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TECNICHE DI
PERSUASIONE OCCULTA
(l’uso dell’immagine e delle tecniche
subliminali nella pubblicità)
Ogni messaggio pubblicitario è il frutto del
lavoro di un gruppo creativo costituito da un direttore (creative director),
da una coppia costituita da un art director e un copy-writer e da
un grafico (visualizer).
Il direttore creativo è il responsabile
dell’ideazione e della realizzazione di un messaggio e ha il compito di
coordinare e valutare il lavoro del gruppo creativo e di presentarlo al cliente.
L’art director si occupa degli aspetti visivi
del messaggio pubblicitario, quindi dell’immagine, della scelta dei caratteri
grafici, della composizione e degli accoppiamenti cromatici, (spesso con la
collaborazione di un psicologo della percezione); il copy-writer, invece, si
occupa del contenuto del testo verbale. Immagine e testo verbale sono
inscindibili in un messaggio pubblicitario e della loro corretta combinazione
dipende l’efficacia del messaggio stesso; la sua ideazione, pertanto, è
necessariamente frutto della collaborazione tra l’art director e il copy-writer.
Il compito del visualizer è invece quello di
realizzare dei disegni, chiamati layout, che “visualizzano”, ovvero traducono in
immagini piuttosto fedeli a quello che sarà il risultato finale, l’idea
elaborata dalla coppia di creativi costituisce un modello per il fotografo o per
l’illustratore che si occuperà della realizzazione definitiva dell’immagine.
Prima di mettersi al lavoro, il gruppo
creativo deve analizzare le esigenze del cliente (che vengono esposte in una
riunione iniziale, chiamata briefing), ossia le finalità della campagna,
mettendo a fuoco le caratteristiche del prodotto da pubblicizzare, individuando
con precisione chi si vuole informare e convincere all’acquisto del prodotto e
in che modo si intende farlo.
Molto importante è a questo proposito
l’analisi del target (termine inglese che significa “bersaglio”), ossia
del tipo di pubblico a cui ci si rivolge; ogni messaggio pubblicitario, infatti,
si rivolge a un pubblico particolare scelto in relazione all’età, alla
professione, al livello economico o a interessi culturali. Per risultare
efficace il messaggio pubblicitario deve essere in sintonia con i gusti e gli
interessi delle persone a cui è rivolto; possiamo pertanto affermare che la
pubblicità è “mimetica”, in quanto per comunicare con un determinato pubblico
tende ad assumere le sue caratteristiche. Lo stile e la forma di comunicazione
più appropriati per la trasmissione di un particolare messaggio vengono quindi
definiti soprattutto in relazione al target, ma anche al tipo di prodotto da
pubblicizzare e allo stile dei creativi e dell’agenzia, oltre che alle mode del
momento.
Il manifesto pubblicitario oltre a essere uno
degli strumenti più utilizzati per la comunicazione di un messaggio, è anche uno
dei più antichi. I primi manifesti pubblicitari stampati risalgono al XIX
secolo, in un’epoca in cui lo sviluppo industriale e l’incremento della
produzione dei beni di consumo portarono a un crescente bisogno delle aziende di
far conoscere e diffondere i propri prodotti. Gli artisti che le realizzarono
combinarono figure e parole scritte in modo da comunicare dei messaggi
commerciali con immagini esteticamente curate che riflettevano i gusti, i
desideri, la moda do quel periodo.
Al giorno d’oggi i manifesti pubblicitari,
spesso di enormi dimensioni, sono collocati in luoghi pubblici o di grande
afflusso; affollano le strade, gli edifici, le stazioni e i mezzi pubblici,
dando una forte impronta all’ambiente in cui viviamo.
I manifesti murali, per essere efficaci,
necessitano di particolari caratteristiche: devono essere vistosi, capaci di
attirare con forza l’attenzione dei passanti (anche di chi, per esempio, passa
in automobile) attraverso la costruzione di immagini curiose, a volte forti;
devono inoltre contenere poco testo e immagini semplici ed essere, quindi,
estremamente sintetici.
Il testo scritto è frequentemente composto da
tre parti: l’headline, una frase di apertura che ha la funzione di portare
l’attenzione sul prodotto, un testo esplicativo, scritto con caratteri più
piccoli, che spiega le caratteristiche del prodotto, e uno slogan, costituito di
norma da una frase a effetto, sintetica e facile da memorizzare. Lo slogan si
basa spesso su un gioco di parole, doppi sensi, similitudini, metafore, allo
scopo di vivacizzare il messaggio. Nel manifesto, normalmente, si uniscono al
testo verbale e all’immagine anche il nome del prodotto e il marchio grafico
dell’azienda produttrice.
