangolare).

La nostra mente tende inoltre a raggruppare elementi staccati fra loro per percepirli come parti di una forma, in base alla loro vicinanza o alla somiglianza che possiamo rilevare con una forma nota. Le stelle del cielo possono essere viste come dei punti luminosi staccati fra loro, ma la nostra mente tende a raggrupparle, creando le immagini delle costellazioni in base alla somiglianza che alcuni gruppi di stelle vicine mostrano con forme geometriche o figure.

Una forma viene definita pregnante, quando, per la sua semplicità e regolarità, viene percepita con chiarezza: le figure geometriche semplici e, in genere, quelle più regolari e simmetriche, presentano una maggiore pregnanza rispetto a forme più complesse grazie alla loro immediata riconoscibilità. Le forme geometriche, infatti, sono il risultato di un processo di astrazione operato dalla nostra mente nel ricondurre la varietà delle forme naturali a forme semplici e razionali, facilmente memorizzabili, ricostruibili e misurabili.

 

LA STRUTTURA

  Si definisce struttura l’insieme di elementi che si trova alla base di una determinata forma: per esempio, lo scheletro costituisce la struttura portante dell’essere umano e la forma umana dipende dall’organizzazione della struttura ossea che porta, ovvero sorregge l’intero organismo; la struttura di un edificio è costituita dall’insieme dei suoi elementi essenziali, quali pilastri, muri, travi, ecc., che rappresentano, in un certo senso, l’ossatura di un’architettura e che ne determinano la forma.

Dobbiamo anche considerare che molte strutture esistenti in natura non sono immediatamente riconoscibili, né visibili ad occhio nudo: per esempio, la struttura di un elemento chimico consiste nella disposizione degli atomi delle sue molecole, quella di un minerale nella struttura del suo reticolo cristallino.

In ogni caso, che la struttura sia riconoscibile (come quella del corpo umano) o che resti invisibile (come quella molecolare), la sua funzione resta sempre quella di determinare le forme.

  

LE STRUTTURE FORMALI

 Un’altra considerazione di grande importanza per noi, è che di qualsiasi immagine possiamo rilevare la struttura formale, semplificandola e riducendola ai suoi elementi semplici e fondamentali, come il disegno lineare o le strutture volumetriche. In tal modo, possiamo analizzare la struttura di un dipinto, di una scultura o di un’architettura, riconducendone l’immagine alle sue linee principali (o ai suoi volumi).

  

LA COMPOSIZIONE DELLE IMMAGINI

  Ogni immagine che si presenta nel nostro campo visivo risulta composta da più elementi: l’immagine di un paesaggio risulta dalla composizione di una molteplicità di messaggi visivi che i vari elementi naturali che lo compongono inviano ai nostri occhi. Il modo in cui i vari elementi che fanno parte di un’unica immagine sono organizzati fra loro, determina la loro composizione: se disponiamo su un tavolo un vaso, un bicchiere e una mela, avremo realizzato una composizione di forme, quella che in Arte si definisce una natura morta.

A differenza della struttura, che consiste nell’organizzazione delle parti che costituiscono un soggetto, la composizione risulta dall’organizzazione degli elementi diversi che concorrono a formare un’unica immagine: per esempio, in un dipinto, la struttura formale sarà rappresentata dalle linee essenziali in base alle quali è stata costruita l’immagine; la composizione sarà invece il risultato dell’organizzazione e della disposizione dei vari elementi formali che compongono l’opera (figure, colori, superfici, ecc.).

La nostra percezione è particolarmente sensibile alla composizione delle immagini e dispone di un preciso codice di riferimento in base al quale è in grado di avvertire l’equilibrio o la disarmonia a seconda che i suoi elementi siano disposti in modo da rispettare o no le leggi che regolano la nostra visione.

 

  

 
   

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