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Headline
Testo esplicativo
Immagine del prodotto
Nome del prodotto e marchio del
produttore
Slogan |
E’ chiaro che nella costruzione di un
manifesto come nella realizzazione di uno spot pubblicitario, giocano un ruolo
fondamentale la composizione delle immagini, delle forme e del colore. Qui si
applicano tutti i principi compositivi, rispettando le aree del campo con più o
meno peso visivo, l'uso dei nodi strutturali per la collocazione dei vari
elementi che compongono la composizione, l'analisi delle leggi della
configurazione spaziale e l’applicazione costante dei contrasti o delle armonie
cromatiche, secondo la teoria del colore per guidare l’occhio dello spettatore
in un percorso visivo prestabilito dal pubblicitario.
Per esplorare il processo psicologico
attraverso il quale utilizziamo l’informazione e i messaggi che i media ci
offrono per modificare le nostre opinioni, stimolare i nostri sentimenti,
influenzare i nostri comportamenti, occorre esaminare la persuasione da tre
prospettive:
1.
struttura dei media
2.
contenuto dei messaggi
3.
effetti della
comunicazione.
L’indagine così compiuta, anche attraverso
l’approfondimento sociologico-politico e antropologico-linguistico, evidenzierà
un postulato su cui ricercatori e studiosi sembrano convergere: è possibile
concepire e “confezionare” messaggi dalla potente efficacia persuasoria, così da
attaccare i meccanismi di difesa della nostra psiche (teoria freudiana), che
assicurano la stabilità e l’equilibrio della persona umana.
La persuasione come sistema
La persuasione è uno dei campi di ricerca più
prolifici di studi sperimentali. Dalla ricerca empirica, dalle diverse
esperienze intraprese per sottoporre a verifica certe ipotesi, così da
decodificare il fenomeno della persuasione, emerge un rischio epistemologico. La
costituzione di ipotesi e di teorie sulla modificazione dei comportamenti è,
infatti, disseminata di insidie e di problemi imprevisti.
J.N. Kapferer, psicosociologo di Chicago, ha
sottolineato che, contrariamente a quanto accade nella pratica corrente, è
indispensabile osservare il fenomeno della persuasione non tanto dal punto di
vista di chi la effettua (sorgente), quanto dal punto di vista di chi riceve il
messaggio (foce).
La persuasione consiste di una serie di
elaborazioni psicologiche, di una sequenza di operazioni effettuate a livello
intrapsichico nell’individuo sottoposto a “trattamento”, il cui risultato finale
sarà il cambiamento più o meno sensibile di un atteggiamento nell’individuo
stesso.
Vediamo le sei tappo del “sistema” di
persuasione:
-
perché ci sia comunicazione è
necessario che si entri in contatto con i messaggi (esposizione);
-
ogni messaggio ci arriva sotto
forma di stimolazione sensoriale: a seguito di manipolazioni e
trasformazioni lo stimolo diventa immagine, parola, concetto, così che
l’individuo giunge a percepire il messaggio (attenzione);
-
percepire non è sufficiente per
essere persuasi: a seguito di un insieme di operazioni psicologiche
l’individuo elabora il processo di accettazione o di rifiuto del messaggio
(comprensione);
-
accettare un’idea non significa
modificare il proprio atteggiamento: intervengono ulteriori “trattamenti”
psicologici che conducono l’individuo a compiere o a non compiere
questo passo (decisione);
-
cambiato atteggiamento, questo
persisterà nell’individuo più o meno nel tempo (durata);
-
in presenza di determinate
condizioni un atteggiamento reiterato potrà tradursi in una modificazione
del comportamento (persuasione).
La persuasione occulta
Già nel 1957 Vance Packard mise in allarme il
mondo americano, rivelando che l’alleanza più stretta tra analisi e pubblicità,
con metodi presi a prestito dalla psichiatria e dalle scienze sociali,
influenzava più di quanto si potesse sospettare i cittadini, sottoponendoli a
continue manipolazioni finalizzate a coartare le abitudini inconsce.
Per essere efficace la pubblicità doveva
attivare le motivazioni “nascoste” che sottendono all’acquisto e al consumo dei
prodotti ed interagire con esse: un’azione quella della pubblicità, che secondo
Packard si svolgeva al di sotto del livello di consapevolezza così da provocare
una persuasione occulta.
Esempio : una tra le più significative
compagnie pubblicitarie dell’epoca.
SIGARETTE MARLBORO (1956). Si profilava
un tracollo delle vendite di sigarette quando, la paura del cancro, orientò
milioni di fumatori verso le sigarette con il filtro.
Due le strategie possibili:
adeguarsi o rilanciare il marchio stimolando motivazioni inconsce capaci di
vincere la paura del cancro. La Marlboro decise per la seconda.
Vennero così allestiti
manifesti pubblicitari che presentavano uomini prestanti dall’aspetto rude; si
trattava di modelli non professionisti, gente comune assorta nel proprio lavoro
(marinai, cowboys, pescatori…). Questo lo slogan: Marlboro, l’aroma per
uomini!
Tutti i “duri” raffigurati nei cartelloni avevano, per
prodigiosa coincidenza, dei tatuaggi sul dorso della mano che reggeva la
sigaretta, in modo che nei primi piani risultassero ben visibili.
Il tatuaggio era il simbolo caratteristico degli ospiti
di penitenziari e di riformatori americani. In casa Marlboro divenne simbolo di
virilità, segno non di “colpe o delitti” ma di un “passato interessante”, nonché
gancio della compagna pubblicitaria: acquistando una confezione di sigarette i
clienti ricevevano un tatuaggio da poter stampare sul polso.
L’effetto della campagna fu un successo strepitoso. È
interessante notare l’incremento di vendite tra i consumatori del ceto sociale
medio-alto e tra le donne, a dispetto di una campagna pubblicitaria che poteva
apparire destinata ad un’altra utenza. Come mai?
Nel primo caso non ci fu l’identificazione del ceto
medio-alto con il ceto popolare, quanto la coscientizzazione del “fumare”
associato ai concetti di mascolinità, di vigore, di prestanza. Ecco che
significati non apertamente espressi si imposero sul più conformista giudizio
estetico.
Nel secondo caso la sigaretta Marlboro divenne la
sigaretta per uomini che piace alle donne! (come recitava un altro slogan);
le donne si mostrarono felicissime di ammirare nei manifesti uomini
affascinanti, “simboli” di sigarette da “consumare”.
In altre campagne pubblicitarie assistiamo alla
trasformazione, assai esplicita, di simboli fallici in molti prodotti di largo
consumo.
Fino agli anni ’70 molto si è insistito sulla persuasione
occulta della pubblicità. Oggi si tende a ridimensionare il contributo della
psicologia alla pubblicità e ad attenuare gli entusiasmi iniziali di tale
scoperta.
La parola persuasione è oggi preferibilmente
sostituita dalla parola suggestione; dalla ricerca emozionale,
alla base del processo di percezione inconscia del messaggio, si è passati
sempre più rapidamente alla ricerca motivazionale, cioè alla scoperta
delle cause che determinano il comportamento di consumo differenziato.
La persuasione perversa o subliminale
Già alla fine degli anni ‘50 accanto al concetto di
persuasione occulta cominciò a parlarsi di pubblicità subliminale, di
persuasione perversa o subliminale, cioè della comunicazione di
messaggi manipolati senza che l’individuo ne sia consapevole.
Subliminale sta per sub limine, cioè al di sotto
della soglia di consapevolezza. Subliminale è un messaggio destinato a
raggiungere l’ascoltatore al di sotto del limite della sua coscienza; tale
messaggio sfugge ai sensi dell’udito e della vista e penetra nel profondo
subcosciente dell’individuo che è completamente indifeso contro questa forma
latente di aggressione.
I messaggi subliminali si dividono, a seconda del senso
esterno colpito, in visivi e sonori. Essi lasciano una traccia
apparentemente debole, ma in realtà potente e di potenzialità diverse, nella
persona che li riceve, perché al di fuori della consapevolezza dell’individuo.
I codici deontologici della professione pubblicitaria, in
tutti i Paesi industrializzati, vietano espressamente il ricorso alla pubblicità
subliminale.
In Italia il codice di Autodisciplina Pubblicitaria vieta
la pubblicità ingannevole; nel 1992 il nostro Paese ha recepito la normativa CEE
sulla pubblicità ingannevole (Art. 4 …vietata ogni forma di pubblicità
ingannevole ).
Nel 1995 il Moscow Times ha reso noto che il
dipartimento dell’Accademia Medica di Mosca, detto “Correzione della psiche”, ha
collaudato un’apparecchiatura capace di manipolare la mente umana per mezzo di
messaggi subliminali.
Già nella seconda metà degli anni ’70 l’O.N.U. affrontò
la questione del ricorso indiscriminato a questi stratagemmi psicologici,
concludendo che, per le sue implicazioni culturali, l’indottrinamento
subliminale è uno tra i più gravi pericoli per i diritti umani nel mondo.
Messaggi subliminali visivi
Si tratta di fotogrammi che, dopo essere sfuggiti
all’attenzione vigile dello spettatore, vanno ad incidersi con la mediazione
della retina e del nervo ottico nel subconscio profondo.
Nel caso di materiale visivo è subliminale quell’immagine
non percepibile all’occhio umano perché inframezzata ad altri fotogrammi, con un
tempo di esposizione che rende impossibile l’identificazione delle immagini che
si vogliono nascondere. Un’immagine filmica che abbia una frequenza compresa tra
1/3000 e 1/20 di minuto secondo non viene percepita dall’occhio umano a livello
di coscienza, ma lascia una traccia nel subconscio dell’uomo.
Per avere un’idea approssimativa dell’esposizione
subliminale visiva, basti pensare a ciò che un’automobilista concentrato sulla
guida di un’auto ad alta velocità vede ai bordi della strada.
In una sala cinematografica del New Jersey, in un lasso
di tempo che coinvolse quarantacinquemila spettatori, vennero proiettate
scritte, inframezzate alle sequenze del film in visione, come Mangia Pop Corn
…Bevi Coca Cola: fu registrato un incremento di vendite del 57 % per la Coca
Cola e del 18 % per i Pop Corn.
Molti si preoccuparono di smentire l’effetto persuasivo
del messaggio pubblicitario subliminale; alcuni affermarono che il messaggio
subliminale aveva effetto solo se in relazione ad una pubblicità svolta in
precedenza. In tal modo si cercò di etichettare il messaggio subliminale come
espediente per “far ricordare” una pubblicità palese precedentemente vista.
Ma proprio in quegli anni Eagle riportò i risultati di
uno studio sperimentale sugli effetti degli stimoli subliminali.
Venne presentata ad un gruppo di persone un’immagine
subliminale (A1) dal contenuto “aggressivo” (presenta un giovane in atto di
aggredire un uomo con un coltello), immediatamente seguita da un’immagine
supraliminale (B) qui il giovane è inquadrato mentre passeggia spensierato con
le mani in tasca; ad un altro gruppo di spettatori venne mostrata un’immagine
subliminale (A2) dal contenuto “mite” qui il giovane è inquadrato nell’atto di
offrire una bevanda ad un uomo seduto su una poltrona, immediatamente seguita
dalla stessa immagine supraliminale (B). i componenti del gruppo a cui era stata
proiettata subliminalmente l’immagine A1 diedero giudizi negativi; positivi,
invece, i giudizi delle persone a cui venne destinata l’immagine subliminale A2.
Molti altri esempi potremmo addurre, sapendo di entrare
nel vivo di un dibattito ancora oggi molto acceso (l’immagine subliminale di un
noto caffè tra un servizio e l’altro di Ciaf su Retequattro; le rivelazioni di
un cabarettista che parla di esperimenti di pubblicità subliminale su Odeon TV;
le campagne televisive per le elezioni presidenziali di Reegan e Mitterand; la
presenza di inquietanti messaggi subliminali a sfondo sessuale nei film-cartoni
animati “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, “La Sirenetta”, “Il Re Leone” della
celebre Walt Disney…).
Messaggi subliminali sonori
Il messaggio subliminale sonoro o verbale viene invece
trasmesso sotto forma di suono o parola, e attraverso la via del nervo uditivo
penetra nella coscienza dell’ignaro ascoltatore. Anche in questo caso, come per
i messaggi subliminali visivi, l’intelligenza cosciente dell’individuo e la sua
volontà non sono in stato di allerta, né sono capaci di un qualsivoglia
discernimento. Ne consegue che il subcosciente capta il messaggio, lo decodifica
e lo trasmette con la memoria all’io cosciente.
Occultata dalla musica di sottofondo, l’informazione
“nascosta” viene inserita a volume bassissimo con una frequenza di trasmissione
elevata (circa 9.000 all’ora), spesso in concomitanza di pause musicali.
È’ accertato che prestigiose stazioni radiofoniche degli
Stati Uniti d’America come la WAAF di Chicago, la WCCO di Minneapolis
(Minnesota), la KLTY di Longwiev (Texas), la KOL di Seattle (Washington), la KYA
di San Francisco (California) abbiano fatto uso dei cosiddetti added recall
devices (“trucchi aggiuntivi di richiamo”). La National Association of
Broadcasters (“associazione Nazionale delle Emittenti”) intervenne ponendo in
atto una regolamentazione che proibiva ai suoi associati l’uso di messaggi
subliminali, ma il divieto non sortì l’effetto sperato.
Agli inizi degli anni ’80 venne commercializzato in
Italia il Memorecording, uno strumento elettronico dotato di cuffia e
collegabile a qualsiasi registratore. Il Memorecording, grazie alla sua
azione subliminale, permetteva di memorizzare inconsciamente lezioni scolastiche
anche senza applicarsi nell’ascolto.
I messaggi
subliminali sonori sono stati impiegati con successo nei supermercati per
combattere i fenomeni di piccoli furti o di cleptomania. Citiamo l’esempio di
una catena di grandi magazzini dell’East Coast che decise di inserire
subliminalmente, su un rilassante sottofondo musicale, frasi del tipo Sii
onesto… Non rubare. Dopo nove mesi di esperimento fu registrato un calo dei
furti del 37 % con un notevole risparmio economico per la multinazionale.
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